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6 febbraio 2006
I Pacs, introduzione alla famiglia.
Perchè la Chiesa li teme tanto?
Io la voglia del vestito bianco lungo - pur senza velo - e del bouquet di fiorellini azzurri me la sono cavata. Sarà per questo che considero il matrimonio un istituto antico
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10 febbraio 2006
Prendersi cura della morte, al di là del diritto
Questo testo è stato pubblicato su "Le nuove ragioni del socialismo"
Ogni vita ha una sua storia. Esperienza singolare delle relazioni che ognuno di noi intrattiene con il mondo. Ma come vorremmo che si concludesse questesperienza?
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30 gennaio 2006
La differenza incerta di Benedetto XVI
Rosetta Stella, in dialogo sul Foglio con Vattimo e Buttiglione, ha detto dellenciclica Deus caritas est che per profondità e chiarezza ricorda un concerto di Mozart .
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14 gennaio 2006
Una "teologia fatta in casa"
contro gli eccessi clericali e laicisti
Chissà se si può trovare un modo diverso di discutere di laicità e religione, di fede e ateismo
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8 dicembre 2005
Una speranza per la donna con il volto nuovo
Questo articolo è stato pubblicato anche sul Foglio
Una donna di Vincennes a cui un cane ha morsicato via mezza faccia: labbra, mento, parte del naso
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19 settembre 2005
Che sconcerto! Noi femministe
consigliamo alle ragazze di far figli
Voglio anchio contribuire allo sconcerto che pare suscitato dal fatto che donne di sinistra, femministe e per di più convinte che la legge 40 avrebbe dovuto essere abolita
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26 luglio 2005
Il referendum perso ci riporta indietro?
Devo farmi un esame di coscienza...
di Letizia Paolozzi
Bisognerà discutere, nel femminismo, ma anche con quegli uomini che considerano interessante e utile il pensiero delle donne, se il risultato del referendum sulla legge 40 non ci riporti indietro.
Sull'aborto mi hanno "tradita" i più vicini
di Franca Fossati
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25 giugno 2005
Femministe prima e dopo il referendum. Un'associazione per ripensare la laicità
Dea ha partecipato con convinzione (per il "sì") alla battaglia referendaria, ospitando anche posizioni diverse. Riprendiamo il confronto dopo la sconfitta del referendum riproponendo articoli di Lea Melandri e Bia Sarasini pubblicati in questi giorni, e il testo base di una iniziativa per un aggiornamento delle ragioni del laicismo.
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12 aprile 2005
Il papa che avversava la modernità
e amava il "genio femminile"
di Bia Sarasini
I funerali del Novecento
di Lanfranco Caminiti
Ombre di Dio nelle caverne
di Bartleby
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28 marzo 2005
Morire: di chi è Terri Schiavo?
Di chi è Terri Schiavo? Del marito, dei genitori e fratelli, dello Stato, della legge? Oppure di Dio?
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8 dicembre 2004
Vedere e sapere, oltre il velo
Dialoghi tra un filosofo e alcune donne
Una donna, Hélène Cixous, scrive un racconto poetico su una donna lei stessa che guarisce improvvisamente dalla sua forte miopia grazie a una operazione chirurgica
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4 novembre 2004
Triangolo imperfetto
The dreamers, lultimo bellissimo film di Bernardo Bertolucci, racconta il 68 parigino attraverso il triangolo amoroso di un fratello, una sorella e un amico comune.
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4 agosto 2004
DeA: perchè siamo per abrogare
totalmente la "legge crudele"
Abbiamo firmato per labrogazione totale della legge sulla procreazione assistita.
Non ci opporremo tuttavia ai quesiti referendari parzialmente abrogativi anche se la nostra idea è che questa legge sia proprio da buttare. Tutta.
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24 febbraio 2004
Il libertino Carrère sul TGV
Facciamo un gioco di Emmanuel Carrère, più che un racconto erotico è un testo libertino. Nel quale il linguaggio, grazie alla sua stessa finzione, ricostruisce la realtà. E il fantasma, alleandosi al desiderio, si fa scrittura scenica.
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29 gennaio 2004
Procreazione assistita: tre incontri
sulla "legge crudele" (non solo per le donne)
Questa della procreazione assistita è una legge crudele (come recitava l'invito a aderire alla manifestazione di sabato scorso, voluta da molte parlamentari del centro sinistra).
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4 dicembre 2003
"Diritti" per embrioni e feti al mercato
Questa settimana si torna a discutere in Senato della (illiberale) proposta di legge sulla procreazione assistita. Un articolo di Letizia Paolozzi e due interventi di Franca Chiaromonte e Gabriella Bonacchi
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3 novembre 2003
E a me non piace il duetto Mussolini - Turco
La vicenda delle coppie di fatto ha del ridicolo. Il movimento gay ha spesso con toni molto intimiditi fatto osservare che
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17 ottobre 2003
Dove duole la scarpa dello scienziato
Welfare e biotecnologie per soli uomini
Le mail hanno il vantaggio - che tutte e tutti conosciamo - della velocità. Ma sono segnate, anche, dal difetto di arrivare ai nostri indirizzi in un numero infinito.
