locale / globale
>>
relazioni politiche, dal quartiere al mondo
30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

> continua

24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

> continua

7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
> continua

29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

> continua

29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
> continua

29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

> continua

26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
> continua

25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
.
> continua

20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
> continua

4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

> continua

28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

> continua

7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

> continua

2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
.
> continua

2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

> continua

13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
> continua

4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
> continua

14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
> continua

30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
> continua

22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

> continua

19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
> continua

30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
> continua

30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
> continua

26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
.
> continua

21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

>
continua
16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

> continua

12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
> continua

28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
> continua

12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
> continua

11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
> continua

29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
> continua

18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
>
continua

4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
> continua

25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
> continua

11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
> continua

21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
> continua

16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
>
continua

16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
>
continua

13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
> continua

2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
> continua

8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
> continua

31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
> continua

22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
> continua

26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
> continua

20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
> continua

4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
> continua

19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
> continua



> 25 novembre 2005


Quote rosa: una domanda e un invito
ai ministri Martino e Giovanardi


Per amor di argomento (le “quote rosa“) vorrei provare a rispondere alle obiezioni portate al disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri da Antonio Martino, ministro alla Difesa e da Carlo Giovanardi, ai Rapporti con il Parlamento. Anche se al secondo ha già risposto argutamente Gian Antonio Stella (sul Corriere della Sera).
Dunque, per il ministro alla Difesa “in nessun sistema liberale ci sono quote assegnate né si è mai visto che le elezioni siano predeterminate nei risultati, cosa che avverrebbe riservando una quota alle donne“. Sarebbe questo un percorso cucito addosso all’elettore; una specie di camicia di forza.
E però: i sistemi liberali non sono delle preghiere metafisiche. Situazioni nuove generano a loro volta nuovi bisogni e problemi, ossia nuove richieste. I nipotini di Isaiah Berlin dovrebbero ricordare la sua diffidenza per le teorie troppo dritte: “Eraclito aveva ragione, le cose non possono stare ferme“.
Una situazione nuova è rappresentata dal ruolo che le donne hanno assunto nella nostra società.
