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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
5 novembre 2002
Ecco perché difendo le ONG
Metto in fila alcune delle accuse più recenti e correnti che vengono mosse alle ONG.
1. Le ONG, specie quelle umanitarie, debbono spettacolizzare il loro intervento per attirare dai cittadini quei fondi che non vengono più dalle grandi istituzioni nazionali e internazionali, al fine di avere i mezzi per portare soccorso alle vittime civili delle guerre di più o meno ampio raggio.
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30 ottobre 2002
La macchina degli aiuti umanitari in panne
Per anni gli interventi sono stati una manna che non sapeva lasciare eredità, per anni c’è stato chi si è arricchito senza avere alcuna professionalità e chi con passione ha dato il meglio di sé senza grandi soddisfazioni economiche. Per anni, infine, un pensiero politico, quello della sinistra, ha sostenuto il “fare”
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28 ottobre 2002
Alla Biennale la casa di Rufisque
Una casa per le donne in Senegal. Qualcosa di più di un semplice luogo di accoglienza, piuttosto un luogo di incontro e insegnamento, un modo migliore di stare insieme, una piccola piazza dove vendere i prodotti di artigianato, uno spazio simbolico più sicuro di quelli abituali o sognati
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> 10 novembre 2002

L'uomo cavallo in metropolitana

Con una metropolitana così ricca di talenti musicali, i newyorkesi hanno ormai visto, sentito e digerito di tutto. Con la faccia impassibile, hanno dovuto ascoltare mattina e sera i cori messicani con chitarre e mariachi, il tale che percorre sempre la stessa linea e conosce solo una canzone di Tracy Chapman, i violinisti tzigani, i gruppi jazz, i cantanti folk, i cinesi con strani strumenti, i pazzi che suonano il banjo come se fossero il diavolo in persona (sempre che il diavolo suoni il banjo), i mendicanti che blaterano sui benefici dell’elemosina che contrasta il furto.
Sono passati attraverso bizzarri e serissimi monologhi teatrali, sassofoni steccati, barboni con il “cancro interno”, fisarmonicisti ciechi, ballerine di tip tap, trombe intimidatorie fino all’uomo che attraversa i vagoni sulle ginocchia come andasse a Lourdes. Tuttavia, suggeriscono i cartelli nei vagoni “la carità va fatta ma, se possibile, non in metropolitana” e i passeggeri – pur facendo quello che volevano - hanno sempre mantenuto un certo distacco fino a che non hanno incontrato “l’uomo cavallo”.
E’ un signore di mezza età con uno strano costume legato in vita in modo da sembrare un cavallerizzo in sella con finte gambe che pendono di lato, speroni, briglie e tutto il resto. Canta, balla, trotta, galoppa, nitrisce, si agita mentre racconta storie in inglese e in spagnolo che nessuno capisce ma, in compenso, lui ride come un matto e sembra divertirsi moltissimo.
Quei buffi rumori che rimbombano nel vagone affollato e troppo riscaldato alla fine di un lungo e malinconico giorno, cambiano tutto. All'improvviso la vita sembra più accettabile, laggiù, sotto terra. Facce spaventose e spaventate diventano improvvisamente comiche. Di colpo, nessuno è più a New York ma in qualche posto che ha sempre voluto visitare.

Gaia de Beaumont