anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
20 febbraio 2007
Corpi, parole e attività funebri
La notizia era forte, di quelle che rovesciano le coscienze: “Obbligata ad abortire a tredici anni”
San Valentino e l'amore debole
Se leggete una frase come questa: “Da quando ci sei tu, le mie giornate hanno il colore dei tuoi occhi…”,
Questioni di famiglia
“Ma che rapporto ho io con il figlio naturale di mio fratello?”: mi era sfuggita questa battuta
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19 gennaio 2007
La bellezza regale di Lucia
tra i bambini proletari di Montesanto
Lucia Mastrodomenico fu femminista.
Napoletana, mai reticente, diffidente però rispetto ai partiti politici tradizionali della sinistra. Proprio perché insofferente rispetto all’esclusione storica della cittadinanza femminile.
Luisa Muraro e Wanda Tommasi ricordano Angela Putino.
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19 dicembre 2006
Il bambino ha bisogno di mamma e papà
ma l'amore può fare la differenza?
Generalmente, il segretario dei Diesse, Piero Fassino evita le posizioni acuminate.

Il patto di amore delle mogli
Si è detto tanto, e spesso con saggezza, su Piergiorgio Welby, la sua sofferenza e la tenacia della sua lotta per morire.
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20 novembre 2006
Tre religioni e "la parata dell'abominio"
Fare il gay pride a Gerusalemme è come stappare una bottiglia di champagne in faccia a un terremotato che sta rimuovendo le macerie della sua casa?

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14 novembre 2006
Contro l’affido
L’ultima notizia in materia riguarda la scelta del governo bielorusso di bloccare le vacanze natalizie che i bambini di quel paese vengono a trascorrere in Italia. I

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3 novembre 2006

Il velo è anche seduzione e differenza
Ma la politica pasticciona non lo vede

Si è riacceso il dibattito sul significato del velo islamico e su eventuali leggi per normarne l'uso. Interventi di Bia Sarasini, Franca Fossati, e di una lettrice che ci scrive: indosso il velo, ma mi batto per la libertà e i diritti delle donne.
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13 ottobre 2006
Ma il mercato del sesso è sempre coatto
“Questa notte, intorno alle 2, stazionando sul marciapiede, un’auto di pattuglia dei carabinieri, scorgendomi, si è catapultata verso di me.
La giustizia del cuore
e quella della legge
Chissà se la casa-famiglia dove è stata portata Maria, la bambina bielorussa contesa (che in realtà si chiama Vika), assomiglia a quel lager di miseria e squallore
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13 settembre 2006
Sulla Ru 486 un confronto impossibile
Questa rubrica è uscita su "Europa" del 13 settembre 2006
In Francia l’aborto chimico, ottenuto con la pillola Ru 486, senza ricovero ospedaliero, ma sotto controllo medico, è scelto da un numero crescente di donne.
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3 agosto 2006
La favola dell'"aborto facile"
Chi sta dalla parte della parola femminile
Documentazione ampia; scelta esplicita di stare dalla parte delle donne. Questo mi sono detta leggendo “La favola dell’aborto facile. Mito e realtà della pillola Ru486“ , il libro di Assuntina Morresi e Eugenia Roccella.
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21 luglio 2006
I pacs, e la voglia matta
di una "famiglia normale"
“Ma pure, sarete una zitella! E ciò è così terribile!“
“Non importa, Harriet, non sarò una povera vecchia zitella ed è solo la povertà che rende il celibato spregevole agli occhi d’un pubblico generoso!“
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15 luglio 2006
Se fossi la sorella di Zidane?
Non andrei troppo fiera di lui
Se io fossi la sorella di Zidane, ringrazierei mio fratello che ha dato una testata a Materazzi per difendere il suo e poi, immagino, anche il mio onore?


