locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
7 maggio 2005
Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 28 maggio 2005


L'azzardo della lista rosa

E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa". Vi si racconta l'esperienza originalissima delle donne napoletane dell'associazione Emily, che hanno deciso nella primavera del 2004 di presentarsi alle elezioni provinciali con una lista esclusivamente femminile, suscitando molti contrasti ma anche molto entusiasmo (persino da parte di alcuni uomini), e riuscendo poi a eleggere una candidata strappando un collegio alla destra. E' una discussione destinata a proseguire, viste le condizioni desolanti della rappresentanza femminile nelle nostre sedi democratiche. Intanto qui proponiamo una recensione del libro scritta da Bia Sarasini per il "Foglio", e il testo integrale dell'ultimo capitolo del libro, con il gentile consenso dell'editore. Il testo di Letizia Paolozzi sarà presentato e discusso il 16 giugno a Roma, il 6 luglio a Milano, il 7 luglio a Bologna. Se non lo trovate in libreria potete richiederlo direttamente all'editore,
www.guidaeditori.it , indirizzo e-mail: [email protected]






Ma questo gioco piace alle ragazze?

Che la politica italiana sia una cittadella maschile, è un fatto così incontrovertibile che il solo nominarlo pare ai più –uomini naturalmente, ma anche molte donne- un argomento più che altro noioso. Ancora con questa storia, è la reazione generale. Come se quel 10,3% di parlamentari elette (tra Camera e Senato) non inchiodasse il nostro paese a un disastroso settantreesimo posto (secondo i dati più recenti) in una classifica che mette in cima i paesi che hanno la più alta rappresentanza femminile. Come se avere bloccato al senato il disegno di legge che dovrebbe affidare alle donne un terzo dei seggi nelle liste elettorali non fosse la conseguenza di un semplice calcolo: se passasse, almeno un centinaio di senatori (uomini) non potrebbero ricandidarsi. Come se non fosse sotto gli occhi di tutti che quando si sono applicate le norme europee che vogliono almeno il 40% di donne nelle liste, le elette sono aumentate, come è successo appunto alle ultime elezioni europee (19,2%). Insomma, la noia come maschera della volontà (maschile) di non cambiare nulla. Con le dovute distinzioni tra centrodestra, che ama le signore vistose ma ha una presenza modestissima di donne elette. E il centrosinistra, che verso le donne ha un’attenzione maggiore, e rialza le medie. Non che questo renda il gioco più facile, anzi, come racconta Letizia Paolozzi a proposito delle elezioni provinciali dell’anno scorso a Napoli e l’esperienza della lista rosa presentata da Emily-Napoli. (“La passione di Emily e l’azzardo della lista rosa”,Guida). Cronaca di una vicenda politica durissima, combattuta senza esclusione di colpi. Dunque Emily, (Early Money Is like the Yest: il denaro dato presto è come il lievito), è un’associazione che ha come scopo il sostegno, la promozione e la formazione delle donne che vogliono fare politica nell’area del centrosinistra. Tra le fondatrici, nel 1998, Franca Chiaromonte, Anna Maria Carloni, Giovanna Melandri, Chiara Acciarini, Tana de Zulueta. E per non nascondere nulla, dichiaro subito un coinvolgimento diretto, all’epoca, nel comitato promotore. Da qualche anno Emily è una federazione di associazioni locali, tra cui Emily-Napoli è una delle più forti e radicate. Merito della presidente Anna Maria Carloni, scrive Letizia Paolozzi. E di un’associazione resa autorevole dalle sue socie, tra cui ci sono gran parte delle elette, sindache, amministratrici di centrosinistra, oltre numerose associazioni federate. L’idea di Emily-Napoli di presentare una propria lista per le elezioni provinciali, racconta Paolozzi, è un fulmine a ciel sereno. i primi sondaggi mostrano subito che Emily andrà a pescare voti nel bacini ulivista, in particolare tra i Diesse. Ecco, il problema non risolto delle donne e la politica