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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 29 luglio 2005



Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Fausta
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse. Volute fortemente da Prodi, per consolidare la sua leadership «a prescindere», almeno
in questo sembrano avere ottenuto un risultato visibile già prima di svolgersi: non esiste una candidatura alternativa, di centro, di sinistra, di centrosinistra. Né i Ds né la Margherita possono incarnare un nome alternativo, non c’è Rutelli non c’è Veltroni che tenga.
Per i due maggiori partiti dell’Unione la contesa si sposta quindi su un altro piano: il peso di ciascuna componente l’alleanza elettorale nel condizionare l’assoluto premierato di Prodi. Una certificazione che però è rimandata ai risultati elettorali e quindi alla composizione del nuovo governo, laddove si vincesse. Nel mezzo, il delicato passaggio delle candidature, che sono poi il veicolo vero per la determinazione del peso elettorale. Nasceranno da una moltiplicazione di «primarie» luogo per luogo, territorio per territorio?
A me viene difficile crederlo: saranno piuttosto le segreterie politiche a sfinirsi e saranno soprattutto i Ds a doversi
svenare [sacrificando magari le minoranze: è un caso che esse siano così attive e moralizzatrici al momento? è un caso che mai come ora le sfumature di differenza nella maggioranza col segretario siano andate scomparendo con un robusto «quadrato» intorno a Fassino?].
Se la contesa Ds/Margherita si sposta dietro le quinte [quanto si impegnerà la Margherita nelle primarie per sostenere Prodi?], si è moltiplicata invece quella degli altri associati dell’Unione, ciascuno dei quali ha presentato il suo candidato di bandiera. È difficile immaginare che i risultati di queste primarie possano riservare sorprese come quella della candidatura di Vendola: le macchine della burocrazia politica sono già all’opera, e ciascuna deve fare poi i conti con le proprie minoranze interne [per Bertinotti tutta Rifondazione si muoverà come un sol uomo? le minoranze interne ai Ds lo sosterranno per polemica, col rischio poi di vedersi davvero cancellati collegio per collegio?].
È difficile pure immaginare che a parte i militanti e i simpatizzanti più entusiasti che fanno già vita di partito, alle primarie vi sia un’affluenza di opinione tale da scombinare notevolmente le cose. Ragionevolmente, si riprodurrà così il quadro di frammentazione che già esiste, però amplificato dall’assenza di quell’opinione che voterà centrosinistra per convinzione ma pure per opportunismo, per antiberlusconismo consolidato o maturato, perché così fan tutti, per provare l’effetto che fa, e che già va a votare con sofferenza, figurarsi le primarie.
Chi ne soffrirà di più sarà proprio Prodi, che intercetta «naturalmente» questa opinione, e non ha macchina propria di partito da mobilitare. Un Prodi al sessanta per cento è già un candidato zoppo: non solo, è pure un candidato allarmante per l’opinione pubblica moderata, con rischi notevoli. Immagino siano già tutti all’opera per evitarlo. Ma le primarie fortemente volute da Prodi hanno ormai questo senso: scontato che non c’è candidato alternativo, quanto può essere condizionato questo?
Così, il meccanismo americano della selezione del «campione», che progressivamente riduce le candidature eliminando i contendenti, per l’effetto italiano [il proporzionalismo naturale e radicato] si rovescia nel suo opposto: si parte dall’avere già un candidato unico, ci si dà battaglia su quanto lo si debba indebolire. Chissà se
anche le primarie come la democrazia si possono esportare?
Tutto questo è interessante?
Certo che sì. Ma anche, certo che no.
A me sarebbe piaciuto che fosse saltata fuori una candidatura femminile per queste primarie: trovo persino bizzarro che nessuno dei segretari scesi in campo [penso a Bertinotti, a Pecoraro Scanio] si sia adoprato per questo. Una candidatura femminile avrebbe rappresentato meglio d’ogni alchimia e d’ogni meccanismo un carattere aperto, sperimentale e innovativo di queste primarie. Essa poteva nascere non come proposta di «partito», anzi come un tentativo di attraversamento delle parti, come leva d’una discussione in cui non si difendessero «bandiere» e si attestassero propri territori tematici ma in cui si potessero coagulare differenze. Forse, avrebbe reso queste primarie più vive e vivaci rappresentando una forza simbolica semplice e potente.
Forse, avrebbe più facilmente rintuzzato una campagna del centrodestra sui «valori» e magari avrebbe sollecitato una discussione non soltanto «tranquillante» nel centrosinistra sulle questioni della famiglia, del sesso e del genere. Forse, avrebbe più facilmente alluso a una nuova leadership per una nuova società, colmando d’un salto, magari forzosamente, una situazione che vede nella politica italiana, nei partiti, nella società, nella cultura, nell’imprenditoria, nella ricerca, donne che hanno qualità da vendere, che hanno assunto anche incarichi e svolto ruoli importanti, che hanno riconoscimenti internazionali, ma che faticano a diventare «leader nazionali», perché nei meccanismi di costruzione delle rappresentanze e di governo delle macchine finiscono quasi sempre per prevalere un istinto di conservazione, un adattamento allo stato naturale, un timore dell’imprevisto. Forse, si sarebbe potuto costruire insieme una candidatura femminile forte che si caratterizzasse per elementi programmatici, sulla guerra, sul lavoro, sui diritti e la cittadinanza, sull’ambiente.
Sì, forse è una semplificazione troppo riduttiva, banale, e - chissà - controproducente per questioni invece complesse. Ma magari poteva determinare discussioni, rotture, lacerazioni, ricomposizioni, proposte, nuovi punti di vista.
A me sembra che in uno scontro tra Berlusconi da una parte e un candidato premier donna da questa parte, l’Unione avrebbe avuto solo da guadagnarci. Da tutti i punti di vista.