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8 ottobre 2003
Non torna Lassie. E' agli arresti domiciliari
"E' pericoloso?" "Eh sì, è nell'elenco delle razze". "Che cretino!" Capita spesso di sentire discorsi simili
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17 settembre 2003
Non mettete anche gli anziani in scatola
Quando, in pieno ferragosto, i vecchi escono dallombra e dalle analisi degli specialisti, devono ringraziare quel decesso collettivo che in Francia si trasforma in una vera ecatombe.
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24 agosto 2003
Ordine morale contro libertà sessuale a Parigi
Mentre lestetica e il linguaggio della quotidianità hanno fatto del sesso un ingrediente primario dellidentità parigina alla moda
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31 luglio 2003
Adriano Sofri e le Gangs of '68
Nonostante siano persone di animo gentile, linsistenza di Emanuele Macaluso o quella di Alberto Arbasino nel chiedere a Adriano Sofri che si faccia lui stesso promotore della grazia per sé, non mi convince.
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7 luglio 2003
L'omosessualità nel tempo della democrazia globale
Berlino e, una settimana dopo, Roma. Due manifestazioni (diverse, certo, quanto ai numeri :seicentomila la prima e ventimila la seconda) di orgoglio gay. Per ricordare altri tempi, altre imprese. Le imprese (e gli scontri con la polizia di New York) a Christopher Street
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3 giugno 2003
Il Dio delle donne
Sul libro di Luisa Muraro che si trascina dietro il linguaggio materno, l'intelligenza dell'amore e la differenza ragionano Franca Chiaromonte e Rosetta Stella
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10 maggio 2003
La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden
Alletà di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
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2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
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29 marzo 2003
Nudus, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
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18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
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10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan no alla guerra su una collina
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8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
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12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole lalbero/ per fare lalbero ci vuole il seme
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica lottuagenaria spot, larzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dellAids. Sono quasi ventanni che se ne parla, quasi ventanni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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Aborto, consultori, legge 40
Il punto di vista di Femminismo Libertario
PREMESSA
Il presente documento, che ci accingiamo a rendere pubblico e divulgare per quanto ci sarà possibile - e con la volontà di organizzare diversi momenti di incontro per la sua discussione con altre donne - nasce da un moto di ribellione: il gruppo cui chi scrive appartiene - Femminismo Libertario aveva aderito alla manifestazione dello scorso 14 gennaio organizzata da Usciamo dal Silenzio, ma da una posizione critica - espressa e ribadita in assemblea e nel Forum rispetto allimpostazione difensivista sulla legge 194.
Dal 1975 al 1982 ho preso parte attiva in prima persona a tutte le fasi che precedono e seguono quella legge, avendo militato nel Movimento di Liberazione della Donna e coadiuvato il C.I.S.A. (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto) nel percorso politico che andò dalle autodenunce per procurato aborto alla raccolta di firme per la sua depenalizzazione, fino alla reazione consumatasi in ambito parlamentare con il varo della 194 e ai due referendum contrapposti del 1981. Sulla scorta di quella esperienza, insieme a Vanna Perego, nuovamente compagna di strada e allora attivista nel C.I.S.A. , che qui ringrazio per il prezioso contributo, ho cercato di ripercorrere con le compagne di Femminismo Libertario le tappe di quella stagione per poter meglio affrontare lattualità.
Che quella fosse una pessima legge, e che il suo funzionamento (oggi da più parti sbandierato) sia dipeso da una sostanziale non applicazione letterale, son cose, queste, di cui siamo tuttora convinte .
Ci è parsa quindi inquietante londata di richieste di una sua piena applicazione (si badi bene: sia dal fronte abortista che da quello antiabortista), e urgente lesigenza di ricompattare quella consapevolezza che le donne certamente avevano avuto quando affermavano che nessuna legge avrebbero accettato sul proprio corpo.
Limpressione è quella che, in particolare le nuove generazioni di donne, questa legge non labbiano letta: siamo convinte che sia necessario leggerla (o ri-leggerla), e conoscerne la storia; e questo è linvito che ci sentiamo di rivolgere a tutte le donne che incontreremo.
Lintento di questa analisi è pertanto quello di fornire uno strumento comune, una base minima per tracciare un percorso diretto a valutare insieme lopportunità e la praticabilità di azioni politiche in ordine alle leggi di cui si tratta.
Lo sforzo sarà quello di limitare il più possibile lo spazio delle opinioni, per privilegiare invece quello riservato a una successione coerente di eventi storici e citazioni testuali documentati o documentabili, evitando al massimo possibili interpretabilità.
Leccezione che mi consentirò sarà relativa alla sottolineatura di quanto gli elementi di tale successione possano far emergere per deduzione logica.