Il mondo tra i piedi. di Franca Fossati
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21 giugno 2006
Aborto, consultori, legge 40
Il punto di vista di Femminismo Libertario
Il presente documento, che ci accingiamo a rendere pubblico e divulgare per quanto ci sarà possibile - e con la volontà di organizzare diversi momenti di incontro per la sua discussione con altre donne - nasce da un moto di ribellione
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6 febbraio 2006
I Pacs, introduzione alla famiglia.
Perchè la Chiesa li teme tanto?
Io la voglia del vestito bianco lungo - pur senza velo - e del bouquet di fiorellini azzurri me la sono cavata. Sarà per questo che considero il matrimonio un istituto antico
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10 febbraio 2006
Prendersi cura della morte, al di là del diritto
Questo testo è stato pubblicato su "Le nuove ragioni del socialismo"
Ogni vita ha una sua storia. Esperienza singolare delle relazioni che ognuno di noi intrattiene con il mondo. Ma come vorremmo che si concludesse quest’esperienza?

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30 gennaio 2006
La differenza incerta di Benedetto XVI
Rosetta Stella, in dialogo sul Foglio con Vattimo e Buttiglione, ha detto dell’enciclica “Deus caritas est” che per profondità e chiarezza ricorda un concerto di Mozart .

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14 gennaio 2006
Una "teologia fatta in casa"
contro gli eccessi clericali e laicisti
Chissà se si può trovare un modo diverso di discutere di laicità e religione, di fede e ateismo
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8 dicembre 2005
Una speranza per la donna con il volto nuovo
Questo articolo è stato pubblicato anche sul Foglio
Una donna di Vincennes a cui un cane ha morsicato via mezza faccia: labbra, mento, parte del naso
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19 settembre 2005
Che sconcerto! Noi femministe
consigliamo alle ragazze di far figli
Voglio anch’io contribuire allo sconcerto che pare suscitato dal fatto che donne di sinistra, femministe e per di più convinte che la legge 40 avrebbe dovuto essere abolita
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26 luglio 2005
Il referendum perso ci riporta indietro?
Devo farmi un esame di coscienza...
di Letizia Paolozzi
Bisognerà discutere, nel femminismo, ma anche con quegli uomini che considerano interessante e utile il pensiero delle donne, se il risultato del referendum sulla legge 40 non ci riporti indietro.
Sull'aborto mi hanno "tradita" i più vicini
di Franca Fossati
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25 giugno 2005
Femministe prima e dopo il referendum. Un'associazione per ripensare la laicità
Dea ha partecipato con convinzione (per il "sì") alla battaglia referendaria, ospitando anche posizioni diverse. Riprendiamo il confronto dopo la sconfitta del referendum riproponendo articoli di Lea Melandri e Bia Sarasini pubblicati in questi giorni, e il testo base di una iniziativa per un aggiornamento delle ragioni del laicismo.
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12 aprile 2005
Il papa che avversava la modernità
e amava il "genio femminile"

di Bia Sarasini

I funerali del Novecento
di Lanfranco Caminiti

Ombre di Dio nelle caverne
di Bartleby
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28 marzo 2005
Morire: di chi è Terri Schiavo?
Di chi è Terri Schiavo? Del marito, dei genitori e fratelli, dello Stato, della legge? Oppure di Dio?
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8 dicembre 2004
Vedere e sapere, oltre il velo
Dialoghi tra un filosofo e alcune donne

Una donna, Hélène Cixous, scrive un racconto poetico su una donna – lei stessa – che guarisce improvvisamente dalla sua forte miopia grazie a una operazione chirurgica
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4 novembre 2004
Triangolo imperfetto
The dreamers, l’ultimo bellissimo film di Bernardo Bertolucci, racconta il ’68 parigino attraverso il triangolo amoroso di un fratello, una sorella e un amico comune.

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4 agosto 2004
DeA: perchè siamo per abrogare
totalmente la "legge crudele"
Abbiamo firmato per l’abrogazione totale della legge sulla procreazione assistita.
Non ci opporremo tuttavia ai quesiti referendari “parzialmente abrogativi“ anche se la nostra idea è che questa legge sia proprio da buttare. Tutta.
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24 febbraio 2004
Il libertino Carrère sul TGV
“Facciamo un gioco“ di Emmanuel Carrère, più che un racconto erotico è un testo libertino. Nel quale il linguaggio, grazie alla sua stessa finzione, ricostruisce la realtà. E il fantasma, alleandosi al desiderio, si fa scrittura scenica.
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29 gennaio 2004
Procreazione assistita: tre incontri
sulla "legge crudele" (non solo per le donne)

