anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
12 aprile 2005
Il papa che avversava la modernità
e amava il "genio femminile"

di Bia Sarasini

I funerali del Novecento
di Lanfranco Caminiti

Ombre di Dio nelle caverne
di Bartleby
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28 marzo 2005
Morire: di chi è Terri Schiavo?
Di chi è Terri Schiavo? Del marito, dei genitori e fratelli, dello Stato, della legge? Oppure di Dio?
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8 dicembre 2004
Vedere e sapere, oltre il velo
Dialoghi tra un filosofo e alcune donne

Una donna, Hélène Cixous, scrive un racconto poetico su una donna – lei stessa – che guarisce improvvisamente dalla sua forte miopia grazie a una operazione chirurgica
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4 novembre 2004
Triangolo imperfetto
The dreamers, l’ultimo bellissimo film di Bernardo Bertolucci, racconta il ’68 parigino attraverso il triangolo amoroso di un fratello, una sorella e un amico comune.

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4 agosto 2004
DeA: perchè siamo per abrogare
totalmente la "legge crudele"
Abbiamo firmato per l’abrogazione totale della legge sulla procreazione assistita.
Non ci opporremo tuttavia ai quesiti referendari “parzialmente abrogativi“ anche se la nostra idea è che questa legge sia proprio da buttare. Tutta.
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24 febbraio 2004
Il libertino Carrère sul TGV
“Facciamo un gioco“ di Emmanuel Carrère, più che un racconto erotico è un testo libertino. Nel quale il linguaggio, grazie alla sua stessa finzione, ricostruisce la realtà. E il fantasma, alleandosi al desiderio, si fa scrittura scenica.
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29 gennaio 2004
Procreazione assistita: tre incontri
sulla "legge crudele" (non solo per le donne)

Questa della procreazione assistita è una legge crudele (come recitava l'invito a aderire alla manifestazione di sabato scorso, voluta da molte parlamentari del centro sinistra).
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4 dicembre 2003
"Diritti" per embrioni e feti al mercato
Questa settimana si torna a discutere in Senato della (illiberale) proposta di legge sulla procreazione assistita. Un articolo di Letizia Paolozzi e due interventi di Franca Chiaromonte e Gabriella Bonacchi
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3 novembre 2003
E a me non piace il duetto Mussolini - Turco
La vicenda delle coppie di fatto ha del ridicolo. Il movimento gay ha – spesso con toni molto intimiditi – fatto osservare che
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17 ottobre 2003
Dove duole la scarpa dello scienziato
Welfare e biotecnologie per soli uomini
Le mail hanno il vantaggio - che tutte e tutti conosciamo - della velocità. Ma sono segnate, anche, dal difetto di arrivare ai nostri indirizzi in un numero infinito.

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8 ottobre 2003
Non torna Lassie. E' agli arresti domiciliari
"E' pericoloso?" "Eh sì, è nell'elenco delle razze". "Che cretino!" Capita spesso di sentire discorsi simili

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17 settembre 2003
Non mettete anche gli anziani in scatola
Quando, in pieno ferragosto, i vecchi escono dall’ombra e dalle analisi degli specialisti, devono “ringraziare“ quel decesso collettivo che in Francia si trasforma in una vera ecatombe.
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24 agosto 2003
Ordine morale contro libertà sessuale a Parigi
Mentre l’estetica e il linguaggio della quotidianità hanno fatto del sesso un ingrediente primario dell’identità parigina alla moda
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31 luglio 2003
Adriano Sofri e le “ Gangs of '68 “
Nonostante siano persone di animo gentile, l’insistenza di Emanuele Macaluso o quella di Alberto Arbasino nel chiedere a Adriano Sofri che si faccia lui stesso promotore della grazia per sé, non mi convince.
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7 luglio 2003
L'omosessualità nel tempo della democrazia globale
Berlino e, una settimana dopo, Roma. Due manifestazioni (diverse, certo, quanto ai numeri :seicentomila la prima e ventimila la seconda) di orgoglio gay. Per ricordare altri tempi, altre imprese. Le imprese (e gli scontri con la polizia di New York) a Christopher Street
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3 giugno 2003
Il Dio delle donne
Sul libro di Luisa Muraro che si trascina dietro il linguaggio materno, l'intelligenza dell'amore e la differenza ragionano Franca Chiaromonte e Rosetta Stella
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10 maggio 2003