Lanfranco Caminiti




Ma non vorrei mandare al "massacro"
una donna tra questi ambiziosissimi maschi


Confesso una certa difficoltà ad appassionarmi alle primarie del centrosinistra. Anche se da sempre, cioè da quando in Italia si è scelto il sistema elettorale maggioritario, penso che primarie serie siano l’unica strada per l’apertura a candidature femminili – e non solo- che fuoriescano dallo stretto controllo dei partiti. E l’esperienza pugliese mi ha quasi entusiasmato, proprio perché imprevedibile. Non che con questo intenda sminuire l’appuntamento che Prodi e il centrosinistra stanno costruendo per ottobre. Ma è come se si squadernasse sotto gli occhi di tutti una delle peggiori afflizioni della politica italiana. L’assenza di donne. Non che manchino donne politiche autorevoli. Il punto è che nessuna è una leader. A parte Emma Bonino, naturalmente. Ma anche lei penalizzata dai legami forti con il partito radicale e soprattutto con Marco Pannella. E per nessuna – non intendo qui analizzare le singole posizioni- ha senso pensare a una proposta di candidatura, fosse pure di bandiera. Magari nella prospettiva di un ticket significativo. Presidenza e vice-presidenza, per dire. Sarebbe solo un gioco al massacro (politico), un tiro mancino che non mi piacerebbe giocare a nessuna.
Di fatto, la scelta degli incarichi, delle posizioni di potere dell’Unione, pur indeterminate come sono tuttora, hanno una fisionomia inequivocabilmente maschile. È probabile che qualche ministra uscirebbe fuori dal cappello, nel momento in cui si arrivasse alla formazione di un governo, ma in questo momento le sei ministre del governo D’Alema sembrano quasi inarrivabili. Troppi ambiziosi uomini politici a cui fare posto. Non parliamo della promessa mantenuta da Zapatero, una governo metà e metà, che nella vulgata politica italiana è diventato quasi una barzelletta, come tutte le realizzazioni di questo uomo politico, che ha il pregio di mantenere le sue promesse. Questo forse sarebbe l’aspetto interessante delle primarie.
Non sarà possibile cambiare un dato di struttura della politica italiana, cioè rendere protagoniste le donne politiche. Però si possono valutare le promesse dei candidati. Prodi ha dato un segnale importante sui Pacs. E gli altri? Cosa si intende fare per la legge di procreazione assistita? E via, siamo volgari, quante donne intendete inserire nel vostro governo? Quali patti si intendono stringere con l’elettorato femminile? Non sarebbe sufficiente a scatenare la passione, ma forse un interesse sufficiente a parteciparvi, a queste primarie. Sempre che qualcuno si renda conto di quanto sarebbe rischioso, ai fini delle elezioni successive, che a iscriversi e votare fossero soprattutto uomini.