Questa della procreazione assistita è una legge crudele (come recitava l'invito a aderire alla manifestazione di sabato scorso, voluta da molte parlamentari del centro sinistra).
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4 dicembre 2003
"Diritti" per embrioni e feti al mercato
Questa settimana si torna a discutere in Senato della (illiberale) proposta di legge sulla procreazione assistita. Un articolo di Letizia Paolozzi e due interventi di Franca Chiaromonte e Gabriella Bonacchi
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3 novembre 2003
E a me non piace il duetto Mussolini - Turco
La vicenda delle coppie di fatto ha del ridicolo. Il movimento gay ha – spesso con toni molto intimiditi – fatto osservare che
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17 ottobre 2003
Dove duole la scarpa dello scienziato
Welfare e biotecnologie per soli uomini
Le mail hanno il vantaggio - che tutte e tutti conosciamo - della velocità. Ma sono segnate, anche, dal difetto di arrivare ai nostri indirizzi in un numero infinito.

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8 ottobre 2003
Non torna Lassie. E' agli arresti domiciliari
"E' pericoloso?" "Eh sì, è nell'elenco delle razze". "Che cretino!" Capita spesso di sentire discorsi simili

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17 settembre 2003
Non mettete anche gli anziani in scatola
Quando, in pieno ferragosto, i vecchi escono dall’ombra e dalle analisi degli specialisti, devono “ringraziare“ quel decesso collettivo che in Francia si trasforma in una vera ecatombe.
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24 agosto 2003
Ordine morale contro libertà sessuale a Parigi
Mentre l’estetica e il linguaggio della quotidianità hanno fatto del sesso un ingrediente primario dell’identità parigina alla moda
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31 luglio 2003
Adriano Sofri e le “ Gangs of '68 “
Nonostante siano persone di animo gentile, l’insistenza di Emanuele Macaluso o quella di Alberto Arbasino nel chiedere a Adriano Sofri che si faccia lui stesso promotore della grazia per sé, non mi convince.
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7 luglio 2003
L'omosessualità nel tempo della democrazia globale
Berlino e, una settimana dopo, Roma. Due manifestazioni (diverse, certo, quanto ai numeri :seicentomila la prima e ventimila la seconda) di orgoglio gay. Per ricordare altri tempi, altre imprese. Le imprese (e gli scontri con la polizia di New York) a Christopher Street
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3 giugno 2003
Il Dio delle donne
Sul libro di Luisa Muraro che si trascina dietro il linguaggio materno, l'intelligenza dell'amore e la differenza ragionano Franca Chiaromonte e Rosetta Stella
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10 maggio 2003

La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden
All’età di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
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2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
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29 marzo 2003
“Nudus“, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
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18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
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10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina
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8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
> continua

12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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> 3 marzo 2007


