locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
31 ottobre 2002
Terroriste cecene: l'orrore e il desiderio
Improvvisamente le immagini dell’orrore in quel teatro di Mosca sono sparite dai media. Ho provato uno strano senso di vuoto. Ci eravamo, mi ero, morbosamente appassionato alle figure delle donne cecene, nella tragica sequenza di quei fotogrammi globali. Il video in cui annunciavano la loro azione, gruppo di sagome nerovestite, in cui brillavano solo gli occhi e le mani
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15 ottobre 2002
La rete delle città vicine
In una città alcune donne cercano di gestire costruttivamente i conflitti che nascono nella vita della scuola. in un'altra tengono aperta una libreria, che è anche luogo di incontro e di iniziativa politica. Altrove si occupano dell'esperimento di una progettazione urbanistica
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10 ottobre 2002
I dolori dei Diesse
Si sono svolti, a distanza di una settimana, a Orvieto due convegni di due ali diversamente radicali e persino « estreme » della sinistra, dentro e intorno ai Ds : Ars (Associazione per il rinnovamento della sinistra) e LibertàEguale
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> 27 novembre 2002

Sotto il nudo la libertà
Prove di globalizzazione

Non si è ancora conclusa la vicenda di Miss Mondo. In Nigeria è stata raggiunta da una fatwa, cioè da una condanna a morte, Isioma Daniel, la giornalista del quotidiano This Day, autrice dell’articolo ritenuto blasfemo a proposito di Miss Mondo e di Maometto. Secondo alcune fonti non confermate è fuggita dalla prigione in cui era rinchiusa da quattro giorni e ha lasciato il paese, forse per gli Stati Uniti.
A Londra il sindaco Livingstone ha chiesto che il concorso di bellezza venga cancellato in segno di rispetto per i morti in Nigeria. L’organizzazione del concorso ha invece annunciato che la finale si terrà il 7 dicembre nel nord della capitale inglese. La direttrice di Miss Mondo, Julia Morley, ha tuttavia ribadito che "il concorso non può essere responsabile degli scontri, che sono stati provocati da una giornalista, che ha scritto qualcosa che ha infiammato la popolazione locale".
D’accordo con lei era sicuramente la direzione di This day, che ha licenziato Isioma Daniel e ha pubblicato in prima pagina delle scuse ai lettori e ai fedeli. Ancora .più d’accordo lo stato del Zamfara, che decretato la fatwa. Il governo nigeriano ne ha comunque stabilito la nullità. Isioma Daniel non è l’unica donna colpita da fatwa La prima fu Taslima Nasreen, la scrittrice del Bangladesh condannata per i suoi scritti autobiografici che mettono sotto accusa l’interpretazione islamica della sessualità femminile.
Non è facile decifrare questa edizione di Miss Mondo. Sembra difficile imputare all’inarrestabile signora Morley, un vero carro armato innestato su una robusta base di puro spirito colonialista inglese, la responsabilità di scontri che hanno lasciato sul terreno più di 214 morti e un migliaio di feriti. Anche se la rivolta in India nel 1996 avrebbe dovuto suggerire qualche cautela. Allora furono le femministe e le organizzazioni femminili a opporsi, e un uomo che simpatizzava per la loro causa si diede fuoco. Mentre il partito fondamentalista induista Shiv Sena appoggiò il concorso, favorendone il trasferimento alle Seychelles.
Di sicuro Miss Mondo provoca un corto circuito che non lascia indifferenti. Un corto circuito che ha al centro il corpo femminile e corre sui fili della politica, della religione, dell’identità. In definitiva della libertà. Femminile e non solo. Anche tra i commenti le posizioni sono estreme. C’è chi sostiene che Miss Mondo è solo il pretesto per lo scatenarsi di una lotta politica che nulla ha a che fare con le miss in passerella. E chi si chiede se un concorso di bellezza è un buon modo per sostenere la libertà femminile. Sono gli argomenti di Miriam Mafai (Repubblica, 24 novembre) o di Renato Farina (Il giornale, 24 novembre).
(Cfr rassegna Stampa). Insomma, sono questi corpi di donna esposti a scatenare le passioni. Perché, si dice, sono il segno di una sottomissione. Perché sono impudichi. Perché raccontano la decadenza dell’occidente. Eppure mai come quest’anno le miss hanno usato la loro testa, a prescindere dall’organizzazione. Alcune, come miss Francia o l’italiana Pamela Camassa, avevano scelto di non partecipare, accettando l’invito a disertare il concorso della commissione di parità del Parlamento europeo, per sostenere la campagna per la salvezza di Amina, l’adultera condannata alla lapidazione. Per lo stesso motivo altre, come miss Svezia e miss Nigeria, decisero invece di essere presenti, per rendere più efficace la pressione sul governo.
Si tratta, credo, di prove di globalizzazione. Perché sottovalutare che il presidente della Nigeria Obasanjo con le miss ha preso l’impegno di salvare Amina? Perché dimenticare che per tutte, il primo gesto di libertà è decidere di mostrare il corpo, come si vuole, senza costrizioni? In effetti in Italia siamo sature di donne e ragazze troppo nude in mezzo a signori troppo vestiti, soprattutto in tv. Ma serve fare la morale a spese delle donne nigeriane?

