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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
18 settembre 2006
Fede e ragione secondo Ratzinger
e la tortura che diventa trendy

Non sono convinta che a sospingere le parole di Benedetto XVI sia “un forte vento di medioevo“. Provo a discuterne con Piero Sansonetti, che ha commentato su Liberazione gli interventi del Papa in Baviera,

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12 settembre 2006
Ma la libertà ci obbliga all’imprudenza?
O forse all'irragionevolezza?

Non varrebbe la pena di tornare sull’accusa di “imprudenza“ rivolta dal prefetto di Roma Achille Serra alle ragazze francesi che hanno accettato un passaggio offerto da due sconosciuti alla stazione di Milano

La liberazione più difficile
Quella maschile
Pubblichiamo un articolo di Lorenzo Di Santo apparso sul quotidiano "Il Centro" di Pescara
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7 settembre 2006
Peccato di informazione
A volte, più dei terribili fatti di cronaca nera, colpisce la strumentalizzazione di commenti e cronache legati ai fatti stessi.

Voi maschi potreste anche parlare
E noi schierarci con Kaur e Hina

Allo stupro omofobico e/o fascista (vedi Viareggio); al più comune e nascosto stupro familiare; allo stupro discotecaro e a quello turistico se ne è aggiunto un altro, definito etnico perché compiuto da immigrati.

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2 settembre 2006
Il "silenzio delle femministe"
e la schizofrenia di uomini e media

Se la bordata di articoli che criticano “il silenzio delle femministe“ continua, tra poco lo stupro, la violenza, il disprezzo del corpo e della mente femminile dipenderanno dalle donne che non sono scese in piazza.
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20 agosto 2006
La tragedia di Hina, la libertà femminile
e la possibilità di convivere tra diversi

L’orrendo omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre con la probabile complicità di altri parenti maschi , è il tipico caso di una tragedia personale e familiare che diventa detonatore di interrogativi e ansie che attraversano il senso comune

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19 luglio 2006
Uganda, quando le donne
si liberano dalla servitù del marciapiede
Kampala
«Rivolgersi a Dio? Ci mette troppo tempo a cambiare le cose. La prostituzione mi permetteva invece di guadagnare facilmente e senza grosse competenze».
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14 agosto 2006
Al mare senza il velo
A Rimini porzioni di arenile riservate alle signore velate che cosi’ possono fare il bagno senza violare i limiti imposti dal corano.
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30 luglio 2006
Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)

Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo?

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19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

> continua

28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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> continua

21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

> continua

12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
> continua

28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
> continua

12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
> continua

11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
> continua

20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 25 ottobre 2006


La violenza contro le donne ci riguarda:
prendiamo la parola come uomini

A Roma il 14 ottobre una giornata di confronto
tra un centinaio di uomini e donne


Sono oltre 500 le adesioni a questo "appello".
Del suo contenuto e delle possibili nuove iniziative si è discusso sabato 14 ottobre a Roma, al "Teatrodue" in via dei Due Macelli. L'incontro si è articolato in gruppi di discussione al mattino e in una assemblea pomeridiana. Vi hanno partecipato un centinaio di uomini e donne, con un intenso scambio di esperienze. E' stato affermato il desiderio di proseguire intensificando le relazioni nella rete di gruppi e esperienze tra uomini e tra uomini e donne che si sono riconosciuti nell'appello e nella riunione di Roma. Vari media hanno parlato dell'iniziativa, tra cui la Repubblica e l'Unità del 15 ottobre, Liberazione del 17 ottobre, e il settimanale Diario. Pubblichiamo qui una sintesi dell'intervento svolto da Marco Cazzaniga e una nuova rubrica di Franca Fossati dedicata all'argomento: ci aspettiamo altri contributi. Consultate i siti www.maschileplurale.it e www.identitaedifferenza.it

Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche..

Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze? Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne?
Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti, individuali e di gruppo.

Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.

La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo.
Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.

L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo.
La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo “scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può essere vinta solo con un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.

Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una
larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un’antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una “risposta”
nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile

La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici, eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile.
Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella, rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia. Un immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi, perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità. In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza lesbica a Torre del Lago. Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno. Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in procinto di lasciarli.

Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra.

Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza. E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.

Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale.
Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva.

La violenza è l’emergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà:

Il corpo femminile è negato con la violenza.
Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.)
Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia, nell’informazione, nell’impresa.
Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali – non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro.

Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.


Primi firmatari

1. Sandro Bellassai,
2. Stefano Ciccone,
3. Marco Deriu,
4. Massimo Michele Greco,
5. Alberto Leiss,
6. Jones Mannino,
7. Claudio Vedovati.

