anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
30 gennaio 2006
La differenza incerta di Benedetto XVI
Rosetta Stella, in dialogo sul Foglio con Vattimo e Buttiglione, ha detto dell’enciclica “Deus caritas est” che per profondità e chiarezza ricorda un concerto di Mozart .

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14 gennaio 2006
Una "teologia fatta in casa"
contro gli eccessi clericali e laicisti
Chissà se si può trovare un modo diverso di discutere di laicità e religione, di fede e ateismo
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8 dicembre 2005
Una speranza per la donna con il volto nuovo
Questo articolo è stato pubblicato anche sul Foglio
Una donna di Vincennes a cui un cane ha morsicato via mezza faccia: labbra, mento, parte del naso
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19 settembre 2005
Che sconcerto! Noi femministe
consigliamo alle ragazze di far figli
Voglio anch’io contribuire allo sconcerto che pare suscitato dal fatto che donne di sinistra, femministe e per di più convinte che la legge 40 avrebbe dovuto essere abolita
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26 luglio 2005
Il referendum perso ci riporta indietro?
Devo farmi un esame di coscienza...
di Letizia Paolozzi
Bisognerà discutere, nel femminismo, ma anche con quegli uomini che considerano interessante e utile il pensiero delle donne, se il risultato del referendum sulla legge 40 non ci riporti indietro.
Sull'aborto mi hanno "tradita" i più vicini
di Franca Fossati
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25 giugno 2005
Femministe prima e dopo il referendum. Un'associazione per ripensare la laicità
Dea ha partecipato con convinzione (per il "sì") alla battaglia referendaria, ospitando anche posizioni diverse. Riprendiamo il confronto dopo la sconfitta del referendum riproponendo articoli di Lea Melandri e Bia Sarasini pubblicati in questi giorni, e il testo base di una iniziativa per un aggiornamento delle ragioni del laicismo.
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12 aprile 2005
Il papa che avversava la modernità
e amava il "genio femminile"

di Bia Sarasini

I funerali del Novecento
di Lanfranco Caminiti

Ombre di Dio nelle caverne
di Bartleby
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28 marzo 2005
Morire: di chi è Terri Schiavo?
Di chi è Terri Schiavo? Del marito, dei genitori e fratelli, dello Stato, della legge? Oppure di Dio?
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8 dicembre 2004
Vedere e sapere, oltre il velo
Dialoghi tra un filosofo e alcune donne

Una donna, Hélène Cixous, scrive un racconto poetico su una donna – lei stessa – che guarisce improvvisamente dalla sua forte miopia grazie a una operazione chirurgica
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4 novembre 2004
Triangolo imperfetto
The dreamers, l’ultimo bellissimo film di Bernardo Bertolucci, racconta il ’68 parigino attraverso il triangolo amoroso di un fratello, una sorella e un amico comune.

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4 agosto 2004
DeA: perchè siamo per abrogare
totalmente la "legge crudele"
Abbiamo firmato per l’abrogazione totale della legge sulla procreazione assistita.
Non ci opporremo tuttavia ai quesiti referendari “parzialmente abrogativi“ anche se la nostra idea è che questa legge sia proprio da buttare. Tutta.
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24 febbraio 2004
Il libertino Carrère sul TGV
“Facciamo un gioco“ di Emmanuel Carrère, più che un racconto erotico è un testo libertino. Nel quale il linguaggio, grazie alla sua stessa finzione, ricostruisce la realtà. E il fantasma, alleandosi al desiderio, si fa scrittura scenica.
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29 gennaio 2004
Procreazione assistita: tre incontri
sulla "legge crudele" (non solo per le donne)

Questa della procreazione assistita è una legge crudele (come recitava l'invito a aderire alla manifestazione di sabato scorso, voluta da molte parlamentari del centro sinistra).
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4 dicembre 2003
"Diritti" per embrioni e feti al mercato
Questa settimana si torna a discutere in Senato della (illiberale) proposta di legge sulla procreazione assistita. Un articolo di Letizia Paolozzi e due interventi di Franca Chiaromonte e Gabriella Bonacchi
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3 novembre 2003
E a me non piace il duetto Mussolini - Turco
La vicenda delle coppie di fatto ha del ridicolo. Il movimento gay ha – spesso con toni molto intimiditi – fatto osservare che
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17 ottobre 2003
Dove duole la scarpa dello scienziato
Welfare e biotecnologie per soli uomini
Le mail hanno il vantaggio - che tutte e tutti conosciamo - della velocità. Ma sono segnate, anche, dal difetto di arrivare ai nostri indirizzi in un numero infinito.

