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> 20 agosto 2002

La capacità americana di correggersi

Sappiamo, almeno da Darwin in poi, che la sopravvivenza ha a che fare con la capacità di adattamento. Vale per le specie e vale per gli individui. E adattarsi significa correggere continuamente il nostro comportamento in modo da consentirci, appunto, di sopravvivere.
Nel romanzo di Jonathan Franzen, best seller prima negli Stati Uniti e poi in Italia, sopravvivono tutti. E, un po' di più, tutte: l'anziana Enid - madre di Chip di Denise e di Gary e moglie di Alfred - sopravvive al marito; e Denise ci mostra i vantaggi di una continua capacità di correzione volta non tanto alla borsa (come nel caso di suo fratello Clark, il più odioso dei tre e di suo fratello Chip che - Tremonti si sarà ispirato? - vende monumenti in rete) quanto alla (propria) qualità della vita.
Le Correzioni racconta l'America ("ancora?" ci si chiederà, dopo Carver e il regista Altman, o De Lillo; sì, ancora e non è mai abbastanza). Quella profonda che si scopre nel (terribile, a detta della seconda generazione) Midwest, ma anche a Philadelphia, a New York. L'America della bolla speculativa e del valore della famiglia: che spinge a urlare "famiglie vi odio", ma poi, in fondo, "famiglie vi amo", anche quando è insopportabilmente vicino il Natale. L'America della pena di morte e della riflessione sulla pena di morte. Soprattutto, l'America nella sua lotta continua, ancorché superficiale, con una depressione che bisogna continuamente allontanare, espungere; nella vita come nella borsa. Forse perché la depressione è lo stato nel quale le correzioni non sono consentite.

Franca Chiaromonte




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> il libro
"
Le correzioni"
di Jonathan Franzen, Einaudi, pp.559, euro 19