reale / virtuale
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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
11 dicembre 2002
Giovani vergini per scelta morale o per paura delle “conseguenze“?
I giovani tornano a credere nella verginità. Il settimanale “Newsweek” dedica la sua copertina della settimana a una inchiesta effettuata tra i giovani americani: niente sesso prima del matrimonio, niente rapporti extra coppia, la speranza di arrivare all’altare – sia per gli uomini che per le donne – portando in dono la propria “purezza”, che torna a essere un valore fondante dello spirito e della morale
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9 dicembre 2002
Francesco e Giovanna: diventa un successo
la storia rimossa dell'Italia popolare
"E' finito, torna dopodomani". Così, il ragazzo del reparto dischi della libreria Rinascita, a Roma. Si riferisce a "Il fischio del vapore", il cd (prodotto da Francesco De Gregori e Guido Guglielminetti, edizioni Ala Bianca) in cui Francesco De Gregori e Giovanna Marini cantano 14 canzoni "popolari".
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10 novembre 2002
L'uomo cavallo in metropolitana

Con una metropolitana così ricca di talenti musicali, i newyorkesi hanno ormai visto, sentito e digerito di tutto
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> 18 dicembre 2002

Due sessi nella (della) rete. E fuori

La prima occasione di discussione pubblica sul sito DeA donnealtri c’è stata a Roma, al centro internazionale delle donne, l’ex Buon Pastore. La nostra iniziativa è stata presentata da Bia Sarasini: un obiettivo minimo – ha detto – ma alto. L’idea che nell’informazione e sull’informazione possa esistere un doppio sguardo, di donne e uomini, senza che questo irrigidisca un punto di vista precostituito. E soprattutto usando liberamente la rete per aprire nuove relazioni. Per Monica Luongo – e per noi – il punto di partenza è il piacere di sviluppare un’idea insieme a amiche e amici, sperimentare con agio la pratica di una comunicazione con “occhio di genere”. Uno scambio ravvicinato, una attività artigianale e volontaria, che però non esclude di poter in qualche modo influenzare anche il mondo dei media dominanti, oltre ad interagire con altre esperienze in rete.
Poi si discute.
Lanfranco Caminiti si chiede quale sia il “sesso” della rete. Vi domina la logica fredda del mercato e del denaro, l’ossessione del mordi e fuggi del “navigatore” incallito, oppure è possibile un uso di Internet “caldo” (quindi femminile, materno, seduttivo) in cui si possa aprire sul terreno dell’informazione e della comunicazione uno scambio relazionale forte, tra chi offre informazione e chi la riceve ma la può rielaborare a sua volta?
Bianca Pomeranzi dice che bisogna scommettere sulla “relazione di differenza”, cioè sul fare del sito un luogo di elaborazione delle relazioni e dei conflitti tra donne e uomini. In una logica di “resistenza” e di critica rispetto al contesto politico e culturale prevalente. La rete, però, deve alternarsi con la presenza dei corpi, non può sostituirli. Quanto ai contenuti, lei che conosce bene i problemi della povertà del terzo mondo, rifiuta la logica comunicativa prevalente (condizionata dal dominio delle “campagne” che organizzano e finanziano le istituzioni internazionali), logica che mette e rimette continuamente in mostra orrori e sofferenze, debolezze, senza mai saper raccontare la bellezza e la forza che pure esistono nel “resto del mondo”.
Letizia Paolozzi su questo è d’accordo, anche se respinge con fastidio l’idea della “resistenza”. C’è una possibilità di parola, di “logos”, da agire nella rete, spezzando quella logica di solitudine che sembra caratterizzare un certo linguaggio virtuale, come quello dei web-log. In questo mettersi in gioco le donne valuteranno se uscire dall’”agio” di esclusivi rapporti tra loro, gli uomini dimostreranno se desiderano questo incontro “pericoloso“.
Anche Rosetta Stella pensa che la questione sia quella del rapporto donne-uomini. A lei capita di essere sempre molto bene accolta da interlocutori maschili, per lo più religiosi. Forse persino troppo bene accolta, quasi come “salvatrice”, rispetto a una condizione maschile che però sembra come incatenata in una nebulosa ottusità. Dunque il sito saprà porsi come “laboratorio” di questa complicata ricerca?
A me viene da dire che proprio perché la questione è molto difficile (è molto difficile costruire relazioni uomo-donna che abbiamo consapevole rilevanza simbolica e politica, al di là dei quotidiani conflitti e passioni di coppia) e diventa ancora più difficile se si ha la pretesa di affrontarla direttamente, forse un modo di aprire un “laboratorio” è proprio quello di cominciare a valutare i riflessi che l’esistenza dei due sessi proietta sulla scena dell’informazione. Il sito e la rete possono acquisire un “sesso” e un calore diverso se le relazioni virtuali si intrecceranno con relazioni reali, tra cervelli e corpi, occhi che si guardano e parole che si scambiano. Un modo, intanto, potrebbe essere quello di rendere permanenti nel tempo incontri come questo. Momenti in cui discutere quello che si fa in rete, quello che si pensa e si prova nei diversi contesti, i modi di comunicarlo e interpretarlo, le letture del mondo che ci rimbalzano su schermi e pagine scritte.
Lo pensa anche Ines Valanzuolo, del "Paese delle donne", che ricorda a Letizia come nei luoghi di sole donne non ci sia solo "agio" e non siano tutte rose e fiori, e che mi invita a scrivere questo pezzetto anche per il suo giornale. Cosa di cui la ringrazio
Alberto Leiss




1) Che sesso ha Internet?