è tutto qui. Una battaglia molto concreta. Non aspettatevi che gli uomini accettino volentieri di farsi da parte, ammoniva anni fa con la consueta lucidità Adriano Sofri. Vale anche per una lista di donne, che potrebbe togliere voti a un partito, una coalizione. Anna Maria Carloni è stata messa subito sotto accusa, perché compagna del governatore Antonio Bassolino. E molte donne di partito, in nome dell’appartenenza, hanno combattuto la lista. Che a sua volta si è trovata al centro di conflitti imprevisti. Quello nell’Ulivo tra Ds e Margherita, e quello nei Ds campani tra Bassolino e l’ex-sindaco di Salerno De Luca. Eppure, secondo Franca Chiaromonte, presidente di Emily nazionale, l’obiettivo era chiaro, politico e condivisibile da tutto il centrosinistra. Portare al voto donne da sempre lontane dalla politica, allargare il consenso. «Esperienza fallimentare» ha definito la lista il segretario Ds Piero Fassino. Un giudizio tagliente che Paolozzi non accetta. Sono state presentate 45 donne che non avevano mai fatto politica, una è stata eletta a San Giuseppe Vesuviano, un collegio da sempre ostile al centro sinistra, la lista ha raccolto 27.754 voti, pari all’1,9% dei voti: la missione è compiuta. Il problema è un altro, questo pamphlet ha il pregio di dirlo con chiarezza. Una battaglia così diretta contro chi ha il potere di decidere le candidature è un gioco duro, fa male. Ma alle ragazze, piace giocare a questo gioco?


Bia Sarasini





Il femminismo. Ingombro o eredità?

Riproduciamo il quinto capitolo, conclusivo, del libro "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa"

Arriva il 14 giugno. Per Emily è il giorno della verifica. Gli aggettivi infiammati di questa verifica ispida, combattuta, aggressiva sono ormai alle spalle. Appartengono al tempo della campagna elettorale. Ora, non c’è che da aspettare la “risposta delle urne“. L’associazione ha un po’ di paura.
Il dubbio fa vacillare la fede. Anche nella lista di sole donne.
Eppure, in conclusione, i voti saranno 26.754; in percentuale l’1,9 %. Non un’inezia. D’altra parte, chiosa Anna Maria Carloni, presentando “una lista tutta rosa, abbiamo già vinto la nostra sfida. Siamo l’unica novità di queste elezioni“.
Siate generosi anche se riscontrate – e avete ragione - un pizzico di esagerazione, di esaltazione nel discorso della presidente di Emily Napoli. Suonerà probabilmente come linguaggio iperbolico ma è anche vero che l’associazione ha occupato in maniera inedita una parte illuminata della scena elettorale.
Accettare la competizione è stata una scommessa su molti piani: la composizione della lista; il deposito e la messa in circolo del marchio; la scoperta della bravura delle candidate che si sono rese riconoscibili attirando consensi. Questo spiega il lessico della campagna. E l’elezione, per la prima volta, di una rappresentante della lista Emily nel consiglio provinciale.
Non voglio dimenticare l’aiuto dato dai media. L’esplicita simpatia nei confronti dell’associazione. Il clima positivo. Benché non del tutto innocente. Per via della particolare predilezione mostrata dai giornali nei confronti del rapporto Carloni-Bassolino.
D’altra parte, Anna Maria Carloni non ha avuto imbarazzo, da compagna del governatore, a scegliere, sostenere, difendere una sua politica. Con le donne. Lui non ha oscurato lei; lei ha dimostrato di saper correre fuori dagli organigrammi tradizionali di lui. Una coppia in politica. Il team, da sponde differenti, è riuscito nel miracolo di equilibrio di tenere insieme lista “rosa“ e coalizione.
L’obiettivo della lista non era affatto peregrino. Alcuni uomini l’hanno capito. Nella sinistra. Perlomeno in quei gruppi politici che insistono sui temi delle discriminazioni e delle disparità. Pochi però quelli disposti ad ammettere che dietro l’ingiustizia si nasconde un conflitto tra i sessi che tocca la retribuzione, il lavoro, l’istruzione, la qualità della vita, la partecipazione alla politica. Alle istituzioni.
