locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 1 marzo 2006


Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa


Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi.
In Europa (negli Stati Uniti questa rivendicazione di libertà è addirittura garantita dal Primo emendamento), sono la legge e un certo consenso sociale a definire lo spazio della libertà d’espressione. Senza dimenticare le ragioni del mercato: se fossi editrice di un giornale femminile, difficilmente accetterei di pubblicare l’immagine di una donna ripresa in pose umilianti. O degradanti.
E se invece fossi l’editrice di una rivista per soli uomini?
Quanto alla legge è uno strumento perlomeno ambiguo. Il negazionista David Irving è stato condannato da un tribunale austriaco per due lezioni tenute sedici anni fa, nelle quali (come in tutti i suoi scritti) negava l’esistenza delle camere a gas. Nel frattempo, ci sono gruppi di neonazisti che continuano a invitarlo per abbeverarsi alle sue tesi. Invece che rivolgermi alla legge, mi interesserebbe capire perché accade che idee aberranti continuino a sedurre.
Vengo alla questione del consenso sociale. Nel mio pezzetto di mondo una vignetta è solo una vignetta. Tutto al più un gesto maldestro (con i tempi che corrono) quando si appunta sul Profeta Maometto. In questo mio pezzetto di mondo, io mi figuro di aver messo a posto la relazione tra chiesa e stato, religione e società. Confesso però che nel caso di genitali femminili ginecologicamente disegnati, non sarei capace di affermare tranquillamente che sempre di stupidaggine si tratta.
Una volta esclusa la manifestazione, il falò, l’attentato al povero giornalaio, mi sforzerò di accettare l’esistenza di un pubblico (maschile) affamato di questo “mostrare sesso“. Io di qua e quei maschi di là. Ognuno per la sua strada. Ecco la mia laicità. O il mio relativismo?
Intanto, da un’altra parte del mondo è esplosa la violenza, con bandiere bruciate, sedi diplomatiche assalite, prodotti danesi boicottati. Lì manca il secondo corno della relazione: tutto è solo minareto, tutto è solo religione.
In una delle vignette danesi Maometto porta il turbante a forma di bomba. Maometto è musulmano; gli estremisti islamici che si fanno saltare con le loro bombe sono dei terroristi, dunque Maometto è un terrorista. E l’Islam è la sua religione.
Ancora una volta ha ragione McLuhan: il mezzo – la vignetta - è il messaggio.
Potrebbe obiettare uno dei quei disegnatori: i kamikaze mica me li sono inventati. E’ nel mio diritto criticare l’orrore degli integralisti islamici. Certo che sì. Ma dovrò anche spiegare lo slittamento per cui, nel caso delle vignette con il Profeta, finisco per criticare non quelli che hanno degradato l’immagine dell’Islam attraverso la decapitazione degli ostaggi bensì la religione di un popolo.
Per me, qui, in questo pezzettino di Occidente, la fede è un elemento relativo e privato. Dalle parti di Karachi è un elemento assoluto e pubblico, cresciuto dentro (e magari contro) teocrazie medievali, regimi tirannici, governi dispotici.
Dice la leader radicale Emma Bonino che le violenze seguite (dopo alcuni mesi) alla pubblicazione delle vignette tutto sono state meno che spontanee. Dalla Siria all’Iran, dalla Palestina alla Libia (in Nigeria la vicenda è ancora diversa), non si muove foglia che governo non voglia. Questa della manipolazione e della demagogia dei governi è soltanto una parte della spiegazione.
Come lo è quella dello studioso Gilles Kepel. Sì, Iran, Siria, Palestina stanno provando a rovesciare la frittata, cioè sfruttano politicamente la vicenda danese quando chiedono alla “comunità dei credenti“: su quali basi il Vecchio Continente ha il coraggio di porsi come giudice e come arbitro dopo aver insultato il Profeta con quelle vignette?
Ciò che resta in ombra è la rappresentazione che quei paesi e quei popoli si fanno di se stessi. E di noi occidentali. Il mondo arabo-islamico, laddove è senza diritti e senza democrazia, non conosce il valore della libertà di espressione. Schiacciato dall’oppressione politica, dalle guerre, affamato, irriso da tante parti, ha solo la religione per rafforzare la sua identità. Essere poveri viene sempre imputato agli altri. Tra alienazione e radicalismo, l’umiliazione cresce assieme al complesso di vittimizzazione.
In effetti, immagino che Il Foglio, proprio per via della sua guerra culturale sui valori e sul sacro e all’opposto, contro il relativismo e “la legge del desiderio“, abbia scelto di non pubblicare le vignette satiriche danesi.
Allora, invece di protestare per una Europa mollacciona, che cioè non terrebbe “la schiena dritta“ (Angelo Panebianco sul “Corriere della Sera“), invece di auspicare il ritiro degli ambasciatori (in effetti, la violazione del diritto internazionale quando le ambasciate sono state attaccate e lasciate senza protezione è plateale), non sarebbe meglio che qualche ministro degli Esteri europeo (Fini mi pare abbia cominciato a farlo) provasse a chiedere scusa per la pubblicazione delle vignette satiriche? Chiedere scusa non significa chinare la testa o genuflettersi, bensì mostrare di credere nella forza della nostra civiltà delle buone maniere. Debolezza sarebbe invece reagire reinventando una identità pubblica su base religiosa, come ci consigliano Pera o la Lega.
D’altronde, da un editore che pubblica immagini oscene e degradanti di un corpo femminile io preferirei accettare delle scuse, piuttosto che vederlo trascinato in galera, o colpito da una qualche fatwa omicida.