In verità vi Dico:
sperimentiamo altre strade

Chi cosa Il re Alessandro con chi con cosa con la spada/ taglia chi cosa il nodo gordiano./ Non era venuto in mente a chi a cosa a nessuno“. Cito dalla poesia Lezione (in “Sale“, libri Scheiwiller) della Szymborska.
Per favore, anche noi evitiamo di tagliare il nodo gordiano. E a Campo dei Fiori dove, il 10 marzo, l’Arcigay invita a manifestare “per dare la sveglia al governo“, scoraggiamo, se è possibile, gli attacchi anticlericali.
Però non so se sarà possibile. Dato lo sfinimento che produce questa vicenda della regolamentazione delle unioni di fatto.
Pare che Romano Prodi abbia tentato, nel discorso al Senato per la fiducia, di depoliticizzare i Dico. Dubito che ci sia riuscito. Secondo alcuni, i Dico non sono una priorità ma un errore da parte di chi ha voluto mettere troppa carne al fuoco. Secondo altri, il disegno di legge rappresenta una mediazione troppo debole. Addirittura offensiva. Benedetto XVI ripete quasi ogni giorno che gli “attentati“ alla famiglia vanno fermati. Molti parlamentari, a destra e nel centrosinistra, esibiscono la loro vicinanza alle posizioni del Vaticano sui temi eticamente sensibili. Contro i Dico. D’altronde, la Chiesa si muove come se considerasse l’Italia “terra di missione“. I commentatori, i giornalisti sembrano medusizzati dalla “sinistra radicale“ e dai suoi temi di lotta (e di governo): Previdenza, Afghanistan, Vicenza, ma poco si preoccupano dei tambureggianti messaggi che arrivano da Oltretevere.
Perciò io mi sono convinta che, invece di sfinirsi chiedendo allo Stato, alla Previdenza, ai partiti del centrosinistra (tenuto conto delle differenze al loro interno), ai liberal come l’ex ministro Martino oppure a Biondi, di spingere per l’approvazione dei Dico (il 6 di marzo riprende in Commissione Giustizia al Senato l’esame del ddl di Palazzo Chigi e degli altri otto), che non si sa se mai vedranno la luce, sarebbe più interessante, anche seguendo il parere di amiche giuriste, sperimentare altre strade.
I difensori dei diritti e del loro ottenimento tramite leggi, mi obiettano: se una norma mi vieta di visitare il mio compagno malato di Aids in ospedale che faccio? Gli rispondo che, per mia, personale esperienza, di fronte al dolore e ai bisogni di chi è ricoverato, generalmente la legge si allenta. In ospedale capita che si indeboliscano le pregiudiziali legate a vincoli matrimoniali; la tipologia delle relazioni diventa meno prescrittiva.
Semmai i problemi nascono quando i familiari dei ricoverati escludono che il compagno o la compagna “non legalizzati”, esercitino il proprio diritto all’affetto.
Fortunatamente, tante persone sono laiche e usano il buon senso molto più di quanto si immagini. Il paradosso è che il riconoscimento dei diritti delle “coppie di fatto”, è praticato (anche per via dell’insufficienza di personale) negli ospedali, mentre nei piani “alti” della politica e della gerarchia ecclesiale, il tempo si è fermato a prima della scoperta dell’Aids.
Se poi i familiari dei ricoverati pongono un discrimine, ovvio che i medici si attengano al rispetto della legge. Forse una circolare da parte del ministro della Salute potrebbe indicare una risposta più flessibile.
Quanto all’eredità, la legittima spetta alla famiglia in linea verticale e al coniuge. Tuttavia una quota, con il testamento, può essere destinata a chi si vuole. Il guaio è che a noi italiani, per allontanare il discorso sulla morte, non piace il testamento. Non lo fa quasi nessuno.
Per il contratto di locazione già adesso alcuni enti prevedono che venga trasferito nella convivenza more uxorio. Le cooperative chiedono due anni di convivenza; nei Dico gli anni sarebbero nove.
Sono troppo sbrigativa? Il mio timore è che non si esca da una situazione melmosa insistendo su una legge, sulla benevolenza del governo, sulla protezione dello Stato. Anche perché le coppie di fatto eterosessuali non hanno mai organizzato un comitato, un’associazione, un gruppo di pressione. La battaglia per i diritti è stata delegata ai gay. E i gay, nonostante tutti gli sproloqui sul loro essere una lobby, subiscono ancora troppe discriminazioni perché ad ascoltarli sia il nostro ceto politico. Eppure, le coppie di fatto (eterosessuali) aumentano in maniera costante. L’uomo e la donna che hanno deciso di non sposarsi, hanno preso questa decisione in nome della libertà. Tuttavia, dopo un tempo assai lungo di complicazioni burocratiche e la sensazione che i diritti non arriveranno mai, spesso quella stessa coppia finisce davanti al sindaco per celebrare un matrimonio civile. C’è di mezzo la reversibilità della pensione?
Sul serio ci si sposa per questo o c’è dietro un motivo più profondo? D’altronde, quando si pronuncia la parola Matrimonio, il riferimento è sempre al modo in cui lo concepisce la Chiesa. Legato al diritto naturale e all’istituto della filiazione: padre-madre-bambino.
Anche se basta leggere le cifre dell’Istat per capire che sul matrimonio plana una nuvola nera. Nel 2005 se ne sono celebrati 250.000. Nel ’72, furono 419.000. Ottantamila sono oggi le separazioni; 45.000 i divorzi. L’ottanta per cento delle separazioni viene chiesto dalle donne; sono gli uomini, all’ottanta per cento a chiedere il divorzio. In Usa le single, vedove o divorziate che vivono da sole hanno superati i maschi. Azzardo un’ipotesi: lei, dopo aver convolato a giuste nozze una prima volta, non ne vuole più sapere. Lui, al contrario, non può stare da solo. Ma la mia spiegazione, lo ammetto, può essere rovesciata: lei non trova un nuovo pretendente; lui ha a disposizione una serie di fanciulle in fiore.
Comunque, il matrimonio che andrebbe svuotato di importanza, resta al centro di un contenzioso complicato nel quale gli omosessuali cercano una legittimazione mentre la coppia di giovani ha paura di andare a vivere insieme. Al primo ostacolo il legame si rompe e via, ognuno per sè.
Di fronte a un paesaggio tanto contradditorio, io non pretenderei la quadratura del cerchio ma proverei a costruire (appoggiandomi alle associazioni omosessuali) patti, accordi, convenzioni, compromessi fuori dalle aule del Parlamento. Così si eviterebbero le guerre ideologiche e, contemporaneamente, gli accordi al ribasso. D’altronde, se non si iscrive sul piano simbolico e dunque nella legge, la presenza di coppie dello stesso sesso, il lavoro (quel lavoro di cui scrive Franca Fossati nella sua rubrica), anche senza “l’aiuto“ del nostro ceto politico, sarà stato quasi inutile. Come ha dimostrato molti anni fa la Libreria delle donne di Milano in “Non credere di avere dei diritti“.

