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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
24 febbraio 2007
Auguri al governo Prodi
Ma ci vorrebbe un'idea
Napolitano ha respinto le dimissioni di Prodi e ha rimandato il governo alle Camere perchè si cerchi di nuovo la fiducia e una maggioranza.
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19 gennaio 2007
Mai così tante donne al potere
Questa rubrica è uscita su Europa il 17 gennaio 2007
Chi voteresti in Francia, Ségolène Royal o Nicolas Sarkozy? E’ un gioco un po’ salottiero, ma diffuso tra amici e amiche. Di sinistra e di destra.

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5 gennaio 2007
Il Capodanno di Saddam
e il Natale di Welby
Due rubriche di Franca Fossati uscite su "Europa"
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20 dicembre 2006
Il voto ai tempi della sharia
Nell’edizione 2006 del festival del cinema Jiffest di Jakarta una speciale selezione è stata dedicata al tema dell’eroina, concetto distante dalla tradizionale idea di eroe. Chi l’ha organizzato ha pensato a quelle donne che con il loro fare hanno contribuito in differenti modi a cambiare la vita del loro paese

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11 dicembre 2006
Gli uomini e la violenza contro le donne
Appunti sulla giornata del 25 novembre
Il testo-appello degli uomini sulla violenza ha circolato e circola. Molti di noi promotori e firmatari hanno ricevuto inviti per partecipare a dibattiti, iniziative, presidi organizzati con la spinta della giornata mondiale (25 novembre) contro la violenza rivolta alle donne.
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2 dicembre 2006
Donne e cannabis: cerchi la femmina
e trovi la crisi del Pd prossimo venturo
Non succede spesso che la scena parlamentare sia occupata da protagoniste femminili. Invece, eccole qua, Anna Serafini, Anna Finocchiaro, Livia Turco, Paola Binetti, Fiorenza Bassoli, Emanuela Baio Dossi (e poi le supporter delle une e delle altre)
Il pollaio di Adamo e Eva

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20 novembre 2006

Auguri a Ségolène: ma che cosa
ci aspettiamo da una donna al potere?
Secondo me, una delle chiavi del successo di Dan Brown sta nell’ esplicita priorità del principio femminile sottolineato per pagine e pagine nel Codice da Vinci.

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14 novembre
Il socialismo del futuro
guarda alla forza femminile
Nasceranno nuovi partiti nella sinistra italiana? Pubblichiamo la relazione di Fulvia Bandoli alla recente assemblea nazionale che ha visto riunite in vista del congresso Ds le componenti di sinistra, ambientalista e socialista (Mussi, Bandoli, Salvi e Spini) sotto lo slogan: a sinistra per un nuovo socialismo.
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7 novembre 2006
La crisi dei partiti
è una crisi maschile
Questo articolo è pubblicato sull'ultimo numero de "Le ragioni del socialismo"
Che la crisi attanagli i partiti, è evidente. Nell’indebolimento dei canali della partecipazione, la crisi si riverbera sulla politica.

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18 settembre 2006
La violenza contro le donne ci riguarda:
prendiamo la parola come uomini
Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico

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18 settembre 2006
Fede e ragione secondo Ratzinger
e la tortura che diventa trendy

Non sono convinta che a sospingere le parole di Benedetto XVI sia “un forte vento di medioevo“. Provo a discuterne con Piero Sansonetti, che ha commentato su Liberazione gli interventi del Papa in Baviera,

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12 settembre 2006
Ma la libertà ci obbliga all’imprudenza?
O forse all'irragionevolezza?

Non varrebbe la pena di tornare sull’accusa di “imprudenza“ rivolta dal prefetto di Roma Achille Serra alle ragazze francesi che hanno accettato un passaggio offerto da due sconosciuti alla stazione di Milano

La liberazione più difficile
Quella maschile
Pubblichiamo un articolo di Lorenzo Di Santo apparso sul quotidiano "Il Centro" di Pescara
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7 settembre 2006
Peccato di informazione
A volte, più dei terribili fatti di cronaca nera, colpisce la strumentalizzazione di commenti e cronache legati ai fatti stessi.

Voi maschi potreste anche parlare
E noi schierarci con Kaur e Hina

Allo stupro omofobico e/o fascista (vedi Viareggio); al più comune e nascosto stupro familiare; allo stupro discotecaro e a quello turistico se ne è aggiunto un altro, definito etnico perché compiuto da immigrati.