Letizia Paolozzi





La memoria corta dell'Occidente
e le sue norme penali

Nella discussione sulla libertà di espressione riaccesa dalle vignette sul terrorismo islamico e dalla reazione violenta che è stata suscitata per contestarle, c'è un limite che secondo me non dovrebbe mai essere oltrepassato e che riguarda il confine tra ciò che non è giusto fare, ciò che merita anche una censura pubblica, e ciò che può essere perseguito penalmente. Letizia Paolozzi cita di passaggio il caso Irving, mi sembra non condividendo l'idea che una "tesi storica", per quanto aberrante come la negazione della shoah, possa essere repressa con il carcere.
Nei giorni scorsi hanno fatto discutere i gesti di Calderoli, che hanno provocato una durissima reazione con morti e feriti in Libia, e le conseguenti dimissioni del ministro, e i gesti di quei gruppi di giovani e meno giovani che hanno bruciato a Roma bandiere di Israele e degli Usa, urlando slogan contro i soldati italiani in Iraq. Contro Calderoli e contro quei giovani qualcuno si è attivato a caccia di responsabilità penali. Resto dell'idea, che mi sembra irrinunciabile se crediamo davvero alla "libertà di espressione" riconosciuta nel nostro "pezzetto di mondo", che le opinioni, i discorsi, e i gesti che non danneggiano fisicamente altre persone o le loro cose, anche i più esecrabili, non vadano perseguiti penalmente, ma contestati pubblicamente.
Naturalmente è bene non rimuovere il fatto - ce lo ricorda Manuel Castells in un articolo per "La Vanguardia" ripreso dall' "Internazionale" - che in realtà nei nostri ordinamenti europei esistono numerosissime leggi che vietano l'espressione che si rivolge in modo aggressivo contro determinate zone dell'ordinamento sociale e simbolico. I vari reati di vilipendio contro autorità religiose e civili, i limiti alla pornografia, per esempio relativa al corpo dei minori, i reati di razzismo e quelli in particolare sulla questione dell'antisemitismo, su cui è basata la sentenza contro Irving.
Quest'ultima - difesa da Glucksmann con un' argomentazione discutibile: il reato sussiste perchè si nega un "fatto accertato" - apre alcune imbarazzanti conseguenze "globali". Se riteniamo Irving colpevole per il suo negazionismo, perchè non spicchiamo un mandato di cattura internazionale per il negazionista presidente dell'Iran? E il mondo islamico ci risponde: se mettete in galera chi insulta gli ebrei e nega la shoah, perchè non punite anche i blasfemi che insultano l'Islam e il Profeta?
L'ossessione per la legge - in termini di diritti e divieti - dunque rischia di non risolvere ma di complicare le cose. Fino al punto paradossale - è un'altra osservazione di Castells - che la prima reazione del mondo giornalistico, a proposito delle vignette, è stata quella di difendere la propria libertà e autonomia riproducendole e impugnandone la causa manifestamente sbagliata, rischiando così di contribuire a una spirale tragica che trascina tutti allo scontro di civiltà.
Certe norme - ci ricorda uno storicismo incallito, non del tutto privo di una sua razionalità - hanno una giustificazione nell'andamento della storia e dei suoi significati profondi. Le leggi contro chi nega la persecuzione degli ebrei sono motivate dalla gravità tremenda di quel fatto per la civiltà europea e per l'umanità intera, e da quella sorta di giuramento collettivo che mai più si debba ripetere un simile orrore seguito alla seconda guerra mondiale. Giuramento particolarmente vincolante per quei paesi, come l'Austria, in cui il nazifascismo ha prosperato (e certe sue repliche attuali vi si sono riaffacciate in modo allarmante).
Ma se questo è vero - ed è vero - la discussione su questi fatti dovrebbe prima di tutto indurre i nuovi alfieri dell'identità occidentale e della sua "missione" nel mondo per la democrazia e la libertà, a non dimenticare mai, nemmeno per un attimo, che appena 60 anni fa - molti protagonisti sono ancora vivi e lo sono i loro figli e nipoti - la civilissima Europa, la patria di Kant, Goethe e Beethoven, ha prodotto l'abiezione più indegna, e tra l'altro ne ha "esportato" le drammatiche conseguenze geopolitiche - ferite ancora sanguinanti in senso letterale - nell'incolpevole mondo arabo e palestinese. Non possiamo scagliare in alcun modo la prima pietra di chi non ha peccato. Siamo anzi colpevoli del peccato peggiore, e il minimo che ci si possa chiedere nei rapporti internazionali e con le altre culture e religioni, è un po' di buona educazione: penso a quella "civiltà della conversazione", per intenderci, che ci era stata insegnata nei salotti delle dame francesi prima delle tempeste rivoluzionarie dell'89 (1789)
In un recente saggio sui diritti umani Slavoj Zizek ricorda che gli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492 dai re cattolicissimi trovarono rifugio nelle città dell'Islam. E riporta un brano di diario di un viaggiatore italiano a Istanbul nel 1788. Vale la pena di leggerlo: "Uno straniero che abbia visto l'intolleranza di Londra e Parigi, sarebbe senz'altro molto sorpreso nel trovare qui una chiesa situata tra una moschea e una sinagoga, e un derviscio a fianco di un frate cappuccino. Non so come questo governo possa aver accolto nel suo seno religioni tanto diverse dalla propria. Dev'essere a causa della degenerazione della religione di Maometto che può prodursi questo felice contrasto. Ancora più sorprendente è riscontrare che questo spirito di tolleranza è molto diffuso tra la gente comune; si possono vedere turchi, ebrei, cattolici, armeni, greci, e protestanti trattare insieme affari e conversare con molta più armonia e benvolenza che se fossero della stessa nazione e religione".

