locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 21 maggio 2004


"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum


Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio. Emma Bonino ha sottolineato quanto fosse grande, allora, la volontà femminile di cambiare. E adesso, Bonino, che sensazione ha, guardando al mondo femminile italiano?

Vivendo in parte al Cairo e seguendo da vicino i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo arabo, posso tranquillamente affermare che i passi avanti che faticosamente vengono compiuti da quelle parti è dovuto in gran parte alle donne. Vedo le donne arabe in grande movimento, dallo Yemen al Kuwait, dal Marocco all’Egitto. Mi ricordano molto il dinamismo e la creatività del movimento femminile negli Anni 70 in Europa e in Italia. Oggi registro invece in Italia un movimento non in movimento, appunto, ma statico, assente, quasi che le grandi battaglie del passato ne avessero esaurito la vena…Forse c’è stato un eccesso nell’adagiarsi sulle vittorie del passato, su conquiste prese per acquisite. Ma un diritto acquisito non lo è per sempre: va difeso e tutelato continuamente…

Ancora sulla questione referendaria: c’è stato, da parte dei radicali, uno scarto, una “forzatura“ nel presentare da soli questa battaglia? Lasciando per un momento da parte il problema dei tempi, l’eventuale risposta negativa della Corte, le indecisioni dei partiti di centrosinistra che “preferirebbero“ la via della modifica per via parlamentare, lei, Bonino, sarebbe d’accordo per l’abrogazione di tutta la legge?

Questa legge è un vero obbrobrio. Per questo il Partito Radicale ha depositato quattro referendum, uno per l’abrogazione sic et simpliciter, su cui stiamo effettivamente raccogliendo le firme, e altri tre per l’abrogazione parziale di singoli aspetti, i peggiori. Sia chiaro: la proposta referendaria è del tutto compatibile, persino sinergica, con qualsiasi altro tentativo, ad esempio con un ricorso alla corte costituzionale, appena possibile…non capisco quindi quando si parla di “forzatura”. Se poi si vuole accompagnare l’abrogazione con una proposta per me va benissimo: affianchiamo i quesiti referendari ad una proposta di legge d’iniziativa popolare! Ma la cosa più importante era, ed è, incardinare da subito questa battaglia. Invece, noto con rammarico che pure i partiti che si erano dichiarati contro la legge stanno effettivamente boicottando i referendum: basterebbe che i loro eletti locali, i consiglieri comunali e provinciali che sono oltre 100.000, raccogliessero le firme di amici e famigliari per avere in un week-end le 600.000 firme necessarie. Insomma, tutto questo tirarsi indietro è un po’ patetico, con delle scuse francamente campate in aria…

Una volta detto che grande è stata la trasformazione del pianeta-donna (nel campo del lavoro, del sociale, delle leggi, dei modelli culturali, del linguaggio), come spiega Bonino una certa difficoltà a ingranare la marcia referendaria? Dipende dalla diffidenza nei confronti dello strumento referendum, dalla sensazione di aver già conquistato libertà, dalla ricerca di soluzioni private come risposta a problemi pubblici? Ma questo sbrigarsela individualmente, non è frutto anche di una politica (cattiva) incapace di coinvolgere gli individui, uomini e donne?

Intanto va detto che viviamo in un paese dove la classe politica non ama i referendum sostanzialmente per non “disturbare il manovratore”, che spesso pure i suoi esponenti “liberal” invitano ad andare al mare piuttosto che votare, perché comportano fatica ma anche la trasparenza di un dibattito pubblico, perché deve rimanere secondo loro uno strumento da usare solo per “i grandi problemi di coscienza”, un vero alibi tant’è vero che poi quando ne arriva uno come sulla fecondazione assistita, che è certamente un grande problema di coscienza e di buon senso, non va bene neppure quello…..Poi abbiamo una Corte Costituzionale che ultimamente è stata molto “interventista”, cassando numerosi quesiti. Tutto questo provoca una stortura istituzionale perché la nostra Costituzione, dal punto di vista dell’espressione della volontà popolare, conferisce pari dignità allo strumento referendario rispetto al voto elettorale, come avviene in altri paesi dove peraltro non c’è neppure il problema assurdo del quorum...
Riguardo poi alle soluzioni private a problemi pubblici questo è esattamente uno dei problemi della legge: obbliga le persone ad andare a curarsi all’estero, in paesi che hanno fatto scelte diverse come l’Inghilterra o la cattolicissima Spagna, tanto per rimanere in Europa, insomma un “turismo sanitario” inverosimile, naturalmente solo per chi se lo può permettere, come è stato nel passato per il divorzio e l’aborto…

In Italia, Bonino ha sempre lavorato in gruppi femminili (come il Cisa, autodenunciandosi ai tempi dell’aborto). Il suo, però, non è stato un rapporto semplice con il femminismo. Qual è il suo giudizio su questo movimento?

Come ho già detto mi sembra che il movimento sia perlomeno un po’ seduto. Per esempio la battaglia per le liste “rosa” e più in generale per le quote, la reputo una battaglia di retroguardia che va bene magari eventualmente nel Kuwait o nello Yemen, e anche lì limitatamente ad una fase di avvio…Non ho mai considerato la donna come una razza “protetta”: pensi che nel 1976 alle elezioni politiche nelle circoscrizioni per la Camera i capolista radicali erano tutte donne, con due donne elette su quattro deputati in tutto. E questo senza che ci fosse alcuna legge che ce lo imponesse…Ancora oggi, per le europee, la Lista Bonino ha più del 50% candidate donne…

I diritti sono certo una frontiera fondamentale. Bonino si è attestata su quella frontiera per sottrarre all’orrore talebano le donne dell’Afghanistan. Così, con la conferenza di Sana’a quando si è rivolta alla condizione femminile di molti paesi arabi. Ma se le donne sono misura dello stato della democrazia nel mondo, che cosa significa avere in conto la differenza femminile (e maschile)? Per essere più precisa, l’ha stupita vedere delle ragazze (americane), convinte dei loro diritti, trasformarsi in aguzzine?

