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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 7 maggio 2005


Resistenze violente e non

Questo articolo è stato pubblicato sul "Foglio"

«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”. Gruppi di laici e monaci che soccorrevano i caduti, ricostruivano case e scuole, mettevano in piedi ospedali senza distinguere tra amici e nemici, e per questo erano considerati nemici da tutti. Ascoltarlo la settimana scorsa all’Auditorium di Roma, magari dopo aver partecipato alla camminata silenziosa dal Colosseo al Campidoglio, è stato un modo speciale per ricordare i trent’anni dalla guerra del VietNam. Ma anche gli altri anniversari di guerra che si rincorrono in questi giorni di primavera. I sessanta anni dalla Liberazione dell’Italia, celebrati il 25 aprile. I sessanta anni dalla fine della guerra mondiale, che saranno ricordati il 9 maggio a Mosca, con Putin, Bush, e molti (ma non tutti) leader europei. Ci invita, Thic Nath Hanh, a guardare oltre il conflitto. In modo concreto, anche se radicato in un’intensa spiritualità. Spiritualità diversa da quella giudaico- cristiana-cattolica, ma non meno capace di aprire orizzonti in grado di sostenere scelte etiche, razionali, politiche. Che offre parole nuove, per questo stimolanti. Per esempio, svuotare il conflitto, togliere senso alla guerre dell’io. In questa chiave ho letto su Repubblica il 26 aprile l’articolo di Anna Bravo dedicato alla Resistenza non violenta. Che c’è stata, ci ricorda, anche se quasi ignorata dagli storici. Per esempio in Danimarca, che non si era opposta con le armi a Hitler, e “sdraiarsi come un danese”, ricorda Bravo, era diventata un’espressione proverbiale, per nulla benevola. Eppure quegli stessi Danesi, nella collaborazione di “almeno 40 associazioni di vario tipo, organi amministrativi, polizia”, riuscirono poi a salvare “più del 90 per cento dei 7695 ebrei danesi”. Hannah Arendt, commenta Anna Bravo “ha scritto che questo caso dovrebbe essere proposto agli studenti di scienze politiche, perché capiscano a quali risultati può arrivare una lotta nonviolenta». Del resto forme di resistenza inerme furono diffuse. Cosa furono, scrive, le forme di salvataggio, nascondimento messe in atto dopo l’8 settembre? “È politica, che altro? Solo che ad agire sono perlopiù donne, e donne odiosamente definite umili, donne ritenute incompatibili con la sfera pubblica, che operano individualmente o ricorrendo a reti di relazione parentali, di comunità, di vicinato- strutture basilari della coesione sociale, però invisibili alle categorie dell’analisi politica”. Ecco, le donne. Che non sono “naturali” custodi della pace, della non-violenza, come insegna Abu Ghraib, caso mai qualcuno l’avesse pensato. Come ricorda Lynndie England, la sciagurata ragazza col guinzaglio, che proprio oggi si presenta in tribunale, pare con un cambiamento di linea difensiva: ammissione di responsabilità (sarebbe l’unica ad ammetterla) in cambio di diminuzione di pena. Che per lei si prospettava piuttosto alta. Insomma, che le donne debbano (dobbiamo) guardarsi dal considerarsi padrone di una superiore civiltà, quasi connaturata al genere sessuale, è un pensiero critico da coltivare. Ma senza nascondere la propria speciale, concreta esperienza di relazioni e salvezze. Pilastro per politiche concrete e utopie avventurose, parole inedite da portare nella scena pubblica. Come speciale è il punto di vista di Luce d’Eramo, scrittrice stranamente dimenticata, lei giovanissima volontaria nei lager tedeschi. Forse perché non narra di eroismi virili, ma di febbrili prese di coscienza? A proposito delle strane relazione tra umani, in pace e in guerra, ecco come raccontava dieci anni fa il suo ritorno a Dachau per un documentario della tv tedesca: «Chi abita in questa zona?», domando io. «Qui noi tedeschi siamo pochi», risponde lui, «siamo soprattutto stranieri di ventisette nazionalità, verstehen Sie?» mi ammicca, «figli degli ex-internati sopravvissuti nei lager della zona, tutta gente rimasta dopo la liberazione, verstehen Sie?» ripete, «non sapevano più dove tornare , deplaced persons, und so leben wir zusammen (viviamo assieme), i nostri nipotini ormai parlano solo tedesco"

Bia Sarasini



Gothic lolite dal Sol Levante

Questo articolo è stato pubblicato sul "Secolo XIX"