D’altronde, se Martino temeva la predeterminazione che conculcherebbe l’elettore, non aveva che da opporsi alla nuova legge elettorale. La quale, se ho inteso bene, mi impedisce di esprimere delle preferenze. Le liste sono nelle mani dei partiti; anzi, delle segreterie dei partiti. Una segreteria machista potrebbe mettere in lista solo maschi; una femminista solo femmine. Poiché io elettrice ho delle relazioni con uomini e con donne, perché mai dovrei cancellare questa differenza (che è il sale dei rapporti) facendo del Parlamento un luogo monosessuato, veramente sordo e grigio?
Aspirare alla parità dei sessi è altra cosa. Richiede del tempo. La storia della parità non si è ancora conclusa. Per le donne, nei luoghi della politica istituzionale, la strada si è aperta con due secoli di ritardo rispetto a quella degli uomini. Il vicedirettore del Corriere della sera, Pier Luigi Battista, consiglia: Prendete esempio da Angela Merkel, Condoleeza Rice. Ora si è aggiunta la liberiana Ellen Jhonson-Sirleaf. Ho capito. Dovrei alzare il naso verso la leader. Già. Me lo sono sentita ripetere un certo numero di volte che a-contare-non-è-il-numero: basta una donna sola a portare avanti grandi battaglie. Allora, mettete una donna al posto del segretario di Rifondazione comunista, del ministro alla Difesa, del presidente del Consiglio, perché di esseri sessuati al femminile ce ne sono davvero pochi nei luoghi dove si prendono le decisioni. Il ministro Martino non può negare la sottorappresentazione delle donne nel Parlamento.
Perché avviene? Io che sono una donna, mica appartengo a un’etnia, a una minoranza. Incontro tante mie simili in banca, autobus, stadio, fabbrica, cinematografo, pallone aerostatico. Poche, pochissime nelle istituzioni della politica.
Abbiamo tutte e tutti ripetuto che le quote non ci piacciono. Però siamo sempre allo stesso punto. O si tratta di un impedimento metafisico, oppure qualche rimedio bisogna trovarlo. Se non c’è una discriminazione di fatto (nonostante l’eguaglianza di diritto), bisogna ricorrere a qualche coercizione sollecitazione legislativa.
Giusto il tempo affinché l’occhio - ma forse deve mutare qualcosa di più profondo dietro allo sguardo - si abitui alla presenza femminile. Io, per esempio, sperimenterei questo ddl sulle “quote rosa“ legandolo a un periodo preciso, quello di una legislatura. Dopo verifichiamo i risultati. Modifichiamo, aggiustiamo il tiro. Magari chiudiamo questo unico articolo in un cassetto e non parliamone più. Ma intanto proviamoci.
Vengo all’affermazione di Carlo Giovanardi che “alle donne del nostro Paese mica gliene frega niente della politica“. Effettivamente (lo metteva in rilievo una ricerca dell’ottobre 2004 a cura dell’Associazione Italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale e dell’istituto Carlo Cattaneo) l’interesse per la politica e la partecipazione delle donne è inferiore a quello degli uomini. Insiste Giovanardi: “Lo vedo quando sono alle tavolate con gli amici. Loro, gli uomini mi sollecitano a parlare di politica. E loro, le donne, quando questo succede, si annoiano a morte e cercano di parlare d’altro“. Non sarà che al giorno d’oggi la qualità della politica (dove gli uomini sono in numero enormemente maggiore delle donne) non è proprio eccelsa?
Non doveva essere eccelsa neppure alla fine della Seconda guerra mondiale, quando una delle 21 madri costituenti disse: “Non temete la nostra presenza in Parlamento. Tanto, peggio di come avete saputo fare voi uomini, noi non potremo mai fare“ (l’immagine e le parole della democristiana Annamaria Cingolani sono nel docu-film di Giovanna Gagliardo “Bellissime“ prodotto dall’Istituto Luce).
Donne che si annoiano con la politica; politica non adatta alle donne? Magari qualcuno, nel suo foro interiore, giacché il Politically Correct gli impedisce di esprimerlo apertamente, ritiene la sfera pubblica roba-di-uomini. Il breadwinner (il procacciatore della pagnotta) sempre maschio è.
Nei confronti delle “quote rosa“ il giudizio resta sfavorevole. Sono un metodo “umiliante“. Non occorrono provvedimenti per garantire la presenza delle donne in Parlamento, tanto, se-una-donna-è-capace-ce-la-fa. Può darsi. Ma nel frattempo, il ministro Giovanardi che sa comportarsi da vero cavaliere, perché non cede la sua poltrona a una signora?