Letizia Paolozzi




Alla fiera dei Dico

Questa rubrica è uscita su Europa del 28 febbraio 2007

“La saga dei Dico –scrive Maria Laura Rodotà su Io donna- ha sdoganato punti di vista irrispettosi verso la vita personale e sociale, e verso i sentimenti più profondi di molta gente”. Per esempio? “Noi madri singole, bombardate da proclami sulla famiglia ‘composta solo da un uomo e una donna che hanno contratto matrimonio e dai loro figli’… siamo delle poverette o, peggio, i nostri figli sono dei disgraziati”. Per esempio? Andrea e Davide che vivono insieme da sette anni con la madre di Andrea, malata di Alzheimer (L’Unità, 27/2) qualora legittimassero la loro vita in comune sarebbero responsabili di infliggere una “ferita grave all’istituto familiare”. Gli offesi sono tanti, sono persone vere che ci vivono accanto. Siamo noi, testimoni di “un capitolo della storia patriarcale che sta scomparendo, quali che siano le regressioni e i sussulti che osserviamo” (Luce Irigaray, www.libreriadelledonne.it).
La saga dei Dico continua a fare confusione. Basti pensare ad Andreotti che ha votato contro la politica estera di D’Alema, pur condividendola, per opporsi alle unioni omosessuali (Corriere della sera, 26/2). Un voto, quello di Andreotti contro il governo, considerato dalla senatrice Binetti “una mano inaspettata” del Padreterno per affossare il famigerato disegno di legge (La Stampa, 24/2). Ma, estirpati i Dico, sia Binetti che Andreotti diranno si al governo. Forse. Se la ministra Pollastrini smetterà di parlare delle coppie di fatto (Il Giornale, 27/2).
Ai Dico poi sarebbero attaccate un mucchio di altre cose tremende. Quali la procreazione artificiale, le diagnosi pre-natale e pre-impianto e l’eugenetica, l’eutanasia, l’aborto, la scienza e la tecnica tout court, il multiculturalismo, il terrorismo jihadista e, per qualcuno, anche le brigate rosse e il partito olandese dei pedofili. Insomma, sodoma, gomorra e oltre.
Il minestrone di pericoli e di attacchi alla vita denunciato un giorno sì e l’altro pure a piazza san Pietro e a piazza Montecitorio è davvero infernale. E diventa difficile ritrovare il senso delle cose, delle proporzioni e individuare ciò che è davvero importante. E’ la stessa cosa, per esempio, volere un figlio sano oppure quel “figlio perfetto” del quale ha parlato il Papa (il suo discorso è anche su Avvenire, 25/2)? Ogni madre, da che mondo è mondo, ha desiderato un figlio sano: come gestire le possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnica senza trasformare la maternità in un mercato? Perché non riconoscere che per molte coppie la procreazione assistita è stata una benedizione, e dire invece che siamo di fronte all’ “eclissi della coscienza” che “minaccia di spazzare via gli ultimi argini in grado di difendere la vita” (Avvenire, 25/2)? E ancora: è la stessa cosa il rifiuto di terapie inutili e dolorose espresso da Piergiorgio Welby e l’eutanasia del film “Le invasioni barbariche”? Ma non si può rispondere accontentandosi di proclamare la laicità (dello stato, delle leggi, dei voti) senza misurarsi con queste domande. Senza interrogare a fondo il sapere delle donne e quello dei malati. Non è questo il lavoro che si dovrebbe fare, (tutti insieme, quelli e quelle di buona volontà), invece che lanciare anatemi o cercare di difendersene? Ha ragione Marisa che scrive al sito www.usciamodalsilenzio.org, citando Adrienne Rich: bisogna “cercare modi di pensare che non conosciamo ancora”.