Nel 1963 l’Italia decide di cancellare la legge che vieta al sesso femminile di indossare la toga e fare il magistrato: adesso le magistrate rappresentano il 38 % della categoria. Tuttavia, solo 18 donne hanno un incarico direttivo – presidente di tribunale o procuratore generale – rispetto agli oltre 400 dirigenti maschi. Dal 2000 in poi ci sono nuovi ingressi soprattutto femminili: 388 donne contro 291 maschi. Una marcia gloriosa, si direbbe. Ma basta uno sguardo più attento per capire che le carriere femminili sono ferme al palo. Con le posizioni di vertice ancora, in gran parte, occupate dagli uomini. Nelle aziende, nelle università. In magistratura. E nella politica.
Privilegiati i maschi; penalizzate le donne. Dallo studio del World Economic Forum salta fuori che l’Italia, secondo i cinque parametri presi in esame (stipendio, accesso al mercato del lavoro, partecipazione alle decisioni politiche, istruzione e qualità della vita) è quarantesima in classifica, su 53 paesi.
Perciò la lista “rosa“ simboleggia una questione irrisolta. Non bastassero le cifre appena citate, il nostro Paese è al sessantaseiesimo posto nella classifica mondiale della rappresentanza femminile.
Questa Italia “galleggiante“ (termine usato dal Censis nel suo trentottesimo rapporto sulla situazione sociale del paese) prende nota dell’ingiustizia. La sottolinea. Dove sono la parità, la pari dignità, l’equo potere?
Richiami, esortazioni, appelli insufficienti. In realtà, avverte l’indagine su “Donne, politica e istituzioni“, dobbiamo assolutamente svelare gli “artifici linguistici“ che spesso nascondono una “sostanza diseguale“ dietro una “forma paritaria“. Proseguendo nella lettura dell’Indagine, si scopre uno dei dati che spiegano alla perfezione questo genere di “artifici linguistici“: gli italiani vogliono una maggiore presenza femminile nelle istituzioni, ma agli italiani non piacciono le quote “rosa“, imposte per legge.
“Quello che conta, obietta un intervistato, non è il numero, basta a volte anche una sola donna per portare avanti una battaglia…“ La logica del “purché sia donna“ non convince. Non convince più. E allora, come se ne esce?
L’informazione, da sistema onnivoro qual è, denuncia l’allargarsi del disagio. E la contraddizione. Anche per questo a Napoli viene amplificata questa inattesa femminilizzazione della politica che cammina sulle gambe delle 45 candidate della lista Emily.
Dato incontestabile: la vittoria al primo turno la coalizione di centro sinistra (il presidente della Provincia, Dino di Palma, è stato eletto con più del 60 % di voti) l’ha ottenuta anche grazie al “valore aggiunto“ delle 45 candidate. Elemento non secondario, la consigliera eletta, con i suoi circa 3000 voti, ha consentito di conquistare al centro sinistra un difficile collegio della provincia, tradizionalmente appannaggio della destra.
Ma chi è l’eletta?
Maria Rosaria Fornaro, di San Giuseppe Vesuviano. Bruna, espressione vivace, questa giovane donna minuta possiede delle forti competenze sociali. Direttrice didattica, è stata assessore nella giunta di Pomigliano d’Arco. Sa muoversi con perizia nel contesto di istituzioni che pure, agli occhi di tante, rappresentano delle bastiglie imprendibili.
Per spingere oltre il ragionamento: ha vinto non una outsider della società civile ma la più politicizzata, la più esperta, colei che poteva vantare il maggior numero di rapporti già sedimentati. Ecco, allora, la constatazione: saper ascoltare e comunicare non corrisponde alla capacità di muoversi con agio nella politica.
Enigma di un certo rilievo. Le candidate di Emily possiedono una autentica forza che dovrebbe entrare – se questa è la politica - nel merito dei problemi e delle soluzioni per risolverli. Naturalezza e semplicità sono armi anti-intellettuali. Da sole non bastano. Come non basta che molte tra le candidate possano attingere a uno zainetto – il loro patrimonio - gonfio di relazioni.