Adesioni

8. Roberto Abbati,
9. Marcello Acquarone,
10. Oscar Agostani,
11. Fabio Amodio,
12. Massimiliano Androni,
13. Fabio Arras,
14. Flavio Attolini,
15. Mario Attorre,
16. Saverio Aversa,
17. Luca Baccelli,
18. Andrea Baglioni,
19. Andrea Bagni,
20. Nanni Balestrini,
21. Lino Balza,
22. Daniele Barbieri,
23. Robertino Barbieri,
24. Sergio Bellucci,
25. Sergio Benassai,
26. Federico Bergonzi,
27. Claudio Berlengiero,
28. Giampiero Bernard,
29. Pierangiolo Berrettoni,
30. Vanni Bertolini,
31. Lorenzo Bigini,
32. Gianluca Borghi,
33. Diego Bortolameotti,
34. Alessandro Bosi,
35. Paolo Bosi,
36. Daniele Bouchard,
37. Nicola Briguglio,
38. Franco Brughiera,
39. Danilo Bruno,
40. Massimo Bucca,
41. Mario Bucci,
42. Paolo Buffoni,
43. Lorenzo Buratti,
44. Alberto Burgio,
45. Eugenio Caggiati,
46. Claudio Calcaterra,
47. Franco Caldera,
48. Gianni Caligaris,
49. Francesco Camattini,
50. Sandro Campanini,
51. Antonio Canova,
52. Marco Capovilla,
53. Davide Carmarino,
54. Christian Carmosino,
55. Francesco Casaretti,
56. Pasquale Casentino,
57. Lapo Casetti,
58. Mauro Castagnaro,
59. Marco Cazzaniga,
60. Marco Cervino,
61. Giuliano Ciampolini,
62. Andrea Ciantar,
63. Antonio Cinquantini,
64. Ennio Cirnigliano,
65. Michele Citoni,
66. Fabio Cittolini Morassutti,
67. Sandro Coccoi,
68. Ubaldo Coccoli,
69. Silvano Cogo,
70. Augusto Colombo,
71. Giancarlo Colombo,
72. Giuseppe Colosi,
73. Fausto Concer,
74. Peppino Coscione,
75. Vittorio Cotesta,
76. Giuseppe Cotturri,
77. Andrea Cozzo,
78. Pietro Craighero,
79. Antonio D’Andrea,
80. Pasquale D’Andretta,
81. Livio Dal Corso,
82. Stefano Dall’Agata,
83. Giuliano Dalle Mura,
84. Gianfausto De Dominicis,
85. Giuseppe De Nigris,
86. Cesare Del,
87. Luciano Devescovi,
88. Amedeo Di Gregorio,
89. Lorenzo Di Santo,
90. Vito Dileo,
91. Giuliano Dolfi,
92. Toti Domina,
93. Luigi Dotti,
94. Andrea Dotti,
95. Luca Dotti,
96. Enrico Euli,
97. Davide Fantazzini,
98. Gianni Ferronato,
99. Goffredo Fofi,

100. Franco Fuselli,
101. Gabriele Galbiati,
102. Stefano Galieni,
103. Giorgio Gallo,
104. Ico Gasparri,
105. Rino Genovese,
106. Fiorello Ghiretti,
107. Lino Giaccone,
108. Fernando Giarrusso,
109. Marcello Gidoni,
110. Franco Giordano,
111. Piero P. Giorgi,
112. Gianni Giovanetti,
113. Giuliano Giuliani,
114. Michele Grandolfo,
115. Mario Gritti,
116. Giorgio Guelmani,
117. Gianfranco Iannuzzi,
118. Roberto Illario,
119. Franco Insalaco,
120. Federico La Sala,
121. Michele Lalla,
122. Giacomo Lanza,
123. Davide Larizza,
124. Francesco Lauria,
125. Andrea Lavagnoli,
126. Orazio Leggiero,
127. Fernando Lelario,
128. Gad Lerner,
129. Daniele Licheni,
130. Ettore Lo Maglio Silvestri,
131. Massimiliano Luppino,
132. Gigi Malaroda,
133. Giacomo Mambriani,
134. Sergio Manduchi,
135. Attilio Mangano,
136. Carlo Marchiori,
137. Luciano Marmocchia,
138. Giacomo Marramao,
139. Franco Masini,
140. Domenico Matarozzo,
141. Stefano Melandri,
142. Virgilio Merola,
143. Sandro Mezzadra,
144. Alessio Miceli,
145. Stefano Montali,
146. Alberto Moreni,
147. Giovanni Mottura,
148. David Muñoz G.,
149. Marino Muratore,
150. Nicola Negretti,
151. Gianfranco Neri,
152. Rosario Nicchitta,
153. Pietro Orsatti,
154. Enrico Ottolini,
155. Gianguido Palumbo,
156. Simone Paoletti,
157. Giovanni Papa,
158. Cesare Parstarini,
159. Arcangelo Patone,
160. Beppe Pavan,
161. Gianni Pelosi,
162. Fausto Perozzi,
163. Giulio Petrilli,
164. Enrico Peyretti,
165. Fausto Piazza,
166. Alberto Picchio,
167. Osvaldo Pieroni,
168. Gianni Piffari,
169. Bruno Pizzica,
170. Roberto Poggi,
171. Michele Poli,
172. Italo Porcile,
173. Gianfranco Proietti,
174. Luca Proietti,
175. Alessandro Quintino,
176. Massimo Quinzi,
177. Giuseppe Reitano,
178. Nicola Ricci,
179. Andrea Ricci,
180. Gianluca Ricciuto,
181. Andrea Rigon,
182. Cirus Rinaldi,
183. Domenico Rizzo,
184. Corrado Roncaglia,
185. Davide Rossi,
186. Marco Sacco,
187. Stefano Sarfati Nahmad,
188. Luciano Sartirana,
189. Enio Sartori,
190. Francesco Scalari,
191. Paolo Scatena,
192. Antonello Schiavone,
193. Lucius F. Schlinger,
194. Renato Sebastiani,
195. Paolo Serra,
196. Carlo Simionato,
197. Alfredo Simone,
198. Sergio Sinigaglia,
199. Nicola Sinopoli,
200. Tonino Soldo,
201. Gaetano Stella,
202. Alessio Surian,
203. Aldo Tarascio,
204. Salvatore Tassinari,
205. Aldo Tortorella,
206. Mattia Toscani,
207. Franco Toscani,
208. Aluisi Tosolini,
209. Mauro Traverso,
210. Nicola Triggiani,
211. Marco Trotta,
212. Edoardo Trotta,
213. Giacomo Truffelli,
214. Umberto Varischio,
215. Iacopo Venier,
216. Roberto Verdolini,
217. Antonio Versari,
218. Luca Vetrice,
219. Stefano Vinti,
220. Fabio Visentin,
221. Pasquale Voza,
222. Enzo Zampella,
223. Enzo Zampilla,
224. Roberto Zanzucchi,
225. Luigi Zoja,
226. Hamadi Zribi,
Ass. Aspettare Stanca, Maschile Plurale,
Il Cerchio degli uomini, Medicina democratica – Movimento di lotta per la salute – Milano, Medicina democratica – Movimento di lotta per la salute – Alessandria,
Centro Studi GLTQ
(231)