Letizia Paolozzi




Almeno nell'Isola donne insieme ce la fanno

Finalmente Simona Ventura ce l’ha fatta, al terzo anno è riuscita a premiare una donna, dall’isola è uscita vincitrice Lori Del Santo. Dopo i lamenti degli anni scorsi, “ma voi ragazze vi fate sempre fregare, non sapete mettervi d’accordo, imparate dagli uomini“, che neanche in Parlamento si sarebbe potuto dire meglio, il reality-guida del livello-di-consapevolezza-della-coscienza-nazionale ha messo in scena il copione: “donne insieme ce la fanno“. Chissà se avrà qualche conseguenza, se tutte le nemiche delle quote rosa, quelle che una donna in gamba ce la fa per i propri meriti, non ne ricavino qualche suggerimento. Che non è il caso di stare a guardare in silenzio una legge elettorale che finora non ha nessun dispositivo che garantisca in Parlamento una rappresentazione dell’esistenza del sesso femminile. Va bene, si parla di un emendamento con la regola di una donna su tre candidati, che probabilmente –io lo auspico- anche buona parte dell’opposizione voterà. Ma la maggioranza accetterà che la legge torni alla Camera? È così se ne rallentino pericolosamente i tempi di approvazione? Va bene, alla “bambina“ Prestigiacomo è stato concesso l’onore di firmare una legge con il ministro Calderoli che introduce criteri di pari opportunità. Ma ci sono i tempi per approvarla? E soprattutto: vale la pena di fidarsi? Mai, dice l’esperienza. Mai fidarsi di uomini che ti vogliono consolare dopo che ti hanno giocato un brutto tiro. Gioielli o leggine, pari sono. Fumo negli occhi. E che dire di tutte quelle imprenditrici e dirigenti di azienda che si sono affrettate a dichiarare al Sole24ore quanto sono contrarie all’ordinanza della ministra norvegese Laila Daavoey, che prevede il 40 per cento di donne nei CdA? Perché tutta questa fretta a tirarsene fuori? Perchè non pensarci su? In Italia le donne ai vertici nei consigli d’amministrazione delle 279 società quotate in borsa sono appena il 3,5 per cento. Insomma, pochine. Significa rimanere fuori dal potere, vuol dire che alle donne succede, -ora che sono tante, non più sparute, coraggiose, singole pioniere- di vedersi sistematicamente messe da parte in favore di uomini. Rassicuranti, per gli altri uomini. Che forse non dicono più, non in pubblico, come mi capitò di sentire non molti anni fa nelle segrete stanze di un’importante azienda a proposito di assunzioni e posizioni- “la sola posizione che mi interessa di una donna è quella orizzontale“, ma praticano, senza neanche bisogno di mettersi d’accordo, un’efficace esclusione delle donne. Insomma, carissime imprenditrici e manager, era proprio necessario essere così prontamente acquiescenti? Sganciarsi, ancora una volta, dalla relazione con le altre, raccontare a sé stesse e al mondo che bastano le capacità? Desolante, un segno forte della arretratezza culturale di questo paese. Direi quasi peggio delle deprecate veline. Che saranno ragazze scervellate, ma non pretendono di essere classe dirigente. La situazione è così grave che non vale più il ragionamento: le donne sono poche perché detestano il potere, a cominciare dalla politica (l’obiezione che mi ha mosso sul Foglio Marina Corradi). Intanto aumentano le donne al potere nel mondo, ultima la prima africana, Ellen Johnson-Sirleaf, neopresidente (per ora contestata) della Liberia. Fa pensare che appartengano tutte a schieramenti conservatori, di destra. Donne che non mettono in discussione il potere, che forse per questo raccolgono il consenso di uomini che decidono di fidarsi di loro. Come non succede a sinistra. Lo ha denunciato anche Segolène Royale, ex-ministra socialista che non nasconde ambizioni alle elezioni presidenziali francesi. Al di sotto dei paesi scandinavi, per le donne di sinistra è più difficile. In politica e nelle aree circostanti, compresi consigli di amministrazione, authorities, istituzioni. Forse perché a sinistra si pensa di “avere già dato“ con le battaglie storiche per l’emancipazione, e gli uomini di sinistra non sono meno misogini degli altri. Forse perché le donne di sinistra coltivano un’idea di potere diverso, condiviso. E non si rassegnano ad accettare che non conta nulla la fedeltà, l’adesione, a un partito come a un’idea. Quello che conta è distinguersi.