Capelli color giallo sporco, mini argento e magliette striminzite, lenti a contatto azzurre, l’anno scorso a vent’anni Hitomi Kanehara ha vinto, insieme alla diciannovenne Risa Wataya, il premio Akutagawa. Mai il premio, la versione giapponese dello Strega, che ha nel palmarès autori come il nobel Kenzaburo Oe, era stato attribuito ad autrici così giovani. Un esordio clamoroso, quello “Serpenti e piercing” (Fazi,122 pagine, 12 euro, traduzione di Alessandro Clementi) che ha sconvolto i lettori più anziani e ha aperto una discussione sulle nuove generazioni giapponesi, quelle che come Hitomi Kanehara non hanno conosciuto il periodo d’oro dell’economia giapponese, l’epoca neanche tanto lontana in cui il Giappone minacciava gli Stati Uniti e a Tokio le case valevano più che a New York. Luì, (nome “d’arte” della protagonista, da Louis Vitton), la protagonista del romanzo, è una precaria, si direbbe in Italia, fa la hostess part-time. Come tanti i suoi coetanei, ignari del mondo unito, coeso, tenuto insieme dalle aziende e dalla famiglia, in cui hanno vissuto i loro genitori. «Non ho mai conosciuto un periodo di prosperità», ha detto Hitomi Kanehara, ormai popolare come una rock-star. Ma non era sua intenzione rispecchiare il mondo contemporaneo, ha dichiarato, a lei interessano l’interno, i sentimenti. Come la tristezza che muove Luì, una bambolina attenta all’estetica, al carino, verso il mondo più “vero” della manipolazione del corpo, un mondo dove è possibile farsi una lingua serpente: «Ci si fa un piercing sulla lingua, si dilata a poco a poco il foro, poi si stringe l’estremità rimasta con un filo interdentale, o da pesca, infine si dà un ultimo taglio con un colpo di bisturi o un rasoio e il gioco è fatto». Divisa tra Ama, il punk dalla lingua biforcuta, e Shiba, il tatuatore sadico che le disegna sulla schiena un kirin, versione giapponese del mitico unicorno, Luì viene catturata dalle nuove sensazioni che prova. Il dolore soprattutto, il sangue, abbondante. Fino a risultare indifferente al fatto che Shiba possa avere ucciso Ama, e possa un giorno fare lo stesso con lei. La crudeltà, descritta con precisione e freddezza grafica, è la chiave di questo libro senza via d’uscita. Mentre certo non è senza risorse l’autrice, Hitomi Kanehara. Ragazza ribelle che non ha fatto studi regolari, che a 15 anni è andata a vivere con l’amante, che ha 6 piercing sull’orecchio e prevede di farsene altri, oltre a dichiarare un personale interesse per il “split tongue”, la lingua biforcuta. Luì è una gothic lolita, come vengono chiamate le ragazze trasgressive che si ispirano ai manga, una ribelle senza vie di sbocco, senza coscienza sociale. Un po’ come Mari, la ragazzina diciasettenne protagonista di “Hotel Iris” (Marco Tropea, 160 pagine, 13 euro), di Yoko Agawa, a sua volta vincitrice del premio Akutagawa, ma soltanto a 29 anni, nel '91, con "Diario di una gravidanza" (pubblicato nelle “Rose del Giappone” dall’editore e/o). «Chiudi il becco, puttana. La voce dell'uomo ci attraversò come uno stiletto. Il brusio cessò. Era una voce forte, dal tono profondo. Non conteneva irritazione né collera. Rivelava piuttosto una certa prudenza. S'insinuava nella percezione come una nota di violoncello o di corno». È dal tono di questa voce che viene attratta Mari, «l'inflessione di quell'ordine» esercita su di lei un'attrazione fatale, fino al punto di spingerla a seguire l’uomo, anzi il vecchio, a cui si consegna totalmente, come una vittima al suo carnefice. È di un’altra generazione, Yoko Agawa, nata com’è nel ’62, mentre Hitomi Kanehara è nata nell’84. Eppure l’attrazione per il sesso e la morte di Mari non è minore di quella di Luì. E come in “Serpenti e piercing”, colpisce la propensione di queste adolescenti a lasciarsi fare del male. Ma Mari ha una madre, che la tormenta con la cura ossessiva del suo corpo, in particolare dei suoi capelli. E in qualche modo si salva. La morte del suo anziano carnefice seppellirà anche il segreto della sua iniziazione sessuale. A 13 anni Yogo Okawa ha letto “Il diario di Anna Frank”. Ha scoperto che le parole normali, quotidiane hanno una forza espressiva sconosciuta, possono dire la crudeltà, il dolore.
«Dò tutto, scrivo tutto» ha detto. «Quando il libro è finito, non mi resta più niente».
A chi legge rimane il dubbio di non capire. Non capire queste ragazzine, che per esistere si consegnano a uomini violenti e tirannici. Racconti inquietanti, ancora più per la bravura delle autrici.

Bia Sarasini








>Gothic lolite dal Sol Levante
di Bia Sarasini