Un canale di scorrimento, un ponte di raccordo con i partiti, in particolare con i Diesse, andava cercato. Invece, la mediazione non c’è stata. Dalle due parti. Piero Fassino, dopo il risultato della lista “rosa“, ha insistito nella critica: Emily è “un’esperienza fallimentare“.
Se il segretario della Quercia, che obbedisce in genere a una strategia distensiva, pronuncia giudizi così taglienti, se ne deve dedurre che ha deciso di chiudere ogni possibilità di discussione.
Perché così diffidente? Questa durezza sembra quasi derivare dalla paura di confrontarsi con l’oggetto: una lista di sole donne. In realtà, l’esperienza non è stata “fallimentare“. Sia per il numero di voti raccolti (la società Running – lo ricordiamo - aveva previsto un’oscillazione tra il 2 e il 3 %). Sia per i tempi strettissimi di posizionamento della lista e del suo marchio. Oltre che per il ritardo nell’indicazione del candidato del centrosinistra alla presidenza della provincia di Napoli.
Allora, come spiegare l’ostilità che a tratti è stata addirittura una guerra all’intelligenza nei confronti della lista di sole donne? Forse ha pesato la scelta di separarsi dal sesso maschile. Anche se l’associazione aveva escluso una contrapposizione; una dichiarazione di guerra tra i sessi. Semmai questa guerra sono stati gli uomini (dei partiti) a dichiararla.
Analizziamo con maggiore attenzione la reazione del sesso maschile. Anzi, di quella parte che è nel centrosinistra. All’origine, vedrei due motivazioni: una profonda, per così dire inconscia, giacché la lista Emily, per quanto si sia sforzata di evitarlo, ha probabilmente dato corpo al fantasma della donna in rivolta. Un fantasma femminile prodotto dall’emancipazione e, cosa ancora più grave, dall’autonomia: agli inizi del terzo Millennio avremmo una Lei libera, decisa nelle sue scelte di vita. Soprattutto, una Lei che se ne infischia del “sesso forte“.
L’altra motivazione è materiale: radicata a un terreno che sembra essere l’unico vero spazio di potere dei partiti oggi, e cioè quello della selezione del personale per la rappresentanza. Qui sono in gioco status sociale, carriere (e pensioni) di singole persone.
Il recente stop in Commissione Affari Costituzionali del Senato al disegno di legge che assegna alle donne un terzo dei seggi nelle liste elettorali dimostra quanto sia debole la volontà maschile di affrontare il problema.
I senatori hanno scoperto che attraverso quel disegno di legge verrebbe impedito a un centinaio di loro di ricandidarsi. Vogliamo che le cose cambino e per questo meglio non cambiare nulla, si saranno detti. Ne è seguito un totale disinteresse verso l’Italia fanalino di coda della rappresentanza politica femminile. Una svagata disattenzione per quel principio delle quote che pure, applicato alle europee, ha raddoppiato le elette. Come il paradiso, la democrazia paritaria può attendere. La libertà si realizza solo per procura, se e quando i maschi lo decidono.
“Se nella vita normale i due generi si stanno trasformando reciprocamente e la società che portava un’impronta maschile prevalente, anch’essa si modifica, nella politica le cose vanno diversamente. E’ uno dei luoghi dove l’affermazione di una netta superiorità gerarchica degli uomini rispetto alle donne e la legittimazione di questa disuguaglianza sopravvive“. Evidentemente, per lo storico Sandro Bellassai (“La mascolinità contemporanea, Carocci, pagine 127, euro 8,50) il rapporto delle donne con le istituzioni politiche è un nodo non sciolto.
D’altronde, i Diesse non hanno dato credito alla lista di sole donne. Anzi, si sono opposti con estrema severità. La chiusura nelle appartenenze è stata di impedimento a una possibilità se non di dialogo, almeno di reciproco rispetto.
