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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
19 luglio 2006
Uganda, quando le donne
si liberano dalla servitù del marciapiede
Kampala
«Rivolgersi a Dio? Ci mette troppo tempo a cambiare le cose. La prostituzione mi permetteva invece di guadagnare facilmente e senza grosse competenze».
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14 agosto 2006
Al mare senza il velo
A Rimini porzioni di arenile riservate alle signore velate che cosi’ possono fare il bagno senza violare i limiti imposti dal corano.
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30 luglio 2006
Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)

Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo?

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19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 20 agosto 2006


La tragedia di Hina, la libertà femminile
e la possibilità di convivere tra diversi


L’orrendo omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre con la probabile complicità di altri parenti maschi (non è ancora chiaro mentre scrivo il ruolo della madre, assente), è il tipico caso di una tragedia personale e familiare che diventa detonatore di interrogativi e ansie che attraversano il senso comune, anche sull’onda di avvenimenti contestuali di altra natura: dagli attentati sventati a Londra, alla guerra in Libano, al disagio che anche nelle nostre case di “occidentali evoluti” si manifesta facilmente quando viene in gioco il tessuto simbolico che sostiene le relazioni e i conflitti tra i sessi. Tanto più quando la violenza viene esercitata e rappresentata da un altro, dallo straniero, da un diverso da noi. Che diventa, però, anche uno specchio deformante e inquietante.
Penso che l’uso mediatico di questo tipo di eventi cruenti della cronaca svolga nelle nostre società un po’ il ruolo delle antiche tragedie greche. Rappresentazioni pubbliche in cui si misurano con forte impatto emotivo gli elementi costitutivi più profondi e radicali del nostro modo di pensare alla città, alle relazioni tra chi la abita, alle sue leggi, ai rapporti tra desideri, tabù, etiche condivise.
Lì per lì la mia prima reazione è stata di rifiuto per una amplificazione mediatica che tendeva a mettere l’indice accusatore contro l’appartenenza religiosa del padre omicida. Un “musulmano” che sopprime la figlia rea di aver abbracciato mode, consuetudini e persino un partner maschile occidentali, rifiutando il matrimonio “combinato” per lei in Pakistan. Una rappresentazione perfetta dello “scontro di civiltà”, della “guerra” per la vita e per la morte che sembra appassionare molti: da un lato l’Islam violento e autoritario, machista e terrorista, dall’altra l’Occidente dell’emancipazione e della libertà, votato alla propria eliminazione se non saprà “riconoscere” e eliminare a sua volta questo “nemico” mortale, utilizzando ogni arma in suo possesso (sino a mettere in discussione, secondo Panebianco, le stesse regole dello “stato di diritto”).
Poi la discussione è proseguita e si è arricchita.
Questo delitto deve consigliare maggior cautela nell’accordare la cittadinanza italiana dopo soli 5 anni anziché 10 (come è intenzionato a fare il governo)? Che cosa bisogna chiedere ai cittadini stranieri che vogliono la nostra cittadinanza? Che peso ha, in un simile delitto, la religione e la tradizione, e quale una cultura patriarcale che è ben nota anche in Occidente? Fino a che punto lo stato può agire per contrastare questo tipo di violenze “private” e familiari (oltre, naturalmente, a fare rispettare le leggi e punire i colpevoli)?
Faccio una rassegna di affermazioni e risposte più o meno interessanti e discutibili (nel senso che è bene discuterne).
Il ministro Giuliano Amato ha affermato che per concedere la cittadinanza non basta che uno straniero aderisca ai “valori della Costituzione”, ma deve anche accettare che le donne siano “rispettate” secondo “regole che io considero universali”. Non è ben chiaro come questo possa avvenire da un punto di vista giuridico e simbolico, ma il principio mi sembra giusto (compreso il fatto che evidentemente Amato non ritiene il contenuto della nostra Costituzione sufficiente a garantire pienamente i “diritti” delle donne). Ci leggo anche il richiamo di quella buona vecchia idea: dal carattere del rapporto tra l’uomo e la donna “si può giudicare interamente il grado di civiltà cui l’uomo è giunto” (cito dal giovane Marx dei “manoscritti del ‘44”).
La ministra per le pari opportunità Barbara Pollastrini, condividendo questo principio, si è spinta a ipotizzare una costituzione di parte civile dello Stato nel processo per la morte di Hina (si discute anche se non sarebbe utile che in genere i Comuni si costituissero parte civile nei processi per violenze alle donne). Qui invece mi sorge il dubbio che si attribuisca all’iniziativa pubblica un ruolo esorbitante: un delitto contro una donna secondo quale misura dovrebbe costituire uno speciale danno pubblico, tale da richiedere una simile presenza dello Stato come “parte lesa”?