Franca Fossati




Riceviamo e pubblichiamo questa lettera:

Perchè, da cattolica, vorrei strade
alternative ai Dico


Gentile Redazione,

dopo aver letto con molto interesse, sul vostro sito, l'intelligente articolo di Letizia Paolozzi intitolato "In verità vi Dico: sperimentiamo altre strade", mi permetto di scrivervi per un leale e amichevole scambio di idee tra donne.
Premetto che sono cattolica osservante, quindi i miei punti di partenza nella riflessione sui DICO sono molto diversi dai vostri ma non pensate, per carità, che con questa E-MAIL io voglia evangelizzarvi: voglio solo manifestarvi il mio compiacimento per aver trovato, per la prima volta (e mi fa piacere che sia una donna) una giornalista laica che non elude le obiezioni che i cattolici muovono al riconoscimento delle unioni di fatto; la Signora Paolozzi dice per sfinimento, io dico per buon senso. Il divieto di assistenza ai compagni malati può essere facilmente rimosso con un atto amministrativo di modifica della prassi ospedaliera; il Codice Civile già consente di disporre della quota di legittima ereditaria; i contratti di affitto (oltre che essere stipulati a nome di entrambi i partners) possono, per disposizione della Corte di Cassazione, essere trasferiti al convivente sopravvissuto, in caso di decesso. Queste sono le principale istanze dei sostenitori della regolamentazione in questione. Ma io vorrei muovere qualche altra obiezione.
Dobbiamo istituire per forza i DICO per evitare ingenti spese notarili ai conviventi poveri che vogliano regolamentare la loro unione a norma del Codice Civile? Mi viene in mente, per associazione di idee, l'esistenza (purtroppo nota a tutti) del turismo sessuale verso i paesi poveri finalizzato a sfuttare tanti disgraziati esseri umani, sia donne che bambini. Dovremmo, allora, legalizzare questa prassi in Italia per risparmiare a quei "turisti" le spese di viaggio e di soggiorno in quei paesi? Mi direte che i due fenomeni sono molto diversi, ed è vero, ma la logica è la stessa.
Poi: i conviventi sia omo che eteresessuali non godono già di tutti i diritti civili e politici al pari di tutti gli altri cittadini che non abbiano commesso reati? Nessuno, oggigiorno, si sogna più di emarginare socialmente i conviventi more uxorio come avveniva una volta, né esiste più la riprovazione sociale per i rapporti prematrimoniali, e allora? Se chi sceglie l'unione di fatto lo fa in nome della libertà, perché ritiene soffocante il legame matrimoniale con la sua regolamentazione giuridica, non dovrebbe trovare soffocante anche la regolamentazione dei DICO o dei PACS, anche se più sfumata? Allora quali diritti vogliono che siano loro riconosciuti?
Oppure dobbiamo invocare la generale legislazione europea in materia di unioni di fatto, cui dovremmo uniformarci? Premesso che le caratteristiche storiche, culturali, antropologiche dei paesi europei, soprattutto dopo il recente allargamento dell'UE, sono molto diverse le une dalle altre (anzi, a mio giudizio, in molti ambiti noi italiani siamo molto migliori della media europea) dove è detto che dobbiamo necessariamente copiare, in una materia così delicata, quello che fanno gli altri?
Se siamo intellettualmente onesti dobbiamo riconoscere che tutta questa bagarre è diretta a far digerire ai cattolici il boccone, per loro indigesto e amaro, del matrimonio degli omosessuali. Ma, e qui la stessa Signora Paolozzi sembra riconoscerlo, in un'epoca di totale svalutazione dell'istituto matrimoniale, proprio gli omosessuali (i cui rappresentanti più intelligenti riconoscono che la natura della loro unione sfugge a qualsiasi etichettatura) vogliono sposarsi? Non è una colossale contraddizione in termini?
In conclusione, non abbiamo problemi economici e sociali molto più importanti?
Gentile Redazione, come vedete, non ho fatto discorsi confessionali o religiosi o di fede ma esclusivamente improntati a una normale razionalità.
Se la Signora Paolozzi avrà tempo e voglia di rispondermi, ne sarò onorata e sarò fiera di avere una nuova amica.
Ringraziandovi dell'attenzione, vi saluto con profonda stima.

