locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 19 settembre 2005


La ripresa del Burundi

Questo articolo è stato parzialmente pubblicato sul quotidiano Europa del 10 settembre 2005

Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico. Fascino e volitività, la princesse du Burundi – per l’anagrafe Esther Kamatari, figlia del monarca assassinato Mwambutsa IV - ne ha da vendere: prima modella africana di Pierre Cardin, francese di adozione, ha deciso di occuparsi attivamente delle sorti del suo paese, realizzando una fondazione per l’infanzia abbandonata e candidandosi per il partito dei monarchici burundesi, Abahuza. Ma non è stata lei a vincere le elezioni di agosto: il nuovo presidente del piccolo paese africano uscito da 12 anni di guerra è Pierre Nkurunziza, leader del Fdd (Forza di difesa della democrazia), il partito di maggioranza che si è alleato con il Cndd (Consiglio nazionale per la difesa democratica) per vincere la tornata presidenziale e nei mesi precedenti le amministrative e le comunali. Restano le regionali, che qui si chiamano collinari, a settembre, ma i giochi sono fatti, gli ex ribelli dovranno vestire i panni governativi e mettere in riga gli altri pochi sobillatori rimasti, quelli che non hanno voluto sottoscrivere (FNL, Fronte nazionale liberazione) gli accordi di pace di Arusha (Tanzania) del 2001. 40 anni, praticamente l’unico candidato, dovrà affrontare la ripresa economica di una paese povero, la corruzione dei dirigenti, gli ultimi rigurgiti ribelli.
Ad Arusha le tappe elettorali erano state stabilite, così come l’invio di una missione internazionale di osservazione che ha monitorato il voto nello scorso luglio, in una atmosfera blindata e di indiscriminato timore da parte dei responsabili belgi per l’incolumità dei sessanta osservatori arrivati da tutta Europa. Il parlamento burundese è stato diviso in quote proporzionali: maggioranza hutu, un terzo tutsi e una sparuta minoranza twa (2%), che i colonizzatori chiamavano pigmei e che sono i veri discriminati nel paese, insieme ai protestanti, in discreta crescita. La lotta, nei casi disperati, è sempre quella tra poveri e solo dopo poche ore trascorse nella capitale Bujumbura (un ammasso di cemento, unico respiro il verde sulle coste del lago Tanganyka), basta poco a capire che la faticosissima e tragica contrapposizione hutu-tutsi, che ha causato qui un decennio di conflitti (si contano 400.000 morti) e un genocidio nel vicino Rwanda, è una costruzione ardita con scarse motivazioni di esistere. Intanto le fisionomie: i tutsi, conosciuti dai più come wa-tutsi, sono altissimi e magri; non si stenta a riconoscerli è vero, ma sono pochissimi, tutto il resto della popolazione è frutto di secoli e secoli di unione miste, non solo tra abitanti della stessa terra, ma anche con congolesi, tanzaniani, kenioti e cinesi, nonché abitanti dell’Oman, che nella capitale occupano un intero quartiere.
Il Burundi è in realtà terra di mezzo: dopo la brutale spartizione belga della regione dei laghi, il paese – otto chilometri al confine con la Repubblica democratica del Congo – serve come corridoio, grazie anche alle sponde del Tanganyka, su cui si affaccia. Pochi e ricchissimi esportano dal Congo in guerra perenne oro, diamanti e il prezioso koltan; anche armi naturalmente. E profughi, prima massicciamente quelli della RDC, poi quelli del Rwanda che ancora oggi vengono per lo più ricacciati dietro le linee di confine. Tonnellate di merce elettronica, richiestissima, arriva dalla Cina tramite i paesi arabi e con una breve pausa nel porto di Das es Salaam, Tanzania, giusto il tempo di pagare il 100% di dazio sulla merce in viaggio. Quelli che ci guadagnano aprono grandi alberghi e residence, come quello in cui si è insediata la missione delle Nazioni Unite e della Comunità europea per elezioni, gestiscono un campo da golf e un maneggio per gli stranieri che lavorano qui, che passano il tempo libero nei circoli nautici sulle sponde del lago.
Il resto della popolazione affolla la capitale e le colline circostanti, ricche di tè e caffè, unica risorsa del paese. Facile in queste condizioni far attecchire i gruppi di ribelli che fino a due mesi fa provocavano morti e disordini: dove ci sono fame e analfabetismo i proseliti a cui cacciare in mano un’arma si moltiplicano. Nel corso della missione elettorale gli osservatori a coppie erano affiancati da una scorta di cinque militari che prendevano due dollari di stipendio al giorno; molte le donne armate in divisa che presidiano le abitazioni private e i grandi alberghi, gli unici a ospitare le due discoteche della città dove i giovani passano il tempo del coprifuoco bevendo birra e ballando tutta la notte. All’alba, quando i mezzi di esercito e Nazioni Unite ricominciano a circolare, si torna a casa.
