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8 luglio 2002
U
n uomo ragno per quartiere
Prima le cifre. Superati i 400 milioni di dollari al box-office americano per « Spider-Man ». Anche in Europa, e in Italia il film funziona
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8 maggio 2002
La guerra non è più una festa

Arafat assediato. Le vittime dei, delle kamikaze. Code sulle autostrade. Incidenti stradali. L’eroismo rassegnato dei turisti che affollano Firenze e Venezia, città a rischio di attentati. Immagini dai tg di questi giorni
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> 10 settembre 2002

Due culture divise dalla "sharia"

Bocca sdentata, faccia segnata dalle rughe. E’ Safiya Hussaini, nigeriana trentacinquenne, ora cittadina onoraria di Roma. Durante la cerimonia, fortissimamente voluta dal sindaco Walter Veltroni, tono enfatico quasi d’obbligo. Di fronte al salvataggio della donna, condannata dalla legge islamica nigeriana alla lapidazione, un orrore grande ha coinvolto l’Europa (350.000 firme raccolte in sostegno di Safiya da Amnesty International). E prima ancora, l’Italia.
Sotterrare vivi i corpi femminili, bersagliando con i sassi l’unica parte che emerge, la testa, è terribile. Anche gli uomini però vengono lapidati. Solo che non sono sotterrati fino alle spalle. La stessa pena minaccia un’altra nigeriana: Amina Lawal *. Condanna sospesa fino alla fine dell’allattamento; le rimangono tre appelli e poi toccherà a una corte non islamica pronunciarsi sul suo caso.
In Arabia saudita 79 uomini sono stati condannati, uccisi, decapitati sulle pubbliche piazze, nel 2001. Le proteste, quando ci sono state, hanno avuto toni sommessi. Quanto alla condizione femminile in quel paese (nessun documento di riconoscimento; divieto a condurre l’automobile), suscita scarsa emozione. Invece, l’intervento in Afghanistan fu motivato « anche » con il burqa imposto dai talebani alle donne afghane. Qualcuno ha detto: gli americani vogliono fare la guerra vestendola con i diritti.
Per tornare a Safiya, con grande meraviglia dei giornalisti, ha difeso la "sharia", aggiungendo che il problema sta nel modo in cui viene applicata. D'altronde, rispetto al codice penale islamico, quante sono le voci femminili dell' Islam a denunciare un particolare accanimento rispetto alla loro sessualità, alla condizione femminile?
La scrittrice del Bangladesh Taslima Nasreen, i cui libri sono stati metodicamente censurati, è una delle poche che si opponga apertamente ai fondamentalisti. Ha criticato le leggi islamiche, sostenendo che in realtà non c'è distinzione tra l'Islam e il fondamentalismo islamico. Ma ci sono anche intellettuali o artiste che non vogliono rompere con la tradizione islamica (Via Dogana, rivista legata alla Libreria delle donne).
Ora, se l’Europa e gli Stati Uniti patrocinano con grande forza la causa femminile, la loro è una retorica tanto unanime da apparire sospetta oppure la relazione tra uomini e donne rappresenta una divergenza di fondo tra cultura occidentale e cultura islamica?

Letizia Paolozzi




> hanno detto

Su "Le Monde" del 10 settembre è comparso un intervento di Hani Ramadan, direttore del centro islamico di Ginevra che lamenta "una visione caricaturale della civiltà musulmana". D'altronde, "la lapidazione prevista nei casi di adulterio sarà praticata solo se quattro persone sono state testimoni oculari del delitto. Ciò è praticamente impossibile, a meno che il musulmano scelga di ammettere il proprio errore. Prima dell’esecuzione della sentenza, i giuristi precisano che è sempre possibile ritrattare". Queste pene, insiste il direttore del Centro islamico, hanno un "valore dissuasivo" e la punizione costituisce "una forma di purificazione". Dopo la morte, si pregherà per il colpevole. Comunque, i musulmani hanno la certezza che l’uomo non basta a se stesso. Inoltre, è sicuro che la liberazione dei costumi sia all’origine di infinita miseria per milioni di individui". Ricorda ancora Hani Ramadan, con piglio scientifico che, coloro i quali "negano che un Dio d’amore abbia potuto ordinare la lapidazione dell’uomo e della donna adultera, dovrebbero riflettere sul fatto che il virus dell’Aids non è venuto fuori dal nulla". Molti sono stati i lettori di "Le Monde" che hanno protestato per la pubblicazione del pezzo ma il loro "mediatore" ha spiegato che a fronte di certe affermazioni, conviene lasciare ai lettori stessi la libertà di indignarsi e di reagire.




* Amina Lawal non sarà lapidata. Lo ha dichiarato mercoledì 2 ottobre il presidente nigeriano Obasanjo. Amina, che ha avuto un terzo figlio - una bambina - fuori dal matrimonio, senza essersi risposata dopo il divorzio, era stata accusata di adulterio e condannata a morte.
In sua difesa, dopo le proteste delle organizzazioni umanitarie, sono scese in campo anche molte candidate all'elezione di Miss Mondo. Le aspiranti miss minacciano, solidali con la donna condannata dalla "sharia", di abbandonare la manifestazione che dovrebbe svolgersi, appunto, in Nigeria. Tuttavia, la rappresentante dell'organizzazione del concorso, Julia Morley, ha osservato: "Abbandonando la Nigeria, lasceremmo a se stessa Amina e 122 milioni di nigeriani che la sostengono".
Anche il Nobel per la letteratura, Wole Soyinka, tornato a vivere in Nigeria dopo un lungo esilio, si è espresso contro l'iniziativa delle miss. Gli integralisti sono orripilati dalla possibilità che sfilino in costume da bagno delle donne? Annullare la manifestazione che considerano "sacrilega" equivarrebbe a fargli un regalo.









> hanno detto
La "sharia" è stata difesa dal direttore del centro islamico di Ginevra e, accanto, messa in discussione, dall' intervento di uno psicoanalista. La discussione era su "Le Monde"
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> da leggere
Jhon Follain e Rita Cristofari "Zoya la mia storia/ Una donna afghana racconta la sua battaglia per la libertà", Sperling & Kupfer, pp.210, euro 14, 50

Il numero 61 di Via Dogana affronta il tema libertà-emancipazione femminile
Verrà presentato il 12 ottobre alla Libreria delle donne di Milano via Calvi 29