locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
17 dicembre 2002
Colombia: un bikini contro la guerra
I calendari che hanno per protagoniste belle signore e signorine nude o poco vestite (top model, attrici, ma anche simpatiche vicine di casa) sono diventati di gran moda e non solo in Europa. Tanto che il presidente colombiano Alvaro Uribe ha pensato di potersene servire per realizzare una campagna promozionale fatta di poster e calendari pieni di donne in micro-bikini e invitare così i guerriglieri a disertare le loro attività terroristiche.
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10 dicembre 2002
L'orrore dell'infibulazione
e l'illusione della legge

E’ partita da Roma la campagna internazionale per sradicare la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili.
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9 dicembre 2002
Ambizioni femminili a Cambridge, Atene, Madrid
E i Democratici americani si affidano a Nancy

Una donna dopo ottocento anni al vertice dell'università inglese.
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27 novembre 2002
Sotto il nudo la libertà
Prove di globalizzazione
La vicenda di Miss Mondo tra Nigeria, Londra e la Turchia
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31 ottobre 2002
Terroriste cecene: l'orrore e il desiderio
Improvvisamente le immagini dell’orrore in quel teatro di Mosca sono sparite dai media
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> 30 dicembre 2002

Sono preoccupata: devo salvare il mondo?

Alla fine dell’Anno, si fanno sempre un po’ i conti. Per le donne le cose sembra non vadano male. Anzi. Vanno tanto bene che c’è quasi da preoccuparsi.
Cominciamo dal riconoscimento alle “persone dell’anno“. Sono tre donne “le accusatrici per fini morali“. La nomina, riportano i media, è stata tra le più applaudite nella storia della rivista “Time“. Cynthia Cooper (WorldCom), Coleen Rowley (Fbi), Sherron Watkins (Enron), scelte dalla rivista, hanno il merito di aver difeso l’America perbene. Sono eroine popolari, cittadine integerrime. Se vogliamo, anche femminilmente tignose.
Simili, quanto a tignosità, alla pianista Clara Haskil che ripeteva passaggi, frasi del suo Mozart, ogni volta che il boato di un “V1“, durante i bombardamenti di Londra, minacciava di coprire le note (come racconta Lorin Maazel sull'inserto domenicale del Sole24ore del 29 dicembre 2002). Il satirico Sergio Staino (pagina dell’ “Unità“ del 29 dicembre 2002 ) al posto delle tre americane ha messo Stefania Ariosto, Heidi Giuliani, Ilda Bocassini, per aver “fischiato duramente contro il potere politico ed economico“. Pagina troppo di divisione, di parte, di partito (o pezzetto di partito) mentre quella americana (d’altronde è sempre stato così) propone un sentimento comune a molti. E molte. Insomma, di popolo.
Altri giudizi positivi, alla rinfusa : Rita Levi-Montalcini nel suo libro “Tempi di mutamenti" dedica un capitolo alle donne, che dovranno “inventare la pace“. Nel réportage di Dacia Marini dal Kenya, il titolo è già un programma : “La mia Africa delle donne unica speranza contro la paura“ (sul Corriere della Sera del 27 dicembre). Quanto all’intervista della filosofa Luisa Muraro a Odile Sankara (sul manifesto del 28 dicembre 2002), impegnata in un progetto di teatro e scrittura nel Burkina Faso, quest’ultima sostiene che “oggigiorno, in Africa, si va diffondendo l’idea che, senza presenza di donne, non c’è sviluppo economico, culturale, politico“.
Da segnalare un bell’articolo (sul “Foglio“ del 13 dicembre) in cui ci si interroga su ciò che avverrà in Cina e India dove nascono un numero minore di bambine. Ci sarà dunque, entro pochi anni, “un surplus“ inquieto, aggressivo, di giovani maschi arrabbiati, incapaci di “normale“ integrazione. La conclusione dell’articolo è impressionante : “Che Dio ci guardi dai guerrieri casti, e dai casti per forza che possono avere la sensazione di sfogarsi guerreggiando“.
Dunque, gli uomini senza le donne non ce la fanno. Non ci possono stare. Ci perde la morale, l’etica, la politica, l’economia, la cultura. Ci perde, anzi, si indebolisce il legame sociale e molto altro ancora.
Non vorrei chiudere l’elenco senza citare Yvan, 38 anni (su “Liberation“ del 18 dicembre), cliente di prostitute, che dichiara : “Non credo al sesso politicamente corretto. Siamo fatti di pulsioni di morte, di violenza. Le puttane permettono di civilizzare tutto questo“. Freud, d’altronde, scriveva nel 1921 che la relazione amorosa tra uomo e donna rimane estranea a organizzazioni come la chiesa e l’esercito. D’altronde (sempre il dottore di Vienna) “l’amore per la donna spezza i legami collettivi della razza, della separazione nazionale e dell’ordinamento sociale basato su classi, con effetti importanti per la civiltà“.
Oggi, però, non siamo più alla relazione amorosa ma a una serie di compiti come salvare il mondo, inventare e gestire la pace, promuovere l’eccellenza, fare pulizia delle porcate, ammansire le pulsioni negative, tutti sulle spalle delle donne. Soltanto delle donne ?
Accidenti, non basteranno, non basterebbero dieci, venti vite. E da eroine.
Significa questa nuova situazione che gli uomini non hanno più paura della “femminilizzazione“ del corpo sociale ma anzi se la augurano ? Certo, le tre signore di “Time“ hanno operato una rottura simbolica. Testimoniando che l’impresa non significa solo denaro (e guadagno per pochi), che l’organizzazione non si regge puramente sulla burocrazia, sulla gerarchia, sul verticismo. Bisognerà verificare se questa rottura (e questo messaggio di senso) avrà – sta già avendo - degli effetti sull’altro sesso. Se scatterà una “microfisica“ a catena di questi effetti che Freud avrebbe definito “importanti per la civiltà“. Cioé tra uomini e donne. Sennò, l’esperienza, pur importante, rischia di rimanere impiccata alla sua esemplarità.

Letizia Paolozzi





> da leggere
> "Time", ultimo numero 2002
> Lorin Maazel su Il sole 24 ore, inserto domenicale del 29 dicembre 2002
> Sergio Staino su L'Unità del 29 dicembre 2002
> Rita Levi Montalcini, "Tempi di mutamenti", Baldini&Castoldi 2002, pp.151, 13 euro
> Dacia Maraini sul Corriere della Sera del 27 dicembre 2002
> Luisa Muraro su Il manifesto del 28 dicembre 2002
> Il Foglio del 13 dicembre 2002
> Liberation del 18 dicembre 2002
> Siegmund Freud, "Psicologia delle masse e analisi dell'io", Bollati Boringhieri