Le ragioni di questo appello


L’appello che diffondiamo in questi giorni reca le firme di uomini provenienti dai più disparati percorsi politici, culturali, religiosi, sessuali, che hanno deciso di reagire in qualche modo ai terribili fatti di violenza alle donne che le cronache hanno riportato alla nostra attenzione negli ultimi mesi. Alcuni vengono da esperienze politiche tradizionali, altri vengono da movimenti studenteschi, pacifisti e ambientalisti, altri ancora hanno cominciato a riflettere su questi temi a partire da relazioni affettive o di amicizia o da scambi con il movimento delle donne.

Si tratta di percorsi semplicemente individuali. Ma anche di esperienze, spesso informali, di gruppi di autocoscienza e di discussione su diverse questioni (stupro, guerra, prostituzione, pedofilia). Esistono attualmente in Italia gruppi di uomini di questo genere in diverse città: “Uomini in cammino” di Pinerolo, “Maschile plurale” di Roma, “Maschile plurale” di Bologna, il “Gruppo uomini” di Verona, il “Gruppo uomini” di Viareggio, il “Gruppo uomini” di Torino, il “Gruppo uomini di agape”, “Il cerchio degli uomini” di Torino, l’“Associazione uomini casalinghi” di Pietrasanta, a cui si aggiungono gruppi misti di uomini e donne “Identità e differenza” di Spinea, “La merlettaia” di Foggia, il “Circolo della differenza” di Parma, il “Gruppo sui generis” di Anghiari, il “Gruppo sul patriarcato” di Roma promosso dal “Forum Donne PRC”.

Queste occasioni di riflessione hanno dato vita a un ampia produzione di articoli, libri, incontri, convegni, sui temi della maschilità e dei rapporti tra i sessi (anche se finora con scarsa attenzione da parte dei media). Negli ultimi anni si sono infittite le occasioni di incontro e confronto a livello nazionale tra uomini e anche tra uomini e donne con alcuni appuntamenti oramai riconosciuti (ad Agape, Asolo, Anghiari fra gli altri).

Gli uomini che hanno attraversato queste esperienze non rivendicano estraneità rispetto alla storia a cui appartengono e non cercano rivincite riesumando vecchi trofei e valori patriarcali. Assumono la libertà conquistata dalle donne grazie al loro pensiero e alla loro pratica, come occasione per interrogarsi e scoprire cose nuove su di sé.

Ci auguriamo che questo appello non sia semplicemente un atto formale: ne proporremo la lettura e la discussione agli uomini che operano nella politica e nelle istituzioni, nelle università e nelle scuole, nei media, nei sindacati, nell’associazionismo, nei servizi, nelle comunità di immigrati, nelle realtà religiose. A tutti gli interessati diamo appuntamento per un incontro pubblico il 14 ottobre a Roma, per scambiare opinioni e elaborare ogni possibile ulteriore iniziativa. Intanto ci auguriamo che le adesioni continuino ad arrivare. Chi volesse aggiungersi ai firmatari può scrivere all’indirizzo: [email protected]. Per contatti 338/5243829, 347/7999900.







Nuovi casi di stupri: non serve la repressione
E’ strutturale la violenza
maschile contro le donne