Bia Sarasini




Rassegna Stampa

Per informazioni su Taslima Nasrin, leggi “Le Monde":
http://www.lemonde.fr/article/0,5987,3230-7027-254966,00.html

commenti su quotidiani italiani

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Novembre-2002/art27.html
mariuccia ciotta 23 novembre

http://www.repubblica.it/online/esteri/nigeriamondo/polemica/polemica.html
il commento dello scrittore nigeriano Woyle Soyhinkia, premio nobel per la letteratura

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2002/11_Novembre/23/nigeria2.shtml
Intervista a Afef

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/26-Novembre-2002/art76.html
Ida Dominjanni

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/26-Novembre-2002/art102.html
lettera di Lea Melandri




(Miss Mondo Secondo atto)
La bella turca imbarazzante

Azra Akin, la modella turca che alla fine è stata eletta Miss Mondo a Londra, non ha avuto, almeno nei media italiani, né l’onore delle prime pagine, né quello di “speciali televisivi”. Qualche “box”, come si dice in gergo, con “fotodida” (fotografia più breve didascalia), qualche titolo di taglio basso, nelle pagine interne meno “impegnate”. Si è ricordato soprattutto – ma in breve - il clima di polemiche roventi e di stragi fanatiche che ha determinato il fallimento del concorso in Nigeria, e lo svolgimento “sottotono” a Londra.
Sembra che i media, più o meno consapevolmente, abbiano tenuto “bassa” la conclusione del concorso quasi dimostrando un imbarazzo, una sorta di pentimento per il clamore mediatico che solitamente accompagna questo tipo di manifestazioni. Che la vincitrice sia turca, però, è un particolare che meriterebbe un commento in più. Sabato 7 dicembre, mentre a Londra si svolgeva il concorso, “il Foglio“ ha pubblicato il testo di un lungo discorso tenuto sempre a Londra, qualche giorno prima, da Paul Wolfowitz, vice segretario alla difesa Usa.
Un inno alla “pace e democrazia” universali che solo la determinazione militare di Bush potrà garantire al mondo: ma la cosa interessante è che l’ultimo terzo del discorso è un accorato appello all’Europa perché non commetta l’errore di non accogliere nel suo seno, e quindi in quello più grande dell’Occidente, la Turchia. L’attuale partito islamico dominante, assicura Wolfowitz, è erede del grande tentativo di occidentalizzazione di Ataturk (di cui sono citate in arabo alcune frasi sul rapporto tra politica e religione in senso antiteocratico).
La questione, ripete il viceministro americano, è strategicamente vitale per tutto il mondo, e c’è sicuramente qualcosa di vero nel discorso di Wolfowitz. Ciò che colpisce – come in tanti altri testi del gruppo che attualmente dirige l’Impero – è la incrollabile fede nella propria verità, nella sicurezza assoluta che la propria idea di democrazia e libertà, e di rapporto tra politica e religione, sia talmente superiore a quelle altrui da poter essere imposta, se necessario (e oggi sembra assolutamente necessario) con la forza.
Che c’entra la miss? C’entra perché se non fosse stato per la tragedia nigeriana la vittoria di una turca a pochi giorni dal decisivo summit europeo che affronterà il problema di Ankara (sono comparse anche vistose pubblicità a pagamento sui giornali in cui il governo turco implora i leader europei a non respingerlo), avrebbe potuto avere ben altra risonanza mediatica.
La questione è stata colta in un titolo (ma sempre in pagina interna e con poco risalto) da “Le Monde“: la turca musulmana, ma del tutto occidentalizzata, Azra Akin, incarna la “vittoria dii un’altra idea di Islam”.
Ciò che mi sembra inaccettabile, in tutta la faccenda, è proprio il tono più o meno consapevole da “crociata”. Il fanatismo che ha provocato duecento morti in Nigeria è inaccettabile. Capisco il premio Nobel nigeriano che contro i fanatici sposa la causa delle miss. Ma noi occidentali non possiamo usare lo stesso linguaggio. O cavarcela con un imbarazzato abbassamento del tono.
Dovremo indagare più a fondo su che cosa c’è alla radice della nostra passione per l’esibizione del corpo femminile. Leggere l’intreccio tra desideri maschili e desideri femminili, il gioco ambiguo tra seduzione e consumo, competizione e mercificazione. Anzichè ostinarsi nella celebrazione del “nostro” rito dopo un bagno di sangue, cosa di cui un po’ ci siamo vergognati, non sarebbe stato più saggio fermarsi, in segno di lutto, e tentare un dialogo migliore anche grazie a questo gesto? Un dialogo con la Nigeria, e naturalmente con la vicinissima Turchia (anche se priva, per il momento, della sua reginetta mondiale).

Alberto Leiss





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