La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden
All’età di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
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2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
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29 marzo 2003
“Nudus“, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
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18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
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10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina
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8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
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12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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> 25 giugno 2005


Dea ha partecipato con convinzione (per il "sì") alla battaglia referendaria, ospitando anche posizioni diverse. Ci siamo augurati/e che qualunque fosse stato il risultato potesse proseguire e approfondirsi una discussione che ha messo in campo questioni molto importanti per la vita di tutti, per l'azione politica, per l'idea della scienza e della religione, e soprattutto per una migliore consapevolezza del rapporto tra i sessi oggi. Riprendiamo quindi il confronto, riproponendo articoli di Lea Melandri e Bia Sarasini pubblicati in questi giorni, e il testo base di una iniziativa per un aggiornamento delle ragioni del laicismo.


Femministe prima e dopo il referendum

Questo articolo è stato pubblicato, in una versione leggermente differente, sul Foglio del 22 giugno.

È difficile scrivere nel dopo referendum. Soprattutto per chi si è trovato a essere minoranza nella minoranza (quindi non conformista?). Cioè una donna (femminista) convinta che i dubbi sulla scienza, l’invasività della medicina, la stessa definizione dell’embrione nella sua relazione con la madre avrebbero trovato una migliore soluzione nella messa in discussione della legge 40, piuttosto che nella sua conferma. Convinta che sia un imperativo etico, e politico, dare ascolto all’esperienza dolente delle donne, e anche degli uomini, che non riescono a mettere al mondo i figli che desiderano, che dare accoglienza alle persone che convivono con la malattia, alla loro ricerca di speranze e di cure sia uno degli elementi basici, elementari, di una visione del mondo che abbia a cuore l’umano. E mentre ero, e rimango, esterrefatta nel sentire definire “piagnistei” questi sentimenti, ero soprattutto (ingenuamente?) convinta che la ricchezza di elaborazione proprio su questi temi da parte della ricerca femminile e femminista avrebbe trovato il giusto spazio e ascolto. Così non è stato. «Ma quali voci di donne» ha scritto Lea Melandri ieri su Liberazione «biologhe, mediche, giuriste, filosofe- sono state ascoltate per questo referendum? Quanti libri, documenti, prodotti nell’arco di trent’anni sui temi della sessualità, della maternità, della salute sono stati letti e segnalati per evitare che si riparta ogni volta dal deserto?». Il risultato è che ora, cioè dopo che tutto è successo, le femministe, tenute perlopiù (tranne le notevoli, note eccezioni, Foglio compreso) accuratamente fuori dalla scena, vengono evocate (Repubblica del 14 giugno) come responsabili della sconfitta “laica”, streghe non più tanto in forma. Mentre una femminista come Eugenia Roccella, che ha sostenuto a battaglia per l’astensione, ieri sull’Avvenire ha scritto: «La libertà, le elettrici l’hanno riconosciuta nell’altro fronte, quello dell’astensione; libertà di tenersi stretta la propria secolare esperienza del corpo e della maternità, e di non delegarla alla tecnoscienza». Parole da meditare, per chi, come me, è stata sconfitta. Perché sono parole che si rifanno a un’esperienza comune, condivisa, nel senso che cioè transitavano, transitano, nel mondo delle donne e non solo, da una parte all’altra delle posizioni rispetto al referendum. L’errore, almeno quello che per ora posso vedere, è stato avere sottovalutato che queste parole, queste esperienze non appartengono alla politica. E che proprio perché transitano, transitavano da una parte all’altra, rivelavano/rivelano di non dare gran significato agli schieramenti, alle posizioni precostituite. Di non dare gran peso al ritrovarsi riuniti/e sotto l’egida del cardinale Ruini. Posizione quasi incomprensibile per chi si muove esclusivamente nell’orizzonte della politica. Qualche giorno fa sulla Stampa Lucia Annunziata ha descritto l’esperienza del prereferendum come una grande frammentazione. Una valutazione che condivido, come il giudizio sulla polverizzazione dei partiti, messi fuori gioco dalle guerre culturali, come quelle care al Foglio. Capisco meno un altro punto del suo intervento, a proposito della «dolorosa» spaccatura «tra femminismo radicale che pone al centro della sua riflessione la «differenza» come dato antisistema (considerando come tale anche la politica tradizionale ); e il femminismo emancipazionista con una agenda molto vicina alla politica». Perché mi sembrerebbe veramente eccessivo attribuire al femminismo della differenza posizioni tout court astensioniste. Sarebbe ancora una volta negare l’esistenza di una posizione ricca, articolata, in grado di dare senso alla politica, un senso che si apre alla vita più di qualunque agenda imposta. Che del resto è esattamente ciò che ha mostrato di non funzionare, per tutte e tutti. Ma non ci si può lamentare di non essere state comprese. È qui che si apre la difficile pratica della responsabilità, il sentiero che forse può mettere in relazione visioni diverse. La responsabilità di donne che dello spazio pubblico accettano tutto il peso, non invocano l’estraneità come riparo. E che nella politica immettono la loro passione per il cambiamento, la trasformazione.

