merci / desideri
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produrre e consumare tra pubblico e privato
13 giugno 2006
Muri e merci
Le merci viaggiano sempre più liberamente, gli uomini e le donne no. In un mondo che plaude al liberismo non si può negare che invece gli spostamenti degli umani si fanno complicati e i muri, quelli veri, fanno la fortuna di chi li costruisce.
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I tabù infranti della Banca d'Italia
Draghi ha eliminato il monosex
Giro di poltrone ai vertici della Banca d'Italia. Il Governatore Mario Draghi, in un comunicato, rende nota la nomina di quattro nuovi funzionari generali e l'assegnazione di funzioni agli attuali esponenti ai vertici dell'Istituto.
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3 febbraio 2006
Banca d'Italia: Draghi elimini il monosex
(e i sindacati ascolteranno il messaggio?)
Il titolo IV della legge di tutela del risparmio – n.262 del 28 dicembre 2005 – ha eliminato il mandato a vita del governatore della Banca d’Italia e introdotto la collegialità delle decisioni per il direttorio, il board che lo affianca e che guiderà da subito la riformata banca centrale italiana.
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11 gennaio 2006
Relazioni pericolose tra politica e affari
Che cosa pensa una donna?
Nella discussione incandescente che va avanti da mesi sulla scalata alla banca Antonveneta e al “Corriere della Sera“, sull’Opa lanciata dall’Unipol per la Bnl e sul rapporto tra politica e soldi, il riferimento all’etica è praticamente quotidiano.
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10 settembre 2005
il governatore perseguitato
e l'arroganza che acceca gli uomini
C’è una sorta di persecuzione contro Antonio Fazio?
Certo, gli argomenti pretestuosi come quello di uno scontro tra finanza laica e finanza cattolica si sprecano.
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2 luglio 2005
Travestirsi per raccontare
l'Italia che non si vede mai
Sono tre le chiavi di lettura offerte a chi legge “Una notte da entraineuse. Lavori, consumi, affetti narrati da una reporter infiltrata”.
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25 aprile 2005
Ma le donne come
sopravvivono al lavoro?
Come vive il lavoro una donna? Domanda retorica se rivolta a quanti (e quante) suppongono che i due sessi, il loro corpo e la loro mente, abbiano gli stessi desideri, ripulse, piaceri, frustrazioni, speranze.

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28 marzo 2005
Fannulloni di tutto il mondo, unitevi
Come lavorare senza fare nulla. E l’obiettivo del best-seller francese “Buongiorno pigrizia”, delizioso libretto provocatorio di Corinne Maier, economista part-time presso l’Edf (Electricité de France), ma anche psicanalista, oltre che madre di due figli.
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1 dicembre 2003
Scanzano ha vinto, ma io non mi rallegro
C’è da rallegrarsi per la vittoria del “popolo di Scanzano” contro la decisione del governo di piazzare lì il sito per stipare le scorie nucleari?
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11 maggio 2003
Diritti, referendum, flessibilità: una lingua
che non parla delle realtà di chi lavora
Probabilmente, non andrò a votare per il referendum sull’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle aziende con meno di quindici dipendenti
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15 aprile 2003
Straniere e prostitute, ma non solo vittime
Carla Corso e Ada Trifirò si occupano dell’assistenza alle prostitute e lottano per il riconoscimento dei loro diritti
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27 marzo 2003
Essere emigrate in Italia
A dodici anni di distanza dalla pubblicazione de “Gli immigrati in Italia” Laterza torna in libreria con “L’esperienza migratoria.Immigrati e rifugiati in Italia”
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14 marzo 2003
Andiamo a fare shopping con Virginia Woolf
La pratica dei consumi è attività che il mondo globalizzato conosce bene
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14 gennaio 2003
Proviamo a cambiare il bilancio (ma non come vorrebbe Berlusconi)
Per il terzo anno consecutivo, gli autori di "La Finanziaria per noi. Come usare i soldi pubblici per diritti, pace, ambiente", compiono lo sforzo
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16 dicembre 2002
Il sesso dopo i sessant'anni
So bene di trattare un argomento delicato ma non posso evitare di dare uno sguardo
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10 dicembre 2002
Effetto Sarkozy: femministe contro prostitute
La legge di Sarkozy continua ad infiammare il dibattito sulla prostituzione
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10 ottobre 2002
La scoperta dei “mille euro“ a notte
Un giorno sì e l’altro pure apprendiamo da giornali e telegiornali di qualche maxi-retata nei bordelli o sale massaggi di lusso
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> 29 giugno 2006


