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19 gennaio 2003
Ti amo, Littizzetto
“Veramente tenchiu” (come dice Luciana Littizzetto) per il suo esilarante libro “La principessa sul pisello“ (tra l'altro in testa alle classifiche) in cui prende di mira, appunto, ogni principessa e pisello di questo mondo.
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29 dicembre 2002
Lotta di testate per lettrici molto ideali
E’ un periodo di cambiamenti vorticosi, nei mensili femminili. E’ appena uscito il numero di gennaio di Marie Claire. La testata è classica, il resto è tutto nuovo. L’editore non è più Mondadori, ma Hachette. E soprattutto il direttore è una grande direttora: Vera Montanari
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18 dicembre 2002
Due sessi nella (della) rete. E fuori
La prima occasione di discussione pubblica sul sito DeA donnealtri c’è stata a Roma, al centro internazionale delle donne, l’ex Buon Pastore. La nostra iniziativa è stata presentata da Bia Sarasini: un obiettivo minimo – ha detto – ma alto. L’idea che nell’informazione e sull’informazione possa esistere un doppio sguardo, di donne e uomini, senza che questo irrigidisca un punto di vista precostituito
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11 dicembre 2002
Giovani vergini per scelta morale o per paura delle “conseguenze“?
I giovani tornano a credere nella verginità. Il settimanale “Newsweek” dedica la sua copertina della settimana a una inchiesta effettuata tra i giovani americani: niente sesso prima del matrimonio, niente rapporti extra coppia, la speranza di arrivare all’altare – sia per gli uomini che per le donne – portando in dono la propria “purezza”, che torna a essere un valore fondante dello spirito e della morale
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> 7 febbraio 2003

Roth: chi vince e chi muore nel sesso

David Kepesh, il protagonista dell’“Animale morente“non è particolarmente simpatico. Almeno fino alle ultime pagine del libro di Philip Roth. Si potrebbe dire di lui : E’ un uomo, un uomo, un uomo. Convinto di sé, del suo potere. Ha successo con le studentesse. Perché è un intellettuale, perché va in televisione.
La storia sessuale della seconda metà del ventesimo secolo Kepesh la vede racchiusa nel “Declino e l’Ascesa del preservativo“ . E insiste : io ho scoperto il sesso con l’esplosione della rivoluzione sessuale anni 60. Ragazze che si liberano ; ragazze a disposizione.
Una manna del cielo. Ma sì, di questa manna ho approfittato. Mi ha permesso - racconta a un ascoltatore muto, a me lettrice, a noi lettori – di fuggire. Via dalla centralità della cellula famigliare e dalla mortificazione del sesso (quella mortificazione verso la quale pencola l’America puritana).
Ricordate il Roth del “Lamento di Portnoy“ ? Lì c’era stata la prova del fuoco del sesso. Adessso Roth ci ritorna. Al sesso e ai “veli della danza“.
Kepesh assicura e si rassicura: io l’ho sfangata. Sono un irregolare, un asociale che ha fatto il nido nella società. “Ho un figlio di quarantadue anni che mi odia“ ma assumere la fisionomia del briccone divino, lottare contro la morale repressiva, è un atto di eroismo.
Oppure una modificazione delle abitudini sessuali? Sul “Corriere della Sera“ una pagina dedicata allo stress “che spegne la passione fra marito e moglie, compagna e compagno“. La fuga si realizza nel tradimento e le occasioni - non sarà sempre stato così? - diventano “esperienze da vivere“.
“Un tornare nella foresta“ dice Kepesh. Ma sì, ovviamente, una “rivincita sulla morte“ dell’“Animale morente“ (verso di W. B . Yeats). Salvo che nella foresta – e non era previsto – quest’uomo si perde. Non trova più la strada.
Per via di Consuela Castillo. Bellissima, giovane, esule cubana.
La scoperta è terribile. Negli affari di desiderio, non si è mai “fifty-fyfty“. Uno vince, l’altro muore. Il potere passa da un sesso all’altro. Quando meno te l’aspetti. Un terremoto, veramente, in questo mondo dove “la lussuria“ non avrebbe posto per sedersi a tavola. Se non agghindata e coperta di pizzi come una signora perbene.
Allora, l’inquietudine prende il sopravvento. Il desiderio fa ammalare Kepesh. Lo ghermisce. E’ vero, nella trilogia di Roth “Pastorale americana“, “Ho sposato un comunista“, “La macchia umana“ (sulla storia del dopoguera americano) l’idea era quella di “boxare“ con gli esseri sessuati al femminile, quasi ci fosse sempre qualcosa in gioco e l’uomo dovesse vincerlo a ogni costo, quel gioco
Qui, nell’“Animale morente“ dopo 70 anni passati a fuggire, a sfuggire, Kepesh finisce al tappeto. A quel momento tutto diventa accessorio. Compresa la paura di perdere la propria identità. Monomaniacale, folle, tormentato, un uomo viene abbattuto dal pugno violento del desiderio. Che, se vogliamo, l’avvicina alla morte. Gliela mette di fronte. Lo costringe a guardarla per la prima volta.


Letizia Paolozzi








> da leggere
Philip Roth, "L'animale morente", Einaudi 2002, pp.113, euro 13,00

> da consultare
Il Corriere della
Sera del 4 febbraio 2003

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