merci / desideri
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produrre e consumare tra pubblico e privato
11 maggio 2003
Diritti, referendum, flessibilità: una lingua
che non parla delle realtà di chi lavora
Probabilmente, non andrò a votare per il referendum sull’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle aziende con meno di quindici dipendenti
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15 aprile 2003
Straniere e prostitute, ma non solo vittime
Carla Corso e Ada Trifirò si occupano dell’assistenza alle prostitute e lottano per il riconoscimento dei loro diritti
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27 marzo 2003
Essere emigrate in Italia
A dodici anni di distanza dalla pubblicazione de “Gli immigrati in Italia” Laterza torna in libreria con “L’esperienza migratoria.Immigrati e rifugiati in Italia”
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14 marzo 2003
Andiamo a fare shopping con Virginia Woolf
La pratica dei consumi è attività che il mondo globalizzato conosce bene
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14 gennaio 2003
Proviamo a cambiare il bilancio (ma non come vorrebbe Berlusconi)
Per il terzo anno consecutivo, gli autori di "La Finanziaria per noi. Come usare i soldi pubblici per diritti, pace, ambiente", compiono lo sforzo
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16 dicembre 2002
Il sesso dopo i sessant'anni
So bene di trattare un argomento delicato ma non posso evitare di dare uno sguardo
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10 dicembre 2002
Effetto Sarkozy: femministe contro prostitute
La legge di Sarkozy continua ad infiammare il dibattito sulla prostituzione
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10 ottobre 2002
La scoperta dei “mille euro“ a notte
Un giorno sì e l’altro pure apprendiamo da giornali e telegiornali di qualche maxi-retata nei bordelli o sale massaggi di lusso
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> 1 dicembre 2003