Bia Sarasini




Le molte ragioni di una sconfitta

Questo articolo è stato pubblicato su "Liberazione" il 16 giugno 2005

Per quanto il dibattito sulla Legge 40 si sia venuto via via allargando negli ultimi mesi a problematiche complesse, riguardanti la scienza, la morale, la filosofia, il rapporto tra i sessi, la crisi della famiglia, le nuove genitorialità, a prevalere, in vicinanza del referendum appena concluso, è stata ancora una volta la contrapposizione tra laicità e religione, tra clericalismo e anticlericalismo. Di conseguenza, quella che poteva essere materia di ripensamento di un’idea ormai del tutto irrealistica di politica -separata dalle vite, dai corpi, dai legami sociali su cui tuttavia è chiamata sempre più spesso a legiferare-, è tornata a configurarsi come il luogo dell’ “opinabilità”, della “coscienza personale”, e quindi, in qualche modo, di quel “relativismo” che le gerarchie ecclesiastiche vanno stigmatizzando come segno di decadimento morale e civile.
Sul peso che ha avuto la Chiesa nel far sì che la legge sulla procreazione assistita trasformasse in reato quelle forme di unioni sessuali e di genitorialità da sempre considerate “innaturali” e peccaminose, nel tradurre in termini di diritto la subordinazione della madre al figlio,ora identificato con l’embrione-persona, è stato scritto molto. Lo stesso vale per un’ingerenza politica mai così aggressiva e diretta come l’invito all’astensione dal voto. Nulla invece viene detto su quell’invasività ben più estesa, profonda e duratura, che passa attraverso la formazione di bambini e adolescenti negli oratori, che restano tutt’ora, soprattutto nei paesi, i primi e unici luoghi di socialità e ritrovo. L’automatismo con cui generalmente si identificano morale e valori con morale e valori cattolici, viene sicuramente da questa lunga inconsapevole abitudine a collocare sotto l’egida della religione vicende della vita umana come l’amore, la sofferenza, la morte, che la politica ha creduto di poter confinare nella sfera del privato e della storia dei singoli. L’indifferenza con cui la cultura laica, fiduciosa nella forza della razionalità, del progresso, delle passioni civili, ha guardato all’infanzia e alla memoria che essa consegna all’adulto, è una delle ragioni che sempre la spingono a considerare emozioni, sentimenti, paure, pregiudizi, come un fattore molesto, un ostacolo, un arcaismo, una riserva preziosa solo per torbidi manipolatori delle coscienze.
Il referendum sulla Legge 40 ha avuto quanto meno il merito di portare a conoscenza di un vasto pubblico problematiche che stanno nel cuore dei cambiamenti più significativi della nostra civiltà, mutazioni biologiche e culturali che fanno apparire, come già aveva scritto Gunter Anders, l’uomo “antiquato”. La fecondazione in vitro, cioè la separazione della sessualità dal concepimento, l’isolamento di quel primo anello del processo generativo che è l’embrione, la riduzione delle figure di madri e padri alle loro cellule germinali, ovuli e spermatozoi, il passaggio del controllo sul corpo femminile dal possesso intimo, tenero e violento, che è stato storicamente dell’amore, delle relazioni famigliari, nelle mani della scienza e della legge, come poteva non sollevare interrogativi, dubbi, fantasie, immagini persecutive e attese salvifiche? Chi poteva pensare che non avrebbe riattivato e acceso di nuovo vigore l’immaginario della nascita, la preistoria inquietante dell’originaria indistinzione dal corpo materno, la contesa che intorno a quel segreto della vita ha contrapposto uomini e donne, l’ossessione con cui la scienza, la religione e la politica, accomunate dallo stesso impianto patriarcale, hanno perseguito una presa in consegna totale della generazione dell’umano, svincolandolo dall’imprevedibile potere che ha la donna di decidere sulla vita e sulla morte del figlio?
Il riduzionismo biologico è diventato, non a caso, l’asse portante delle posizioni della Chiesa e della sperimentazione genetica, con la differenza che, se la scomposizione del corpo, la messa a nudo della materia biologica di cui è fatto, può essere sempre nobilitata dalla chiesa in quanto volontà e “natura” divina, alla scienza resta invece il difficile compito di smentire ogni volta la sua complicità col mercato e con l’uso che potrebbe farne il potere politico. La riesumazione di mostri, che purtroppo non abitano solo l’inconscio e la letteratura, ma la nostra storia passata e presente, per quanto accompagnata in alcuni casi clamorosi da visionarietà, odio, pregiudizi razziali, meritava un’analisi spassionata, la capacità di riconoscere che a volte l’immaginario è più forte di ogni riscontro reale, che per tenere a bada le paure irrazionali occorre, come ha scritto Virginia Woolf a proposito della malattia, un “intelletto radicato nelle viscere della terra”, una “robusta filosofia”.