Carla D'Agostino Ungaretti





Riceviamo da Lea Melandri:

Cara Bia,
su DeA Franca Fossati si chiedeva perchè le donne non parlano della questione del funerale dei feti, il regolamento appena approvato in Lombardia, con il concorso di tutti i consiglieri (quelli di sinistra: disattenti!). A Milano un'assemblea partecipatissima di Usciamo dal silenzio (circa 200 donne) ha contestato con forza i consiglieri invitati, costretti a dire come mai non si erano resi conto della gravità del fatto. Di questo Franca non era forse al corrente, a meno che non abbia visitato il sito. Ma forse ha letto invece il mio articolo su Liberazione, che ti mando, pregandoti gentilemente di farglielo avere e, se vi sembra utile, di riprenderlo sulla vostra rivista.
Teniamoci in contatto, avremo sicuramente un po' più di forza collettiva, come si diceva una volta.
Un abbraccio a te e Letizia.
Lea

Sepoltura dei feti e della libertà femminile

Che la “difesa della vita”, fin dal concepimento, avesse sentore di necrofilia, come strappo violento portato nel corpo vivo che tiene insieme indisgiungibili la madre e il figlio, lo si intuiva. Ma ci voleva il Consiglio regionale della Lombardia, che ha approvato all’unanimità la “sepoltura” di tutti i feti, compresi quelli che provengono da aborti sotto i cinque mesi, perché la confusione tra difesa e offesa, pietà e castigo, amore e odio, rispetto e violazione dell’intimità, prendesse forma in una norma sbandierata dai cattolici integralisti attraverso la stampa come conquista “etica”, “norma rivoluzionaria” in quanto porterebbe inequivocabilmente il feto alla dignità di persona. La novità, rispetto al decreto del presidente della Repubblica del 1990, che permette ai genitori di chiedere la sepoltura anche prima delle venti settimane, è l’obbligo che d’ora innanzi hanno le Asl di chiedere ai genitori se vogliono provvedere loro stessi al seppellimento. Nel caso di un rifiuto sono le Asl o l’ospedale a provvedere alla tumulazione in una “fossa comune”. In sostanza, i feti al di sotto delle venti settimane, considerati non più “rifiuti speciali” destinati all’inceneritore, ma “prodotti del concepimento”, saranno trattati come “parti anatomiche riconoscibili” e in quanto tali destinate ad appositi spazi cimiteriali.
Che l’approvazione dell’art.1 della Legge 40, che fa del “concepito” un “cittadino”, potesse avere ricadute molto più insidiose che la conseguente messa in discussione della Legge 194 sull’aborto, il movimento delle donne lo ha detto e scritto ripetutamente, lo ha manifestato per le strade di Milano il 14 gennaio 2006, con una partecipazione eccezionale. Eppure, i consiglieri del centro- sinistra hanno dichiarato candidamente di aver scambiato una questione ideologica di questa portata con un “provvedimento tecnico”. Sul Manifesto (8.2.07), Mario Agostinelli ha scritto di essersi “reso inconsapevolmente colpevole” per non essersi accorto che passava come “pratica amministrativa di rispetto cimiteriale” una grave “ferita ai diritti della donna”. L’attenzione dell’Unione era così concentrata – precisa Agostinelli- nella battaglia contro i ticket, che è passato del tutto inosservato il “pesantissimo risvolto simbolico della norma in votazione”. Non è difficile credere che la destra abbia agito d’astuzia, “alla chetichella”, per far passare la sua più forte conquista contro la libertà delle donne, mascherandola dietro un innocuo provvedimento burocratico. Ma forse è anche l’occasione per chiedersi se la “distrazione”, la trascuratezza dell’altra parte, non siano, come i lapsus, di per sé rivelatrici della scarsa o nessuna rilevanza che i partiti e la cultura di sinistra nel suo complesso, attribuiscono a tutte le questioni