Mentre la questione identitaria ha pesato tra le militanti, le candidate se ne sono disinteressate, considerando l’argomento poco o nulla coinvolgente. Alle domande su contenuti e contenitori, primarie, liste, listini, hanno preferito un manifesto di qua e una foto di là; sorrisi e strette di mano; appuntamenti e incontri “da donna a donna“. La solita estraneità femminile nei confronti della politica? Forse.
Ma la domanda può essere rovesciata: e se fosse quel modo di fare, di intendere, di praticare la politica a tenere lontane le donne?
Certo, le quarantacinque candidate, pur individualmente ambiziose, non avevano molti simboli da spendere. Tranne il colore rosa che annunciava: noi siamo una lista tutta femminile. Siamo una lista di sole donne perché non abbiamo altro modo di richiamare l’attenzione sui tanti, troppi ostacoli che si frappongono tra noi e le istituzioni.
Ora il dibattito pubblico è avviato. Lungo percorsi anche differenti. Nel centrodestra, almeno in alcune sue zone, si discute cercando di coinvolgere pezzi del mondo femminile. Giuliano Ferrara sul “Foglio“ oppure la rivista “Ideazione“, coltivano particolari angolature del femminismo mentre Silvio Berlusconi si rivolge alle casalinghe quando deve spiegare la sua politica economica. Cita l’avvenenza delle segretarie. Mette in scena il legame con la genitrice, immersa nel perfetto Modello materno. Con la moglie, Veronica, ha un complesso rapporto del quale emerge, volente o nolente il Cavaliere, la forte autonomia della first lady.
Ancora a destra, Rossana Di Bello, prima cittadina di Taranto, ha deciso di tenere una serie di lezioni di politica. Modello Emily? Come per le candidate della lista “rosa“, a Taranto si sono ritrovate insieme, in tante, professioniste, disoccupate, insegnanti, studentesse e operaie. Con l’obiettivo - dice la sindaca, uscita da Forza Italia ma vicina a Berlusconi - di evitare “le anticamere del partito e fare in modo che chiunque si possa buttare nella mischia politica“. Le più brave la sosterranno nelle due liste per le comunali; le altre lavoreranno per presentarsi in una delle sei circoscrizioni cittadine.
Insomma, l’impresa dell’associazione napoletana non è un fenomeno isolato. Qualcosa sta succedendo in Italia, quanto alla rappresentanza femminile. Le donne, grazie alle “quote“, nel giugno del 2004, erano tante in lista per le Europee. Il voto le ha premiate individualmente. Nel centrodestra e nel centrosinistra. Clamoroso il successo di Lilli Gruber; tutt’altro che isolato. Tra le non elette, ha raccolto voti la presidente di Emily Palermo, Alessandra Siragusa, senza che ci fossero partiti a sostenerla.
In Sardegna, alle regionali, Renato Soru, il proprietario di Tiscali (rischiando una crisi con il gruppo dirigente Ds) si è portato nel listino otto candidati, tutte donne. Alla vittoria di Sergio Cofferati hanno dato il loro contributo anche le femministe dell’associazione Orlando di Bologna mentre Filippo Penati, candidato alla provincia di Milano di 11 liste del centrosinistra, nonostante sia definito “uomo di apparato“ (è stato sindaco della “Stalingrado d’Italia”, Sesto San Giovanni), ha composto la sua squadra con molte donne e molti esponenti della società civile.
Sempre in tema di presenze femminili volitive, la ligure Marta Vincenzi, ex presidente della Provincia e ex assessore comunale, è stata eletta in Europa con 150 mila preferenze. A Genova corre voce, con qualche disperazione dei Diesse, che la Vincenzi si candiderà a sindaca dopo la conclusione del mandato di Pericu.
I giornali, di fronte a questi successi, hanno parlato di “carica delle donne“.
Emily questa carica l’ha intercettata. Senza difendere più di tanto ideologie preconfezionate; lasciando sullo sfondo della campagna elettorale l’assolutezza dei valori; le tradizioni trasformate in dogmi. Post-democristiane e post-comuniste, verdi e riformiste - diversamente dagli uomini – non hanno brandito cultura, storia, tradizione politica in modo da trasformarle in linee simboliche di divisione. Anzi, è caduta nel lavoro comune della campagna elettorale la barriera tra credenti e non credenti, ex comuniste e ex democristiane.