La cronaca delle nostre città è di nuovo segnata dalla violenza contro le donne, l’ultimo caso a Roma. Donne picchiate e segregate dai mariti, donne violentate per strada, nelle loro case, nei locali notturni “bene”, donne provenienti da altri paesi ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi, donne sottoposte a ricatti sessuali sul lavoro.
Nessuna area della nostra società è esente da questa tensione distruttiva e oppressiva.
E’ possibile continuare a relegarla in cronaca nera? O non è necessario farne il centro di un’iniziativa politica e culturale?
Dico politica perché credo che la violenza sulle donne sia espressione di un sistema di valori, di un modello di relazioni, di un’idea della sessualità, che deve essere posto al centro di una pratica collettiva di trasformazione. Se la politica non è solo gestione delle istituzioni ma conflitto nella società è necessario aprire nelle nostre scuole, nelle nostre città, nei luoghi collettivi di partecipazione un grande conflitto per una diversa civiltà delle relazioni tra donne e uomini. Un conflitto che come uomo sento non come una minaccia ma come un’opportunità, uno spazio per aprire anche per me occasioni di libertà. Per questo con altri uomini abbiamo lanciato un appello ad una presa di parola maschile sulla violenza contro le donne che non si fermi alla denuncia e per sabato prossimo, a Roma, proponiamo un incontro nazionale per rilanciare questa ricerca e l’iniziativa collettiva.
Al contrario la risposta emergenziale a queste violenze ha l’effetto di marginalizzare il fenomeno, di occultarne il carattere strutturale e pervasivo, di rappresentarlo come frutto di devianza, di patologie da porre sotto controllo, da reprimere. La violenza contro le donne dimostra così radici talmente profonde nella nostra cultura, nelle forme di organizzazione della nostra società, nel nostro immaginario che anche le strategie istituzionali, le nostre reazioni indignate, le nostre condanne rivelano una inconsapevole complicità con l’universo che la genera.
L’allarme porta il governo e i comuni a una rincorsa a iniziative basate sul controllo e la repressione, videocamere nelle strade, sistemi di allarme per le donne, inasprimento delle pene. Ma considerato che in Europa la violenza dei partner è la prima causa di morte e invalidità delle donne tra i 25 e i 44 anni e che più del 90% delle violenze avviene nelle nostre famiglie, è evidente come queste iniziative risultino, non solo per molti versi inutili, ma fuorvianti e anzi tese ad alimentare un clima che condivide lo stesso universo culturale in cui la violenza si genera.
Quando la cronaca scopre il velo sulla storia di una donna picchiata per anni dal marito che si sente in diritto di imporle di non avere rapporti con altre persone, di tenere gli occhi bassi al ristorante, di non leggere riviste a lui sgradite, tutti inorridiamo all’ascolto di anni di violenze e sevizie: si tratta di una gelosia patologica, è un malato o un immaturo incapace di stare in una relazione percependo il proprio limite e riconoscendo l’altra. Eppure non è così. Non è frutto di una patologia. Non è una storia estrema, isolata.
Il desiderio maschile segna quotidianamente gli spazi sociali, oggettivizza i corpi delle donne e riduce il loro diritto di cittadinanza nei luoghi pubblici. E’ un motore che muove montagne e attorno al quale ruotano miliardi di dollari l’anno. Si fa leva sul desiderio maschile per vendere auto, bibite, settimanali di politica ed economia. Per soddisfare il mercato indotto dal “desiderio” maschile nelle città dell’occidente, ogni anno migliaia di giovani donne vengono ridotte in schiavitù. Quando leggiamo della ragazza rumena portata con l’inganno in Italia, spesso da un amico di famiglia che la violenta, la costringe a prostituirsi per poi venderla, rimane in ombra il fatto che se i “gestori” sono stranieri i “consumatori” sono italiani. E italiani di tutte le classi, di tutte le età che pagano per poter fare sesso senza la “fatica” di una relazione, per sentirsi forti, per chiedere e ottenere quello che vogliono, per complicità col gruppo di amici con cui si passa insieme la serata, per un’idea di sesso che è bisognoso di uno sfogo frettoloso, in una strada di periferia.
Ma non solo la violenza contro le donne è sessuata. Anche le esplosioni di violenza che segnano la cronaca quotidiana delle nostre città parlano di uomini che uccidono per un banale diverbio, che sterminano la famiglia dopo un licenziamento o per un conflitto economico. Anche in questo caso si tratta di una violenza fatta da uomini strettamente legata al loro essere uomini. Un uomo che subisca un’offesa, perde l’onore su cui si fonda la sua virilità. Non può sopportarlo, come non può sopportare una donna che gli dica di no o che lo lasci.
Ogni storia ha una svolta quando quella donna smette di essere e di percepirsi vittima, la donna picchiata che chiede il divorzio, la ragazza rumena che denuncia il suo “protettore”. Eppure la legge, l’immagine televisiva, il senso comune continuano a vederle vittime: donne e bambini bisognosi di tutela più che portatrici di diritti. Le donne vittime e gli autori di violenza ridotti a marginalità, devianza, patologia. Resta invisibile il sottile filo che lega tutti alla comune appartenenza a un universo maschile, comune nella sua variabilità.
Che immagine del maschile emerge da queste storie? Uomini incapaci di stare in una relazione con una donna riconoscendone l’autonomia e la libertà e portati a esprimere la propria frustrazione in una violenza che paradossalmente diviene misura della propria passione o del proprio dolore.
Non basta denunciare la violenza, non basta stigmatizzarla, ridurre in una prospettiva di “civilizzazione dei costumi” quella che è invece, per me, una domanda di senso sulle relazioni tra le persone e degli uomini con se stessi. Non possiamo combattere la violenza con il richiamo a una virilità che ne è stretta complice ridefinendo un ordine che interdica il “naturale istinto predatorio maschile” o ne regoli l'espressione, ma esplorare, reinventare e rivivere questo desiderio, senza rinunciarvi. Costringere una donna ad un rapporto sessuale, comprare sesso lungo un viale di periferia, vivere la sessualità come il portato di un bisogno fisiologico “basso” e per sua natura predatoria: cosa mi dicono queste cose, oltre alla dimensione di violenza che le segna e all’inscindibile legame col potere, se non una desolante miseria? Dobbiamo riuscire a leggere questa miseria e proporre a noi e agli altri uomini un’altra vita, un’altra qualità delle relazioni e della sessualità. Per uscire dalla violenza, ma anche per noi.