L'avvento di internet e la sua diffusione, l'uso pratico, si sono accompagnati a una “occasione” nei riguardi del sesso e del genere: l'elemento della virtualità della relazione fra un utente e l'altro - nelle community, nelle chat, nei forum, tramite e-mail -, della non-visibilità, della non-presenza, poteva dare origine a trasmutazioni e migrazioni anche temporanee di sesso, a un gioco di passaggi identitari che sfuggisse a rigide determinazioni, a mimetismi che alludessero a desideri d'altra configurazione del sé.
La virtualità delle relazioni - l'assenza di quella corporalità che ne è stata sempre la loro concretezza felice ma anche il limite infelice - poteva svolgersi propriamente per un lato virtuoso: restando immobile e moltiplicando solo il mio desiderio e la mia capacità a un tempo sognante e adattativa [entrambe quindi profondamente umane] potevo, posso essere di volta in volta uomo, donna, gay, eterosessuale, omosessuale, asessuato, transgender, assolutamente disinteressato al sesso, casta, pio, vergine, celibe, assatanata, horny, arrapato, illibato, impotente, algida. Potevo, posso essere esattamente quello che sono, potevo essere, sono tutto quello che non potrò mai essere. Potevo essere diverso, migliore di me, altro di me. Una mia virtualità.
Certo, solo un gioco di specchi, di rimandi, di superfici, di trasparenti pellicole, di fibre ottiche - a volte rapidamente consumato o scoperto - , ma non è anche questo uno dei terreni fondativi dell'identità sessuale?
Come in una relazione assolutamente epistolare o verbale [a esempio, le lettere che i carcerati si scambiano con curiose interlocutrici, le telefonate ai vari 144], la relazione virtuale richiede immaginazione non solo all'altro ma proprio a se stessi, chiede di mettere in campo le riserve delle proprie fantasie non solo per appagarle ma per consentire al gioco di alimentarsi, di corrispondere alle aspettative ma anche spingerle più in avanti.
A me è sempre sembrato più interessante questo aspetto - della mutevolezza facile a operarsi, del nascondimento semplice e fertile - che quello della mutazione, del tecnologico sovrapposto all'umano, della combinazione tra corpo e meccanismo, del cyborg. Non so, troppo ultra-umano questo, sovrumano, übermensch.
Tutta questa attività minuta e diffusa di scambio fra sessi e di cambio del sesso in internet, oltre che proprio la sua evidenza di conquista tecnologica e in questo senso neutra di principio, ha indotto una considerazione muta ma consistente della rete come un luogo senza genere [dov'altro mai sarebbe possibile l'assenza di ruoli codificati?], o un luogo dove tutti i generi sono accolti. O ancora, dove i generi si producono. E si producono linguisticamente, a mezzo di lingua, a mezzo della comunicazione. La stessa difficoltà linguistica ne fa esempio: ognuno definisce come gli pare la e-mail o lo e-mail, la chat o il chat, internet o l'internet, il form o la form, i plug-in o le plug-in, il font o la font, la url o lo url: sono perlopiù tutte definizioni legittime, non codificate se non d'uso, interscambiabili. Come se si faticasse - e in fondo ci interessasse anche poco - a definire il genere di questo o quello. Per questo verso, internet è propriamente matrice, matrix, madre.
Per questa determinazione ha giocato senza dubbio il senso di libertà e di possibilità, di potenzialità e di potenza che si è avvertito fin dall'inizio delle sperimentazioni e che ancora avverte chiunque si avvicini alla rete.
Pure, in essa si riversa il mondo, la mondanità, i nostri stessi limiti e i nostri stessi caratteri, tutt'intera insomma la nostra carnalità. In questo senso, i motori di ricerca sono “specchio del mondo”, fedele riproduzione di quello che si è: e sarà banale, ma le keywords più immesse nei motori di ricerca sono sex e god, dio e sesso, come polarità d'una tensione carnale e spirituale a un tempo che trova solo parole povere e abusate d'espressione.
Internet quindi non è un genere neutro, se mai possa esservi qualcosa di simile o sia giusto augurarselo. Sono le pratiche d'uso che istituiscono un genere, che configurano il suo genere: così, a un modo fugace, strumentale, basato sul principio di efficienza, su stimolo e risposta, sul criterio di produttività del tempo impiegato che spesso caratterizza il modo d'uso dell'utente, io credo corrisponda una costituzione maschile; così, a un modo relazionale, lento, sedimentato, caldo, di “chiacchera” io credo corrisponda una costituzione femminile. Sia ben chiaro, questa distinzione attraversa l'operare di ciascuno, non è facilmente pre-costituita, non è data.
E però, l'irruzione della finanza nella rete, la bolla speculativa, i tentativi di mettere ordine e gerarchia nel caos relazionale, di istituire vincoli, controlli, barriere e confini, di costruire potere, quanto meno potere ordinativo non può non essere letto anche come potere maschile, anzi propriamente patriarcale.
Ora, nell'avviare una impresa basata sulla comunicazione - quale è il tentativo di DeA - io credo sia opportuno riflettere su questo: una impresa di comunicazione in rete si caratterizza non solo per il taglio, il contenuto, l'intenzione e i materiali, ma anche per il modo in cui costruisce relazione comunicativa con i propri utenti, che sono o possono essere anche produttori di informazione e comunicazione a loro volta.
Un sistema di trasmissione dell'informazione fortemente gerarchizzato, “professionalizzato”, strutturato rischia anche nella rete - sulla carta, sul video è già così - di banalizzarsi, al di là di ogni buona intenzione, di limitarsi nel suo uso da parte d'ogni utente in una relazione fugace, strumentale, basato sul principio di efficienza, su stimolo e risposta, sul criterio di produttività del tempo impiegato.
Occorrono quindi buone pratiche, da indurre, da addurre, da produrre contro un internet patriarca e patriarcale. Come?

Lanfranco Caminiti








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