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2 settembre 2006
Il "silenzio delle femministe"
e la schizofrenia di uomini e media

Se la bordata di articoli che criticano “il silenzio delle femministe“ continua, tra poco lo stupro, la violenza, il disprezzo del corpo e della mente femminile dipenderanno dalle donne che non sono scese in piazza.
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20 agosto 2006
La tragedia di Hina, la libertà femminile
e la possibilità di convivere tra diversi

L’orrendo omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre con la probabile complicità di altri parenti maschi , è il tipico caso di una tragedia personale e familiare che diventa detonatore di interrogativi e ansie che attraversano il senso comune

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19 luglio 2006
Uganda, quando le donne
si liberano dalla servitù del marciapiede
Kampala
«Rivolgersi a Dio? Ci mette troppo tempo a cambiare le cose. La prostituzione mi permetteva invece di guadagnare facilmente e senza grosse competenze».
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14 agosto 2006
Al mare senza il velo
A Rimini porzioni di arenile riservate alle signore velate che cosi’ possono fare il bagno senza violare i limiti imposti dal corano.
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30 luglio 2006
Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)

Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo?

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19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 14 marzo 2007


Donne in carcere, donne al potere
Ma l'8 marzo la differenza femminile dov'è?

E chi se lo immaginava, un 8 Marzo come scadenza di lotta? Eppure è successo a Teheran dove si celebra il processo a cinque attiviste accusate per aver tenuto, secondo il Tribunale rivoluzionario, nel giugno 2006 una riunione “illegale“. In realtà, le cinque attiviste intendevano protestare contro le discriminazioni che colpiscono le iraniane. Qualche esempio della legislazione in vigore:
1) la testimonianza femminile non ha lo stesso valore di quella maschile 2) è diffusa la pratica dei matrimoni combinati 3) il divorzio chiesto da una donna è molto più difficile da ottenere che per un maschio.
Le iraniane però non si considerano cittadine di serie B. Amano la libertà. E la mettono in scena.
Di qui la manifestazione femminil-femminista dell’8 marzo in sostegno delle attiviste processate. Il governo manda la polizia (femminile) per sciogliere l’assembramento: l’evento non deve essere ripreso dalle telecamere straniere. La Giornata internazionale della donna finisce con trentadue arresti. La notizia rimbalza nel mondo: merito del villaggio globale, presidente Ahmadinejad!
A Napoli, il Premio Nobel per la pace, l’iraniana Shirin Ebadi, firma un appello della Fondazione Mediterraneo con Michele Capasso e Caterina Arcidiacono. L’associazione Nessuno tocchi Caino dedica l’8 Marzo alle ribelli.
Certo, sono più combattive e meno stanche delle intervistate dalla televisione italiana. “Per me – ripetono - questo è un giorno come un altro“. Soddisfatte o deluse dalla propria condizione? Non l’abbiamo capito. Sono le istituzioni a offrirsi come paladine della Festa della donna. Il presidente della Repubblica distribuisce medaglie e spille alle signore-Grande Ufficiale, e pronuncia un simpatico discorso sul valore dei nonni.
A sera, rovesciamento della situazione quando il corteo delle lesbo-ragazze di “No Vat“ in marcia verso Piazza Navona se la prende con il Vaticano. Due giorni dopo, è la domanda di diritti per le unioni di fatto a riempire piazza Farnese. All’appuntamento non proprio rabbioso o scapestrato, forse perché bisogna sostenere il disegno del governo e i Dico, tante coppiette, spesso assai giovani, seguono la voce di Gianna Nannini. Accuserà L’Osservatore Romano: una “carnascialata“. Veramente, mi è sembrato che il Carnevale fosse lontano e la noia imposta dalle infinite testimonianze, vicinissima. Siamo tutti (e tutte) riformisti?