Infine: il senso conferito a questo lavoro anche per il suo carattere grossolanamente riassuntivo esula decisamente dallaccademismo ed è innanzitutto quello di mostrare quanto le Leggi siano indicatori che consentono di guardare, cercandone la coerenza e il senso, agli accadimenti storici in chiave politica: in particolare le tre leggi prese in esame sono indicatori di una vicenda che si dipana nellarco di 30 anni, e in qualche modo sono il riscontro della risposta reazionaria alla rivoluzione femminista. Si tratta di un percorso che alla luce del risvolto e del precipitato istituzionale frutto dellimpianto giuridico analizzato può mettere in evidenza lovvietà consequenziale dellattuale recrudescenza del dogmatismo cattolico, nella sua pretesa di essere dirimente nelle questioni legate alle libertà individuali e nellintento di informare lo spirito del Legislatore.
Al lavoro collettivo il compito di trarre e di elaborare eventuali spunti di azione.
Il Movimento Femminista degli anni 70, la forza di rottura degli anticoncezionali.
E cosa nota quanto di rivoluzionario abbia prodotto il percorso di autodeterminazione delle donne, a partire dallaffermazione di una gestione libera e non subordinata della propria sessualità: non di sola contraccezione si parlava, ma di una messa in discussione a 360° del rapporto con il maschio e in particolare delle pratiche sessuali che relegavano le donne nel ruolo passivo/riproduttivo.
Si andava affermando anche una pratica denominata self-help (auto-aiuto), che attaccava latavico strapotere della classe medica sui corpi femminili, e specialmente quello del ginecologo: le donne del Movimento davano vita a Consultori autogestiti, avvalendosi della collaborazione di ginecologhe compagne di lotta, iniziando ad esempio ad utilizzare tra di loro lo speculum.
Questo percorso di necessità qui solo sommariamente tracciato proprio perché centrato sulla sessualità metteva in crisi e ridisegnava in maniera irreversibile i rapporti con laltro sesso.
Se è vero che la legge sui consultori, varata nel 1975, esprimeva in ogni caso una logica familistica basata su una sessualità eterodiretta, tuttavia indubitabilmente fotografava il mutamento profondo che il femminismo aveva impresso, se non altro perché la contraccezione, che liberava la sessualità femminile dalla mera sfera riproduttiva, diveniva strumento di massa promosso da una legge dello Stato, veicolando (al di là degli effetti pratici) un immaginario collettivo in radicale mutamento.
Complice la propulsione data dallaffermazione del divorzio, la centralità data dal Movimento alla sessualità determinava in generale lerompere nel pubblico di questioni private: la stampa dava sempre più frequentemente conto delle denunce che le donne iniziavano ad avere il coraggio di sporgere nei casi di stupro. Si assisteva alla mobilitazione di donne avvocato che si battevano contro linveterata impostazione data ai processi da corti giudicanti e colleghi maschi difensori degli stupratori, consistente nel teorema per il quale la donna stuprata ha in ogni caso provocato o non ha opposto adeguata resistenza.
Nascevano in tutta Italia i centri antiviolenza autogestiti, cui le donne potevano rivolgersi per avere assistenza legale o semplice ascolto e solidarietà.
Dai dati raccolti in questi centri emergeva un tasso elevatissimo di violenza domestica.
Il M.L.D. (Movimento di Liberazione della Donna) stendeva, insieme allavv. Tina Lagostena Bassi, una proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale raccoglieva 300.000 firme che consentivano la sua presentazione in Parlamento. La proposta sarebbe stata discussa assieme ad altre di iniziativa parlamentare, e si sarebbe arrivati al varo di una legge in materia di violenza sessuale: il reato di stupro cessò di essere reato contro la morale per divenire reato contro la persona, con mutate conseguenze di ordine penale e procedurale.
E in questo clima, in cui la sessualità, la maternità libera e cosciente, la gestione del proprio corpo erano istanze che si affermavano anche oltre lambito del Movimento, che venne varata nel 1975 la Legge 405 che istituiva i Consultori Familiari http://temi.provincia.milano.it/serv_soc/famiglie/normativa/1975_legge405.pdf ; questa Legge, pur con tutti i limiti più sopra evidenziati, tuttavia registrava il mutamento avvenuto nei costumi sulla spinta dellazione femminista: allart.1 si parla di maternità e paternità responsabili; si individua tra gli scopi dei consultori la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile, nel rispetto delle convinzioni etiche e dellintegrità fisica e psichica degli utenti, e ancora la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza, consigliando i metodi e i farmaci adatti a ciascun caso. Infine, per una comparazione con la 194, è utile sottolineare il contenuto dellart.3, che riporto integralmente: Il personale di consulenza e assistenza addetto ai consultori deve essere in possesso di titoli specifici in una delle seguenti discipline: medicina, psicologia, pedagogia ed assistenza sociale, nonché dellabilitazione, ove prescritta, allesercizio professionale. Vedremo in seguito quanto più laico ed avanzato sia questo articolo paragonato a quanto previsto dalla 194 circa il personale addetto.