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8 ottobre 2003
Non torna Lassie. E' agli arresti domiciliari
"E' pericoloso?" "Eh sì, è nell'elenco delle razze". "Che cretino!" Capita spesso di sentire discorsi simili

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17 settembre 2003
Non mettete anche gli anziani in scatola
Quando, in pieno ferragosto, i vecchi escono dall’ombra e dalle analisi degli specialisti, devono “ringraziare“ quel decesso collettivo che in Francia si trasforma in una vera ecatombe.
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24 agosto 2003
Ordine morale contro libertà sessuale a Parigi
Mentre l’estetica e il linguaggio della quotidianità hanno fatto del sesso un ingrediente primario dell’identità parigina alla moda
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31 luglio 2003
Adriano Sofri e le “ Gangs of '68 “
Nonostante siano persone di animo gentile, l’insistenza di Emanuele Macaluso o quella di Alberto Arbasino nel chiedere a Adriano Sofri che si faccia lui stesso promotore della grazia per sé, non mi convince.
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7 luglio 2003
L'omosessualità nel tempo della democrazia globale
Berlino e, una settimana dopo, Roma. Due manifestazioni (diverse, certo, quanto ai numeri :seicentomila la prima e ventimila la seconda) di orgoglio gay. Per ricordare altri tempi, altre imprese. Le imprese (e gli scontri con la polizia di New York) a Christopher Street
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3 giugno 2003
Il Dio delle donne
Sul libro di Luisa Muraro che si trascina dietro il linguaggio materno, l'intelligenza dell'amore e la differenza ragionano Franca Chiaromonte e Rosetta Stella
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10 maggio 2003

La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden
All’età di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
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2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
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29 marzo 2003
“Nudus“, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
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18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
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10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina
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8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
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12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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> 10 febbraio 2006


Prendersi cura della morte, al di là del diritto

Questo testo è stato pubblicato su "Le nuove ragioni del socialismo"