I giornali l’8 Marzo hanno dedicato molti pezzi ai femminicidi. In Africa la violenza colpisce una donna su tre. L’Unicef parla del perpetuarsi di discriminazioni e stupri di bambine. Il Monde nella sua lunga analisi, scrive che in Asia mancano all’appello 90 milioni di donne, cancellate dagli aborti selettivi e dagli infanticidi. Si calcola che in Cina 500.000 feti di bambine siano soppressi ogni anno.
Violenza di massa accanto a quella che in Europa, in Italia, si perpetua nel chiuso delle famiglie. Viene ricordato il caso di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre, aiutato da alcuni parenti. Una cronista alza il ditino: spettava a voi, femministe, reagire. Scendere in piazza. Prendere posizione. Quasi che la violenza sessuale (e il dominio patriarcale) non fosse problema delle donne e degli uomini, dei giornalisti e delle giornaliste, dei capi di stato e degli spazzini.
Naturalmente, le femministe (la generazione del Sessantotto) hanno lavorato su questo sfregio inflitto alle donne. L’hanno fatto a partire dal rapporto tra i sessi. Pensando a un cambiamento in questo rapporto. Un cambiamento che non può prescindere dall’analisi del potere.
E dalle domande che seguono a ruota: esiste un modo maschile e uno femminile di gestirlo? Sono le femmine più dolci, più concrete, più pragmatiche dei maschi? Ancora: cosa accadrebbe se ci fossero più donne nei luoghi apicale delle istituzioni, partiti, università, banche, imprese?
Nell’Italia per le pari opportunità al 72esimo posto, queste domande possono apparire risibili. Ecco le solite femministe a sfogliare la margherita. Qualcuna propone di spaccare la mela perfettamente a metà: 50% delle donne e 50% degli uomini nelle istituzioni, nella pubblica amministrazione. Come in Svezia, nei cda delle imprese. Altre (la ministra ai giovani e allo sport, Giovanna Melandri e Franca Chiaromonte, Giovanna Grignaffini, Laura Pennacchi), la mela la taglierebbero in tre spicchi, per infilarci anche i giovani.
Proposte che dovrebbero applicare alla lettera la parità. Ma dove va a finire la differenza dell’essere donna? Questo, francamente, non ci porterebbe alcun vantaggio. Parlare lo stesso linguaggio degli uomini, imitarne i comportamenti e magari i misfatti, non muterebbe il rapporto tra autorità femminile e potere.
Racconta Lidia Menapace nel suo sito ([email protected]) di essere andata l’8 marzo a un’audizione della Commissione Difesa di donne militari. Le nuove arrivate si considerano “militari neutre. Donne classicamente emancipate che si adattano a un’istituzione maschile e non la cambiano“.
E cosa accade a Milano, città dove molte (dal “sindaco“, come vuole essere chiamata, Letizia Moratti alla presidente della Confindustria lombarda, Diana Bracco; dalla segretaria della Cgil lombarda, Susanna Camusso, alla presidente del tribunale, Livia Pomodoro; dalla capa dell’opposizione di centro-sinistra, Marilena Adami, alla direttora regionale dell’istruzione, la dottoressa Dominici) abitano ai vertici del potere?
Secondo Lia Cigarini e Luisa Muraro (in Via Dogana n. 80 marzo 2007) “la città non ha registrato nessun cambiamento“. Lo scontro sarebbe sempre quello, tra parità e differenza. Invece io penso che il primo cambiamento sia nella presenza di donne, di corpi femminili là dove si era abituate a vedere solo uomini. Trenta anni fa una immagine del genere sarebbe stata impensabile. Non considero questa immagine un’ovvietà. Simbolicamente non credo che lo sia.