Per cambiare il lavoro
ripartiamo dai due sessi


Vale sul serio la pena di parlare di lavoro, quando, secondo l’Istat le donne sono sempre più fuori dal mondo del lavoro? In Italia, record negativo dagli anni 90; tendenza inversa negli altri paesi Ue. Qui, nel Bel paese si sono persi quarantamila posti in un solo anno, il 2005. In cifre: la quota delle lavoratrici sul totale nazionale degli occupati è scesa dal 39,2% del 2004 al 39,1% del 2005.
E poi quarantamila donne al Sud hanno rinunciato a cercare un impiego. Per via dei ruoli (precari); della difficile conciliazione di occupazione e vita familiare. Al Sud sono prevalenti i nuclei famigliari con due, tre figli e, sempre al Sud, va ancora per la maggiore il ruolo del maschio-capofamiglia. “Tiene“ la famiglia tradizionale. Senza cambiamenti nel rapporto uomo-donna. A tutto svantaggio della donna.
Dunque, la smettiamo di agitare la femminilizzazione del lavoro e di riflettere su quell’esperienza?
Niente affatto.
Da anni gruppi quasi esclusivamente composti da donne, ripensano il lavoro. Era già successo con “Parole che le donne usano nel mondo del lavoro oggi“ (Quaderno di Via Dogana del marzo 2005) oppure nel testo curato da Adriana Nannicini “Le parole per farlo. Donne al lavoro nel postfordismo“ (DeriveApprodi, 2002). Ora con “Tre donne e due uomini parlano del lavoro che cambia“ (sempre nei Quaderni di Via Dogana), frutto di un convegno che si è tenuto a Barcellona, donne e uomini provano a dialogare: sono Cristina Borderias, Lia Cigarini, Adriana Nannicini, Sergio Bologna, Christian Marazzi.
Dialogo sul lavoro nell’era postfordista. E sul cosa succeda rispetto alla sua nuova qualità relazionale-comunicativa, rispetto al fatto che il lavoro cambia la vita. Una vecchia canzone, mi pare di Lucio Battisti, faceva: “Io lavoro e penso a te“. Adesso il lavoro rinvia alla soggettività. Al mio io di donna. Di uomo.
Peccato che gli uomini ci riflettano poco. Certo, il management premeva affinché l’anima dell’operaio scendesse nell’officina“, ma ora non è tanto interessante posare uno sguardo socio-economico e descrittivo sul lavoro che, lo sappiamo, è diventato, spesso, immateriale – è vita messa al lavoro - quanto scegliere una posizione diversa per rifletterci: posizione che brevemente indicheremo come il “partire da sé“ delle donne.
L’avevano già scoperto Ricardo e Marx che il lavoro può trasformarsi in misura della dignità. Marx poi aveva intuito un merito di Fourier: quello di non contrapporre il lavoro al godimento.
Poi è arrivato il ritmo tayloristico–fordista. Quindi le infernali catene dell’“uomo flessibile“. Ci si deve piegare alla flessibilità che si trasforma in precarietà?
Nella generazione “low cost“ ovvero dei “mille euro al mese“, le donne sono il 70 %.
Questo per dire che la trasformazione della produzione capitalistica lascia aperte due strade: la prima risponde al lavoro precario facendolo diventare una sorta di “regolarizzazione“ dell’attesa do lavoro. La seconda attribuisce al rapporto con il lavoro una ricerca di senso.
Questa ricerca viene messa in parola. Grazie a una pratica politica. Attraverso riflessioni “che mettono in luce che i rapporti che le donne hanno con questi lavori non sono lineari, sono anzi attraversati da incertezze diffuse sulla possibilità che le nuove forme di lavoro possano trasformarsi in uno spazio di libertà <trasformando la discontinuità in autonomia>” (Nannicini).
Si tratta di narrazioni, che hanno radici nel vissuto. Teniamo fuori gli scrittori (da Aldo Nove a Ernesto Aloia a Mario Desiati). Gli uomini e la società non sembrano, allo stato attuale, capaci di modificare profondamente la loro organizzazione per conciliare tempi di vita e di lavoro. La condivisione del lavoro di cura nella propria famiglia e in quelle di origine non c’è. Lavoratrice e casalinga è sempre lei. Finora lui casalingo lo è diventato ridicolmente poco.
“Occorre dunque un lavoro propedeutico in profondità, che ci liberi a poco a poco dagli schemi mentali acquisiti durante il fordismo e riprodotti all’infinito, come una litania, dalla Sinistra. Occorre capire la vera natura del lavoro postfordista, occorre capire che cosa significa <economia della conoscenza> e trarne le conseguenze, distinguere il mito dalla realtà. Occorre distinguere l’imbonimento ideologico dalla concreta possibilità di trovare, nelle condizioni di lavoratore postfordista, gli elementi di liberazione o almeno, di autotutela“ (Bologna).
Elementi di autotutela. Ci provano il sociologo Robert Castel oppure Aris Accornero nel suo “San Precario lavora per noi“ a articolare la flessibilità (la mobilità) con gli interessi dei salariati, misurandola in termini di sicurezza, protezione e reddito.
Tuttavia, sarebbe sbagliato come succede nelle strategie sindacali e – parrebbe – nelle politiche proposte dall’Unione, fermarsi alla categoria dell’inclusione dal momento che “i comportamenti soggettivi delle donne nel sistema economico post-fordista, che ha fatto di tutto per interiorizzare e mettere a valore le competenze comunicativo-relazionali femminili maturate nella sfera riproduttiva, permettono di sviluppare un concetto di democrazia basato sulla differenza, piuttosto che sull’inclusione“ (Christian Marazzi).
Già, perché la differenza femminile ha aperto un passaggio. L’inizio di un cambiamento nell’organizzazione del lavoro. Per questo “se anche l’occupazione femminile dovesse scendere di qualche punto oggi si continuerebbe a parlare di femminilizzazione del lavoro“ (Cigarini).
Magari il lavoro è minacciato ma la presenza delle donne nel lavoro è irreversibile.
E se è intervenuta la differenza, con la creazione di relazioni e di un lessico, di un nuovo linguaggio per parlare del lavoro, con la scoperta che le donne al mercato portano tutto, dagli affetti all’emotività, alla centralità della vita, si può concludere con Cristina Borderias chiedendoci “quale dovrebbe essere l’azione politica adeguata per trasformare le avverse condizioni di lavoro derivate dalla nuova economia in opportunità di cambiamento, di riorganizzazione del lavoro nella sua globalità, in maggiore libertà, in nuovo modi per combinare vita e lavoro?“.

Letizia Paolozzi












> da leggere

"Tre donne e due uomini parlano del lavoro che cambia", Quaderno di Via Dogana