locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 29 gennaio 2004


Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne

Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen? Non solo perché ha ospitato le prove di dialogo degli 820 delegati di 52 paesi, arabi e non, su “democrazia, diritti umani e corte penale internazionale“.
Ma perché la conferenza ha saputo evitare “la sindrome ateniese“ (Atene che difendeva i propri interessi vitali dicendo di sé: sono in lotta con Sparta in quanto non democratica).
A Sana’a, certo, non sono stati distribuito certificati di buona coscienza. Piuttosto, una virtù difesa a spada tratta: la democrazia. Che è una sola, ha ripetuto Bonino, per i paesi asiatici, africani, arabi e occidentali.
Con alcune postille: nel mondo 86 Stati su 193 possono essere definiti democratici. Dovrei forse essere equidistante rispetto ai paesi che applicano la pena di morte? Significherebbe mettere sullo stesso piano gli Stati Uniti, maestri di democrazia e lo Yemen, che si attiene alla sharia.
Continuo. Rispetto agli Stati del mondo, sessantatré su cento sono democrazie elettorali. Dei ventidue paesi membri della Lega araba nessuno è una democrazia elettorale. E però, scrive lo studioso di politica internazionale Fareed Zakaria in “Democrazia senza libertà“, che “in molti paesi arabi le elezioni potrebbero aprire la strada a uomini politici che sposano una visione della realtà più vicina a quella di Osama bin Laden che a quella del liberale re Abdallah di Giordania“.
Dunque, le elezioni sono sempre un segno di democrazia?
Per la Nobel Shirin Ebadi “la democrazia è un processo lento che non si realizza in una notte: occorre un cammino spesso anche lungo. E lo stesso vale per l’eguaglianza tra uomo e donna. E’ una intera cultura, anzi il cuore di quella cultura, che deve modificarsi“.
E allora, se la democrazia è un lungo processo, è compatibile con l’unilateralismo?
Per le sue prove generali, il governo americano, forte della superiorità bellica e della filosofia del “Faccio come mi pare“, ha scelto l’Iraq. Cacciato Saddam Hussein (che non è poco), resta il modesto interrogativo sul come e quando debba avvenire il passaggio di sovranità agli iracheni. L’ayatollah Al Sistani spinge per elezioni immediate. Nel frattempo il Consiglio governativo decide l’abrogazione del Codice di famiglia (in vigore dal ’59), considerato da Giuliana Sgrena sul “manifesto“ “uno dei più progressisti del mondo arabo e islamico“. Difendono il Codice molte donne a Bagdad e a Sulemaniyan, dove scendono in piazza le curde. Ma a Nadjaf sono a favore dell’abolizione altre sciite. Nel frattempo il terrorismo è diventato attività endemica, dall’Indonesia all’Arabia Saudita, al Marocco, alla Turchia, mentre la violenza continua a alimentare il conflitto israeliano-palestinese.
A Sana’a si è dimostrato che l’Islam non è binladizzato. Che l’intreccio tra Stato e religione nega alla radice la possibilità agli uomini e alle donne di vivere in società più giuste. Che i diritti umani sono universali.
Tuttavia, nel campo della democrazia e dei diritti, non gioverebbe un eccesso di universalismo. “L’universalità dei diritti è un principio sacrosanto. Ma la realizzazione deve essere lasciata a ciascun popolo“ (Magdi Allam sul “Corriere della Sera“).
Secondo l’Arab Human Development Report (del 2002 e 2003) senza libertà, istruzione, partecipazione femminile, la democrazia resta inavvicinabile. La seconda sessione tematica della conferenza di Sana’a aveva al centro la lotta contro ogni forma di violenza e l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne.
Questione da trattare con estrema cura. L’ha capito Emma Bonino che sul suo (e nostro) sesso si muove sempre con una intelligenza discreta. Mai troppo asseverativa.
D’altronde, se l’ “Impero Light“ (secondo Michael Ignatieff), cioè l’America, aveva assicurato di volare in soccorso del sesso femminile imprigionato dal “burqua“, si è scoperto quasi subito che, nel caso dell’Afghanistan, i diritti umani hanno rivestito “un ruolo secondario: se l’intervento fosse riuscito a migliorare la condizione delle donne afgane, tanto meglio, ma nessuno ha preteso seriamente che quello fosse il motivo scatenante della campagna americana“.
Se è vero che un unico fattore (l’economia, lo sviluppo, il fondamentalismo, la corruzione dei governi), non può spiegare la condizione delle donne, pure io credo dipenda da loro se l’integralismo verrà sconfitto. Senza alimentarlo nelle sue forme estreme. Emma Bonino ha chiaro questo assunto quando dice che, oggi, nella regione araba, le donne “sono in movimento, come nell’Italia degli anni Sessanta“.

Letizia Paolozzi








> da leggere

Fareed Zakaria, "Democrazia senza libertà",Rizzoli, pagg. 354, euro 18,50

Intervista a a Shirin Ebadi sul "Corriere della Sera" del 26 gennaio 2004

Articolo di Giuliana Sgrena sul "manifesto" del 22 gennaio

Intervento di Magdi Allam sul "Corriere della Sera" del 19 gennaio

Michael Ignatieff, "Impero light", Carocci, pagg, 146, euro 15,30