Stefano Ciccone










Violenza: parlano gli uomini

Questa rubrica è apparsa su "Europa" il 20 settembre 2006

Gli stupri di fine estate sono usciti dal cono di luce, restituiti alla cronaca quotidiana insieme agli altri delitti. Ma a Milano le donne delle istituzioni, sindaca Moratti in testa, continuano a darsi da fare in nome della sicurezza. Anche sollecitate dalle vittime. Una infermiera, violentata mentre aspettava l’autobus alle sei di mattina, ha chiesto (e ottenuto) interventi per ripulire l’area dismessa dove è avvenuta l’aggressione (La Stampa, 19 settembre). Ma la maggior parte delle violenze, confermano i dati SVS ( il Pronto soccorso violenza sessuale della clinica Mangiagalli), avvengono in famiglia e pongono questioni non risolvibili con più polizia e incroci illuminati.
Per fortuna ci sono mondi, minoritari ancora, dove le notizie scavano. E, talvolta, producono pensiero e parola. E’ il caso del documento sulla violenza contro le donne reso pubblico in questi giorni sul sito www.donnealtri.it e ripubblicato da Il manifesto e Liberazione (19 settembre).
Che c’è di nuovo o di originale, direte, se in ambiti femministi si parla di questo tema? Basta guardare “il paese delle donne on line” (www.womenews.net) o collegarsi a www.usciamodalsilenzio.org per trovare dichiarazioni, interventi, prese di posizione, iniziative. Tutte femminili. La novità di questo ultimo testo sta invece nelle firme: circa novanta, finora. E tutte di uomini.
“La violenza contro le donne ci riguarda” dicono i firmatari. “Noi pensiamo che la logica della guerra e dello ‘scontro di civiltà’ può essere vinta solo con un ‘cambio di civiltà’ fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne” scrivono. E propongono un appuntamento pubblico per il 14 ottobre a Roma, con l’idea che “una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante”. (Per chi fosse interessato l’indirizzzo è [email protected]).
A scorrere le firme non se ne riconosce quasi nessuna dei cosidetti opinion leader, di quelli che producono senso comune alla tv o sui giornali. Ed è inevitabile chiedersi se non si tratti di uno sforzo tanto generoso quanto velleitario, perché il ‘cambio di civiltà’ non può che essere un processo lungo, che attraversa le generazioni e le moltitudini. Ammesso che sia possibile.
Ma è forse la prima volta che percorsi individuali o di piccoli gruppi maschili di autocoscienza provano a darsi una comunicazione corale e pubblica. E’ un inizio, un segnale da guardare con occhio discreto e non invadente. Da rispettare.
C’è, in verità, molto pessimismo anche tra le donne. Letizia Paolozzi, ad esempio, difendendo l’invito alla prudenza rivolto dal prefetto Serra alle ragazze, sostiene che, anche se la parità sta ormai nell’agenda dei governi, “un elemento è rimasto uguale al passato: il fatto che la sessualità maschile sia e resti –in molte, troppe occasioni- ingovernabile” (www.donnealtri.it). E Marina Terragni si chiede su Io donna se “il dominio della donna” sia “costitutivo dell’identità di un uomo” o possa farne a meno. E se autonomia femminile e integrità maschile possano tenersi insieme.
Credo che a molte di noi, come a Terragni, piacerebbe ragionare con gli uomini di questo. Per capire se è e sarà necessario continuare a non fidarci di loro.

Franca Fossati





Non toccare mia sorella

Riceviamo da Rita Torti e pubblichiamo questo suo articolo destinato al giornale diocesano di Parma

«Achille restò esterrefatto quando incontrò in battaglia Pentesilea. (…) Combatterono a lungo, Pentesilea allontanò tutte le Amazzoni. Lui la atterrò, volle farla prigioniera, lei allora lo graffiò col pugnale e lo costrinse ad ucciderla. Non foss’altro che per questo, siano ringraziati gli dèi.
Quel che avvenne dopo lo vedo davanti a me, come se ci fossi stata. Achille, l’eroe greco, oltraggia la donna morta. (…) E io gemo. Perché. Lei non l’ha sentito. Noi lo sentimmo, noi donne tutte. (…) I maschi, deboli, ma con il prepotente bisogno di vincere, si servono di noi come vittime per poter conservare il sentimento di sé. Che cosa accadrà».
(Christa Wolf, Cassandra).

Che cosa accadrà, dice Cassandra, sacerdotessa-profeta figlia del re Priamo, nell’“altra Iliade” che sale alla memoria mentre è condotta prigioniera ad Argo.
Che cosa accadrà, che cosa è accaduto, che cosa accade al balordo della strada, al dirigente incravattato in cerca di bambine, al soldato dell’Onu, e statunitense, e serbo, e di ogni altra bandiera; al guerrigliero congolese, al compagno italiano e allo zio francese, ai figli dei quartieri bene delle metropoli e agli sbandati delle periferie degradate; al cosiddetto musulmano e al cosiddetto cristiano, allo svedese e al sudamericano?
Così infatti stanno le cose, i racconti e i dati di qualunque fonte lo certificano: la violenza degli uomini contro le donne è in ogni epoca e in ogni luogo, in guerra e in pace; a volte normalizzata, a volte ignorata, a volte condannata, spiegata in vari modi. Ma c’è, tutti i giorni, con numeri impressionanti e conseguenze incalcolabili.
Quello che ci fanno credere i mass media
Su questo mi pare importante soffermarsi, se vogliamo evitare di cadere nella trappola che ancora una volta l’estate dei mass media ci ha teso, e che non contribuisce certo a onorare le vittime, quelle lontane e quelle vicine a noi, quelle che tanti e tante di noi conoscono o conoscevano, e per le quali si piange. Né contribuisce a evitarne altre.
Per i mass media la violenza degli uomini alle donne, e quella sessuale in particolare, è un oggetto come un altro. Nei mesi estivi serve a riempire le pagine lasciate vuote dalle esternazioni dei politici, e per di più fa audience. Certi titoli, certi modi di raccontare i fatti, sono costruiti ad arte per far leva sulla nostra morbosità, tendono a fare di tutti noi dei volgari (si passi l’eufemismo), voyeurs. Ma non solo: i casi che qualcuno decide meritino l’onore della cronaca portano all’attenzione di tutti un problema — un crimine — reale, ma paradossalmente ci allontanano dalla possibilità di affrontarlo. Pensiamo ai casi portati alla luce nei mesi scorsi: complici da un lato l’incubo pakistano e dall’altro le ipotesi del governo sulla cittadinanza agli immigrati, il baricentro del dibattito è caduto sulla misoginia musulmana e sulle patenti di civiltà da attribuire dopo attento interrogatorio sul rispetto delle donne.
La colpa è degli immigrati, e meno male che ci siamo noi — italiani, occidentali — a tenere alto l’onore dell’umanità.
Ammettiamo che sia vero, e teniamo qualsiasi immigrato fuori da casa nostra. E cosa scopriamo? Che, ad esempio, oltre tre quarti degli stupri commessi a Milano nel 1996 (oltre quattrocento) restano lì, perché sono commessi da italiani. Da persone conosciute, per lo più familiari o amici dei familiari.
Quelli del Paese che dovrebbe, appunto, giudicare gli altri sul loro rispetto per le donne. Quelli, fra parentesi, che hanno ammesso che lo stupro è un reato contro la persona — e non contro “la morale” — solo dieci anni fa. Dieci . E ci sono voluti vent’anni di pressioni.
Beninteso: molto prima che qualcuno ce lo propinasse come scoperta di quest’estate, chiunque di noi abbia occhi sa o ha intuito da tempo le tragedie domestiche di molte immigrate. Ma, appunto, siccome a quanto pare essere libere occidentali emancipate non garantisce affatto il diritto all’integrità personale, bisognerà leggere la violenza di genere partendo anche da questa consapevolezza.

