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8 maggio 2002
La guerra non è più una festa

Arafat assediato. Le vittime dei, delle kamikaze. Code sulle autostrade. Incidenti stradali. L’eroismo rassegnato dei turisti che affollano Firenze e Venezia, città a rischio di attentati. Immagini dai tg di questi giorni.
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> 8 luglio 2002

Un uomo ragno per quartiere*

Prima le cifre. Superati i 400 milioni di dollari al box-office americano per « Spider-Man ». Anche in Europa, e in Italia il film funziona. A tirare non è soltanto la sinergia tra cinema, comics, televisione, video-giochi, prodotti derivati. La Marvel Comics di eroi ha popolato le pellicole: da X- Men a Hulk.
« Spider-Man » (prima strip di Stan Lee nel 1962) però sembra possedere una marcia in più. Uno stile cinematografico. Illusione del movimento attraverso l’accelerazione, la pausa, la verifica della tenuta. Cioé, della ragnatela. Negazione del realismo per immagini ma non artificio puro. La camminata dell’Uomo Ragno spezza le coordinate spaziali. Se avete visto i progetti dell’architetta irachena Zaha Hadid, capirete a cosa mi riferisco.
A Toby Maguire (nel film Peter Parker), al ragazzino aracnidizzato, il pubblico (adulti, adolescenti, bambini) si aggrappa con soddisfazione. Lui tenero, goffo, simpatico, cattura nella rete. E la rete si stende, si tende, si protende. Pronta a essere interpretata come una metafora dei sentimenti, idee, rappresentazioni collettive.
Il mondo non va bene. E’ popolato di gaglioffi. Però la questione resta in ombra. Per qualche tempo. Problema pressante: conquistare la ragazza della porta accanto. Impresa impossibile. Fino al morso del ragno geneticamente modificato. Ora il teen-ager si trasforma in super-eroe. Le sue responsabilità cambiano.
Da adesso in poi avrà una muscolatura potente; sarà capace di camminare sui muri ; potrà volare sulle avenues di una New York luminosa; turisticamente desiderabile.
Sì, dal corpo sgraziato esce il maschio. Tuttavia, poco virile. Non avrà un « fisico bestiale ». Molleggiato, lancia braccia e gambe verso i quattro punti cardinali. Il meglio nel senso del paradosso, lo raggiunge con il bacio a testa in giù. Penzolante per i piedi come ogni Spider-Man che si rispetti. E lei, la ragazza della porta accanto, accetta il mistero. Dunque, per liberare la bocca di lui, gli solleva il cappuccio e glielo arrotola fermandolo appena sotto il naso. Bene, bis. Un bacio sottosopra.
Sam Raimi, il regista, sceglie la via della favola. Trucchi leggeri, invisibili. Grazie alla solita tecnologia digitale. Spider-Man possiede le sue brave filiere. Il secreto vischioso, lanciato dai pugni si coagula all’aria. Stessa robustezza delle liane di Tarzan.
Solo che qui il mito non è tanto il ritorno alla natura (con Cita e Jane) quanto la nostalgia dell’adolescenza in una società dove bisognerebbe avere il Male di qua e Bene di là. Dove i « good guys » devono per forza vincere contro i « bad guys ».
Il cattivo è un magnate dell’industria bellica. Deciso a vendicarsi perché esercito e concorrenti gli hanno soffiato una buona occasione. Ecco il riccone (Willem Dafoe) trasformato in mutante, pronto a distruggere ziette mitissime, tetti, facciate e palazzi di New York. L’immagine (il film è stato girato prima dell’11 settembre) delle Twin Towers dentro la rete è stata tagliata. Ma nessuno la dimentica.
Comunque, beccare il ladro crudelissimo, proteggere la giovinetta insipiente, salvare il neonato dall’incendio sono compiti ai quali il ragazzino non può rinunciare. « Hai grandi poteri. Dunque enormi responsabilità » lo ammonisce lo zio. D’accordo. Non potrebbe il sindaco Veltroni procurarci uno Spider-Man per ogni quartiere di Roma?

Letizia Paolozzi

* (articolo pubblicato su "L'Unità di Trastevere")






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