Bia Sarasini




l'Unione dimentica che i sessi sono due
Proviamo a farglielo notare...


Anche a noi questo persistente, irresistibile monosex della politica italiana, in particolare nel centrosinistra, ispira un senso un po' triste di miseria. Sembra che quando qualcuno (qualcuna) ha osato sollevare il problema in una riunione del vertice dei Ds, il segretario Fassino abbia fatto un gesto di disperazione: “No, per carità, non mettiamo altra carne al fuoco…”. Povero Fassino, con tutte le grane che gli procura la “competition” con la Margherita e tutto il resto, lo si può persino capire.
Ma il sentimento di miseria resta, e forse si acuisce. Anche perché la discussione e le iniziative politiche nell’ambito del centrosinistra in vista delle primarie accentuano la sensazione sgradevole che l’Unione sia quasi completamente impermeabile al fatto che il mondo, le nostre società, sono basate sull’esistenza di due sessi . E sembra non voler vedere che le tensioni, i desideri e i conflitti che l’evoluzione del rapporto tra i sessi determina costituiscono ormai gran parte dell’”agenda di senso” – per dir così –della politica.
Alcuni esempi tratte dalle cronache di questi giorni: quando si riuniscono in una villa gli “stati maggiori” dell’Unione per discutere la loro “carta d’identità politica” il mero dato anagrafico parla di alcune decine di maschi intorno a Prodi e di uno sparutissimo gruppetto di femmine (meno delle fatidiche dita di una mano). Se poi si va a leggere il documento di identità prodotto dall’Unione, ci si accorge che la parola “donna” compare una sola volta, tra gli “anziani” e i “giovani”, in un contesto in cui si parla di “promozione, di tutela sociale e con programmi pubblici per i servizi e per l’abitazione”. Viene in mente la vecchia battuta della donna di Altan: non ricordo più se vengo dopo i giovani o i meridionali…. Nessun cenno esplicito a questioni dirompenti come quella dell’aborto ( la parola non può nemmeno essere pronunciata, scritta, in un testo politico dell’Unione, anche se l'insistenza di Bertinotti per considerarla un "patrimonio" ci sembra linguisticamente, e quindi politicamente, fuorviante ), così come nessun cenno alla legge 40, ai Pacs. Al tutto si allude implicitamente nell’ultimo generico capitoletto della "carta di identità", pudicamente intitolato ai “temi eticamente sensibili”.
Né molto di meglio, bisogna dirlo, si trova nel lessico mediatico di altri soggetti interni alla coalizione. Sull’Unità un gruppo in cui c’è anche una donna (Bernardini,Camilleri, Dazieri, De Masi, Flores D’Arcais, don Gallo, Lidia Ravera, Travaglio, Vattimo) ha proposto “un candidato” della “società civile”, cioè non dei partiti. Anche in questo testo nessun cenno all’esistenza di due sessi. Infine nemmeno la “campagna” pro primarie di Bertinotti (che pure comincia la sua "campagna" incontrando lebiche e gay) sembra per ora connotata da questa innegabile realtà.
D’altra parte non crediamo che il semplice avanzare una candidatura femminile – ammesso che fosse mai possibile a questo punto – risolverebbe di per sé il problema. La persistenza “maschile” della rappresentanza nella nostra democrazia (che non è certo l’unica fatta così) ha radici molto profonde, sulle quali prima di tutto gli uomini, così sovrarappresentati e in così evidente crisi di autorevolezza politica dovrebbero aver il coraggio, una buona volta, di interrogarsi pubblicamente.
Allora che fare? Astenersi in silenzio? Forse - come suggerisce anche Bia Sarasini, bisognerebbe almeno chiedere ai candidati sulla piazza di indicare alcuni propositi chiari nei loro documenti elettorali. Per esempio:
1 – Che cosa prevede, il candidato, della composizione sessuale del suo futuro governo? Farà, almeno su questo punto, come “l’esecrabile“ Zapatero, che si è scelto una vice donna – sì, il numero due dell’ambitissimo “ticket”…. - e ha nominato il 50 per cento – si, proprio la metà - dei ministri del “gentil sesso”?
2 – E’ stato appena respinto il referendum che intendeva modificare la legge 40: è lecito sapere se e come si intenderà affrontare, in caso di vittoria elettorale, la questione della procreazione assistita, in particolare nel cruciale punto giuridico che la mette in contraddizione con la legge sull’aborto?
3 – Che cosa si pensa dei rapporti tra stato e Chiesa (Chiese)?
4 - Che cosa si pensa di fare per la regolarizzazione delle coppie omosessuali?
5 – Si ritiene auspicabile che nelle prossime elezioni politiche si tengano delle primarie di collegio dove il sesso femminile sia presente? E con quali regole?
Questi punti non sono solo di programma, ma hanno anche un particolare rilievo simbolico. Se il candidato si esprimesse con chiarezza, forse le primarie potrebbero diventare un po’ meno fasulle. Anche dal punto di vista di quelle donne (poche) che hanno voglia di stare nei partiti. Ma (speriamo) non a tutti i costi e sempre seconde (sembra che nell’Ulivo le donne ora si appellino a Prodi per avere più spazio). E persino per quegli uomini che provano almeno un po’ di imbarazzo di fronte al triste monosex della politica italiana.

