locale / globale
>>
relazioni politiche, dal quartiere al mondo
8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
> continua

31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
> continua

22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
> continua

26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
> continua

20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
> continua

4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
> continua

19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
> continua



> 2 maggio 2003


Se al Sud il desiderio femminile
non parla solo di mogli e madri

Sono più di 12mila le risposte al bando della Regione Campania sull'imprenditoria femminile. Il "nuovo Sud" ha la faccia (anche) del desiderio femminile di fare impresa.
Di "nuovo sud" si è scritto molto, da qualche tempo. Isaia Sales risponde a Nicola Rossi che, circa un anno fa, aveva scritto "Riformisti per forza, La sinistra italiana tra il 1996 e il 2006" , con "Riformisti senz'anima, La sinistra, il mezzogiorno, gli errori di D'Alema" , mentre Gianfranco Viesti lancia il suo fortunatissimo e recensitissimo "Abolire il mezzogiorno" , Vincenzo Moretti il suo "La casa dei diritti" (di cui ha scritto su DeA Letizia Paolozzi - leggi la recensione) e la rivista "MezzogiornoEuropa" , come si dice, riapre il dibattito sulla questione meridionale.
Autori (e riviste) di sinistra: evidentemente la batosta elettorale presa dall'Ulivo nel Sud dà da pensare. Infatti, “ E' soprattutto nel Mezzogiorno - scrive Nicola Rossi - che il 13 maggio 2001 si è misurata, con nettezza, la distanza fra il centrosinistra e gli italiani”.
Sulle politiche messe in atto dai governi di centrosinistra c'è disaccordo, conflitto. Per esempio, tra chi (Rossi) sostiene la bontà di misure come il credito d'imposta e giudica la contrattazione negoziata nel Mezzogiorno “un cavallo di Troia per la politica e la burocrazia” ; e chi (Sales) attacca il centrosinistra e la sinistra (anzi, D'Alema) per aver sostituito la contrattazione programmata con, appunto, il credito d'imposta e la conseguente "sfiducia nei confronti della società civile" e dei sindaci e delle amministrazioni locali; e chi (Viesti) si colloca virtuosamente in una posizione mediana e contestuale e si chiede se non siano necessarie politiche pubbliche capaci di compiere scelte su quale tipo di iniziativa privata sostenere e, quindi, non del tutto affidate ad automatismi come il credito d'imposta che rischiano di rinunciare a “qualsiasi capacità di governo e di scelta fra le iniziative dei privati da finanziare”.
Nessuno, però, nega che politiche siano state fatte. Del resto, di "nuovo Sud" si parla anche grazie a politiche che hanno favorito la nascita e la crescita di imprese, di lavoro. E, come dire, di "autovalorizzazione" del Sud. “I sindaci -scrive Viesti - divengono personificazione di una diffusa voglia di cambiare pagina, di ritrovare un rapporto più sano tra cittadini e amministrazione pubblica; tentano spesso di farsi promotori dello stesso sviluppo economico delle proprie città, con risultati concreti assai variabili e talvolta deludenti, ma con modalità comunque completamente diverse rispetto al passato: non sollecitando il piagnonismo e bussando a soldi a Roma, ma cercando di mobilitare le capacità e le risorse locali e di creare le condizioni per valorizzarle”.
La politica - o meglio, le politiche - del centrosinistra sono state, dunque, non solo effetto, ma anche, in qualche modo, causa del "nuovo sud".
Forse, alla sinistra e al centrosinistra è mancata una lettura di quelle stesse politiche. E, dunque, della società nella quale e dalla quale scaturivano. Ma così le politiche, soprattutto se nazionali, diventano prive di senso e di senso comune.
Torniamo alle 12mila domande femminili. Descrivono una società nella quale il destino femminile non s'identifica con la prospettiva (unica) di essere moglie e madre. O anche: curatrice di una way of life meridionale e patriarcale. E', davvero, un nuovo Sud. Gli autori citati, quando (poco) nominano le donne, parlano dello "spreco" dell' inoccupazione femminile. Eppure, sia Viesti sia Rossi intuiscono che cambiando il posto - simbolico, materiale - delle donne, cambia tutto. Ma sono flash. Quanto a Sales, valorizza misure non lavoriste quali, per esempio, il reddito minimo d' inserimento (abolito dall'ultima finanziaria), ma si ferma qui. Come se il lavoro e la vita che cambiano non chiedessero politiche (e tutele, e diritti) diversi.
Forse, le migliaia di donne che vogliono fare impresa sono poco, pochissimo presenti nei libri citati. Però, leggendo questi libri, qualcosa della loro esistenza riecheggia. Al contrario di quello che accade nel (prevalente: a volte ritornano) discorso politico sulle donne: una parole che rischia di (ri)essere, ri(diventare) sinonimo di famiglia, politiche familiari. A dispetto e contro ogni verifica di realtà. Anche meridionale.

