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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 26 gennaio 2006


Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti


Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata - e dunque non hanno accesso ai servizi sanitari, come prevede la legge locale, che non riesce a riconoscere loro alcuno statuto; così molte di esse muoiono di cancro al seno perché non possono sottoporsi alla chemioterapia, solo per fare un esempio. Un bambino israeliano su cinque rischia di morire di fame. La malavita organizzata gestisce i campi profughi (divenuti insediamenti veri e propri) dei territori occupati; ma si parla anche dell’outing degli ebrei ortodossi gay e degli investimenti immobiliari di società israelo-americane i cui appartenenti coltivano il sogno di passare la vecchiaia in appartamenti di lusso ai piedi della Gerusalemme vecchia. Peccato che quei terreni – oggi l’operazione è interrotta dalla Corte suprema della città – siano limitrofi ad alcuni insediamenti palestinesi.
Oggi a Gerusalemme e nei territori si vota per eleggere la nuova autorità palestinese (1.108 seggi in tutto il paese, ma solo cinque nella parte est della città dove vivono i palestinesi). Ma la città è un caso a parte nel mondo e all’interno dell’intera terra di Israele.
Sottoposta dal 1949 a statuto speciale, ancora oggi è sotto l’opprimente quesito mai sciolto: a chi appartiene Gerusalemme, città santa? E’ la capitale indiscussa di Israele, ha tuonato l’anno scorso nel palazzo delle Nazioni unite Ariel Sharon, premier messo fuori gioco della malattia. Ma di fatto numericamente nella città i palestinesi sono la moltitudine. Intrecci complessi emergono dai vicoli umidi e affollati della città vecchia, la più distrutta e ricostruita del pianeta ricordano gli storici: non ci sono “solo” cappelli, kippah, hijab e kefiah, ma anche gli abiti viola e i cilindri che portano sul capo i sacerdoti armeni, i pastrani dei copti, gli abiti occidentali dei fedeli cristiani che si fermano a pregare in ogni stazione della via dolorosa.
Una moltitudine di "divise" che stordisce e un po’ irrita perché a Gerusalemme la riconoscibilità è sintomo di diffidenza: se porti il cappello di lana perché stai morendo di freddo potresti essere una donna ebrea sposata, allora ti togli il cappello e metti la sciarpa sulla testa perché così non ci saranno problemi se entri nel suk alla porta di Damasco, l’ingresso arabo per eccellenza. Ma devi ricordare di togliere la sciarpa e rimettere il cappello se ti rechi poi nella città nuova e fai shopping a Jaffa street – per anni obiettivo preferito dei terroristi di Hamas – e ti devi allenare ad aprire lo zaino davanti a ogni caffè e ristorante per tranquillizzare la vigilanza.
Sotto gli occhi vigili dei due grandi protagonisti della città – gli ebrei e i palestinesi, anzi per meglio dire la questione politica che li riguarda - la vita è più complessa: ci sono i poveri, i fornitori, gli affaristi. I palestinesi comprano frutta e verdura dagli israeliani e poi la rivendono rincarata nei loro mercati; per contro la manodopera che lavora negli hotel degli israeliani indossa la kefiah. Più in basso ancora, addetti a svolgere i lavori più umili da entrambe le parti, gli immigrati etiopi, praticamente inesistenti dal punto di vista giuridico e sociale, come le piccole comunità di beduini, dimenticate in piccoli campi a nord del paese.
E poi c’è l’occupazione. Una occupazione militare che si avverte appena camminando tra gruppi di soldati giovanissimi e armati fino ai denti, ma che ti piomba addosso quando arrivi alle porte di Ramallah. I taxi gerosolimitani a stento ti accompagnano al check point di Beit Hanina, devi scendere e raggiungere a piedi, nel fango che ha sostituito il cemento, gli autobus collettivi che ti porteranno nella città roccaforte di Abu Mazen, una volta di Arafat. Si fa per dire, perché una roccaforte dovrebbe essere difesa alle porte dai soldati palestinesi e invece qui si vedono solo e ancora israeliani imberbi e ragazze armate in divisa e coda di cavallo.
Le ruspe e le gru lavorano sodo per finire di alzare in fretta il muro, cinque metri grigi e opprimenti che di fatto isolano ogni piccola comunità, piccoli e grandi insediamenti: due soli ingressi, difficile entrare, impossibile uscire per compiere anche le minime incombenze quotidiane. Due postazioni in acciaio e vetro antiproiettile, lunghe serpentine dove aspettare l’ok al sole e al gelo, un voce senza volto che gracchia ordini attraverso i microfoni.
Sui muri che accerchiano i palestinesi ogni giorno qualcuno o qualcuna dipinge con la vernice spray una bambina che si alza in volo e fugge via sollevata da un grappolo di palloncini, ma non so perché la dipinge di nero. Saremmo già meno mesti se si comprendessero bene di quali confini si parla. Sul numero 624 della rivista Internazionale un lungo articolo di Shari Motro – presente come traduttore israeliano alle trattative di Oslo nel 1995 e oggi docente di giurisprudenza – racconta la difficoltà di cogliere i confini di Israele, quelli del ’49 e quelli definiti undici anni fa, e le aree palestinesi: ben cinque cartine ufficiali “dimenticano” ogni volta dettagli colori, numeri e simboli, così da rendere difficile una esatta lettura del territorio.
Fuori da Gerusalemme – a Tel Aviv per esempio – la situazione è meno opprimente: la gente si diverte, va in discoteca anche durante lo shabbat, le ragazze portano l’ombelico scoperto e collezionano piercing. Quello che non cambia è l’irriducibilità delle posizioni di entrambi. Donne impegnate che dirigono ong, ricercatori universitari, operatori umanitari di entrambe le parti (avevamo dimenticato di aggiungere al puzzle la moltitudine di arabo-israeliani, di fede musulmana e con passaporto israeliano) non trattano le loro posizioni e punti di vista sulla complessa situazione; la mediazione non è parola declinabile, l’obiettivo semmai è trattare i termini essenziali della convivenza. L’abbattimento del muro è scopo dei giovani animosi, nella realtà tutti si lamentano di essere poco considerati dal mondo e dall’opinione pubblica, i palestinesi contro le comunità internazionali che non fanno abbastanza, gli israeliani contro il mondo, che non li ascolta abbastanza. Gli uni con la paura dei kamikaze, gli altri con quella dell’esercito e delle rappresaglie.
Non esiste per loro un altro pezzo di mondo oltre la terra di Abramo e di Isacco, non esiste compenetrazione possibile da parte degli osservatori stranieri, né tantomeno la disponibilità all’ascolto. Forse il futuro di quelle terre sta nell’imitazione del modello sudafricano, suggeriscono gli intellettuali o nel ricorso al diritto, come propone un gruppo di firmatari (tra cui lo scrittore David Grossmann) dell’appello che chiede la modifica della costituzione israeliana e l’inserimento in quella futura palestinese di una serie di articoli che prevedano il rifiuto dell’uso delle armi e delle misure coercitive. Una ipotesi che al momento appare lontanissima.

Monica Luongo










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