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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 16 maggio 2004


Ficcare il naso in Indonesia

Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto, sconfiggendo quello democratico della presidente Megawati Sukarnoputri. Qualche dubbio sorge già quando trascorre tanto tempo tra le operazioni di voto e lo spoglio delle schede, se poi capita di vivere l’esperienza di poter seguire da vicino la vigilia e il giorno delle elezioni in un paese lontano dalle consolidate prassi delle democrazie rodate, i nostri abituali criteri di giudizio subiscono quantomeno un serio scossone.
Sungageiron, nel distretto di Sumatra, vive un discreto tenore di vita grazie alle raffinerie di petrolio, alcune migliaia di abitanti dove non si sente forte l’impronta musulmana, tanto che alle donne straniere non viene imposto il velo (l’Indonesia è il paese del mondo che ha la maggiore concentrazione di abitanti musulmani). L’obiettivo degli organismi sopranazionali a cui un governo come quello dell’Indonesia chiede la presenza di osservatori a garantire le operazioni di voto e soprattutto mostrare al mondo che anche lì la democrazia è possibile, è quello di garantire il suffragio al maggior numero di abitanti. Per rendere possibile tutto ciò occorre anzitutto organizzare nei mesi precedenti l’appuntamento elettorale i registri con i nominativi di coloro che hanno diritto al voto. In un paese formato da circa dodicimila isole, di cui molte poco abitate e difficilmente raggiungibili, l’unico mezzo è più o meno il porta a porta, ovvero recarsi mesi prima in ogni più piccolo distretto per informare uomini e donne del voto e della necessità di registrarsi presso un centro apposito, portando con sé qualunque documento di identità (un numero molto alto rispetto alle nostre patenti o carte di identità).
Procedendo con grande lentezza e con pochissimo ausilio dell’elettronica si arriva alla vigilia elettorale senza che le schede siano ancora arrivate ai seggi. Nell’ufficio predisposto a dare informazioni le commissioni sono agitatissime: se loro stessi non sanno come sono fatte le schede, come potranno domani aiutare gli elettori? Nella notte finalmente il materiale arriva e all’alba si sono formate già lunghe file di persone che chiedono di fare il loro dovere. Molti gli analfabeti, soprattutto le donne: possono recarsi nelle urne accompagnati da un parente (cosa proibita da noi), e le donne sono sempre accompagnati da fratelli o mariti, mai da altre dello stesso sesso; con loro spesso entrano anche i bambini, quando non si fermano a giocare sotto i tavoli del seggio, magari tirandosi qualche pezzo di carta che potrebbe anche essere una scheda.
Non scandalizzi l’immagine: di fronte alle nostre perplessità e ai legittimi dibattiti su quale modello di democrazia esportare, nelle mani di chi affidarne la gestione, le priorità agli occhi di chi vive una esperienza in prima persona si modificano. La volontà di esprimere la propria volontà con il voto quando non lo si è mai fatto e il bisogno di partecipazione balzano in primo piano; anche se si sono ricevute pressioni, anche se non si era da soli nell’urna. Capire cosa accade nei capannelli che si formano fuori dai seggi è difficile (si tratterà di abili convincitori?), per chi oltre a non conoscere la lingua e la scrittura fatica a comprendere anche i gesti, e l’interprete è noto solo da pochi giorni e dunque potrebbe raccontarti qualunque cosa.
Cosa sia meglio – ovvero “intromettersi” o no nei tentativi di vita pubblica di altri paesi -diventa molto, molto relativo e anche fare l’osservatrice – compito solo apparentemente neutrale – può dare la sensazione di sentirsi intrusi piuttosto che collaboratori. Ma contemporaneamente si acquista la consapevolezza che senza quel porta-a-porta, quello sguardo costante alle schede, al flusso di persone, e senza strette di mano e sorrisi, probabilmente qualcuna di quelle donne vecchie e analfabete non avrebbero neppure saputo che nel loro paese qualcuno poteva provare a dire la sua.

Olimpia Bineschi