A tenere insieme le esponenti politiche dell’associazione e le candidate è stata, fin dall’inizio, la coalizione di centrosinistra. Questa la scommessa. Con quale progetto, con quali contenuti programmatici? Ma sì, certo. Progetto e contenuti - ha sempre risposto Emily - sono quelli dell’Ulivo. Noi l’Ulivo lo sosteniamo. E’ il nostro punto di partenza e di arrivo. L’alfa e l’omega. La pars costruens. I partiti, semmai, vengono dopo.
Solo che l’alleanza tra sinistra non più stalinista, cattolici e democratici si è dimostrata oscillante. I conti continuano a non tornare. La lista unitaria - Ds, Margherita, Sdi, Repubblicani Europei di Luciana Sbarbati – dopo le elezioni europee (dove fu votata da dieci milioni di italiani, quasi uno su tre) è quasi sfumata all’orizzonte. Ha perso colpi. Il “nocciolo duro“ ulivista all’interno della Grande alleanza democratica (la Gad) soffre di un incerto radicamento. Anche se per le regionali la lista unitaria ci sarà, almeno in una decina di regioni. Ma non dovunque. Sembra non in Campania.
Si tirano fuori le sciabole: di qua l’unità come valore aggiunto, di là i partiti. La Margherita non vuole andare alle elezioni per la seconda volta senza il suo simbolo. I Diesse aspirano a dimostrare il loro primato nel centrosinistra; Boselli rivendica l’orgoglio dello Sdi.
Tra rinvii, colpi bassi, partner litigiosi e al centro un Prodi invocato nel ruolo di “garante“, di leader della federazione che ha ricevuto l’imprimatur al con gresso dei Diesse, la sindrome dell’ognuno per sé continua a mietere vittime. D’altronde, nella difficoltà a unirsi ci sono anche motivazioni più antiche che attengono alle vicende dei partiti, alle loro storie, tradizioni, culture.
Mentre, per rimbalzare sull’oggi, le nuove leggi regionali (in Liguria, e non solo, se ne prevede una con tanto di allargamento dei posti di consigliere) potrebbero modificare ancora profondamente la situazione. E uno shock positivo, a mio giudizio, è venuto dalle “primarie” in Puglia: questo Sud “bizzarro” ha dimostrato di volersi prendere la libertà di scegliere un rappresentante fuori dalle logiche delle nomenclature maggioritarie. Forse non è un caso che vinca un uomo molto legato alla società civile del suo territorio; un uomo come Vendola, che annuncia nella sua stessa biografia una realtà nuova nel modo di essere e di vivere il proprio sesso.
E sicuramente la mancanza di primarie a livello nazionale non aiuta le donne.
Quanto alle liste dei governatori o quelle dei Presidenti di regione uscenti (che scuotono soprattutto il centrodestra), sono il risultato di un’elezione diretta che spinge gli attori politici a dialogare con l’elettorato in modo autonomo dai partiti. E dalla coalizione di partiti che sostengono appunto i governatori.
Queste liste, si dice, sono un valore aggiunto. Possono intercettare i consensi di chi non vuole votare il singolo partito. Il discorso non è tanto lontano da quello su cui ha basato la campagna elettorale la lista Emily: per noi la politica non è quella dei partiti, troppo ripiegati sui loro problemi interni. Ci vuole una rete che tenga insieme associazioni, fondazioni, club; che sia capace di coinvolgere i cittadini.
In corso d’opera tutte, dirigenti e candidate, accumuleranno esperienza. Sperimentando una pratica politica, si accorgono di averne ricavato delle profonde modificazioni. Confida Teresa Armato: la campagna elettorale della lista “rosa” ha polverizzato le sue convinzioni. L’ha “ripulita“ dai pregiudizi. Sulle donne incapaci di fare politica. Sugli uomini che invece la politica la maneggiano alla perfezione. Più capaci, bravi, adeguati, competenti?