Mi è parso poi significativo che due donne, Lietta Tornabuoni sulla “Stampa”, e Souad Sbai, presidentessa della comunità delle donne marocchine in Italia, in una intervista su “Repubblica”, abbiano detto cose per certi versi simili. Per Tornabuoni l’atrocità del delitto “non appartiene ai popoli né alle culture né alle religioni, riguarda le singole persone”. E ricorda vari delitti assimilabili a quello commesso dal padre di Hina che hanno riempito la recente cronaca nera con protagonisti (maschi) del tutto italiani. “Non è possibile dimenticare se stessi – scrive – nel giudicare usi, costumi, pregiudizi altrui”. Fino a cinquant’anni fa – argomenta – la condizione della donna in Italia era quella che ispirava film come “Divorzio all’italiana”.
Del resto in più di un articolo in questi giorni sono stati ricordati - lo ha fatto anche Barbara Pollastrini - i recenti dati statistici secondo i quali anche nei civilissimi paesi occidentali la prima causa di morte e maltrattamenti per le donne sono le violenze in famiglia da parte di mariti, padri, fratelli, fidanzati.
Anche per Souad Sbai con la violenza di Mohamed Saleem, il padre omicida, non c’entra tanto l’Islam, quanto “il maschilismo di una intera società che si fonda sul privilegio del sesso maschile su quello femminile”. E da lei viene però una denuncia durissima delle condizioni in cui troppe donne musulmane in Italia sono costrette a una “vita di inferno da parte dei loro padri e mariti”. Dunque sono necessarie azioni pubbliche e collettive per contrastare questa situazione, per affermare la libertà di queste donne.
Ma “che fare”, in pratica?
Molti commenti hanno insistito sull’esigenza di “educare” gli stranieri che vogliono stabilirsi nel nostro paese: devono imparare la lingua, le leggi, i nostri principi e valori. Marco Aime, intervenendo ancora sulla tragedia di Hina, su “Liberazione”, esorta a proposito del rapporto con altre culture, a non smarrire il meglio del “relativismo” proprio della cultura occidentale. “Si possono accettare, non per forza condividere, aspetti di culture diverse dalla nostra, così come non per forza bisogna accettare tutte le opzioni previste da quelle culture”. Esempio: un conto è accettare che una ragazza musulmana desideri indossare il velo anche a scuola, un conto è consentire le mutilazioni sessuali. E certo – aggiungo – non è lecito voltarsi dall’altra parte se viene limitata o coartata la libertà femminile. O sottovalutare il fatto che alcuni aspetti della religione musulmana, e il suo particolare rapporto con prescrizioni normative cogenti per il comportamento dei fedeli, possono incoraggiare o giustificare atteggiamenti in questo caso riconducibili a un violento maschilismo, anche se non è prerogativa esclusiva di quella cultura.
Può anche darsi – se cerchiamo di liberarci per un momento dall’angoscia che produce il pensiero delle bombe dei terroristi sugli aerei ( e delle bombe di Israele su Beirut e dei razzi Hezbollah su Haifa) – che l’integrazione e lo scambio tra diversi, per quanto molto difficili, siano più a portata di mano di quanto non crediamo. Ernesto Galli della Loggia ci ha fatto osservare che Hina sembrava essersi già perfettamente integrata nella “nostra” società occidentale.
Quello che a me non piace – non la posso proprio sopportare - è tutta questa enfasi, questa sicumera, sui valori di una cultura “nazionale” e occidentale. E’ significativo che mentre si afferma la giustezza “universale” di alcuni principi della “nostra” civiltà, emerga anche il senso di colpa per tutte le infrazioni che noi stessi abbiamo prodotto e continuiamo a produrre rispetto a quei principi. Potrebbe scattare un altro meccanismo, in positivo: vedere gli aspetti “giusti”, e “universali”, della nostra cultura, ma riconoscere anche quanto di “giusto” e “universale” esiste nelle altre culture.
“Non è benvenuta una universalità che è imposta”, ha scritto Paul Feyerabend. Lui e Amartya Sen ci hanno esortato a riconoscere il fatto che tutte le culture possono contribuire in diverso modo a esprimere una “natura umana comune”. In fondo ci siamo già abituati a mangiare cus-cus e kebab, ad aprezzare melodie esotiche, a invidiare certi variopinti caffetani. Ogni volta che un altro incrocia la nostra vita cambiamo anche noi. Speriamo verso una umanità fatta di individui e individue finalmente irriducibili a ogni generica astrazione “culturale”.

Alberto Leiss








> da consultare

Paul Feyerabend, "Conquista dell'abbondanza. Storie dello scontro tra astrazione e ricchezza dell'Essere". Raffaello Cortina

Amartya Sen, "La democrazia degli altri", Mondadori

Marco Aime, "Eccessi di culture", Einaudi

Karl Marx, "Manoscritti economico-filosofici del 1844", Einaudi