Aborto clandestino, referendum, Legge 194, referendum del 1981.
Va detto, a proposito dellaccennata pratica del self-help adottata in veri e propri consultori autogestiti dalle donne del Movimento, che naturalmente in quel contesto si poneva anche il problema delle gravidanze indesiderate.
Come si sa il fenomeno massiccio quanto sommerso degli aborti clandestini registrava interventi praticati in cliniche private a prezzi elevatissimi per chi poteva permetterselo e, per tutte le altre, interventi praticati con decotti di prezzemolo e ferri da calza dalle cosiddette mammane, a prezzi più abbordabili ma con serissimi rischi per la vita delle donne e in ogni caso per la loro salute.
Nei consultori del Movimento si ricorreva allaiuto delle compagne ginecologhe: ovviamente, data la situazione di clandestinità, anche qui i rischi non erano indifferenti. Tuttavia le ginecologhe attive nel Movimento iniziarono a diffondere un metodo abortivo più sicuro, sia perché non richiedeva lanestesia (ed era anche, perciò, molto meno doloroso) sia perché non comportava il raschiamento, ovvero lasportazione dellovulo fecondato raschiando lendometrio con un arnese chiamato cucchiaio (il metodo usato nelle cliniche private dai cucchiai doro).
La nuova metodologia era denominata Karman, dal nome dellideatore dellapparecchiatura che consentiva di aspirare lovulo senza ledere per abrasione i tessuti dellutero.
La vastità del fenomeno degli aborti clandestini indusse il M.L.D., nel 1972, ad abbozzare una proposta di Legge per una regolamentazione. Tuttavia da un lato la più parte del Movimento era contraria a legiferare, propendendo per la totale depenalizzazione, dallaltro si era aperto con le donne dellU.D.I. (Unione Donne Italiane), perlopiù legate al PCI, un dibattito di retroguardia: lUDI sosteneva ad esempio che le donne cattoliche non sarebbero state ancora pronte per unapertura sullaborto.
Il MLD fu convinto dalle posizioni maggioritarie del Movimento, abbandonò lidea del progetto di legge e si risolse poi a supportare lazione del Partito Radicale per un referendum totalmente abrogativo della legge che perseguiva laborto come reato.
Tale azione aveva preso lavvio con la nascita, su iniziativa di Adele Faccio, del C.I.S.A. (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto): i consultori del CISA divennero il maggiore riferimento per i milioni di donne che decidevano di interrompere la gravidanza, sia perché i costi erano politici (ma anche pari a 0 se la donna non disponeva di denaro) sia perché le condizioni di sicurezza erano le più elevate possibile: metodo Karman, ginecologi più o meno politicizzati, donne che assistevano instaurando anche rapporti di solidarietà e aiuto psicologico. Lattività dei consultori CISA si estendeva allorganizzazione di viaggi in Inghilterra per gravidanze oltre il 3° mese e per le minorenni, oltrechè ad una capillare informazione sui metodi contraccettivi.
Si era creata in tutta Italia una rete di luoghi fisici in cui praticare gli aborti: al di là della clinica del dr. Giorgio Conciani di Firenze (messa a disposizione con intento dichiaratamente politico), si trattava di abitazioni private che molte donne del CISA ma anche del MLD e del Movimento in generale mettevano a disposizione periodicamente. La sottoscritta allepoca dava la propria casa due volte alla settimana, avendone adibito una stanza allo scopo: qui si trovava un lettino ginecologico e nel box veniva rimessato lapparecchio Karman .
Va da sé che eravamo in tante e in tanti a rischiare la galera, oltre alle donne che abortivano.
E, appunto, loccasione politica era quella di una azione nonviolenta che, obbligando lo Stato ad applicare una sua propria legge, ne smascherasse lingiustizia e lipocrisia portando in emersione la piaga degli aborti clandestini.
Si iniziò con le autodenunce per aborto e procurato aborto. Nulla: nessuno arrestava nessuno. Dopo unescalation di autodenunce anche da parte del CISA come intera associazione, del Partito Radicale in quanto tale, del dr. Conciani in quanto medico, lautorità costituita non potè più ignorare la cosa.
Era il gennaio1975: finirono in galera Adele Faccio, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e Giorgio Conciani.
Leco di cronaca fu vastissimo, la solidarietà popolare altrettanto e prese il via nello stesso anno la raccolta di firme per labrogazione totale della Legge (inserita nel Codice Rocco, di epoca fascista) che vietava laborto.
Questa iniziativa, che naturalmente non esauriva i temi dellampio percorso di elaborazione femminista sulla sessualità, tuttavia andava nella direzione auspicata di una totale depenalizzazione e non furono poche le donne del Movimento che presero parte attiva nella raccolta di firme. Le quali firme superarono le 500.000 prescritte per lindizione del referendum abrogativo.
