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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
7 marzo 2003
Si svolge in un aereoporto
la favola filosofica di Amélie Nothomb
Dal “ Chi é“ di Amélie Nothomb sappiamo che, nata a Kobe, in Giappone
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2 marzo 2003
“Accattone“ nuova rivista romana sulle piccole apocalissi quotidiane
Presentazione del direttore editoriale Lanfranco Caminiti
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16 febbraio 2003
Il programma Micromega brucia i tempi
ma non fa la differenza

"Un’altra Italia possibile" è il titolo dato al nuovo numero di Micromega, che batte sul tempo
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7 febbraio 2003
Roth: chi vince e chi muore nel sesso
David Kepesh, il protagonista dell’“Animale morente“non è particolarmente simpatico
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19 gennaio 2003
Ti amo, Littizzetto
“Veramente tenchiu” (come dice Luciana Littizzetto) per il suo esilarante libro “La principessa sul pisello“
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29 dicembre 2002
Lotta di testate per lettrici molto ideali
E’ un periodo di cambiamenti vorticosi, nei mensili femminili. E’ appena uscito il numero di gennaio di Marie Claire
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> 23 marzo 2003

Tre mostre americane a Roma
L'arte come luogo di "aimance" e di pace

American Accademy, Roma, il tempio sacro della cultura degli Usa. Tutto è perfetto; esprime solidità, sicurezza, ordine, calma. Dalla strada, sul vetro degli uffici si legge una frase scritta, immaginiamo, dai funzionari dell’Accademia: WAR ‘N PIECE - KNOW WAR = NO WAR. All’interno si intravvedono rami di ulivo: grazie, questa è l’America in cui ci riconosciamo.
La mostra che è in corso adesso a cura di Cornelia Lauf (fino al 15-IV-2003) consiste di due video (di Elisabetta Benassi e di Joan Jonas).
Il primo, di Benassi (italiana, nata a Roma nel 1966) propone il suo racconto sul colpo di cannone al Gianicolo, rituale che ogni giorno si ripete a Roma e che l’artista trasforma in una cerimonia minacciosa, scandita da ritmi solenni, quasi funebri. Protagonista il cannone, prima sezionato nei suoi particolari, poi ricomposto nella sua perfetta mostruosità di giocattolo erotico. In questo momento di grandi passioni, grazie al video della Benassi, il colpo del mezzogiorno si trasforma in un rituale di morte: il cannone, simbolica bocca dell’infamia, caricata da uomini-marionette, spara su Roma la nostra paura, il nostro rigetto, la nostra violenza nascosta, restituendoci memorie antiche che volevamo dimenticare.

Galleria Mazzoli, Via Nazario Sauro, 62 Modena (fino al 29-III-2003)
In corso la mostra di Alex Katz (nato a New York nel 1927) artista americano non più giovane ma giovanissimo al tempo stesso per l’attualità che la freschezza dei suoi quadri esprimono in una leggerezza apparente che, come scriveva Italo Calvino, “è fatta di determinazione”. Il genere adottato è quello di una Pop fantascientifica e quindi di una cruda rappresentazione della realtà immobilizzata con la finta ingenuità del gioco nella abbagliante lucidità della pittura.
Nell’opera di Alex Katz non esistono mistificazioni né incertezze, i colori e la luce del Maine dove l’artista vive e lavora, non lo consentirebbero. Apparentemente il suo lavoro è semplice. In realtà è il risultato di una serie di elementi che l’artista ha filtrato e fatto suoi: la velocità dello spazio e del gesto tutta americana (da Pollock in poi), la concretezza dell’immagine usata come messaggio, il gigantismo che fa parte del quotidiano degli artisti nati e vissuti in America. Nel suo lavoro non c’è provocazione, competizione con l’esterno. Katz l’esterno lo cattura e lo trasporta dentro i suoi quadri usando come veicoli la luce, il colore, la rapidità e, a volte, come supporto tecnico, lo scatto di una foto.

Galleria Roma Roma Roma, Via Arco dei Tolomei, 7 (fino al 29-III-2003)
Elizabeth Peyton (nata a Danbury in Connecticut nel 1965) vi espone i suoi ultimi lavori. Una quadreria di ritratti dei suoi amici, tutti come lei appartenenti alla generazione dei trentenni. Un mondo di apparente, colorata gaiezza, costruita sulla ambiguità androgina e sulla finta casualità di atteggiamenti rappresentati dai vestiti, dal trucco, da una indifferenza esibita. In realtà negli occhi dei suoi amici si ritrova la malinconica consapevolezza della memoria, una durezza che non nasce né dalla disperazione né dalla paura, ma dal distacco di chi è molto più antico della rappresentazione di se stesso che propone. Il tutto fermato con la spietata straordinaria tecnica di Elizabeth Peyton, la quale, quasi inconsapevole della sua matrice espressionista, ferma l’immagine con una crudeltà alleggerita dalla affettività di chi appartiene al branco, al gruppo che si è scelto.

Jacques Derrida, nel suo libro “Politiche dell’amicizia” scrive che l’aimance (attrazione è la traduzione che si avvicina di più) è una delle componenti fondamentali che unisce due individui, due comunità, due paesi. Oggi l’America di Bush che identifica la superpotenza con la virtù, ha strappato, soffocato l’aimance che a loro ci legava ignorando le voci che si alzano da tutto il mondo e che chiedono di essere ascoltate in nome di quella libertà del diritto al rifiuto che essi stessi ci aiutarono a riscoprire dopo la tragedia dell’ultima guerra.
Oggi, dopo 50 anni di pace che sono stati resi possibili anche grazie ai nostri amici americani, anche se la guerra sarà vinta, avremo perso tutti. La speranza che ci rimane è di Vincere la pace che seguirà.
Guardiamo dunque a queste mostre americane con la mente sgombra da pregiudizi, con la consapevolezza che lo spazio della cultura oggi più che mai rappresenta un linguaggio universale, uno dei luoghi simbolici dove l’aimance tra noi e l’America è ancora possibile, per ritrovare insieme quella comunanza di valori che all’America ci legarono.
Per vincere la pace, appunto.

Mitzi Boidi Sotis