Letizia Paolozzi







Tempi che corrono

Questa rubrica è uscita il 7 marzo 2007 su Europa

Il volto è quello di una bella signora sui sessanta, occhi chiari, capelli lisci, maglione sportivo che copre la pancia. Una voluminosa pancia gravida, al nono mese. E’ questa una delle immagini con cui il settimanale Panorama promuove un radicale restyling. Lo slogan “il panorama sta cambiando” accompagna anche le altre icone della campagna: una parete grigia che lascia vedere le tracce di un crocifisso che vi era appeso e che è stato tolto (probabilmente dalla sessantenne incinta); un pallone da calcio ferito da un coltello insanguinato; un cittadino cinese che sventola una mazzetta di dollari. Sono questi i simboli dei “tempi che corrono”? La foto più inquietante è certo quella della nonna gravida. D’altronde non è lei, (la donna non la nonna), all’origine di tutto il disordine che c’è sotto il cielo?
Tra i tanti allarmi che ruotano intorno al corpo femminile, quelli legati alla genetica sono certamente seri. La copertina di questo stesso numero di Panorama li illustra con una schiera di bambini belli e inespressivi, tutti uguali. Nella cover story si parla del rischio eugenetico rappresentato dalla selezione degli embrioni da impiantare con le tecniche di fecondazione artificiale. Possibilità ampiamente sfruttata in Francia, come ha denunciato il professor Didier Sicard, presidente del Comitato nazionale francese di bioetica. Le diagnosi pre-impianto non avrebbero la finalità di curare, né di evitare disabilità intollerabili e prevenire l’aborto terapeutico, ma quella di sopprimere individui anche solo leggermente “difettosi” (Le Monde, 3/2). Una denuncia davvero forte. Soprattutto perchè espressa senza rigidità ideologiche e senza la pretesa di indicare un modello unico di maternità e di famiglia “perfetta”. Ma in Italia è stata ripresa solo da Il Foglio (6,7,8/2). D’altra parte qui da noi il confronto di idee su questi temi era già stato chiuso bruscamente dalla legge 40 e dalla campagna astensionista sul referendum.
Nella Francia di Sicard però c’è anche altro. Una giovane donna sorridente e incinta invade infatti la copertina dell’ultimo numero di Le Nouvel Observateur. Vive les bébés: così il settimanale celebra un altro record europeo dei francesi. Quello della natalità. Indice di fertilità: 2,1. In Italia 1,3. Più della metà dei bambini francesi nascono fuori dal matrimonio e 8 madri su 10 lavorano. Ci sarebbe da riflettere e da capire. Anche da parte di chi si riempie continuamente la bocca con la parola “famiglia”.
Il fatto è che la maternità resta al centro del discorso, ma raramente sa narrarsi. Ed è indubbio che il femminismo abbia le sue colpe. Ci ha liberato dal modello di maternità coatta, ma non ha saputo costruirne un altro, né imporre alla società di rendersi accogliente verso la nascita. Tocca andare a tentoni e mettere insieme come in un puzzle pezzetti di esperienza e storie di vita per costruire una narrazione pubblica. Come ha cominciato a fare Concita De Gregorio nel suo libro “Una madre lo sa” e nelle inchieste su Repubblica (20, 23, 27 febbraio).
E come fa Marina Terragni sull’ultimo numero di Io donna raccontandoci di Paola e Maria divenute madri con la fecondazione in vitro, l’una in Italia e l’altra in Austria. Sono storie che raccontano “un percorso di passione” e “l’accanimento di un desiderio” che non può essere demonizzato da chi non lo conosce.

Franca Fossati





COMUNICATO STAMPA

La Fondazione Mediterraneo
chiede il rilascio immediato
delle donne arrestate in Iran

Parvin ARDALAN, Nooshi AHMADI e Shahla ENTESARI - attiviste per i diritti delle donne in Iran - sono sotto processo con l’accusa di opposizione alle leggi discriminatorie.
Abbiamo saputo che il giorno 4 marzo 2007 alcune donne, che per solidarietà con loro facevano un sit-in sul marciapiede di fronte al tribunale dove era in corso il processo, sono state attaccate dalla Polizia e 32 di loro sono state arrestate.
Esprimiamo la solidarietà con le donne iraniane, sosteniamo la loro lotta di protesta contro le leggi discriminatorie e chiediamo che le persone arrestate il 4 marzo vengano immediatamente ed incondizionatamente rilasciate.
Chiediamo che in tutte le manifestazioni in programma per l’8 marzo sia lanciato un appello in tal senso indirizzando specifiche richieste all’Ambasciata dell’Iran in Italia

[email protected]
fax 06/86328492

Per aderire a questo appello inviare una e.mail a : [email protected]






Per evitare la guerra in Iran
Per dare voce al Popolo iraniano
Per la Pace nel Grande Mediterraneo