Bia Sarasini







Il coprifuoco a Parigi
mi fa pensare a Rosa Parks

Pensavo a Rosa Parks, in questi giorni di fuochi e coprifuoco in Francia. Pensavo a quanto appaia distante la “madre dei diritti civili“, morta il 25 ottobre a Detroit a 92 anni, dagli émeutiers, dai rivoltosi che incendiano le notti di Parigi. Come il tempo abbia attutito la natura sediziosa, allora, di quella decisione di non alzarsi, il 1° dicembre 1955 sull’autobus a Montgomery, in Alabama, per non cedere il posto ai bianchi. Come avrebbe dovuto, visto che si era seduta nella zona loro riservata. Perché era stanca, aveva male ai piedi, come vuole la leggenda messa in giro da chi voleva sminuire lei e la lotta non-violenta che dal suo gesto è partita, il boicottaggio dei bus da parte dei neri durato 381 giorni, concluso con la resa dell’azienda dei trasporti e la fine della segregazione razziale sugli autobus. Lei in realtà l’ha spiegato tante volte: “Sì, ero stanca. Ero stanca di essere umiliata“. Un sopruso odioso, una donna costretta a fare posto a un uomo: ridotta a meno che umana, una non-donna. Così disse “Fa pure“ e l’autista chiamò la polizia. Insomma, nulla di più diverso dai casseur che bruciano le macchine, in una rivolta che sembra senza parola, senza progetto, che non ha diritti da rivendicare, perché i diritti formali i ragazzi figli di immigrati -se non addirittura nipoti- li hanno già tutti, sono cittadini francesi, parlano la lingua, vanno a scuola. Ma come Rosa Parks vivono l’esperienza del ghetto e della segregazione. Nel cuore della Francia, dell’Europa.
Lo storico Jacques Le Goff ha evocato il medievale tumulto dei Ciompi, jacqueries, furie di popolo che devastano e distruggono. Forse sarebbe più utile pensare –ma sarà la diversità francese a fare ostacolo- ai riots delle metropoli statunitensi, come quelli esplosi a Los Angeles, nel 1992, in seguito al pestaggio di Rodney King da parte della polizia. Rendono più chiaro il conflitto perfino elementare tra centro e periferia, tra chi è dentro e chi è fuori. Una discriminazione praticato dall’urbanistica centralizzata, con i terribili fabbricati anni 50-60, ma anche con i tentativi più recenti di alberi e giardini, o piazze pseudo-accoglienti ma inefficaci, se non c’è circolazione, scambio, se il centro rimane altrove. Non sono, questi casseur, dei militanti. Non secondo le forme di lotta politica praticati nel Novecento. Come è stato per Rosa Parks, che da militante prese la sua decisione. “Lei è rimasta seduta perché noi potessimo alzarci in piedi“ ha detto in seguito Jessie Jackson. Immagine forte di una lotta radicale che ha assunto a simbolo la forma mite e implacabile di una donna che non si sposta, non si arrende. Qualche anno dopo Martin Luther King scrisse: "In effetti non si riesce a capire l'azione della signora Parks se non si comprende che la coppa della sopportazione trabocca, e che l'umana personalita' grida: non posso tollerare questo un attimo di piu'". Descrizione perfetta del sentimento di integrità personale, del fondamento interiore della lotta di un soggetto in cerca della propria emancipazione, che si vuole rendere protagonista della storia. Quello che colpisce nella cintura di fuoco che assedia Parigi non sono le motivazioni della rivolta, fin troppo evidenti se non si è accecati dall’arroganza, come il ministro Sarkozy. O irrimediabilmente consegnati alle teorie del nemico, dell’altro invasore, come la destra estrema che si riconosce in Le Pen. Inquieta la mancanza di orizzonte, di una visione cha vada oltre un’azione che sembra esaurirsi in sé stessa. E che in questo denuncia la stessa matrice del mondo al quale si oppone, un mondo in cui l’unica pratica è il consumo, e l’unico modo per farsi vedere è la violenza che si fa spettacolo. Nessuno dei ragazzi che “bruciano Parigi“ parlerebbe di “coppa della sopportazione“ che ha traboccato. E ben pochi sono disposti a riconoscerlo. Eppure bisognerebbe coltivare i legami sottili tra i casseur e Rosa Parks. Per non correre il rischio che l’unico senso venga dato da una religione, l’islam, che nulla ha che fare con questa rivolta. E per impedire alla sempre più assediata Europa di rinchiudersi terrorizzata nel mondo opaco delle proprie certezze, ostinatamente sorda alla voce dell’altro.