Sennonché nel 1976 si sarebbero tenute le elezioni politiche e la data utile per indire il referendum sarebbe slittata di parecchio (se non erro di 2 anni).
E cosa nota che lasse DC/PCI non aveva alcuna intenzione di indire il referendum per il palese nocumento e intralcio che questo avrebbe comportato allavanzato stato dei lavori sul Compromesso Storico. (Del resto solo pochi anni prima la stessa ritrosia aveva caratterizzato latteggiamento del PCI sul divorzio).
La prima deduzione logica dai fatti esposti si innesta esattamente a questo punto: perché è a questo stadio che la cronaca dei fatti, unita alla lettura dei testi di legge, autorizza a dedurre linizio di una fase di reazione alla rivoluzione femminista.
Mentre con la legge 405 sui consultori si era verificato il recepimento in sede istituzionale delle istanze di unopinione pubblica ormai orientata dalle lotte femministe, dopo la raccolta di firme per la depenalizzazione dellaborto, se si volle evitare il referendum attraverso un disegno di legge parlamentare fu perché si temeva (anche questa volta a fronte di unopinione pubblica orientata) la vittoria dei sì; tanto più che le piazze si andavano riempiendo di donne che mettevano in guardia: nessuna legge sui nostri corpi.
E, in ogni caso, la Legge che sortì dalla mediazione parlamentare, la 194, ebbe lunico pregio (certo non indifferente) di stabilire le regole per le quali laborto non sarebbe più stato reato. Ma appunto queste regole esprimono il carattere reazionario e restauratore dellintervento statale da quel momento in avanti (il culmine sarà palesato dal testo della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita). Si allega a questo proposito lintervento di Emma Bonino alla Camera nel 1976, intervento di voto contrario al testo della 194.
Entriamo nella 194 http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/l194_78.html. Una prima osservazione sul titolo; il quale, prima di riferirsi alli.v.g., esordisce così: Norme per la tutela sociale della maternità
. Non dovrebbe apparire forzato osservare che, forse, un primissimo vizio di fondo si annida proprio in questo espediente agito da una stessa Legge che accorpa, come in una medaglia con il suo rovescio, maternità e aborto, quandanche fosse accettabile che la maternità possa essere oggetto di tutela (si spera di stampo non fascista). Ci torneremo; veniamo ora all art.1: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. Linterruzione volontaria della gravidanza di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. [
]
evitare che laborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
Questo incipit ha lo stesso sapore che avrebbe lo Statuto dei Lavoratori se si premurasse di sottolineare il valore sociale del diritto alla serrata da parte dei padroni. Ma soprattutto è linizio della sterzata: passiamo cioè da una legge dello Stato che promuove i mezzi [
] liberamente scelti dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile a una legge dello stesso Stato che promuove il valore sociale della maternità. Può piacere o meno, ma non ci si può sottrarre alla constatazione per cui lo spirito laico, non confessionale della 405 viene rimpiazzato da una formulazione tipica dello Stato Etico. Non sarebbe azzardato immaginare che le forze conservatrici (di tutto larco costituzionale), avendo dovuto obtorto collo tollerare il fatto compiuto di costumi sessuali mutati, non si sia piegata a tollerare il possibile venir meno della rappresentazione patriarcale della donna = madre, sancendone per legge il valore in assoluto.
In effetti tutto il testo di legge è improntato alla valorizzazione etica, nemmeno troppo occultata, della donna che decide di proseguire la gravidanza, a tutto scapito dellimmagine di quella che, dopo avere superato tutti i paletti previsti, decide di non volere un figlio, tanto che lo Stato le chiede di motivare la sua decisione escludendo che una donna possa in modo autodeterminato dire semplicemente non voglio un figlio.
Per lapprofondimento di tali paletti si rimanda alla lettura integrale dellart.2, il cui spirito è comunque ben riassunto al comma d), che prescrive ai consultori di contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna allinterruzione della gravidanza (si noti che luso del condizionale prefigura già la Donna qualunque donna bisognosa di tutela e incoraggiamento unidirezionale, nella sua supposta e presunta incapacità costitutiva di decisione. In ogni caso non è dato conoscere come si contribuirebbe a far superare le cause che potrebbero
: soldi? psicofarmaci? Sensi di colpa?).
La stessa cosa viene ribadita allart.5: Il consultorio e la struttura socio sanitaria [
] hanno il compito in ogni caso [
] di esaminare [
] le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero allinterruzione della gravidanza, [
], di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza che dopo il parto [
].
Anche al medico, più sotto nello stesso articolo, è prescritto il compito di informare la donna sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può far ricorso. Già fin qui è evidente lo stampo dissuasivo del testo: teniamo presente sin dora (servirà poi) lo scenario che si proporrebbe qualora anche il poco che abbiamo esaminato dovesse essere attivato per la richiesta di una piena applicazione.