Franca Chiaromonte




Tecnoconnessioni dal Sud dimenticato
per riscoprire politica, diritti (e relazioni)


“La questione meridionale è finita". Affermazione dura, questa di Enzo Moretti. Eppure veritiera. Che va oltre la retorica del meridionalismo, che richiede (come scrive Moretti ne “La casa dei diritti“) un di più di politica, di progetti, di conoscenza di quella società e delle sue difficoltà per far rientrare il Mezzogiorno nell’agenda delle priorità. Una volta deciso (tutti d’accordo) che il Mezzogiorno non può essere visto come questione “separata“.
D’altronde, che si voglia rimettere il Sud nell’agenda delle priorità lo dimostrano, anche, libri come quello di Isaia Sales o Gianfranco Viesti. E prima ancora, quello di Nicola Rossi.
Dunque, il tema c’è. Moretti lo coniuga legando insieme politica, Sud e tecnologie con uno sguardo ottimista, ironico, mai piagnone e lamentoso (assai interessante il capitolo dedicato ai talk show).
Se volete, si tratta di un’operazione di “pronto intervento“ a fronte della sconfitta elettorale del centrosinistra e dunque della sua politica, di una classe dirigente, di un progetto riformista.
Negare la politica, dice Moretti, vuol dire negare la democrazia.
E però, gli obietterei che nel Sud di politica se n’è fatta. Molta. Anche se in maniera distorta. Trasformismo, ribaltoni dei quali i sindaci sono stati comunque degli anticorpi, un welfare lavorista che ha messo in un angolo il problema della povertà. Il campo degli interessi dicibili e non, confessabili e non, richiederebbe una politica diversa, nella quale ognuno abbia voglia di agire in maniera autonoma, di assumersi delle responsabilità, di pensare con la propria testa.
Non solo sul terreno delle idee e dei valori, ma anche sul terreno degli interessi.
Succede questo ? Certo. Anche se gli esempi sono troppo pochi. Abbiamo la meraviglia della Etna Valley, la St Microelectronics di Pasquale Pistorio ; Tiscali, di Renato Soru ; Finmatica, di Pierluigi Crudele e altre imprese interessanti. Abbiamo, al Sud, un tasso di natalità delle imprese superiore a quello del Nord, benché il tasso ufficiale di disoccupazione sia, al Nord, del 4%, al Sud del18,3%.
Però non basta. Nei primi mesi del 2003 la crescita ha subito una frenata. E poi c’è il problema della “sicurezza“, dei “costi della paura“ che impediscono gli investimenti.
Mezzogiorno on line, uso dei nuovi media come rete di relazioni, di interconnessioni, di opportunità, è la soluzione proposta da Moretti. Per privilegiare i luoghi d’incontro di persone che condividono delle cose. Per rivendicare, in tempi di rivoluzione digitale, i diritti di cittadinanza (ma questa affermazione mi sembra la meno dimostrata – nonostante il titolo del libro – dall’autore).
Ma chi sono queste persone ?
Uomini e donne (immaginiamo) attori della ripresa di un discorso pubblico, di un ritorno alla partecipazione di cui non può fare a meno anche la società “globodigitale “ alla quale Moretti tiene molto. E di modi di lavorare, di atteggiarsi nel pubblico, ma anche nel privato, differenti.
Ora, se è vero che bisogna ricostruire questo sistema di relazioni tra politica e cittadini/cittadine, ciò che manca nel libro di Moretti è la precisione sui soggetti delle relazioni, delle interconnessioni. Giacché sono uomini e donne con la loro differenza, a fare (o non fare) rete di relazioni, di interconnessioni. E dunque, a fare (o non fare) politica. Anche on line. Moretti dice di sé di non capire la questione del " genere ". Eppure il suo libro lo dedica alla memoria del padre e lo fa affettuosamente correggere al figlio. Non è un ottimo e simpatico punto di partenza per un discorso sui " generi " ? Al Sud, come .