Bia Sarasini





Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile


Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque. Un sentimento che non ha nulla a che fare con la rivendicazione corporativa di posti, magari per il ristretto gruppo di donne che fanno politica nelle istituzioni. E’ il senso di miseria che prende nel vedere pratiche politiche nei luoghi pubblici , a cominciare dal Parlamento, che si allontanano tanto grandemente dalla vita.

La maggioranza intende ripresentare al Senato il testo della nuova legge elettorale come è uscito dalla Camera, dove lo stesso emendamento governativo che introduceva una soglia del 25% per assicurare la presenza dei due sessi era stato affossato grazie al voto segreto e ai franchi tiratori della Casa delle libertà (e alla scelta dell’opposizione di non votarlo). E questo nonostante il fatto – secondo quanto riferiscono le cronache – che lo stesso presidente della Repubblica abbia richiamato in un colloquio col presidente del Consiglio, accanto agli altri punti controversi del testo, l’articolo 51 della Costituzione : “ la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.

Noi rivolgiamo un appello ai parlamentari e alle parlamentari di tutti i partiti perché si accordino comunque per correggere la legge in questo punto, tenendo conto che l’opposizione sembra intenzionata a ripresentare emendamenti che indicano le soglie del 50 o del 33 per cento (in linea quest’ultimo con gli orientamenti europei). Ma anche la riproposizione del 25% a nostro giudizio sarebbe meglio di niente.

Non abbiamo una passione speciale per la politica delle quote. Né pensiamo, ovviamente, che spetti alle donne la rappresentanza delle donne e agli uomini quella degli uomini. Ma consideriamo la quasi-cancellazione del sesso femminile dalla rappresentanza democratica un sintomo grave – forse il più grave - della crisi della democrazia in cui siamo immersi e il segno più evidente della distanza della politica istituzionale dalla vita reale. Dalla società, dove donne e uomini convivono, anche in conflitto tra loro, ma nella piena evidenza della presenza e forza femminile.

Naturalmente un più decente equilibrio nella rappresentanza dei sessi in Parlamento non è l’unico punto in questione. Al di là della legge ci sono le intenzioni e la cultura delle forze politiche. Ci auguriamo che i partiti che si proclamano campioni di una maggiore presenza femminile siano coerenti e decidano autonomamente – soprattutto se verrà approvata questa legge elettorale che prevede liste bloccate decise dai vertici – di mettere nelle liste un uguale numero di uomini e di donne. Definendo percorsi trasparenti e democratici per la composizione delle liste. E soprattutto rendendo chiaro nei loro programmi il modo in cui nominano l’esistenza dei due sessi.

Oggi non è così, nemmeno nei documenti finora noti elaborati dall’Unione.

Eppure questa è l’epoca dell’irruzione nel mondo della libertà femminile, fatto che ha reso evidenti la crisi e il tramonto del fondamento patriarcale delle nostre società, e non solo in Occidente. E’ una rivoluzione difficile che viviamo nella vita di tutti i giorni.
Un vecchio ordine vacilla, e questo è alla base anche della reazione – a volte estrema, come nelle posizioni dei neoconservatori - delle culture e delle istituzioni che si sentono custodi della tradizione.

La politica è investita in modo radicale da questo processo, e non può più permettersi di rimuoverlo, di non nominarlo. E’ in gioco il suo stesso senso. Al fondo, il senso della democrazia, nata come invenzione e pratica di un ceto di uomini proprietari, ma che ha conosciuto una svolta storica con l’avvento del suffragio universale, prima maschile e poi femminile, frutto di lunghe lotte per l’emancipazione dei soggetti subalterni. Questa svolta è relativamente recente: in Italia e non solo, le donne votano dalla metà del secolo scorso.
Ma le promesse di quella svolta sono ancora tutte da mantenere.

Associazione Dea - Donne e altri








> il dibattito
nei link a sinistra
e qui sotto

Nell'Isola donne insieme ce la fanno
di Bia Sarasini

I fuochi di Parigi e Rosa Parks
di Bia Sarasini

Appello di DeA a Parlamento e partiti: non rimuovete la forza delle donne


Le primarie monosex del centrosinistra