che riguardano il rapporto tra i sessi, riportati continuamente sulla “condizione della donna”, a tutto ciò che attiene alla sessualità, alla maternità, alla salute procreativa, visti come problemi esclusivamente femminili, la zona più oscura ed estranea alle relazioni sociali e agli interessi politici; in altre parole, il segno di una minorità antica, a cui si guarda con timore, protezione, solidarietà, ma senza alcun ripensamento critico, alcun accenno a una corresponsabilità di parte maschile. A stento ne riconoscono il rilievo quando da destra si alzano gli stendardi dell’”etica” e dei valori religiosi riconquistati.
Il caso Lombardia ha antecedenti in altre regioni. A Potenza, l’azienda ospedaliera San Carlo ha sottoscritto una convenzione con l’associazione “Difendiamo la vita con Maria” in base alla quale, previo consenso da parte dei genitori, sarà l’associazione stessa incaricata del “seppellimento” dei feti “di presunta età di gestazione inferiore alle 20 settimane”. Il “movimento per la vita”, nella difficoltà ad attaccare direttamente la Legge 194, che rischierebbe di essere un’azione impopolare, sta ripiegando su un accerchiamento i cui effetti sono facilmente prevedibili, perché improntati alla violenza che le donne subiscono da sempre, a cui molte si sono rassegnate, e a cui altre riescono a dare ancora coperture ideali. Dietro il paravento della “difesa del diritto del nascituro” si tenta l’ingresso nei consultori, nei reparti ginecologici degli ospedali, per scoraggiare l’interruzione di gravidanza; in nome della “pietà” per la creatura non nata, davanti alla donna che già porta il peso di una gravidanza non voluta, di una sessualità di cui è lei solo a portare le conseguenze, si agita lo spettro della sepoltura - che vuol dire la morte di una persona, di cui è lei responsabile - o, peggio ancora, il tormento duraturo di un rifiuto che condannerà il feto-bambino alla vergogna della “fossa comune”, di tragica memoria.
L’odio che le gerarchie ecclesiatiche e il cattolicesimo più fanatico dimostrano ogni giorno per le donne, per le libertà che faticosamente si sono conquistate, non poteva concepire una violenza di più sicuro effetto. Omicida e impietosa nei confronti della propria creatura, quale madre può essere più “snaturata”? Antigone ha sacrificato la sua vita per un legame, come quello fraterno, molto meno forte. I funerali fanno parte di quei riti che si pensa debbano aiutare chi sopravvive ad elaborare il lutto. Ma questi “seppellimenti” evocati ad arte, e non senza implicazioni economiche e commerciali, l’effetto che possono avere è esattamente il contrario: il lutto lo creano e lo caricano pesantemente come una croce, memento di una colpa imperdonabile, sulle spalle delle donne.
Ma non sarà la burocrazia cimiteriale, né la falsa pietà di sepolcri imbiancati, a seppellire la libertà delle donne. Dopo una appassionata discussione, il Laboratorio di Usciamo dal silenzio di Milano, ha dato alla stampa un comunicato in cui, insieme all’invito a partecipare all’assemblea del 13 febbraio, presso la Camera del Lavoro, si legge: “Non possiamo non cogliere i nessi con ciò che sta accadendo, ancora una volta, sulla vicenda delle unioni civili, nella riproposizione costante di una subalternità alle gerarchie cattoliche in tutti i temi che riguardano il nascere, il morire, le libere relazioni tra le persone…rompere nuovamente il silenzio e dire con chiarezza che nel nostro paese c’è qualcuno che vuole contrastare la pericolosa deriva che la politica sta prendendo rispetto ai temi delle libertà individuali, della laicità dello stato e della libertà femminile”.

Lea Melandri






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