Dove te ne vai da sola per strada

C’erano una volta quelli che dicevano che lo stupro nasce da una provocazione: una ha la gonna troppo corta, l’altra è troppo in vista nell’azienda o in politica (ma sono così poche, per loro fortuna!), l’altra dice di no ma in realtà ne ha voglia.
Speriamo che si siano aggiornati, che abbiano letto che vengono aggredite operaie o infermiere che vanno al lavoro alle sei di mattina, bambine che pensano solo alle bambole, anziane, mogli gravate dal lavoro a casa e fuori, stanche. Ma poi, ascoltiamo le testimonianze raccolte — per rimanere dalle nostre parti — da Teresina Caffi o Paolo Volta in Congo: degli stupri mentre si va ai pozzi a prendere acqua, o si è in casa fra lavoro e bambini, o nei campi a zappare e raccogliere. Ascoltiamo le testimonianze delle donne bosniache. Leggiamo — dovrebbe essere obbligatorio! — la voce “stupri di guerra” nel “Dizionario critico delle nuove guerre”, opera di un altro nostro concittadino, il sociologo Marco Deriu.
Se riusciamo ad arrivarci in fondo — per quanto mi riguarda è un’esperienza al limite delle mie possibilità — quello che vediamo accadere non è una reazione a un’azione, ma una “reazione” maschile a un “essere”, all’essere di sesso femminile. Come da noi quando torniamo a casa la sera, o riprendiamo l’auto in un parcheggio: noi non facciamo niente — badiamo ai fatti nostri, pensiamo alla riunione a cui abbiamo partecipato, o al film che abbiamo visto, o al giorno dopo che ci attende — ma abbiamo paura, perché sappiamo benissimo che quella che per noi è la normalità del nostro essere — per esempio essere fisicamente fatte in un certo modo — si trasforma in svantaggio perché in giro (e per moltissime, lo ripetiamo, a casa) ci sono uomini agli occhi dei quali la nostra identità, il nostro corpo-la nostra vita, è qualcosa su cui avventarsi senza limiti.
Allora, ben vengano pulsanti di emergenza ai semafori, o i posti privilegiati nei parcheggi, tuttavia il nostro problema rimane, assolutamente uguale a prima.
E molto di più quello che rimane è, mi pare, un problema maschile.

Di chi è veramente il problema

Considerando infatti che qualunque cosa noi donne facciamo — essere libere o essere sottomesse, portare l’ombelico scoperto o il burqa, essere del nord o essere del sud, essere belle o essere brutte, essere fuori o essere in casa — abbiamo un’altissima probabilità di subire nella vita abusi sessuali o comunque di genere, allora o ci cancelliamo dalla faccia della terra o gli uomini devono cambiare qualcosa di sé.
Il nodo da sciogliere è perché un numero così spropositato di maschi, portatori di condizioni, storie, traumi, ideologie, ignoranze e culture diverse, trovi il modo di risolverle, dimenticarle, vendicarle, affermarle usando violenza alle donne, cercando il loro annullamento e umiliazione totale.
Dentro questo nodo stanno molte questioni. Ad esempio quella del rapporto fra la sessualità maschile e il potere. Può darsi, come sostengono alcuni, che questo rapporto abbia avuto poco tempo (cioè pochi milioni di anni) per evolversi, e che quindi adesso possiamo spingerci poco oltre le buone intenzioni. Ma può darsi anche che qualche piccola accelerazione al processo di umanizzazione della sessualità maschile si possa mettere in atto.
La condizione, però, è che innanzitutto gli uomini che si sentono, almeno a livello conscio, distanti dalla maschilità aggressiva e violenta, assumano su di sé la questione, rinunciando a pensare che la cosa non li riguarda, che è affare di altri, anche quelli maschi ma di altra specie.
In questa prospettiva, molto ha da insegnare a tutti e a tutte la lucidità del lavoro di alcuni gruppi di riflessione maschili sparsi per l’Italia, le cui testimonianze sono state più di una volta presentate anche a Parma (dopo aver scritto questo articolo, vedo in rete un loro appello contro la violenza alle donne, a cui si può aderire: www.donnealtri.it <http://www.donnealtri.it> ). La loro ricerca è tesa a trovare un modo di essere uomini che rompa con quanto, nella costruzione storica della maschilità, ha prodotto l’associazione profonda e pervasiva fra genere maschile e volontà/bisogno di dominio; una rottura, però, non limitata all’aspetto volontaristico (“non si deve fare”), ma prodotta dalla scoperta e dall’esperienza che un modo nuovo di essere uomini è veramente liberante, prima di tutto per sé. E una condizione per avviarsi su questa strada è il riconoscimento di un altro desiderio, un’altra soggettività e un’altra libertà — quelle femminili — che stanno di fronte al desiderio e alla soggettività maschili: che quindi lo limitano, ma questo limite rivela all’uomo una nuova esperienza di sé (riprendo questi concetti da un testo di Stefano Ciccone).