Scanzano ha vinto, ma io non mi rallegro

C’è da rallegrarsi per la vittoria del “popolo di Scanzano” contro la decisione del governo di piazzare lì il sito per stipare le scorie nucleari? C’è da rallegrasi per la ennesima brutta figura del governo che prima decide e poi si rimangia le decisioni prese al primo “bau”? Sia, chiaro: non avrei tollerato se il governo, per mantenere la parola data, avesse mandato in quel di Scanzano polizia e carabinieri, e magari l’esercito. Ma mi chiedo se ci sia da essere soddisfatti per come sono andare le cose e per come sia stata contestata una decisione che riguarda il modo di intendere la questione ambientale.
Ho seguito la vicenda, dai giornali, ovviamente, e da qualche immagina televisiva della lotta. La mia comprensione per gli scanzanesi, e confinanti, in rivolta c’è. Protestare è meglio che lavorare; stare in compagnia è meglio che star soli; trovarsi sotto i riflettori mediatici è meglio che essere ignorati dai medesimi; attaccarsi al telefonino per darsi appuntamenti è meglio che non ricevere mai uno squillo; credere di avere un diritto è meglio che rassegnarsi a non averne neanche mezzo.
E’ la confusione del catastrofismo e del massimalismo ambientalista che mi deprime. Tutti vogliono l’aria pulita, la sicurezza di non essere avvelenati da chissà che, tutti vogliono che la propria ridente contrada resti tale, e prosperare sui propri affari, disposti però a scaricare guai sulle spalle del vicino, e a fregarsene se i suoi affari vanno in malora. Il concetto di interdipendenza non abita più qui, né quello del contenimento civico di timori e paure, E non ci si rassegna volentieri al fatto di non essere “imparati” abbastanza da poter decidere su tutto.
Nel merito della questione del non più costruendo deposito di scorie riadioattive. Neanche io potrei decidere se mi piazzassero un deposito sotto casa: non ho le competenze, né me le posso fare in due giorni. Però so, che in Italia sono ammucchiati qua e là, da anni, bidoni traballanti di spazzatura nucleare, e che ogni giorno ne produciamo di nuovi. Pur non avendo una frenzola di centrali nucleari che, come è noto furono bloccate in tempi di mobilitazioni di massa ecologiste, e quando scoppiò quella carretta nucleare di Cernobyl.
Il governo ha affidato all’inizio la soluzione del problema al generale Jean, un tipo che quando lo si vede in tv proprio simpatico non risulta, e però si vede che è indiscutibilmente e militarescamente capace. Conflitto di interessi sulla questione del “mondezzaio”, va bene. Jean è presidente della società che avrebbe dovuto eseguire i lavori. Schifo, schifo per il conflitto di interessi. E però, sai quanta burocrazia in meno e quanti veti incrociati in meno tra pubblica amministrazione e impresa… Anche di questo bisogna tener conto, perché il nostro amato paese versa in una situazione miserabile in quanto a libertà di mercato e concorrenza, efficienza e fiducia nel proprio lavoro e in quello degli altri. E in quanto alla capacità di guardare in faccia la realtà.
Mi sarei fidata di Jean, devo ammetterlo, ma non sono un cittadino di Scansano e soprattutto sono una cittadina fiduciosa tutte le volte che si prospetta un cambiamento, una soluzione, una svolta che mette un punto e a capo, da cui penso bisognerebbe sempre tirare fuori il meglio, non il peggio. Un punto e a capo all’immobilismo delle decisioni, anche di quelle scomode. Come avere un bel sito di scorie, militarizzato, sicuro e, a quanto si poteva dedurre dai progetti riprodotti sui giornali, in futuro invisibile. E chi lo dice che in prospettiva, con i lavori in corso, che portano soldi, scambi, opportunità, e poi con l’inventiva, la situazione di Scanzano Jonico non sarebbe potuta migliorare? E chi lo dice che la vita degli scanzanesi e dei loro amati turisti sarebbe stata rovinata per sempre?.
No. Il cittadino, la cittadina di Scansano, per i quali i lavori di scasso, i più tremendi da sopportare, sarebbero cominciati tra un anno o due, hanno denunciato che già la prossima estate i turisti diserteranno la zona perché ormai inquinata e depauperata. Ma siamo matti? E’ la decisione del sito che inquina di per sé?
Di fronte alle espressioni di allarmismo, non riesco proprio ad avere alcuna fiducia. Non ne ho sul rinvio con la commissione di esperti e il coordinamento Stato-Regioni. Primo perché le beghe politiche che si moltiplicheranno all’ennesima potenza non sono garanzia di decisioni migliori, secondo perché nessuno garantisce ai cittadini delle contrade interessate ai nuovi piani una partecipazione che finora non è stata prevista, terzo perché rifiuti viscerali, estremisti verranno sempre fuori. La prima volta sono stati vincenti, la seconda, la terza, sempre meno. Poi perdenti del tutto.
Certo, il Governo ha sbagliato a calare dall’alto una decisioni che, si sa, era destinata a creare problemi anche per via del fatto che l’umanità attuale ha una propensione per l’isteria ormai incardinata: lì c’è il nero, lì c’è la prostituta, lì c’è il cane del vicino che abbaia, lì punk bestia che chiede l’elemosina. Lì c’è l’inceneritore e il sito-scorie. Seconda ragione: visto che economicamente parlando chi possiede una casa, un terreno vicino a un luogo investito da un’operazione delicata, proprio per via dei preconcetti ambientalisti, vede deperire di botto le sue proprietà, il governo doveva proporre, se credeva davvero in quello che faceva, un piano serio di indennizzi, ad personam. Il denaro non è lo sterco del demonio, io penso, ma un mezzo di scambio che è senz’altro utile come strumento di mediazione, se non altro per placare gli animi, aprire varchi, dare spazio ad altre mediazioni possibili.
Invece come è finita? Con il solito vediamo, aggiustiamo, rimandiamo. Per questo, no, non c’è da stare allegri.
P.S. Ci avete fatto caso? Dopo la decisione del governo, tutti a tirar fuori il loro progetto che più ecologico non si può, i loro studi, i loro progetti. Il che non ha niente a che fare con la giusta concorrenza tecnologica, ambientalistica ed economica, ma fa molto adombrare il sospetto della solita, non trasparente, concorrenza politica.
Secondo P.S. Gira voce che i bidonazzi che già stanno inquinando altri ambienti, danneggiando altre contrade (di cui nessuno se ne frega) verranno per ora raggruppati in un unico luogo, sorvegliato dai militari. Bravi tutti! Avanti con l’esercito, e spendiamo altri soldi inutilmente.


Roberta Tatafiore