Ma se questo non bastasse, lo stesso art.5 prescrive altri tentativi atti a scongiurare la decisione finale che non dovesse essere quella della prosecuzione della gravidanza: il medico infatti valuta con la donna [
] le circostanze che la determinano a chiedere linterruzione della gravidanza. A questo punto la donna esce dalla scena decisionale già angusta, perché il carattere di urgenza non può essere ravvisato dalla donna stessa, e nemmeno insieme alla donna stessa come per tutto il resto; no: arbitro per lurgenza è solo il medico. Il quale verrebbe fatto di pensare: con le spalle al muro! -, se non ravvisa lurgenza, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui allart.4 (problemi economici, psicologici, fisici ecc.), [
] la invita a soprassedere per 7 giorni. Trascorso il biblico termine di 7 giorni lintervento potrà finalmente essere richiesto e, obiezione di coscienza permettendo, aver luogo.
Torneremo alla fine sulla parte dellart.2 che fa riferimento al volontariato nei consultori per i fini previsti dalla legge.
Ma attenzione fin dora: i fini previsti dalla legge sono ben dettagliati dallintero articolo, che non fa minimamente riferimento alli.v.g., della quale si inizia a parlare solo allart.4, in un totale di 6 righe che definiscono lambito temporale in cui è consentita e i motivi per cui è richiesta ed in base ai quali è ritenuta lecita.
Dellart. 5 si è detto.
Se ne riparla allart.6 in termini di aborto terapeutico, regolamentato dalle procedure previste allart.7.
Lart.8 stabilisce quali siano le strutture abilitate agli interventi, procedure e termini dellabilitazione, ma soprattutto occulta proditoriamente la possibilità reale di obiezione di coscienza di unintera struttura ospedaliera. Lobiezione di coscienza è loggetto dellart.9, e se è vero che, tra laltro, si legge: gli enti e le case di cura autorizzati sono tenuti in ogni caso a garantire leffettuazione degli interventi richiesti
, occorre tornare allart.8 e leggere: Gli interventi possono altresì essere praticati presso gli ospedali pubblici specializzati, gli istituti ed enti di cui a [
], sempre che i rispettivi organi di gestione ne facciano richiesta. Come accaduto e accade, se lente ospedaliero non ne fa richiesta in quanto lorgano di gestione è formato da obiettori, in quellente non si praticano interventi punto e basta.
Dal punto di vista della fruibilità del servizio restano da salvare gli artt. 14 e 15, che prevedono la promozione della formazione del personale da parte delle Regioni, con un apprezzabile riferimento alle tecniche più moderne, più rispettose dellintegrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per linterruzione della gravidanza.
Tutto il resto del testo attiene a questioni burocratiche, allentità delle pene per i trasgressori e ai casi relativi alle minorenni (per cui varrebbe la pena di aprire un capitolo a parte
) e le interdette per infermità mentale.
Insomma: una legge che si pretenderebbe essere (con evidente falso storico) una conquista delle donne in tema di aborto, di fatto si palesa, a chiunque si voglia prendere la briga di leggerla, come lo specchio di un atteggiamento culturale che veicola come positivo assoluto il ruolo di madre e come assoluto negativo il momento decisionale di una donna che non vuole una gravidanza: allo scopo la legge prescrive norme comportamentali del personale medico e paramedico, rafforzando questo esercito della salvezza con la possibile immissione del volontariato a tutela della maternità e del concepito (si passa dun balzo dallautodeterminazione alla tutela) e, per altro verso, contrasta in ogni modo la decisione di interruzione della gravidanza, che pure dovrebbe essere oggetto della legge medesima.
Torniamo alla questione, di particolare attualità (sollevata grazie allo zelo dellex Ministro Storace, apripista del Movimento per la Vita), dellutilizzo del volontariato nei consultori pubblici.
Con riferimento agli allegati che riportano lintervento del Collettivo Donne Diritto di Milano, si nota che anche giuriste politicamente orientate non certo in senso antiaborista, dopo aver in qualche modo misconosciuto lintento dissuasivo dellart.2, addirittura valorizzano la formulazione riferita al volontariato, per piegarla ad una interpretazione perlomeno curiosa, quando sostengono che: lart.2 prevede la possibilità di collaborazione volontaria di idonee formazione sociali di base e del volontariato, con riferimento allaiuto alla maternità difficile dopo la nascita, escludendo così i volontari dalla delicata fase decisionale (il grassetto è mio).
Rileggiamo però il passo della legge in questione: i consultori possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.
Ora: i fini previsti dalla legge li abbiamo visti; il volontariato deve essere idoneo (si suppone idoneo ai fini) e lavverbio anche non limita affatto, anzi amplia lintervento del volontariato. Anche volendo propendere per una interpretazione addomesticata del passo, è però lecito supporre che, in presenza di una decisa volontà politica al riguardo, attivata al momento opportuno, il testo di legge, richiesto di piena applicazione, supporti, anziché scoraggiare, la legittimità della richiesta del Movimento per la Vita.