Su comunità di tradizioni diverse, dopo lo smembramento dell'Impero ottomano unite dalle potenze occidentali in strutture politiche inizialmente soggette a protettorato ma poi emancipatesi, e sulle vestigie di cinquemila anni di civiltà, sopravvissute alle invasioni e alla forza annichilatrice della storia, bombardieri furtivi e non furtivi e basi lontane hanno riversato e riversano migliaia e migliaia di bombe, quelle che penetrano ogni difesa, quelle che si disperdono in frammenti antipersonali, quelle elettromagnetiche che sconvolgono il tessuto delle morte cose e degli esseri viventi, e migliaia migliaia di missili che la tecnica più raffinata ha studiato per la distruzione e il massacro.
Dopo la guerra in Iraq, una nuova guerra si prospetta in Iran che la Superpotenza decide con la stessa certezza di sé e del proprio destino delle superpotenze del passato: l'impero romano al tempo che, perduti la forza dinamica e lo splendore culturale, proclamava orgoglioso d'essere eletto a dominare con il suo illuminato diritto le genti oppresse da ingiuste leggi; Bisanzio, che opponeva ai barbari i valori della sua civiltà cristiana e suprema quando, finita la sua espansione culturale e religiosa, si era chiusa nella corazza dell'organizzazione imperiale ed ecclesiastica e manteneva i suoi privilegi con la guerra o comprando la pace; i Mongoli, allorché la loro cavalleria aveva esaurito lo slancio ed essi si rinchiudevano nell'orgoglio del potere proclamando anche al Papa la loro missione divina.
A queste guerre la Società Civile ha detto di no. Ha detto di no perché dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e della forza espansiva della civiltà nel colonialismo, sia l’Occidente che il Mondo arabo-musulmano sono in grado di promuovere quei valori universali su cui fondare la pacifica coesistenza delle diverse identità e culture: i diritti umani, la pace tra le nazioni, il dialogo invece della guerra.
La soluzione giusta non è la guerra ma la diffusione della democrazia non come imposizione ma come processo di autodeterminazione dei popoli contro ogni tirannia. Certo il mondo è pieno di governi tiranni. Ma lo è soprattutto dove la spogliazione nei secoli ha portato la degradazione della vita, della società e della politica. Di questi tiranni siamo responsabili tutti e non solo quegli Stati che li hanno sostenuti per un certo tempo secondo le convenienze del momento e ora mentre combattono l'uno si alleano con gli altri.
Dobbiamo tutti adesso scrollarci da queste responsabilità, rivivificare l'Onu perché sottometta l'arbitrio d'uno solo alla decisione collettiva e perché nessuno invada, opprima, depauperi od offenda.
Che i piccoli Stati siano rispettati quanto i grandi, che gli umili abbiano la stessa dignità dei potenti, che nessuno s'investa della rappresentanza divina e in nome del cielo porti stragi sulla terra.
Che tutti gli uomini siano eguali, che le ricchezze del suolo vadano a beneficio di quelli che ancestralmente lo abitano, che il nostro benessere non si fondi sulla miseria di prossimi o lontani. Queste sono le condizioni perché cessino il terrorismo di singoli che disperati s'immolano per la dignità della propria patria e trascinano con sé vittime occasionali, come il terrorismo d'un esercito che distrugge abitazioni, ambiente, risorse e chi non può difendersi caccia dalla sua terra.

Il dialogo, il rispetto dei diritti umani, lo spirito di equità, la forza della compassione sono gli strumenti perché il millennio iniziato con sofferenze e miserie si riscatti in un'epoca di solidarietà e di giustizia. Queste condizioni dipendono da noi, uomini e donne del Grande Mediterraneo, che abbiamo concesso ad una modernità aggressiva di sconvolgere il mondo e ora vogliamo trasformarla in una modernità di ricostruzione e di pace.

Pertanto, con questo appello per l’Iran:

1. Condanniamo ogni possibile attacco militare all’Iran e denunciamo che la guerra non solo non risolve i problemi ma li aumenta sia in Iran che nell’intera regione mediorientale.
Siamo testimoni che l’attacco militare all’Iraq ha portato all’aumento del terrorismo, del fondamentalismo e della violenza conducendo il Paese alla soglia della guerra civile.

2. Condanniamo quelli che ignorano la volontà del popolo iraniano, anche creando disaffezione tra paese reale e legale e tra il popolo iraniano e il suo Governo. Di ciò è testimonianza il fatto che alle elezioni di Mohammad Khatami hanno votato 22 milioni di iraniani, mentre alle elezioni di Ahmadinejad hanno votato solo 14 milioni di iraniani. Questa distanza tra il popolo e il Governo può portare, nella situazione di oggi, alla guerra civile: ciò non è a favore né del Governo iraniano né della tranquillità della regione.

3. Invitiamo il Governo degli Stati Uniti d’America a rispettare le leggi internazionali, specialmente la Convenzione di Ginevra, e a non agire unilateralmente a livello internazionale. Invitiamo il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran a rispettare i diritti umani e ad accettare le richieste di democrazia espresse dal suo popolo.