Letizia Paolozzi





E' vero. Io, uomo del Sud, quel desiderio
femmile l'ho guardato senza vederlo


Penso che Letizia Paolozzi e Franca Chiaromonte abbiano ragione. Credo sia giusto partire da qui. Dal fatto che, come si dice dalle mie parti, mi sono perso un colpo. Mi sono precluso una possibilità. Quella di cogliere, nel mio libro, tra le novità vere che si vanno affermando nel Sud, quelle donne che, come scrive Franca, rappresentano il desiderio femminile di fare impresa. Così come quelle che, si potrebbe aggiungere, rappresentano il desiderio femminile di fare gruppo dirigente. Quelle che si impegnano in prima persona nel governo di città come Napoli, Ercolano, Castellammare di
Stabia, tanto per fare qualche esempio.
Tutto questo nonostante sia persona per cultura e per mestiere "informato dei fatti". So delle 12 mila risposte al bando sull'imprenditoria femminile nella sola Campania. So delle numerose iniziative tese ad elaborare progetti ed azioni positive ed a individuare strumenti per rispondere ai bisogni delle donne, come ad esempio quella di IFOA diretta a 80 donne tra dipendenti di enti locali, amministrazioni, rappresentanti del mondo del lavoro, sindacale, imprenditoriale e associativo del territorio della Provincia di Napoli. Così come naturalmente so chi sono e cosa fanno Rosa Russo Iervolino, Luisa Bossa, Ersilia Salvato, tanto per rimanere agli esempi precedentemente citati.
La domanda canonica in questi casi è: perché?
Perché non mi sono accorto che assieme a Pasquale Pistorio, Pierluigi Crudele, Renato Soru, c'è un mondo fatto di donne che sta facendo cose decisamente importanti? Perché la fatica, che so essere stata tanta, di ricercare "il nuovo che avanza nel Sud", è stata una fatica tanto cieca nei confronti delle novità prodotte dalle donne?
La mia risposta è perché non sono (siamo) abituato (i) a confrontarci con le idee, il pensiero, le azioni delle donne. Non mi (ci) viene naturale. E nonostante i miei limiti personali, che peraltro riconosco, come ha simpaticamente ricordato la stessa Letizia nella sua bella recensione al mio libro, credo di poter dire che c'è nell'aria qualcosa di più. Come dimostra del resto il fatto stesso che la questione meridionale, ammesso che rinasca, rinasce come questione a "sesso unico".
Che fare?
Qui per me il discorso ritorna ad essere molto personale. Per quanto mi riguarda penso di avere bisogno tanto di teoria, di formazione. Quanto di pratica, di azione. Come dimostra il fatto che non riesco poi a dire molto su che cos'è quel qualcosa di più che c'è nell'aria. In più penso di avere molti, troppi, compagni di ventura. Non solo della mia generazione. Anche molto più giovani. Persino bambini che "consumano" quantità industriali di cartoni a sesso unico. E che frequentano scuole che sono spesso a "sesso unico".
Ci si può inventare qualcosa (naturalmente qualcosa di ulteriore rispetto alle tante cose, tra cui DeA, che comunque si fanno) per invertire il senso?
Immagino di sì. E per quanto mi riguarda mi piacerebbe molto poter contribuire ad una ricerca - azione che si muovesse in questa direzione.
Grazie in ogni caso a Letizia e Franca, e a DeA, per avermi portato a riflettere sulla questione. Oggi riuscirei forse a vedere cose che non ho saputo vedere. E a scrivere un libro migliore, sicuramente più completo, di quello che sono riuscito a fare. Come si usava dire da piccoli, non è mai troppo tardi. E poi non è detto che non ci si possa riprovare.

Vincenzo Moretti










> da leggere

- Isaia Sales, "Riformisti senz'anima. La sinistra, il mezzogiorno, gli errori di D'Alema", l'Ancora del Mediterraneo, pp.164, euro 12.00

- Gianfranco Viesti, "Abolire il mezzogiorno", Laterza, pp.150,euro 10.00

-
Vincenzo Moretti, "La casa dei diritti. politica e globalizzazione, sud e nuove tecnologie" L'ancora del Mediterraneo, pag.174, euro 12,00

- Nicola Rossi, "Riformisti per forza. La sinistra italiana tra il 1966 e il 2006", Il Mulino, pp.168, euro 10,50

"MezzogiornoEuropa", rivista, n.5 2002, euro 5,16

>Tecnoconnessioni dal Sud dimenticato
di Letizia Paolozzi

> l'intervento
E' vero: ho rimosso il Sud delle donne
di Vincenzo Moretti