La rinascita di spiriti religiosi particolarmente aggressivi verso una società che sempre più si allontana dai dettami di una morale sessuofobia e misogina, si era già manifestata vistosamente nella liturgia di massa che ha accompagnato la morte Giovanni Paolo II e l’elezione del nuovo Papa. Ma in quell’occasione gran parte della cultura laica, sinistra compresa, forse intimorita o affascinata dall’ampiezza di quel consenso, non è sembrata altrettanto ansiosa di rimarcare i suoi confini, di interrogarsi sulla ripresa del fanatismo e dei fenomeni di massa.
La complessità, la problematizzazione, il racconto e la riflessione sull’esperienza -là dove si mescolano fantasie e ragionamenti- sono da sempre ospiti indesiderati, per non dire nemici, della politica. Ma la semplificazione, la logica contrappositiva, non sono evidentemente più in grado di rispondere in modo convincente ai dubbi di una modernità che assiste giorno dopo giorno al veloce smantellamento dei confini noti, tra spazio pubblico e privato, reale e virtuale, valori e interessi, corpi e macchine, natura e artificio, tempo ed eternità. E’ più rassicurante credere di essere stati vinti da una Chiesa invasiva, sostenuta da alte cariche dello Stato obbedienti e genuflesse, piuttosto che ripercorrere la propria storia, riconoscerne limiti, mancanze, sordità, e provare nuove strade attraverso un’ampia, coraggiosa riflessione collettiva, che ridia parola a quel “popolo della sinistra” tanto invocato ma tenuto a debita distanza quando tenta di esprimere ciò che effettivamente gli passa nel cuore e nella testa. Se c’è una speranza di rimontare la pesante sconfitta, non è certo nella rancorosa invettiva contro le gerarchie ecclesiastiche, e neppure nella difesa di una laicità astratta che invoca libertà e diritti -della scienza, della maternità-, che meriterebbero quanto meno di essere discussi.
Per decantare l’influenza e l’invasività della Chiesa occorrerebbe innanzitutto toglierle la forza dei suoi argomenti, visionaria, paranoica o reale che sia, non regalarle, come è accaduto finora, un patrimonio di esperienze, passioni, pensieri, comportamenti che riguardano la quotidianità e le relazioni più significative di ogni essere umano. Ma per fare questo è necessario prioritariamente spostare lo sguardo su di sé, chiedersi per quale inclinazione, arrogante o masochista, la sinistra ha disperso, cancellato o dissipato, saperi, pratiche politiche innovative che l’hanno attraversata, una cultura e una politica della vita, quale è stata quella del femminismo, che è ora più attuale che mai, forse l’unico argine perché l’invadenza dello Stato e della Chiesa non diventino potere sugli individui, sui loro corpi e le loro menti. Ma quali voci di donne -biologhe, mediche, giuriste, filosofe, ecc.- sono state ascoltate per questo referendum? Quanti libri, documenti, prodotti nell’arco di trent’anni sui temi della sessualità, della maternità, della salute, sono stati letti e segnalati per evitare che si riparta ogni volta dal deserto?
La diffidenza, la superficialità, il pesante silenzio dei media e della classe politica sulla riflessione prodotta da più generazioni di femministe, non hanno solo contribuito a che restassero clandestini saperi oggi indispensabili alla comprensione del mondo, ma ha consolidato stereotipi informativi buoni per tutti gli eventi: elogio a parole della portata rivoluzionaria del movimento delle donne, attribuzione di responsabilità solo all’occorrenza, e per nascondere la propria ignoranza della cultura femminista, uso scandalistico della parola di singole donne per fomentare ostilità là dove ci sono, come in tutti i movimenti, differenze e conflitti di opinione. Se è vero, come si legge sul quotidiano La Repubblica (14.6.2005), che non c’è stata quell’aggregazione collettiva che ha contraddistinto i referendum sul divorzio e l’aborto, non è vero che non ci siano stati pensiero, scritture, lavoro di gruppi e associazioni da più di dieci anni a questa parte sulla fecondazione assistita e sulla scienza, così come non è di oggi la problematizzazione di una materia che non può non creare dubbi e inquietudini. Per saperlo basta ormai qualsiasi motore di ricerca su Internet. Per volerlo sapere ci vuole invece interesse, e, nel caso dei media, senso di responsabilità professionale. Ma l’immagine folcloristica delle “streghe” è più facile e più appagante, figura di quell’immaginario che deve restare fuori dalla storia e dalla politica