Letizia Paolozzi Alberto Leiss



Uno scandalo. Ma perchè nessuno fa niente?

Questo articolo è stato pubblicato su "Io Donna"

Leggo sul giornale online "Donnealtri", a proposito delle primarie dell'Unione del centrosinistra: "Sembra che quando qualcuno-qualcuna ha osato sollevare il problema (il fatto che ci siano solo candidati maschi, ndr) in una riunione del vertice Ds, il segretario Fassino abbia fatto un gesto di disperazione: "No, per carità, non mettiamo altra carne al fuoco·"".
Niente contro Fassino, per carità. Qualunque altro leader di partito, di centrosinistra o di centrodestra, avrebbe potuto dire la stessa cosa. Siamo, care signore, "altra carne al fuoco". Un lusso, un di più che ci si può permettere di considerare solo in momenti di grande dovizia, e non invece la maggioranza dei cittadini italiani. Contro ogni evidenza, restiamo una "questione", eventualmente una minoranza da tutelare.
Ancora da "Donnealtri" sugli stati maggiori dell'Unione -praticamente tutti uomini, manco una riunione del circolo della caccia-: "Nel documento di identità, la parola "donna" compare una sola volta, tra gli "anziani" e i "giovani", in un contesto in cui si parla di "promozione, di tutela sociale"· Viene in mente la vecchia battuta della donna di Altan: non ricordo più se vengo dopo i giovani o i meridionali·".
Interessante la domanda che "Donnealtri" si pone: dobbiamo prendercela? si deve protestare? ci si deve astenere?
Maria Jonsson, membro fondatore del Nuovo Partito Femminista Svedese, parla con Paola Lo Mele di rappresentanza politica femminile: "La Svezia oggi detiene il primato europeo per numero di donne in parlamento, all'incirca il 50 per cento...". "Pensi che in Italia è del 10 per cento" la informa Lo Mele. "E' uno scandalo!" si arrabbia Jonsson "Ma nessuno fa niente?".
Io la metterei così: possibile che nessuno tra i nostri leader di partito faccia niente? Che nessuno abbia sufficiente passione politica da rendersi conto della miseria in cui si trova a operare, tenendo fuori le donne? E che non c'è rinnovamento che possa prescindere da questo, sempre che ci si voglia davvero rinnovare? Il triste monosex è una malattia della politica e della società italiana, più che un problema delle donne.

Marina Terragni








> il dibattito

Ma non mandiamo qualcuna al massacro tra questi maschi ambiziosi
di Bia Sarasini


l'Unione dimentica che i sessi sono due. Glielo facciamo notare?
di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss


Uno scandalo. Ma perchè nessuno fa niente?
di Marina Terragni