Ci si trova poi di fronte alla bizzarria per cui di fatto si ventila la pretesa applicazione di spezzoni di una stessa legge ritenuti buoni per sperare che altri, ritenuti cattivi, seguitino a non venire applicati; e sarebbe una ben strana concezione della legalità quella che prevedesse, da parte di entrambi i contendenti, la possibilità di una cernita ad usum delphini degli articoli da applicare.
Sorprende che questo si intravveda nellimpostazione delle difensiviste.
Comunque la si voglia mettere, la legge prevede, eccome, la presenza del volontariato nei consultori, che infatti è invocata dal Movimento per la Vita. Non solo: si può evincere dallallegato prodotto quanta parte della legge venga chiamata a supportare le richieste e le proposte di Carlo Casini.
E qui veniamo al nodo centrale dellintera questione: se, per ottenere effetti diametralmente opposti, due parti contendenti chiedono la piena applicazione di una medesima legge, qualcosa non quadra; qualcuno non ha debitamente valutato le conseguenze della piena applicazione.
E, in effetti, se si guarda allintera vicenda alla luce dei testi esaminati, dovrebbe risultare chiaro che, non potendosi esporre al rischio di una sconfitta con la proposta dellabrogazione della 194 e il ripristino del reato daborto, il fronte antiaborista cerca - e trova - il miglior alleato proprio nel testo della 194 applicato alla lettera, salvo tornare al braccio di ferro tra i contendenti circa gli articoli su cui far leva (e va da sé che non sono i medesimi).
Per conseguenza è una svista quella di chi afferma che la 194 sarebbe attaccata, magari attraverso il trucco della modifica della 405: lobiettivo antiaborista è, viceversa, perseguibile attaccando la 405 attraverso il supporto di gran parte della 194 così comè e proprio per così comè.
Nella 405 infatti non si parla di volontariato e laccento è posto sui requisiti di professionalità del personale addetto ai consultori, mentre la 194 parla di idonee formazioni sociali di base e del volontariato senza nemmeno menzionare requisiti di professionalità.
Che limpianto della 194 sia assolutamente funzionale agli intenti del fronte antiaborista, che difatti ne chiede (e non certo per finta) la letterale applicazione, è messo bene in luce dallarticolo di Ida Dominijanni sul Manifesto del 17.1, anchesso allegato.
Solo per inciso occorre ricordare che nel 1981 fu indetto un doppio referendum parzialmente abrogativo della 194: uno del Movimento per la Vita in senso restrittivo (avrebbe in sostanza lasciato solo laborto terapeutico) e uno del Partito Radicale, che avrebbe scarnificato la legge, epurandola innanzitutto dallart.1 (di stampo etico), ma in generale da tutta la struttura dissuasiva degli articoli 2 e 5, oltrechè dalle restrizioni dellart.4 e dal trucco nascosto allart.8 sullobiezione di coscienza.
Vinse il doppio no: entrambe le proposte vennero respinte e la 194 rimase intatta, proprio così come era stata partorita dal connubio DC/PCI. Curioso: la Sinistra istituzionale, la stessa che a suo tempo aveva fatto di tutto per scongiurare il successo divorzista, e già avvezza al corteggiamento dellelettorato cattolico, era riuscita nellintento di egemonizzare ogni questione femminile. Malaccorte in questo senso, le donne in piazza, le stesse che avevano aborrito quella legge, gridavano ora giù le mani dalla 194! Il PCI aveva riportato sotto la sua ala la maggior parte del Movimento, che non aveva colto loccasione per rendere la legge più avanzata e meno eticista. Largomento a favore del no al quesito referendario radicale era quello per cui li.v.g. avrebbe poi potuto essere praticata anche nelle strutture private.
Mi limito ad osservare due cose: nelle strutture private si continua a poter partorire (cosiccome a poter usufruire di ogni altra prestazione), senza che questo comporti il venir meno da parte dello Stato dellobbligo di fornire il servizio sanitario; inoltre limitare al servizio pubblico proprio li.v.g. significa di fatto consegnare al controllo statale il corpo delle donne (così come in precedenza denunciato dal Movimento femminista): lo Stato monopolista mi dirà mi dice come, se, quando e per quali motivi posso abortire.
Forse quel doppio no fu un errore, ma qui siamo davvero nellambito delle opinioni che mi riproponevo di evitare.
Quel che ci fa tornare ai fatti storici è che in ogni caso da lì ebbe origine, anche e soprattutto tra le donne, il filone difensivista e mi permetto di dire totemista sulla 194, che fece piazza pulita delle originarie istanze femministe, le quali chissà potrebbero, magari con profitto, uscire dal silenzio.
Il culmine della reazione: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
E cosa recente e nota. In questa sede non cè spazio per largomento, pur rilevantissimo, della ricerca scientifica.