Ogni vita ha una sua storia. Esperienza singolare delle relazioni che ognuno di noi intrattiene con il mondo. Ma come vorremmo che si concludesse quest’esperienza?
Senza soffrire. Perché della sofferenza abbiamo paura. Di qui il voto silenzioso: Spero di addormentarmi, di andarmene come il cinquantenne Remy nelle “Invasioni barbariche“. Una conclusione un po’ spettacolare, straziante, tenera tra i figli e le amanti a guardare il veleno che scende lento dalla flebo.
Per anni abbiamo faticato a fare i conti con la morte. La respingevamo; l’allontanavamo da noi. Adesso, ha ripreso il suo posto nella nostra vita quotidiana.
Quando è successo? Una ventina d’anni fa, con l’esplosione dell’Aids. La medicina annunciava le sue magnifiche scoperte mentre a bassa voce cominciava a circolare una parola nuova: sieropositivo. Negli ospedali entravano amici giovanissimi. Uno omosessuale, l’altro tossicodipendente. Ma anche eterosessuali scomparsi da mesi, che non incontravamo più alla presentazione di un libro, al solito bar.
Così sono cresciute le testimonianze di quanti accompagnano la persona amata nella conclusione della sua vita. Ma anche di chi – soprattutto nelle coppie di omosessuali – ne viene escluso per via della legge, della sua rigida applicazione cruda.
Si crea una inaspettata convergenza: da un lato medici, scienziati, giuristi, filosofi chini sulla sofferenza; dall’altro, quanti rivendicavano di poter scegliere la propria morte.
La scelta avviene – sempre – in circostanze particolari giacché ogni persona è unica e ogni morte è differente. I “casi“ si moltiplicano. Le famiglie, quanti hanno in cura il malato, si dividono. La legge non risponde. Invece c’è materia per i media.
Vincent Humbert, ventidue anni. Tetraplegico, murato nel suo corpo, praticamente cieco, muto. Comunica con una lieve pressione le lettere dell’alfabeto che devono comporre una parola. Una frase. Al presidente della repubblica francese chiede “il diritto di morire“. La madre, assieme all’anestesista-rianimatore, porta a compimento la sua richiesta.
Terri Schiavo, in stato vegetativo permanente dal 1990. Il marito vuole l’interruzione dell’idratazione e della nutrizione artificiale. La famiglia si oppone. Davanti al suo luogo di dolore, la gente prega, alza cartelli. In Italia Eluana Englaro, ricoverata in stato vegetativo permanente da quindici anni nell’Ospedale di Lecco.
Attraverso i media il processo del morire, spettacolarizzato, certo, entra comunque nel dibattito pubblico. L’accompagna la parola “eutanasia“. Anche se di quella occulta sappiamo poco. O non vogliamo sapere?
In un editoriale l’Avvenire cita i tremila casi della Gran Bretagna. Nel 2004, 936 pazienti sarebbero morti per eutanasia “volontaria“; altri 1.929 sarebbero stati aiutati a morire senza preliminare e esplicita richiesta.
Merito del libro di Umberto Veronesi sul “Diritto di morire" è quello di evitare l’opposizione ideologica tra oppositori e partigiani dell’eutanasia.
E’ il libro di uno dei maggiori esperti italiani per la cura del cancro che pure si dimostra preoccupato per i rischi dell’accanimento terapeutico: “La fede in un progresso infinito che faccia pervenire l’essere umano alla salute totale attraverso la graduale eliminazione di tutte le malattie“ può tradursi in una trappola fino alla medicalizzazione della morte.
Eppure, accanto a questa fede, continua a esistere un suo occultamento sociale. “Ai giorni nostri, siamo alla <morte capovolta>, cioè negata“. Meglio nasconderla e nascondere i diversi aspetti della sofferenza: tecnicizzati e affidati a estranei.
“Dal 70 al 90 % dei malati di cancro in fase avanzata ha dolore d’intensità medio-alta, ma soprattutto soffre di angoscia perché avverte che la sua situazione non è <accompagnata>, ma è abbandonata a una tragica solitudine. Non si comprende bene questo problema – avverte ancora Veronesi – se non si precisa la differenza tra due concetti, quello del <curare> e quello del <prendersi cura>“.
La differenza è abissale. “Senza i progressi della tecnologia medica, non esisterebbe la morte tecnicizzata, e anche l’eutanasia avrebbe un rilievo minore“. D’altronde, il divario tra posizioni scientifiche e bioetiche è enorme. La bioetica ritiene, generalmente che ogni iniziativa volta a abbreviare la terapia del dolore, a interrompere i trattamenti di sopravvivenza artificiale vada considerata una forma di eutanasia. Quanto alla dottrina della Chiesa, condanna l’eutanasia pronunciando nettamente il suo “no“ all’omicidio.
Altra faccia della medaglia, il fatto che curare al giorno d’oggi significa, anche, prolungare la vita in modo artificiale. Quanti tra noi sono entrati in una sala di terapia intensiva o di rianimazione, sanno che quelle macchine possono tutto. O quasi. Lì dentro, si consuma la speranza che il soggetto “ce la faccia“; che torni alla vita. Ma quale vita e con quale consapevolezza?
Montanelli in un editoriale scrisse: “Lo dico nei termini più espliciti: per dignità intendo anche (dico <anche>) l’abilitazione a frequentare da solo la stanza da bagno“. Sì, questa è una delle strade. La strada che pone al centro l’autodeterminazione del soggetto.
Se si ammette un “diritto individuale alla morte - scrive Veronesi in accordo con il valdese Paolo Ricca - entra in vigore il principio fondamentale secondo cui a ogni diritto deve corrispondere prima o poi una legge che lo tuteli“.
Eppure io credo che la morte, nella sua indicibilità, esorbita dalla cornice dei diritti umani e da ciò che i diritti possono regolare. “Devono giocoforza rimanere in campo soltanto soluzioni aperte, adattabili alla situazione concreta di cui ci si occupa“.
Di qui l’importanza della discussione sulle “direttive anticipate“ (“testamento biologico“, “carta di autodeterminazione“ e nei paese anglosassoni “Living Will“) che una persona intende esprimere sulle cure mediche alle quali potrebbe essere sottoposto in futuro, magari trovandosi in una condizione di incapacità naturale o legale.
In Europa hanno dato il riconoscimento giuridico alle “direttive anticipate“ la Danimarca, la Germania, l’Olanda e il Belgio. Ma la decisione sulla fine di una vita non può essere una partita solitaria che si svolge tra paziente e medico. Il rischio è che la legge rafforzi il potere medico dandogli l’ultima parola. Veronesi ribatte che ogni decisione deve ispirarsi “a una profonda corrispondenza e d’intelletto d’amore tra medico e paziente“.
Io penso che non ci sia una soluzione-modello. Le culture differiscono tra paese e paese, notoriamente tra i paesi cattolici e protestanti. Non esiste una legge che regolamenti tutte le situazioni. “Ciò nonostante e in tutta onestà intellettuale, non credo che ci siano soluzioni certificate. Devono, giocoforza, rimanere in campo solo soluzioni aperte, adattabili alla situazione concreta di cui ci si occupa. L’etica di fine vita, come l’acqua che non ha nessuna forma e prende tutte le forme, più che dettare delle regole deve essere il soccorrevole atteggiamento che ascolta la volontà del malato“

Letizia Paolozzi









> da leggere

Umberto Veronesi, “Diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza“, a cura di Luigi Bazzoli, Mondadori, pagine 102, euro 12,00