Pregiudizi sul sesso femminile, conditi magari da un pizzico di misoginia metafisica, oppressiva, sospetta, li coltiviamo tutti e tutte. Uomini e donne. Per cambiare idea, è stato importante misurarsi tra tante e diverse. Creare una vera squadra, con la sua rete di relazioni, i momenti di divertimento, di piacere per obiettivi che si sono realizzati tra contaminazioni e reciproche influenze.
Arrivo al punto. C’entra il femminismo con questo percorso? L’associazione l’ha escluso. Non c’è nulla in comune con quello che stiamo costruendo e il movimento degli anni Settanta. Graziella De Ianni, meno sicura e più possibilista, ritiene che le donne, per praticare le istituzioni, debbano “forse solo diluire il pensiero femminista“. Per la società Running “Emily vive fuori dal pensiero femminista“.
Ma a quale femminismo ci si riferisce?
Spiega la filosofa Luisa Muraro che “il femminismo ha riconosciuto il valore politico di molte pratiche femminili e le ha potenziate, ha rotto con le complicità femminili con il potere maschile e ha creato un simbolico delle donne: linguaggi e relazioni capaci di dare un senso autonomo all’esperienza e ai desideri delle donne. Ma, così facendo, non ha fatto che acuire la contraddizione fra un desiderio femminile di esistenza libera e un mondo che, fuori dalle mura domestiche e dalla rete degli affetti, comprende e valorizza le donne solo in ciò e per ciò che sono somiglianti o complementari agli uomini …“ (su Via Dogana numero 50/51, settembre 2000).
Dunque, il femminismo è stato molte cose. Il pensiero della differenza, elaborato dalla Libreria delle donne di Milano, ha teorizzato una pratica politica basata sul partire da sé, sulla disparità e l’affidamento, cioè sulla possibilità di riconoscere il desiderio e il valore di un’altra donna e di produrre autorità femminile senza “incarnare” figure autoritarie. Anche se, in realtà, non sono la sola a vedere quanto una simile pratica sia complicata.
L’elaborazione della Libreria andrebbe tenuta presente da chi vuole fare politica in contesti dove gli uomini hanno relazioni di potere che sono in parte basate su meccanismi simili a quelli ipotizzati per rendere forte e libera una società femminile, anche se spesso intervengono a ruota i tradizionali meccanismi di “tradimento”, di uccisione simbolica del padre.
La pratica politica di Emily ha puntato su una lista di sole donne per arrivare a contesti dominati da uomini. Dire che tutto ciò non ha a che fare con il femminismo è un po’ duro da credere. Il femminismo ha messo in circolo delle idee. Ha consegnato un’eredità. Oggi sarebbe più saggio questa eredità seguirla e interpretarla nelle pratiche di vita. E probabilmente nella politica.
Il mio giudizio è che la lista “rosa” non sia estranea al femminismo. Ma che dal femminismo si sia spostata. Ha scommesso su un diverso percorso. Anzi, sul crocevia delle relazioni di scambio nelle quali le donne si muovono autorevolmente. Con una grande e insospettata competenza. “L’autonomia dalla modernità non è data dagli insulti e dagli anatemi, ma dalla percezione della disperazione che aleggia al suo fondo, dalla sostituzione di senso che si avverte nella sua incapacità di sottrarsi all’accelerazione. E’ questa consapevolezza che permette di vedere la ricchezza di forme di vita che ritenevamo obsolete: non può esistere un pensiero che non si alimenti di una forma di vita, o almeno del suo sogno“ ha scritto il sociologo Franco Cassano (“Il pensiero meridiano“ Laterza, pagine 141, euro 7,00)

Sull’onda di quella consapevolezza Emily ha costruito il suo percorso anche se mi sembra che non sia riuscita a elaborare a sufficienza i modi per sottrarsi a quei luoghi dove la libertà viene concessa da un registro maschile attraverso quote e discriminazioni positive. Semplicemente, ha proposto una lista autonoma di sole donne rendendosi indisponibile agli spazi della politica dove ci sono più uomini che donne.
