anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
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12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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> 10 febbraio 2003

Le imbarazzanti verità del nudo

750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina australiana. La foto fa il giro del mondo, diventa subito un “messaggio universale”, come osserva Barbara Palombelli sul "Corriere della sera". Che però, poi, si dissocia. Secondo lei le donne che usano il proprio corpo, “svelato”, per qualsiasi battaglia – dal pacifismo alla carriera nel mondo dello spettacolo delle “veline” - “hanno già perso la guerra”. Rispetto un’opinione femminile su un tema così delicato e radicale che riguarda il comportamento femminile. Ma la tesi non mi convince. In tutto questo scandalizzarsi – parlo “per competenza” soprattutto delle voci maschili – per la pervasività del nudo femminile vedo molta ipocrisia e il riaffacciarsi di un bigottismo molto sospetto. Anzi di più: Palombelli cita Baudrillard, secondo il quale il “privilegio erotico” del corpo femminile può arrivare a “castrare e disarmare” la parte dominante maschile. Penso ci sia del vero. Quando vedo e sento i Baldassarre, gli Amato, i Bernabei e altri protestare contro la volgarità del nudo – o quasi nudo – femminile in tv mi chiedo perché non si concentrino sulle volgarità ben più fastidiose ammanite dal lessico e dal comportamento di tanti uomini-spettacolo vestiti di tutto punto e incravattati.
La pervasività del corpo femminile e il suo messaggio di seduzione – dalla tv, al cinema, alla pubblicità, all’informazione, alla pornografia – sarà senz’altro una mercificazione, ma è anche espressione di una forza enorme che i maschi, continuamente stimolati e assai più raramente appagati, vivono probabilmente come un assedio ormai soffocante. Un “ammonimento” quotidiano sulla distanza che separa l’immaginario erotico, da loro stessi in grande misura costruito, dalla realtà . Una specie di nemesi, assai spesso prodotta - anche nella vita di tutti i giorni - dalla libera disinvoltura con cui le donne “usano” ai propri fini il loro “privilegio erotico”. Interroghiamoci, dunque, sulle reali dinamiche del nostro desiderio prima di implorare che le “veline” siano velate. Quanto al fatto che le donne utilizzando il “sesso come arma” – come osserva ancora Palombelli – “conquistano obiettivi minimi, ma perdono sempre la sfida vera”, vorrei discutere. Un diverso uso del sesso e del corpo – con o senza veli – da parte delle donne sta producendo un imprevisto arresto della crescita demografica in tutto il mondo (dati di un rapporto Onu anticipati dalla stampa e commentati da Luisa Muraro sull'"Unità"). E questo sarebbe un risultato “minimo”?


Alberto Leiss






> da leggere
Barbara Palombelli sul “Corriere della Sera“ del 9 febbraio 2003

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> altre riflessioni
Luisa Muraro sull' “Unità“ dell' 8 febbraio 2003

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