Alberto Leiss





Pubblichiamo un intervento di Aldo Tortorella indirizzato al direttore di Liberazione Piero Sansonetti, a proposito dell'appello pro-Occidente del presidente del Senato

l'inganno di Pera: il suo non è
l'unico Occidente possibile

Caro direttore,
permettimi di aggiungere qualcosa alla tua giusta denuncia dell’appello di Marcello Pera e dei suoi sostenitori. Non c’è dubbio che la esaltazione della superiorità occidentale - esplicitamente dichiarata con la negazione dell’eguale valore delle altre culture - contenga la tendenza al dominio ed implichi, come tu dici, un orientamento razzista. In più, tuttavia, c’è un inganno che va colto per indicarlo a chi ne può essere vittima. L’inganno sta nel richiamo alla “tradizione europea”. Le tradizioni europee sono molte, ma dal punto di vista della ricerca di una identità essenzialmente due in contrasto permanente tra di loro particolarmente nell’età moderna, ma ancora prima di essa.

Esiste, certo, una tradizione che muove dalla idea della superiorità dei bianchi cristiani che si danno come missione di redimere il mondo. L’antisemitismo come persecuzione permanente del “popolo deicida”, il razzismo, lo schiavismo, la distruzione di popoli interi nelle Americhe, il colonialismo, le guerre di religione, lo sciovinismo, le guerre tra le potenze in Europa, il fascismo, il nazismo, la Shoà sono le creature mostruose di questa tradizione. Essa abbraccia i roghi delle streghe e degli eretici, il martirio di Giordano Bruno e la lotta al libero pensiero, la condanna di Galileo e la persecuzione accanita contro la scienza.

I fautori dell’appello, però, sostengono che loro vogliono reagire alla aggressione del fondamentalismo e del terrorismo islamici. Ma è proprio quella loro tradizione che lo ha evocato, allevato e incrementato. Da gran tempo le potenze occidentali dominano il mondo di religione islamica e, in esso, i paesi arabi, favorendo le peggiori tirannie e usando gli uni contro gli altri - in prima fila i fondamentalisti dell’Arabia Saudita - per mantenere il loro potere imperiale prima inglese e francese, ora americano. Bin Laden è un esempio attuale, ma non il solo e la tragedia irachena sta sotto gli occhi di tutti.