Come succede a chi cammina lungo una strada poco illuminata e butta in avanti la pianta dei piedi nel tentativo di evitare i sassi, le pozzanghere, gli improvvisi avvallamenti, l’associazione ha camminato un po’ a tentoni. Sapeva di non voler lasciare ai partiti l’ultima parola sulla presenza femminile nelle istituzioni. Ci ha provato senza trasformarsi, a sua volta, simmetricamente, in un partito. Senza cedere a una delle ricorrenti ondate antipartito che si abbattono sulla politica italiana.
La mitologia, certo, ha finito per idealizzare la condizione (femminile) delle partecipanti: esposizione e rischio personale, investimento psicologico ed emotivo oltre che enorme lavoro e fatica hanno ridisegnato una materia complessa.
Comunque, l’associazione non pare intenzionata a chiudere in un armadio la vicenda. Per il futuro promette di valutare di volta in volta l’opportunità di promuovere liste nell’ambito della coalizione o sostenere diversamente le candidature femminili.
Le 45 candidate hanno scommesso sul senso, sul significato della lista “rosa”. Adesso si tratta di consolidare la rete attraverso i gruppi tematici e territoriali nei comuni della provincia; di sostenere la continuità dell’impegno sul territorio e rafforzare le relazioni con gli elettori ed elettrici, a partire dalle prossime elezioni regionali, amministrative, comunali. Attraverso l’attività di formazione delle socie (e future eventuali candidate), la formazione di volontarie e volontari per la gestione innovativa delle campagne, del found raising e degli eventi.
Quanto alla “carica delle donne“, i più diffidenti hanno cercato di spiegare il fenomeno, specialmente nel Sud, ricorrendo alla perdita di credibilità dei politici tradizionali. Per compensare questa “delusione“ l’elettorato si rivolge al sesso femminile. Che viene percepito come meno contaminato dagli scandali finanziari, dalla corruzione, in ogni caso meno affezionato al potere per il potere.
I motivi che hanno spinto a votare una lista sconosciuta, sarebbero dunque che le donne sanno ascoltare; possiedono un’attitudine alla cura; privilegiano il lavoro in équipe; sono più portate alla cooperazione che al protagonismo. Insomma, le quarantacinque candidate avrebbero ottenuto dei voti per una sorta di pregiudizio positivo?
Ecco un ulteriore segno degli eccessi femminili : si agiterà a questo punto la corrente dei “mascolinisti“ che chiede pari diritti per gli uomini conculcati dalla ideologia della superiorità etica delle donne? In qualche caso probabilmente i “mascolinisti“ non hanno torto ma qui diventa francamente difficile mettere sulle nostre spalle la responsabilità della scarsa presenza femminile nelle istituzioni.
Una spiegazione più saggia la fornisce Franca Chiaromonte. “La fiducia verso un sesso che viene percepito come fuori dai giochi di potere significa fiducia nella possibilità che la politica possa essere luogo vicino, umano, normale“. Luogo nel quale la novità di Emily possa avere un riconoscimento. E sia valutata come un’opportunità per tutti.
Napoli, spiega Ernesto Cilento, ha fatto da apripista. “Costretta e abituata alla esterofilia, questa città è curiosa, disponibile a accogliere il nuovo quando si presenta , magari con una lista di sole donne“.
L’ associazione ha segnalato che c’è bisogno di moltiplicare i luoghi di autonomia. Nel modo di proporsi, di inventare la campagna elettorale ha obbligato a ripensare le regole del gioco. La cronaca civile di questo gruppo di donne e del loro testardo orgoglio per ora si chiude qui. Con una sorta di arendtiano “elogio della politeia“, di quella felicità pubblica che può esistere solo in una democrazia “mite“ e tollerante.

Letizia Paolozzi








> da leggere

"La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa", di Letizia Paolozzi, Guida, pagg 109, euro 9,20

Ma questo gioco piace alle ragazze?
di Bia Sarasini

Il femminismo. Ingombro o eredità?
di Letizia Paolozzi, capitolo conclusivo del libro "La Passione di Emily"