Lea Melandri



ASSOCIAZIONE PER RIPENSARE LA LAICITÀ

L'8 giugno è stata presentata a Roma una nuova associazione -tanto nuova che non ha ancora deciso il suo nome - ma con un obiettivo chiaro: ripensare forme e contenuti della laicità nel mondo di oggi, in un confronto tra credenti e non credenti. I fondatori sono Stefano Ceccanti, Paola Concia, Claudia Mancina, Giorgio Tonini, affiancati da un comitato promotore, di cui pubblichiamo gli aderenti, in calce al testo che riassume gli obiettivi di questa iniziativa
Già il 30 giugno l'associazione ha in calendario un incontro per discutere sugli esiti del referendum sulla procreazione assistita

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Nell’epoca che vede il ritorno del sacro e un composito – a volte aggressivo - risveglio religioso, la laicità deve essere ripensata.
Nell’Europa moderna la scoperta della laicità è coincisa con la tolleranza e si è inizialmente affermata come una dimensione politica di convivenza tra fedi religiose – tutte cristiane - che a fatica rinunciavano a combattersi. La sua affermazione è inestricabilmente legata al rafforzamento dello stato e alla sua concentrazione di poteri, e quindi alla separazione tra stato e chiesa (o chiese). Nello schema classico della laicità alla neutralità dello stato corrisponde l’universalità della cittadinanza, che mette tra parentesi la fede religiosa, relegandola nel privato.
Oggi però il problema si è enormemente complicato. La globalizzazione e le grandi migrazioni degli ultimi decenni ci pongono di fronte ad una situazione del tutto diversa: la presenza di religioni non cristiane nello spazio sociale e politico delle liberaldemocrazie. Ma a questo punto il modello tradizionale di laicità non funziona più. In un contesto multiculturale e multireligioso, la spinta ad una presenza delle religioni nella sfera pubblica è più forte, e più difficile da realizzare la neutralità dello stato.
E’ ormai ineludibile un ripensamento del confine tra pubblico e privato: a nessun individuo e a nessun gruppo dev’esser chiesto di mettere tra parentesi la sua identità religiosa. Piuttosto dev’esser chiesto di esprimerla in modo tollerante e coerente con i principi liberali della libertà individuale e dell’eguale rispetto dovuto a tutti. L’espressione dell’identità religiosa (o di orientamenti filosofici non religiosi) deve essere considerata in via di principio compatibile con la sfera pubblica. A volte non sarà facile, e ci saranno conflitti nei quali lo stato non potrà non prendere posizione, ma questa, e non altra, dev’essere la ragione di ogni suo intervento, e questa, non altra, la richiesta fatta alle religioni.
La base della nostra riflessione e dell’iniziativa che ne seguirà è il riconoscimento che il modello ottocentesco della laicità va abbandonato.
Non si può continuare a proporre questa rigida silhouette di cittadino universale e tanto per bene che va a messa con la famiglia ma nella sfera pubblica dimentica la sua religione.
Va accettata la sfida del risveglio religioso, e contrastato invece il fondamentalismo, con una nuova idea di laicità, che parta da alcune premesse:

a) non ci sono religioni fondamentaliste e altre no, ma tutte le religioni corrono il rischio del fondamentalismo, e tutte possono invece essere compatibili con una società liberale: la storia del cristianesimo è lì a dimostrarlo;

b) la neutralità dello stato va riaffermata nel suo senso originario di imparzialità tra le diverse religioni e di autonomia delle decisioni pubbliche da qualunque religione, ma non può significare l’emarginazione del sentimento religioso, e entro certi limiti dei simboli religiosi, dalla sfera pubblica;

c) nei conflitti che inevitabilmente sorgono tra le rivendicazioni di riconoscimento e le esigenze pubbliche di imparzialità e di equilibrio, il criterio fondamentale a cui ricorrere è quello della libertà e dell’eguale rispetto: non c’è ragione di rifiutare ciò che non fa danni alla libertà di tutti ed è coerente col rispetto di tutti;

d) deve essere fermamente respinta la sovrapposizione tra identità religiosa e identità nazionale (o europea, o peggio ancora occidentale), perché somiglierebbe troppo all’uso politico della religione, da una parte, e dall’altra sfocerebbe inevitabilmente nell’intolleranza verso le religioni altre dal cristianesimo;

e) deve essere respinta altrettanto fermamente la versione radicale e iperrelativistica del multiculturalismo, che si risolve nell’imposizione di un indifferentismo delle culture che - ammesso che sia auspicabile - può essere solo il risultato di un processo spontaneo

Sulla base di queste premesse intendiamo promuovere un ampio dibattito sul contenuto e sulle forme possibili della laicità nell’Italia di oggi.

Comitato promotore

Andrea Benedino, assessore comunale, Giuseppe Cantillo, filosofo, [email protected] ,Stefano Ceccanti, giurista [email protected] ,Franca Chiaromonte, giornalista [email protected] ,Francesco Clementi, giurista [email protected] , Anna Paola Concia, libera professionista [email protected], Gianni Cuperlo, dirigente politico [email protected] , Piergiorgio Donatelli, filosofo [email protected], Mostafa El Ayoubi, giornalista mos.elayoubi[email protected], Paola Gaiotti, saggista [email protected], Gianni Geraci, libraio [email protected], Marco Ivaldo, filosofo [email protected], Francesca Izzo, filosofa [email protected], Riccardo Larini, monaco [email protected], Claudia Mancina, filosofa [email protected], Chiara Martini, giurista [email protected], Miriam Mafai, giornalista [email protected], Aurelio Mancuso, dirigente associativo, Paola Marion, psicoanalista, [email protected], Marco Martorelli, animatore culturale, [email protected], Elena Montecchi, deputata, [email protected], Paola Moreschini, avvocato [email protected], Paolo Naso, politologo [email protected], Letizia Paolozzi, giornalista [email protected], Marco Politi, giornalista [email protected] , Antonio Polito, giornalista [email protected], Giulia Rodano, assessore regionale [email protected], Gian Enrico Rusconi, politologo, Michele Salvati, economista [email protected], Giorgio Tonini, senatore [email protected], Francesco Saverio Trincia, filosofo [email protected]

Adesioni successive

Enrica Belli, giornalista, [email protected], Giovanni Bianco, giurista, [email protected], Nicola Colaianni, giurista [email protected], Stefano Goracci, insegnante [email protected], Sergio Lariccia, giurista [email protected], Maurizio Oliviero, giurista [email protected], Salvatore Prisco, giurista [email protected], Vittorio Sammarco, giornalista [email protected] , Stefano Sicardi, giurista [email protected], Marco Taradash, giornalista [email protected], Tobia Zevi, dirigente associativo [email protected]








> il dibattito

Le molte ragioni di una sconfitta
di Lea Melandri

Associazione per ripensare la laicità, il documento

Il dibattito verso il referendum