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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
2 marzo 2003
“Accattone“ nuova rivista romana sulle piccole apocalissi quotidiane
Presentazione del direttore editoriale Lanfranco Caminiti
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16 febbraio 2003
Il programma Micromega brucia i tempi
ma non fa la differenza

"Un’altra Italia possibile" è il titolo dato al nuovo numero di Micromega, che batte sul tempo
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7 febbraio 2003
Roth: chi vince e chi muore nel sesso
David Kepesh, il protagonista dell’“Animale morente“non è particolarmente simpatico
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19 gennaio 2003
Ti amo, Littizzetto
“Veramente tenchiu” (come dice Luciana Littizzetto) per il suo esilarante libro “La principessa sul pisello“
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29 dicembre 2002
Lotta di testate per lettrici molto ideali
E’ un periodo di cambiamenti vorticosi, nei mensili femminili. E’ appena uscito il numero di gennaio di Marie Claire
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> 7 marzo 2003

Si svolge in un aereoporto
la favola filosofica di Amélie Nothomb


Dal “ Chi é“ di Amélie Nothomb sappiamo che, nata a Kobe, in Giappone, nel 1967, è belga. Francofona. Come Marguerite Yourcenar ; come Luce Irigaray.
Definita sulfurea, impertinente, inquietante, bizzarra, si aggira vestita di nero, spesso con alti cappelli sui capelli, lunghi. Ovviamente neri. Anoressica tra i quattordici e i sedici anni, ancora adesso non risulta amante del cibo.
Eppure, nei suoi romanzi il cibo, deteriorato, triturato, sminuzzato, avariato, respinto è molto presente. Non una descrizione del paesaggio ; un attardarsi sugli sguardi, il sorriso, le lacrime, di uomini e donne protagoniste delle sue favole filosofiche. A meno che gli attributi non contemplino flaccidità, tremolio della carne. A meno che non siano volutamente repellenti, umidicci, mostruosi.
Nothomb, al contrario dei suoi personaggi, coltiva accuratamente, con l’aria di non occuparsene, la propria immagine. Compare con uno strascico da star . Per la soddisfazione di chi si trova a intervistarla oppure di chi assiste alle conferenze stampa : anche tre in una giornata all’uscita di ogni nuovo titolo.
Numerosi sono i fans (i Nothombophiles), visitatori del suo sito.
Produce romanzi a getto continuo. Assicura il pubblico che per lei si tratta di scrivere quasi fosse incinta delle situazioni. Una quarantina di libri per ora giacciono chiusi nel cassetto. Undici li ha pubblicati. Sempre dalla casa editrice Voland (e da Guanda in edizione tascabile) alla quale rimane ostinatamente fedele. Ancora : scrive dalle quattro di notte, ogni notte, per quattro ore. Del resto del tempo, o della giornata, non racconta granché.
Alle domande impertinenti ribatte con frasi brillanti, ma sguscianti.
Tende all’apologo. Per brevità, coincisione, i romanzi potrebbero essere accostati all’haiku, componimento giapponese dove (spiegava Roland Barthes) il vuoto si fa pieno.
Nei romanzi della Nothomb però il pieno è zeppo è di metafore, valori, simboli. Abbastanza riconoscibili. In questo modo, probabilmente, il lettore/ice si rassicura. Meno di cento pagine ma dense di pensieri alti . Di questi tempi dove un giallo va dalle settecento alle ottocento pagine, consideriamola una fortuna.
Nothomb viene paragonata dalla critica a nomi eccellenti (maschili) : Diderot, Voltaire, Sade, Jarry.
In “Igiene dell’assassino“ oppure “Ritorno a Pompei“, “Stupore e tremori“, “Metafisica dei tubi“ c’è sempre un “ tra due“ spinto alle estreme conseguenze.
In “ Cosmetica del nemico“ mette in scena lo schema persecutore-vittima. Schema di relazione, e dunque “anche“ relazione di potere tra Jérome Angust e Textor Texel ?
Centododici pagine in un aereoporto. Il non-luogo in funzione di palcoscenico per duellanti : c’è il persecutore che impone il dialogo e c’è la vittima che cade nella trappola. E poi la donna. Già morta mentre è ancora in vita. Regina nel cimitero. Violata nella tomba. Decisa a tornarci dopo gli anni passati a dimenticare. Oppure, a ricordarsi di dimenticare.
“Il sesso senza violenza è un po’ insulso“. “Amare è una delusione. Con una morta è più pratico“. “ Mi uccida. No, non le farò questo piacere“ dicono nel libro. Il finale non possiamo rivelarlo. Certo, è il trionfo del testo e, d’altronde, mentre il persecutore si chiama, appunto, Textor, Amélir Nothomb dice di sè: “Sono una dialoghista“.


Letizia Paolozzi







> da leggere
Amélie Nothomb “Estetica del nemico“ edizioni Voland, pp.112 euro 11,00

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