4. Proponiamo che la continuazione o la sospensione dell’arricchimento dell’uranio in Iran sia sottoposta a referendum popolare sotto la sorveglianza e garanzia dell’Onu; ciò in quanto il Governo iraniano afferma di voler continuare il processo di arricchimento per volontà del popolo iraniano. Speriamo che in questo modo si possano superare le divergenze attuali e sostituire, con la pace, la violenza e lo spargimento di sangue.

Napoli, 5 marzo 2007
Primi firmatari:
Shirn Ebadi
Michele Capasso
Caterina Arcidiacono






Bilancio dell'8 marzo di carta

Questa rubrica è uscita su Europa il 14 marzo 2007

C’è chi ha fatto scelte snob, come Il Riformista. Ha celebrato l’otto marzo dedicandolo a Mika, cantante pop, libanese, gay. Altri giornali l’hanno ignorato. Oppure, come La Stampa, hanno aperto il sito web alle mimose e alle opinioni di lettori e lettrici: “Non c’è nulla da festeggiare? Può darsi. Ma parliamone, almeno”. C’è chi ne ha parlato, in prima pagina, per dire che è una festa da abolire. Come Caterina Soffici su Il Giornale: “la vera festa della donna sarà quando non ci sarà più bisogno di una festa della donna”. Già sentito. Lo si diceva anche trent’anni fa.
C’è anche chi ha preferito, per distinguersi, prendersela con le femministe. Come Maria Laura Rodotà che sul Corriere della sera ha -(giustamente, s’intende)- ricordato l’imbarazzo delle donne di sinistra di fronte all’assassinio di Hina, la giovane pakistana uccisa dal padre (“quando una donna è vittima di un musulmano si teme di scivolare nel politicamente scorrettissimo”). E ha fatto notare che al suo funerale delle donne che contano e si impegnano, c’era solo Daniela Santanchè. La stessa Santanchè che è difesa dal “fuoco amico” delle colleghe di partito da Monica Luongo sul sito femminista www.donnealtri.it.
La scelta terzomondista piace sempre ai giornali patinati che così possono pubblicare belle foto a colori. Il Venerdì di Repubblica per esempio, uscendo il venerdì, appunto, dopo l’otto marzo, ha potuto scrivere in copertina: “passata la festa...torniamo alla realtà”. E la realtà è una sfilata di volti di africane, arabe, latino americane, asiatiche tutte infelici quanto basta. Analoga scelta editoriale quella di Donna moderna che però ha personalizzato la denuncia: 18 ritratti veri di donne perseguitate in diverse parti del mondo. Ma a pagina 150 ci ha proposto biancheria intima giallina, vestitini, scarpette, dolcetti tutti ispirati alle mimose. Inutile dire che sui giornali di sinistra-sinistra, come Liberazione o L’Unità c’erano appuntamenti, convegni e riflessioni. In molti casi riassorbiti dalla preparazione della manifestazione per i Dico di sabato 10 a piazza Farnese. Tanto che Marina Pivetta, su www.womenews.net, si chiede “sconcertata” come mai molte donne siano ancora convinte che “basti uno stato laico e neutro per dar loro gli stessi diritti di cittadinanza”. L’imprenditrice Anna Maria Artoni spiega infatti su Repubblica che per farcela nella vita e nella carriera non basta essere brave e preparate, ma bisogna avere “il coltello tra i denti”. E, soprattutto, non fare figli perché la famiglia resta un affare privato della donna e nessuno si preoccupa di aiutarla. Proprio il giorno prima era scoppiata la notizia dell’ospedale di Firenze. Di quel feto abortito alla ventitreesima settimana perché (forse) malformato e sopravvissuto dodici ore. Effettivamente se l’otto marzo è una festa c’era poco da far festa.
Ma forse l’8 marzo è solo una ricorrenza, e come tale dovrebbe essere accolta e rispettata. Una data che ha una sua storia bella e importante, come ha scritto Giulia Galeotti su Avvenire. E se le ricorrenze servono per la memoria, bene hanno fatto i radicali che si sono dati appuntamento per ricordare Adele Faccio nel trigesimo della sua morte. E bene ha fatto un piccolo giornale di Bolzano, la Neue Sudtiroler Tageszeitung, che ha messo la foto di Adele in copertina e l’ha raccontata a coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscerla.

Franca Fossati








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