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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 30 dicembre 2003


La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao

A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra? Senza finzioni o astuzie la dottrina Usa della guerra preventiva è semplice nel suo significato: proclama il diritto-dovere di "colpire prima con caratteri di esemplarità e perfino di verifica pedagogica l’avversario"; l’efficacia e l’intima ragione della guerra sono "nella libera iniziativa che l’agire prima richiede". E dunque "cadono- debbono cadere- " i codici e le regole, divenuti un penoso ostacolo. Il recente libro di Pietro Ingrao "La guerra sospesa. I nuovi connubi tra politica e armi" vuole segnalare la portata dell’ "evento che fa tappa", ma non si limita a descriverlo, ne ricostruisce le cause, dalle più profonde, radicate nella "riduzione della politica a guerra", tenace e dominante, nelle teorie come nelle pratiche, a quelle più prossime, individuate nella crisi della democrazia partecipata.
Ad Ingrao il ritorno della normalità della guerra non detta nessuno sconto, nessuno acquietamento. Valuta "gracile" la risposta del movimento pacifista, nonostante le città ricolme di cortei, opaca, per non dire ambigua e compiacente, quella delle forze politiche, delle istituzioni e dei governi che pure hanno dissentito dalla dottrina e dalla messa in atto della guerra preventiva.
Nella seconda parte del libro sono raccolti scritti ed interventi sulle guerre del dopo ’89: dalla guerra del Golfo a quella in corso in Iraq, con il passaggio, cruciale, della "guerra umanitaria" in Kosovo. Guerra voluta e agita da governi europei, in larga parte di sinistra, che ha visto in prima fila l’Italia, condivisa da una parte consistente dell’opinione pubblica democratica.
Ed oggi non siamo forse in guerra? Possiamo credere che in Iraq l’Italia è impegnata in una missione di pace?
La questione che Ingrao pone con forza è quella dell’art. 11 della Costituzione , violato, peggio ignorato, dal ’91 ad oggi. Il ripudio della guerra, la legittimità della sola guerra difensiva è da ritenersi superato? Appare ridicolo, desueto, secondo la nuova dottrina per la quale l’arte della pace è nell’attacco preventivo? Se è così, occorre dirlo, affrontare esplicitamente il nodo politico e formale della legittimità della decisione sulla guerra. Senza eludere le ragioni storiche che motivano la norma costituzionale. Ingrao insiste, giustamente, sul vulnus recato dalla scelta ipocrita di eludere l’art.11, da parte del Parlamento come del presidente della Repubblica. Una ferita drammatica che incide a fondo nella democrazia sostanziale e formale.
Se la guerra è la piaga che brucia, le domande più aspre che Ingrao pone sono quelle sul "senso e le forme della politica nel terzo Millennio". Gli effetti più devastanti e durevoli del ritorno alla guerra come mezzo decisivo nel governo mondiale, nella risoluzione dei conflitti, sono nel restringimento della politica alla logica dei rapporti di forza. Anche se perseguita per ideali giusti la guerra perpetua rapporti di potere gravidi di violenza.
E’ negli scritti degli anni ’80, ora ripubblicati nella prima parte del libro, che Ingrao approfondisce il connubio tra politica e armi. Il ripudio della guerra, scritto nella Costituzione, prende corpo e senso, non come opzione morale, principio assoluto e aprioristico, ma come giudizio politico sulla storia e la politica del ‘900; un giudizio radicato e intessuto nell’esperienza e nella coscienza personale.
Contro la riduzione della politica a guerra, Ingrao mostra la possibilità di una politica pensata e praticata come agire collettivo. La democrazia, nella quale si è inscritta, è altra cosa dalla partecipazione elettorale, dalle regole del consenso, della legittimità dei poteri, della legalità delle decisioni. E’ pratica di conflitti, critica sostanziale delle disuguaglianze, emancipazione dall’autorità e dalla cultura dominante. Ma è una ricostruzione nient’affatto apologetica o unilaterale. Al contrario, è proprio nella sovrapposizione tra due opposte visioni della politica, e nel prevalere della logica della forza che Ingrao individua il vizio più grave della tradizione della sinistra, la causa essenziale della sua sconfitta storica. Negli anni ’80, in netto anticipo rispetto al dibattito politico-culturale in Italia, Ingrao legge le vicende del paese, e del contesto internazionale, in termini di "crisi reale" della rappresentanza, cioè del rapporto tra l’agire politico collettivo, i soggetti, le culture, le pratiche che lo costituiscono e la trama delle istituzioni e dei poteri democratici. Nel lavoro del Crs, il centro studi che in quegli anni dirige, scommette sulla revisione, anche radicale, della cultura politica della sinistra, provando a leggere "il tumulto che viene dal basso". Come è noto, , solo alla fine di quel cruciale decennio, è avvenuto il distacco da quella tradizione e si è presa la strada del nuovismo ideologico. Lungi da impegnarsi nella revisione, la svolta dell’89 ha avuto come premessa e suggello il sequestro della tradizione, l’inibizione a riattraversarla, a comprendere le ragioni stesse della sconfitta, della quale l’89 è simbolo più che evento inaugurale del suo superamento. Chi, come me, ha condiviso allora quella esperienza, non può non trarre dalla lettura del libro di Ingrao uno stimolo a tornare a riflettervi, per capire cosa ha contribuito a renderla ininfluente, se e come quella che appare oggi una ricchezza immobilizzata possa essere rimessa in circolo.

Maria Luisa Boccia







> da leggere

"La guerra sospesa. I nuovi connubi tra politica e armi", di Pietro Ingrao, Edizioni Dedalo, pp. 138