«Il laicismo e il progressismo - dice l’appello - rinnegano i costumi millenari della nostra storia». Ma di che costumi si parla? Per fortuna di tutti, “l’idea laica e progressista” ha condannato attraverso un difficile e lungo cammino il “costume” incivile e brutale, le vergogne e le infamie generate dalla logica del dominio. Così facendo, il pensiero critico ha riscoperto e ripensato ciò che c’era di grande e di buono nel passato “millenario” e ha creato un’altra tradizione europea. Essa è sorta dalla lotta contro il dogmatismo religioso e contro ogni altro dogmatismo, contro l’arbitrio del potere, per la tolleranza e la comprensione reciproca. Di qui vengono le idee di libertà, di una moderna democrazia, di una effettiva dignità per tutti gli esseri umani e poi più recentemente le idee di liberazione della donna.

E’ una tradizione che percorre anche il pensiero cristiano con letture del Vangelo opposte ad altre, dalle originarie dispute dei primi secoli fino ad oggi. E’ una tradizione che ebbe (e ha) bisogno per crescere e per affermarsi di una sconfinata quantità di lotte e di sacrifici ma anche di una non mai conclusa riflessione delle donne e degli uomini su se stessi e sulle società in cui vivono.

Anche il movimento socialista di ispirazione marxiana e dunque l’idea di trasformazione sociale sono figli di questa tradizione del pensiero critico e nacquero per fare sì che le promesse di libertà, di eguaglianza e di fraternità, eluse dal dominio dei più forti, potessero incarnarsi in costruzioni storiche concrete. Ma quando si è creduto di vincere imitando il peggio dei propri avversari, precipitando nel dogmatismo, nel culto della forza e nell’arbitrio del potere, sono venute le peggiori tragedie e poi la rovina. Anche il crollo sovietico spiega che qualsiasi integralismo, altrui o proprio, è catastrofico e che nessun fondamentalismo si combatte con un altro fondamentalismo.

Rivendicare quest’altra tradizione europea - quella del pensiero critico, dello sforzo per la comprensione delle altre culture, del dialogo, del reciproco aiuto - non è soltanto necessario per polemizzare con chi rappresenta solo il peggio dell’Europa, ma perché non c’è altra strada per battere le opposte predicazioni fanatiche presenti nella cultura islamica e in quella cristiana (e in ogni altra) il cui unico sbocco è la guerra, teorizzata e praticata ormai come medicina preventiva.

I complotti terroristici, come è ovvio, esistono: ma, in quanto tali, sono materia di prevenzione e sicurezza e, se si vogliono evitare, l’occidente ha mezzi sterminati per prevenirli. Ma l’origine dei possibili terroristi è dentro la mente delle persone: le frustrazioni nazionali, la chiusura di ogni speranza, la memoria dei torti subiti. La guerra esaspera e moltiplica ognuno di questi sentimenti. Lo scontro di civiltà cui quell’appello spinge, è una tragica follia.

Richiamarsi all’altra tradizione europea significa ricordare, però, che in Occidente - e in Italia in special modo - la lotta è pienamente aperta per far avanzare i valori che proprio il pensiero critico è venuto portando alla luce. E’ assurdo sentir parlare di difesa della vita da chi nega la maternità libera e responsabile e il possesso del proprio corpo da parte della donna; sentir parlare di difesa della famiglia da chi sostiene un assetto economico che nega a molti i mezzi per costruirla, da chi vuole tenere in piedi un assetto giuridico che nega i diritti di quanti hanno una sessualità diversa dalla maggioranza. E’ vergognoso che un discorso sulla diffusione della libertà e della democrazia venga da chi predica la superiorità di una cultura su un’altra, da chi scambia la libertà per il dominio dei più forti e la democrazia con la gara tra chi ha più danaro; e vuole esportare l’una e l’altra con le bombe e i carri armati.

Il caso di Bush dimostra che molti diseredati si sono fatti convincere da coloro che, usando l’integralismo religioso, predicavano i valori che, nella realtà, vengono stravolti e calpestati proprio da chi dicendo di difenderli in realtà difende unicamente il proprio potere. Che in Italia questa gente che si è alleata addirittura con i peggiori fascisti - per non dire dei loro capi e delle loro leggi - pretenda di dar lezione di morale è un paradosso.

E’ giusto indignarsi. Ma insieme, mi pare, è giusto riappropriarsi dei valori creati dalla parte migliore della tradizione europea, quei valori che costoro vogliono distruggere o hanno trascinato nel fango.

Aldo Tortorella









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