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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 8 ottobre 2003


Storie di PotOp: non solo derive "militari"
ma anche buone ragioni sociali


E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento.
Intanto : c’è chi non si ritrova nel libro o chi ci si ritrova ma si sente “maltrattato“ (per esempio, Andrea Leoni) . C’è chi sottolinea le inesattezze e chi accusa ( posizione, all’incirca, di Toni Negri, Nanni Balestrini o di Franco Piperno, dopo averlo ascoltato alla presentazione del libro alla Festa di Rifondazione ) l’autore per aver messo al centro della vicenda di Potere Operaio una inclinazione alla violenza e al militarismo che ha finito per mangiarsi il meglio di quella stagione e di quel gruppo. Troppo lo spazio concesso alla figura di Valerio Morucci, è la critica. Troppo poco all’epopea operaista del “Noi“ collettivo e di gruppo.
Si capisce perciò lo scarso interesse , anzi, la polemica che in un pezzo almeno di PotOp ha suscitato quel trattare la vicenda non con una linearità temporale ma attraverso voci diverse.
Proprio ciò che mi sembra Grandi abbia voluto fare. Anche se non fare storia ma storie è sempre rischioso. C’è di mezzo la soggettività di pochi/e o molti/e. Il diverso rapporto che hanno con il ricordo, con la memoria individuale, soggettiva.
Come che sia, il libro si legge. Non è solo dedicato agli “addetti ai lavori“. Riesce a far intravvedere le impronte che erano state coperte dagli eventi mortiferi di quegli anni – dalle leggi di emergenza o dal processo 7 Aprile – e anche gli eccessi, le semplificazioni, i tradimenti, le liti, le differenziazioni pretestuose o reali.
Viene fuori dalle pagine del libro che stare davanti ai cancelli della fabbrica non fu poi un’idea così malvagia. Nonostante le infinite differenze tra chi era dentro e chi fuori della fabbrica, la “convivenza“ (come la chiama Paolo Virno) con gli operai funzionò. Perlomeno, per qualche tempo.
Grandi è anche riuscito a non far sembrare questo un gruppo di pazzi. O di presuntuosi. Non ci crede Alfonso Berardinelli (sul Sole 24 Ore di domenica 28 settembre) che deve aver avuto un pessimo incontro con i militanti di PotOp e l’incolpevole Mario Tronti. Tanto da scrivere che “la cosidetta arroganza di Potere Operaio era solo l’effetto di una deduzione (o droga) teorica. Niente poteva accadere in pratica che non fosse previsto in teoria“.
C’erano delle buone ragioni per leggere l’insorgenza operaia, il conflitto, le arretratezze della società , il modello di sviluppo che premeva alle porte. Anche se le buone ragioni – e le modalità per affermarle - non procedono mai da sole. Si mescolano sovente a modalità cattive.
Ed è vero che il linguaggio slittava di continuo verso parole roboanti. La seduzione per le “bocce“ (bottiglie Molotov), l’attaccamento alle strutture militari, al “lavoro illegale“, la fissazione per l’organizzazione andava trasformandosi in ridicola (se non si fosse rivelata tragica) utopia postleninista.
Non tutti, evidentemente, ne erano convinti.
Ma si lasciò “fare“ ad alcuni, “più portati“. La divisione di ruoli tra chi agisce e chi non vuol sapere, chi si assume le responsabilità e chi gliele appalta – anche se su un piano completamente diverso – è tornata fuori con Tangentopoli. Con i processi agli amministratori dei grandi partiti che avevano sorretto la Prima Repubblica o con quello a Primo Greganti.
Per tornare alla questione dell’organizzazione , fu questione esclusivamente maschile ?
Ma no. Le donne, perlomeno alcune come Barbara Balzerani o Adriana Faranda, si mescolarono in seguito al “mestiere delle armi“. Forse, una protesta emancipativa alla rovescia : Spari tu e sparo anch’io. Ci sono donne che vogliono stare sulla scena illuminata. Magari sullo strapuntino. D’altronde, non erano in prima fila alla manifestazione no global dell’Eur ? “Gli atti di disobbedienza sono alla portata di tutti“ ha spiegato una ragazza a Fabrizio Roncone (sul “Corriere della Sera") ma Francesca Pilla (sul “manifesto“) definisce quella " una visibilità politica di ricasco" .
In conclusione, e nonostante le recriminazioni di molti miei compagni di allora, io apprezzo il tentativo, compiuto dall’autore, di rintracciare pezzi di vita dei singoli. E delle singole. Il “virile“ disprezzo del cuore, definito “intimismo“ da uomini e da donne, in quegli anni era all’ordine del giorno. Probabilmente, trasmesso, dal comunismo e dalla sua storia anche gloriosa, ai gruppi extraparlamentari.
Mi ha colpito che, in “Caro Berlinguer .Note e appunti riservati di Antonio Tatò a Enrico Berlinguer 1969-1984“), Tatò scriva, durante il sequestro Moro, che i comunisti non devono piegarsi alle “illusorie ragioni umane, umanitarie e affettive“ di chi (Leonardo Sciascia, Craxi, alcune femministe milanesi) sosteneva la strada della trattativa per salvare la vita del dirigente democristiano.
Di questa sordità, di questa ottusità, varrebbe la pena di ragionare. Non è argomento interessante solo per i supersenior. Se si vuole evitare di somigliare ai protagonisti di un altro moto rivoluzionario che Flaubert crudelmente descrive così : “Ci furono uomini di ingegno che con il ’48 diventarono cretini di colpo. E per tutta la vita“.

Letizia Paolozzi







> da leggere
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Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio“ Einaudi, pagine 342, euro 15,50

- Il sole 24 ore di domenica 28 settembre 2003
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- “Caro Berlinguer .Note e appunti riservati di Antonio Tatò a Enrico Berlinguer 1969-1984“ , Einaudi, pagine 336, euro 14,50

- Corriere della Sera del 6 ottobre 2003

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-
il manifesto del 5 ottobre 2003

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Gustave Flaubert "L'educazione sentimentale" Einaudi, 2002 pagine 515, euro 11