anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“. Così Sergio Endrigo. Per fare un bambino ci vuole un uomo e una donna. Oppure no? Il dubbio serpeggia. E non basteranno i divieti o gli aggiramenti dell’università di Stanford (distinzione pratica tra “clonazione umana“ e “trasferimento del nucleo“) a arrestare – io temo - la marcia del clone. Al di là delle probabili bufale dei raeliani
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta entrata da qualche tempo nelle nostre case grazie ad una pubblicità telefonica. Londinese, attrice di teatro, amante del ballo e dello yoga, Eileen Essel ha certamente portato una carica di vitalità a molti anziani. La vecchietta rapita dall’ospizio nella prima puntata dalla bella nipote, si ritrova ora svampita ma arzilla sul palco di un concerto rock appena concluso
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto ? Sto parlando del Papa e del suo ultimo grido d’angoscia, esternato mercoledì 11 dicembre a commento del profeta Geremia. Tutti i giornali ne hanno parlato con una certa enfasi, almeno quelli che io sfoglio abitualmente
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi, vent’anni che stiamo attenti a non scambiarci liquidi, vent’anni che come marchette pudiche ripetiamo ‘niente baci sulla bocca’ ecc. ecc. Un ventennio di sessualità ripulita da ogni odore e da ogni traccia, elementi che la rendevano così ricca, complessa, fumosa e memorabile. Scopiamo perché non ne possiamo fare a meno.
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> 8 febbraio 2003

Bioetica: il travaglio della politica

Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini. Ma anche: utilitaristi e heideggeriani, anglosassoni e continentali, scienziati, scientisti e umanisti…Si potrebbe continuare: la bioetica è terreno principe, privilegiato di scontro sulle nostre convinzioni ultime, quelle che interrogano le parti più profonde di noi nonché le nostre più radicate concezioni del mondo, delle relazioni, del giusto e del vero. Perciò il dialogo, qui più che in altri casi, è una decisione da prendere.
La Fondazione Italianieuropei, il Sacro Convento di Assisi e l'editore Giulio Einaudi questa decisione l'hanno presa. E hanno riunito ad Assisi, il 29 gennaio scorso, persone e culture diverse in un "Dialogo sulla vita umana, un seminario bioetico tra laici e credenti" (i materiali si possono leggere sul sito www. italianieuropei.it).
Operazione riuscita? Sì, da un certo punto di vista: il dialogo, effettivamente, c'è stato e con una franchezza usuale nei consessi scientifici, un po' meno nelle sedi politiche. Gli scienziati hanno tenuto fermo il loro punto di vista, sia esso favorevole o contrario alle manipolazioni genetiche (agli organismi geneticamente modificati, per esempio). E così hanno fatto i filosofi, le filosofe, le persone credenti e quelle non credenti.
Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni si è chiesto: a che serve questo dialogo? Domanda pertinente: sono parecchi anni che occasioni del genere si producono in sede scientifica, universitaria, teologica. Ma sono molti anni che la politica balbetta: non solo perché il Parlamento non riesce, per esempio, a produrre una legge sulla fecondazione assistita, il ché potrebbe essere persino un bene. Soprattutto, la politica sembra non essere all'altezza dei cambiamenti prodotti nella coscienza delle persone oltreché nelle società, dai progressi della scienza e della tecnica e della stessa riflessione bioetica che essi hanno prodotto e producono.
Massimo D'Alema prima e Giuliano Amato poi hanno insistito sulla necessità di costruire un'etica condivisa. E se fosse lì il problema? Qual è, quale può essere l'etica condivisa (l'"esperanto bioetico", ha ironizzato Cinzia Caporale) che consenta alla politica di produrre norme, indirizzi, leggi? Non serve essere iperliberali per rispondere che l'unica etica condivisa, in presenza di quel forte pluralismo che caratterizza, in questa parte del mondo, le nostre società, è un'etica pubblica attenta al valore di quel pluralismo e consapevole della necessità di individuare soluzioni il più possibile condivise ma transitorie, provvisorie, sottoposte e sottoponibili, sempre, a giudizio e a continua revisione.
A molti, più uomini che donne, questo sembra poco: una rinuncia, un diventare piccola della politica. Forse è vero: forse il nostro è tempo della riduzione della sfera d'azione della politica. Forse, però, c'è, ci può essere una grandezza - la religione cattolica racconta anche questo - nel farsi piccoli. Nel cercare di assolvere il proprio compito con umiltà. Al contrario, a furia di cercare il tempo perduto in cui la politica raccontava della morale delle persone (lasciamo perdere se bisogna o no rimpiangere quel tempo), i politici, le politiche balbettano. E le eccezioni, che pure esistono - Livia Turco, per esempio, a Assisi ha detto cose più che sensate - come si suol dire, confermano la regola di un'inadeguatezza della politica a fare la sua parte.
Farsi piccoli, accettare il limite: sembra strano, forse, detto in un campo in cui si pensa, molti pensano (Jurgen Habermas, per esempio) che dovrebbe essere la scienza a limitarsi. E se accettare il limite da parte della politica significasse intervenire laddove le comunità, i "mondi vitali", le relazioni non riuscissero ad autoregolarsi, a farcela da soli?
So bene che questa "sussidiarietà" non è, nemmeno lei, "la" soluzione. Ho il forte sospetto, però, che la resistenza a percorrere questa strada abbia a che fare con un'onnipotenza dei politici almeno pari a quella che si rimprovera agli scienziati.

Franca Chiaromonte






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Italianieuropei

> da leggere
Jurgen Habermas “Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale“ Einaudi 2002, pp.125, euro 14

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