locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
30 dicembre 2002
Sono preoccupata:devo salvare il mondo?
Alla fine dell’Anno, si fanno sempre un po’ i conti. Per le donne le cose sembra non vadano male. Anzi. Vanno tanto bene che c’è quasi da preoccuparsi.
Cominciamo dal riconoscimento alle “persone dell’anno“. Sono tre donne “le accusatrici per fini morali“

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17 dicembre 2002
Colombia: un bikini contro la guerra
I calendari che hanno per protagoniste belle signore e signorine nude o poco vestite (top model, attrici, ma anche simpatiche vicine di casa) sono diventati di gran moda e non solo in Europa. Tanto che il presidente colombiano Alvaro Uribe ha pensato di potersene servire per realizzare una campagna promozionale fatta di poster e calendari pieni di donne in micro-bikini e invitare così i guerriglieri a disertare le loro attività terroristiche.
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10 dicembre 2002
L'orrore dell'infibulazione
e l'illusione della legge

E’ partita da Roma la campagna internazionale per sradicare la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili.
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9 dicembre 2002
Ambizioni femminili a Cambridge, Atene, Madrid
E i Democratici americani si affidano a Nancy

Una donna dopo ottocento anni al vertice dell'università inglese.
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> 3 gennaio 2003

Donne e uomini: i numeri del divario

Le decisioni prese dai grandi della Terra e il loro impatto nella realtà quotidiana di uomini e donne che quei grandi hanno eletto, ma non solo. Summit, conferenze e vertici decidono quasi sempre anche i destini dei paesi in via di sviluppo, dirigendo fondi e investimenti, aiuti e sanzioni in una direzione piuttosto che in un’altra.
Quasi mai le esigenze per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile di cittadine e cittadini dei paesi in via di sviluppo (PVS) trovano spazio e compatibilità con le misure economiche prese a sostegno dei suddetti paesi. E all’interno dello scompenso sempre più crescente del processo di globalizzazione tra ricchezza e povertà, c’è la mancata valutazione economica delle differenti problematiche di genere.
Ne parlano diffusamente e con passione le esperte che hanno dato il loro contributo al Social Watch 2002, il rapporto che misura l’impatto della globalizzazione nel mondo. Un volume prodotto dalla collaborazione di studiosi di varie discipline provenienti da quaranta paesi (per l’Italia Mani Tese, Movimondo, Acli e Arci) e che, basandosi su numerosi indicatori, valuta il miglioramento o peggioramento della condizione di differenti paesi, misurandoli con gli obiettivi che precedentemente sono stati prefissati nel corso di alcuni Summit mondiali (in questo caso il Vertice mondiale sullo sviluppo sociale di Copenaghen e la IV Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, entrambi tenutisi nel 1995). La novità di quest’anno è che per tre indicatori (tasso di analfabetismo nella fascia 15-20 anni, tasso di disoccupazione e tasso di ingresso nella scuola primaria) vengono valutate anche le differenze tra uomini e donne.
L’analisi è lunga e dettagliata e una lettura superficiale può rivelarsi fuorviante. Per esempio: per quel che riguarda il divario di genere e i suoi tre indicatori sembra esserci inizialmente un valore positivo, perché nel complesso dei 40 paesi esaminati (che vanno dagli Stati Uniti alla Nuova Guinea) il progresso ha superato il tasso di regresso. Se si esaminano i diversi tassi di variazione, si vede infatti che il 43.8% dei paesi presenta un’evoluzione che va verso la riduzione del divario di genere e in questo gruppo il 13.5% evolve in misura maggiore alla media. Il restante 30.3% dei paesi – per i dati relativi alla disoccupazione – ha però aumentato notevolmente il divario di genere e in questo gruppo il 4.5% lo ha fatto in maniera notevole (come il Tagikistan e Singapore, ma anche l’avanzatissima Filandia). Così come cala l’accesso all’istruzione per le bambine in Messico e in Svizzera, e il tasso di alfabetizzazione in Cambogia e Tunisia.
Alla base di tali disparità – scrivono le studiose a commento e analisi dei dati - c’è una riduzione dell’analisi di genere a livello macro-economico e il perdurare dell’uso dei ruoli di riproduzione sociale delle donne a sostegno della produzione economica mondiale. Così le rappresentanti del Dawn (l’associazione che si occupa della sviluppo delle donne nella New Era) sono convinte che anzitutto vadano rimossi gli ostacoli sociali delle politiche economiche, come le misure deflattive, il perdurare della centralità maschile nel mondo del lavoro, il mantenimento di produzioni nazionali a sfavore di quelle potenzialmente esportabili: tutti fenomeni che si ripercuotono negativamente sul mondo femminile. Le economiste del Weda (il gruppo che segue lo sviluppo delle donne legato all’ambiente) sono più decise e puntano direttamente sulla necessità di incentrare gli aiuti finanziari internazionali a donne e giovani, che costituiscono la maggior parte dei poveri del mondo. Perché “sempre in bilico sullo stretto crinale tra la sfera produttiva e la sfera riproduttiva, le donne hanno subìto tutte le conseguenze della dipendenza dal debito, dall’adesione ai Programmi di aggiustamento sociale del sottosviluppo”.

Monica Luongo
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Social Watch Rapporto 2002 Editrice Missionaria Italiana, 192 pagine 13 euro

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