Appunti per educare uomini nuovi

Se questi uomini hanno ragione, se la condizione per una maschilità che non abbia bisogno del dominio e del potere per sentirsi tale — e che quindi non vada a finire in violenza contro le donne quando potere e dominio sono messi in crisi — è una maggiore visibilità della soggettività femminile, molte cose devono cambiare nel contesto culturale.
Vedo difficile, ad esempio, educare bambini e ragazzi a essere veri uomini anche se privi di scettro se contemporaneamente a scuola la cultura propone solo storie, pensieri, conquiste, arti di uomini, tacendo di quanto hanno fatto, detto e scritto le donne o dei motivi per cui gli uomini non hanno permesso alle donne esplorare i campi del sapere. O se si sconsigliano alle ragazze certe facoltà universitarie «perché tanto ai vertici di un’azienda non ti ci faranno arrivare anche se sei brava». E via dicendo.
Se non si fa niente per cambiare il contesto e accompagnare così il lavoro degli individui su di sé, i genitori delle ragazze saranno condannati a spiegare alle loro figlie perché devono sempre avere una riserva sugli uomini che incontrano, e i genitori dei ragazzi (che forse spesso a questo non pensano) non sapranno dove appoggiarsi per fare in modo di non dover temere che i propri figli vadano, in un modo o nell’altro, ad aggiungersi agli emuli — consapevoli o no, denunciati o impuniti — di Achille.
Di queste radici “classiche” ci libereremmo volentieri.
Preferiremmo uomini della stoffa di Gesù il Nazareno, che purtroppo però di emuli della sua maschilità non ne ha avuti tanti. Sarà interessante chiedersi il perché anche di questo.

Rita Torti




Una relazione tra uomini e donne
consapevole della differenza

Intervento di Marco Cazzaniga a Roma il 14.10.06

Ad un certo punto dell’incontro assembleare, a seguito del succedersi dei più vari interventi dove, tra gli uomini, c’era chi esprimeva il proprio disagio per la violenza contro le donne e la volontà di adoperarsi per un diverso modo di stare in relazione e, tra le donne, chi esprimeva apprezzamento ma anche una certa diffidenza, ho sentito il bisogno di chiarire innanzitutto a me stesso, pensando di fare cosa utile anche agli altri, quali potevano essere gli obiettivi di quell’incontro.
Secondo me l’obiettivo primo, che poi è l’ultimo in ordine di attuazione, è quello di mettere a punto una modalità di stare in relazione di uomini e donne, consapevoli del loro differente modo di abitare il mondo , che possa diventare un dato culturale che prende il posto della cultura corrente dove, nella relazione tra uomini e donne, è così diffuso il ricorso alla violenza.
Ci sono le condizioni essenziali per rendere possibile questo?
A mio parere sì. Qui infatti ci sono uomini che hanno preso le distanze dalla società patriarcale senza misconoscere una loro identità differente che li fa continuare ad essere uomini.
E’ sufficiente per raggiungere quell’obiettivo?
Sono necessari altri passaggi.
Prima di tutto continuare a mantenere una rete tra uomini che continuino a riflettere sulla loro specifica identità maschile liberata.
Poi incominciare a sperimentare relazioni di differenza tra uomini e donne nell’affrontare la realtà quotidiana.
Infine acquisire la capacità di tradurre questa esperienza attraverso linguaggio e pratiche che la rendano visibile e conoscibile nei vari contesti in cui ci si trova a vivere e nelle occasioni ordinarie.