Intanto per me un aguzzino è un aguzzino, donna o uomo che sia; neppure in questo campo credo che gli uomini possano “rivendicare” un monopolio, ahimé…E non ho mai creduto a quella tesi sociologica per la quale le donne poiché " danno " la vita, sarebbero per natura meno crudeli…. Ma non è tanto questo aspetto ad avermi stupito perché i colpevoli e le colpevoli di quelle torture – essendo cittadini di un paese democratico dove vige lo stato di diritto - saranno indagati, processati e puniti, come già sta avvenendo peraltro. Piuttosto, ciò che m’impressiona è l’altra immagine, quella del ragazzo decapitato, dove tutta una serie di personaggi incappucciati rimarranno impuniti per sempre.


Letizia Paolozzi




> 26 maggio 2004


Una scommessa con molti fantasmi

Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali. D’altronde, è una scelta personale, confidano molti e molte. Lo ripeto anch’io. Benché la scelta personale suoni un po’ irrisoria: classica goccia nel mare, per vincere un referendum. Bisogna essere in tanti: in caso contrario, si perde.
Siete sempre gli stessi, accusa Marco Pannella riferendosi ai Diesse. Sempre quelli dei tempi del divorzio. Quelli che marciavano sotto le bandiere del Partito comunista, schierati (tardi forse, ma alla fine compattamente e coralmente, con tutto il loro peso) per difendere una legge che la Dc con Fanfani voleva abrogare.
Pannella polemizza mentre sogna quel vecchio Pci che aveva in testa la strategia del compromesso storico. Della frantumazione della rappresentanza si avvertivano i primi scricchiolii. Si parlava di valori ( trattati con cura meticolosa) ma non c’era da fare i conti con listone, correntone, sinistra interna e sinistra pacifista, laici-moderati, moderati non laici, cristiano-sociali, socialisti, europeisti, liberali. Le femministe si pavoneggiavano del loro stato nascente. Meno guardinghe. E probabilmente, meno spompate di oggi. Sempre che di femministe nei partiti se ne trovino ancora.
Certo, anche
i Diesse si muovono un po' da vecchio Pci. Danno “l’immagine di un partito impacciato fra antichi riflessi antireferendari e preoccupazioni tattiche rispetto alle alleanze“ ha scritto Beatrice Magnolfi che ha firmato il referendum radicale (su “L’Unità“ del 25 maggio 2004).
Eppure, i fantasmi resuscitati da Pannella hanno ancora fiato per i distinguo. E per una caterva di se e di ma. Rischia di passare in secondo piano il contenuto, anzi, l’impianto di una legge che deforma il rapporto tra cittadini e Stato, che vuole imporre la propria scelta ai cittadini, che dei suoi cittadini non ascolta la sofferenza. In effetti, la sentenza del giudice di Catania che ha impedito l'analisi del Dna a una coppia di portatori sani di talassemia è la prova che questa legge finisce per essere una sorta di imposizione etica.
Ancora sui fantasmi: i radicali (anche se, non solo per comune appartenenza al sesso femminile, sarei portata a distinguere tra Pannella e Bonino) si muovono in modo assai simile a quelli del passato. Solitari e narcisisti. Poco interessati alla formazione di un’opinione pubblica. Con un atteggiamento che De Rita ha ribattezzato, riferendosi a problemi costituzionali, “verticalizzazione“ (sul Corriere della Sera di martedì 25 maggio).
Eppure, il referendum sul divorzio fu vinto quando si saldò un fronte che andava dai radicali ai liberali ai socialisti, comunisti, republicani. Un cartello largo di forze serve ancora adesso. Il cartello, quello iniziale, animato tra gli altri dal laico Antonio Del Pennino, si è frantumato di fronte al “decisionismo“ radicale (ne parla qui sopra Emma Bonino, negando che la scelta sia stata una “forzatura“).
Servirà davvero l'assenza di un cartello ampio e di Del Pennino, agitato quasi fosse la Madonna Pellegrina portata in processione, a spiegare la svogliataggine dei partiti del centrosinistra nei confronti del referendum?
Arrivo a capire l’accusa di tradimento (“Non ci avete avvertiti“, “Avete deciso tutto da soli“). Mi rendo conto che sarebbe importante una relazione di fiducia tra chi si schiera, si unisce alla battaglia dei radicali e i radicali che quella battaglia la propongono. Spesso questa relazione viene sprecata. Buttata via. Ma se si aspetta l’esito delle elezioni europee del 13 giugno e magari il ritorno del tanto agognato Del Pennino, a me viene da chiedermi: Perché, se ci credete, non fate prima ciò che farete dopo?
D’altronde, immagino sia possibile aprire un conflitto politico proprio stando dentro la scelta dei radicali. Invece di temere di esserne fagocitati, schiacciati.
L’alfabeto femminile-femminista, senza nulla concedere alla trasgressione, ha scavato intorno ai nodi della maternità, della riproduzione, all’uso della scienza e dei suoi limiti, provando a tenere insieme libertà e dignità delle persone. A me pare che lo strumento referendario non solo possa rivelarsi una difesa contro gli interdetti religiosi e giuridici, ma dia spazio alla riflessione su uno dei modi che abbiamo per sottrarci all'influenza dei tanti fantasmi che ci assediano.

Letizia Paolozzi








Una scommessa con molti fantasmi di Letizia Paolozzi


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