Cosa hanno promesso i candidati alle elezioni durante la campagna elettorale non si sa. La propaganda si è svolta con il porta a porta, non ci sono soldi per i manifesti e nemmeno per i comizi; alle donne andranno due terzi dei seggi in parlamento ma nessuno ne ha visto una girare per le case dei grandi quartieri di Bujumbura e tantomeno negli altri distretti collinari. Pure le donne qui sono le più preparate e sarebbero il miglior potenziale per far lievitare una campagna elettorale: migliore il loro francese, lingua ufficiale, migliori le qualifiche professionali, infermiere, insegnanti e interpreti. Le vedi dalla precisione e correttezza con cui presidiano i seggi elettorali, controllano la trasparenza delle operazioni di voto e ti convinci che se brogli ci sono stati, i giochi sono stati decisi molto prima e molto più a monte di quelle aule di scuola spoglie dove file ordinate di uomini e donne vanno a votare, stanchi di tanti anni di guerra. Se chiedi alle donne cosa è stato promesso loro durante la campagna ti dicono: nulla. Che senso ha allora una politica delle quote di cui le cittadine nemmeno sono a conoscenza? Una sensazione simile a quella provata davanti alle file ordinate di figure avvolte in chador che votavano in Afghanistan, salutate come il simbolo della ritrovata democrazia.
La popolazione ha chiesto a gran voce la presenza della polizia durante le amministrative di luglio, perché nel corso del voto comunale i disordini non erano mancati. Si sentono protetti dalle armi e al contempo terrorizzati al ricordo di un passato in cui anche i militari sparavano contro i civili, così ai militari è vietato entrare armati nei mercati. Aids, controllo delle nascite, campagna di prevenzione della malaria, scolarizzazione: nessuno ne parla anche se sulla porta di molte scuole c’è un manifesto che invita a non discriminare i docenti che hanno contratto l’HIV. Incomprensibilmente per noi, i conflitti si svolgono da sempre a livello locale, comunale e regionale: è lì che si sono alimentati i rancori interni, non tra hutu e tutsi: molti storici e antropologi li fanno risalire alla questione della “vache esotique”, una razza incrociata molto amata e apprezzata in Burundi (dove si produce latte fresco ma si serve solo latte in polvere), che necessita di tre ettari di terra per il pascolo, tre volte di più di quanto occorra a una piccola comunità. Chi ha le vacche è allora un nemico, un ricco usurpatore di terra, la cui testa è pronta a rotolare minacciosa – come accaduto, per fortuna eccezionalmente – davanti a un seggio prima del voto di giugno. Ai conflitti delle origini se ne sono aggiunti molti altri nel tempo, compresi quelli alimentati o lasciati sedimentare da chi cura i propri traffici.
I soldati russi della Monuc, la missione delle Nazioni Unite in Congo, vengono a riposarsi qualche giorno in Burundi, bevono birra e comprano maschere che i congolesi profughi vengono a vendere qui, ai pochi stranieri che si fermano per lavoro: il turismo non è ancora categoria contemplata. Dicono che oltre quegli otto chilometri si spara tutti i giorni, che i ribelli dell’Ituri li tengono impegnati costantemente. E’ chiaro anche a un bambino che una discreta mancanza di ordine al confine arricchisce i frontalieri.
Il nuovo presidente dovrà vedersela anche con il rispetto dell’ordine, dopo che il caos fu scatenato nel 1993, in seguito all’assassinio dell’altro presidente hutu, il neoeletto Melchior Ndadaye per mano dei militari tutsi che presero il potere. E il suo parlamento, al di là delle quote, dovrà far rispettare la legge e trovare lavoro a quelli che arrancano tutto il giorno per vendere canne da zucchero caricate dietro le loro pesanti biciclette cinesi. La ragazza che gestisce un Internet café a Bujumbura spiega chiaramente che qui la stampa non può fare molto: chi ha soldi per comprare i giornali trova poche tranquillizzanti informazioni sull’avanzamento della macchina elettorale e test per verificare l’amore del proprio partner. I giovani che possono permetterselo studiano legge e management in Uganda, parlano tre lingue e una volta laureati, non ci pensano affatto a tornare a casa, per migliorare le sorti del paese. Sognano il Sudafrica, gli Stati Uniti e l’Europa, e rimangono leggermente delusi quando vengono a sapere che a Roma le auto circolano vicino ai monumenti dell’antico impero.

Monica Luongo

i link

http://www.reliefweb.int/rw

http://www.burundi.org

http://www.ingoma.com


scheda paese
Capitale: Bujumbura
Abitanti: 7.3 milioni di persone
Regione: 27.816 chilometri quadrati
Struttura amministrativa: 17 province, 129 comuni
Lingue principali, kirundi, francese(ufficiale), swahili
Religioni: maggioranza cattolica, minoranza musulmana, in ascesa le chiese evangeliche
Speranza di vita: 40 anni gli uomini, 41 le donne
Rendita media annua (per abitante): 100 dollari usa (Banca mondiale, 2003)
Moneta: franco burundese (1= 100 centesimi di dollaro)











> la scheda

Il Burundi

Capitale: Bujumbura
Abitanti: 7.3 milioni di persone
Regione: 27.816 chilometri quadrati
Struttura amministrativa: 17 province, 129 comuni
Lingue principali, kirundi, francese(ufficiale), swahili
Religioni: maggioranza cattolica, minoranza musulmana, in ascesa le chiese evangeliche
Speranza di vita: 40 anni gli uomini, 41 le donne
Rendita media annua (per abitante): 100 dollari usa (Banca mondiale, 2003)
Moneta: franco burundese (1= 100 centesimi di dollaro)

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