Vittime ma spensierate

Questa rubrica è uscita su Europa il 18 ottobre 2006

Il presidente israeliano Katzav non ha presieduto l’apertura della sessione invernale della Knesset. E’ accusato dalle sue segretarie di stupro e molestie sessuali. Fiamma Nirenstein su La Stampa (17 ottobre) ci descrive questo “sorridente, quieto signore, devoto all’idea della pace, al fianco di Sharon al momento del disimpegno da Gaza, religioso senza fanatismi, tradizionalista, che svolgeva un lavoro di importante rappresentanza nel mondo con tono mite, senza darsi troppa importanza”. Eppure, “quel gentile presidente era un pericolo per ogni donna che passava nel suo ufficio”. “Questa storia -dice Yael Dayan intervistata sull’Unità (17 ottobre)- racconta anche il coraggio e la grande dignità di quelle donne” che hanno denunciato il primo cittadino di Israele. In realtà è una storia come tante. La violenza sessuale e il “femminicidio” (www.noidonne.org) sembrano notizie senza tempo e senza luogo. Sono sempre di attualità, ma vengono illuminate a tratti, a seconda dei fatti di cronaca, dell’importanza delle persone coinvolte, della convenienza politico-ideologica. Abbiamo già notato come divennero ‘evento’ qui da noi sul finire dell’estate, quando alcuni aggressori si rivelarono immigrati. Poi, quando da più parti si fece notare, dati alla mano, che lo stupro non era peculiarità degli stranieri poveri, la notizia tornò nella routine e nei ghetti femminili dell’informazione. Negli ambienti più militanti intorno al tema della violenza si sta ricostruendo la mobilitazione che portò alla manifestazione dello scorso gennaio in difesa della legge sull’aborto. Il 26 ottobre grande assemblea alla Camera del Lavoro di Milano (www.usciamodalsilenzio.org).
Ben vengano le proposte pragmatiche, sociali e giuridiche.
Ma il rischio è che rotocalchi femminili e siti femministi continuino a raccontare, enfatizzandola, la paura delle donne e a descrivere la loro condizione di vittime come se fosse immutata nel tempo. E senza differenze tra etnie e culture.
Una rappresentazione immobile. Che non si concilia, ad esempio, con l’indagine del Censis e della Fondazione Schering secondo la quale l’80 per cento delle donne italiane ritiene di avere più libertà della propria madre, il 65 per cento si sente più “spensierata” e il 66, 4 per cento considera molto migliore la qualità della propria vita (www.censis.it). Il fatto è che la frontiera tra l’essere padrone di se stesse e il riconoscersi vittime è mobile. Ed è la contraddizione a rendere più intollerabile e ancronistica la violenza. D’altra parte l’unico fatto nuovo, il tentativo di autocoscienza di quel gruppo di uomini che ha stilato l’appello “La violenza ci riguarda” e che si sono autoconvocati lo scorso sabato a Roma, non è diventato evento. Non si è, (ancora), trasformato in un editoriale di prima serata sul Tg1 firmato dal suo direttore. Da uomo a uomini. Come quello, (per altro apprezzabile), di Maria Luisa Busi, da donna a donne. Della riunione di Roma, di maschi e qualche femminista, se ne è scritto solo su Repubblica (15 ottobre) e su Liberazione (17 ottobre). Si intuisce che è stata una riunione difficile. Ma era già cominciata la festa del cinema.

Franca Fossati





L’editoriale di Maria Luisa Busi

di Francesca Giorgi

Colpo di scena al Tg1 delle 20, lo scorso giovedì 12 ottobre 2006. Marialuisa Busi smette di leggere le notizie, guarda lo schermo e dice come la pensa, lei insieme alla redazione, a proposito degli stupri. Una novità assoluta. Subito dopo un servizio su uno degli ultimi casi avvenuti nel nostro paese – quello della studentessa americana aggredita in un locale di Roma da un ragazzo francese, un calciatore – viene riportata una dichiarazione del Ministro dell’Interno, Giuliano Amato: «in Italia non esiste un’ emergenza stupri». E qui l’aggancio della conduttrice:«Su questo argomento» ha detto Busi «vale la pena di aggiungere qualcosa». Il commento (approvato e appoggiato da tutta la redazione e dal nuovo direttore, Gianni Riotta) è importante, fatto di parole pesanti come macigni perché prive di quella retorica moralista che spesso accompagna i discorsi su donne e violenza sessuale.
Che ci sia o meno un’emergenza – questo il nodo centrale dell’editoriale – non dipende dalle statistiche, ma dal clima culturale che, nel nostro paese, porta ancora a colpevolizzare le donne vittime di stupro, e a far cadere su di loro il sospetto di inventare la violenza, per nascondere di essere state consenzienti. Anche un solo stupro rappresenta un’emergenza, allora, non di ordine pubblico ma sociale e culturale. L’azione politica dovrebbe, perciò, essere mirata non solo alla repressione dei comportamenti devianti, ma anche, soprattutto, ad una campagna di rinnovamento del clima culturale italiano, per una riconsiderazione della figura femminile e del suo ruolo sociale, da parte degli uomini e delle donne stesse.
L’effetto, su di me spettatrice, è stato irreale: sentir parlare di donne e di violenza con tale lucidità e fermezza mi ha sorpreso, soprattutto al Tg1.
Per questo mi sarei aspettata che, su questo evento, si aprisse un dibattito mediatico, in un paese dove l’informazione è colma di notizie sul mondo della televisione, e dove ciò di cui non si parla in tv, per la maggior parte delle persone, semplicemente non esiste. Eppure, nei giorni successivi, sui principali media nazionali rimangono poche tracce dell’accaduto: solo un’intervista di Alessandra Arachi (Corriere.it) del 14 settembre 2006 alla conduttrice/autrice dell’editoriale, in cui, tuttavia, viene messa in risalto più la performance della giornalista che non la sostanza del suo discorso.
Peccato, perché si è persa un’occasione per dar vita ad un dibattito che coinvolgesse e chiamasse in causa tutta l’opinione pubblica italiana. Eppure l’editoriale del Tg1 è un segno confortante. C’è chi ha voglia di rimettere in discussione le immagini consuete dell’uomo e della donna e superare certi archetipi, o almeno di provarci.
Marialuisa Busi ha avuto il coraggio di prendersi uno spazio pubblico per porre una questione scomoda: ora c’è bisogno che tutti noi, cittadini e cittadine, accettiamo la responsabilità di esprimere le nostre opinioni, per cambiare realmente le cose.










> da consultare

Una relazione tra uomini e donne consapevole della differenza
di Marco Cazzaniga

Vittime ma spensierate
di Franca Fossati

L'editoriale di Maria Luisa Busi
di Francesca Giorgi

E' strutturale la violenza contro le donne: più che la repressione serve una azione politica e culturale
di Stefano Ciccone

Nei link a sinistra numerosi interventi sulla violenza e lo "scontro di civiltà"

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