Il cenno indispensabile è quello riferito al trait dunion tra lart.1 della 194 (la tutela della vita umana fin dal suo inizio) e la new entry tra le figure giuridiche, inaugurata dalla legge 40: lembrione.
Essendo lintento quello di evidenziare la sequenza, scandita dalle leggi, che da una rivoluzione di stampo laico e libertario porta alla reazione di stampo restauratore, ci si limita qui a constatare innanzitutto lassurdo giuridico generato dalla legge 40: lembrione gode di diritti primari e prevalenti rispetto alla possibile futura madre quando si trova ancora allesterno dellutero di questa; perde in un sol colpo tali diritti una volta inoculato, potendo essere abortito, per ritrovarsi di nuovo titolare di diritti una volta fattosi neonato e uscito dal contenitore.
Conclusioni
Per come sono andati i fatti storici scanditi dalla sequenza delle leggi 405, 194 e 40 sembrerebbe di assistere alla messa in scena (drammatica quando non tragica) di una contesa a colpi di leggi tra Stato/Chiesa e Donna (i primi non contemplano le seconde), contesa che in ogni caso ha per oggetto, in un crescendo di contorsioni giuridiche, il corpo femminile e la sessualità, quasi simbolici detentori del potere di vita e di morte.
Che la sessualità sia stata in qualche modo liberata dal vincolo procreativo allinterno del matrimonio, e che questa liberazione abbia trovato un riscontro giuridico nella legge 405, tutto questo sembra aver prodotto un rigurgito reazionario, il cui riscontro giuridico è evidente nelle leggi successive, che penalizzano scelte di libertà sia nel caso in cui una donna non desideri la maternità sia nel caso esattamente contrario.
Si potrebbe terminare domandando se sia proprio frutto di arbitraria opinione concludere sinteticamente che:
a) quella che in realtà andrebbe difesa è la legge 405, semmai mirando ad ampliare esplicitamente le funzioni dei consultori: luso del profilattico, ad esempio, non è necessariamente funzionale alla contraccezione ma anche a garantire rapporti protetti, esistendo con auspicabile pari dignità diverse forme di sessualità (omosessualità, lesbismo, transessualità), e posto quindi che la salute sessuale è diritto di chiunque.
b) la legge 194 non è un totem, proprio perché è di stampo reazionario. La sua formulazione non è lunica possibile per fronteggiare la clandestinità dellaborto e lintervento che interrompe la gravidanza può (dovrebbe?
) essere compreso nel novero di ogni altro intervento garantito dalla sanità, pubblica e privata, senza che lo Stato abbia il monopolio degli aborti dettando persino i principi morali cui attenersi e con ciò stesso divenendo, come si è visto, Stato Etico.
c) la legge 40 può essere smantellata: il referendum non è stato perso, ma stravinto da un quorum per legge insufficiente. Se la legge referendaria non avesse previsto il quorum (ovvero se anche lo avesse ridimensionato), come in altri Paesi, non ci sarebbe stata alcuna campagna astensionista: i no si sarebbero, in un dibattito limpido, confrontati con i sì. E la campagna astensionista dice che il numero presumibile di quei sì faceva paura.
Per tutto questo, certo, occorrerebbe la capacità politica di individuare il momento propizio, per il quale possiamo ancora prenderci un po di tempo (speriamo
), prima che alla prossima folata di vento favorevole altri non provveda ad assestare nuovi colpi proprio con laiuto offerto dal contenuto formale e sostanziale della 194.
Così come sarebbe fondamentale che le donne ripercorressero con serenità di giudizio la propria storia, che è portatrice di un patrimonio di cui riappropriarsi.
Solo allora si potrebbe iniziare ad andare oltre facili slogans difensivisti quanto improduttivi, e cercare assieme strategie e possibili alleanze per tornare ad imporre le istanze irrinunciabili di una libertà autentica a livello anche istituzionale perché è lì che, piaccia o meno, concretamente vengono messe in gioco lesistenza e la dignità dei singoli e delle singole, è lì che, in assenza di interazioni, possono prodursi conseguenze pesanti per tutti e per tutte.
Pensarsi organizzate nella costruzione dei presupposti di unazione politica volta a cambiare la qualità del tessuto istituzionale non significa affatto differenziarsi strategicamente da chi penso agli interventi di Lea Meandri e molte altre ravvisa la necessità di tornare a rendere centrale il dibattito sulla sessualità: significa semmai aggiungere alla ricchezza delle ri-elaborazioni un piano ulteriore di riflessione circa la possibilità e la natura del rapporto con le istituzioni.
Questo lavoro ha pertanto anche la pretesa certo immodesta di riaprire, sul binario della possibilità di un tale rapporto, un dibattito troppo presto esauritosi nel pantano di logiche approssimative e, peggio, nelloblio delle origini di un pensiero forte.
Tiziana Garlato Femminismo Libertario
femminismolibertario@libero.it
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