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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 25 gennaio 2004


Il femminile secondo Touraine

Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico? Intorno alla fine degli anni ’70 cominciarono a circolare concetti come postmoderno, postindustriale, con le analisi di Jean François Lyotard e Jean Baudrillard: era la fine per la storia e per le ideologie, il futuro era regolato dal profitto e dai meccanismi della “performatività”, il sociale era atomizzato, il sapere e la creatività non rispondevano più alla domanda “é vero?” ma piuttosto “si può vendere?”.
Alain Touraine, direttore di ricerca della Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, in una conferenza tenuta recentemente all’Università di Roma preferisce al termine società quello di “spazio pubblico”.
Viviamo in un’epoca post-sociale, definita non più da paradigmi politici (XVI-XVIII secolo), ne’ socio-economici (200 anni fa), ma culturali e religiosi: globalizzazione (la rete dell’economia internazionale detiene un potere invisibile e incontrollabile) e spettacolarizzazione (in cui non esiste una reale corrispondenza tra gli attori sociali e le immagini create). La scienza postmoderna produce l’ignoto e concepisce la sua evoluzione come discontinua e catastrofica. La nostra è una società non prevedibile e non controllabile, in cui vige il principio di precauzione (mutuato dal pensiero ecologista all’ambito politico e economico). Per fuggire dal pericolo di de-normalizzazione (di declino e decostruzione della norma e non liberazione da questa) e de-socializzazione che la società corre, per lottare contro le forze che minacciano il sociale, afferma Touraine, dobbiamo far appello all’intimità, all’interiorità, alla sessualità. Anzi, precisa, al sesso.
E qui entriamo nel vivo del pensiero di Touraine che, da alcuni anni, si è allontanato dallo studio delle questioni relative al lavoro per trattare di cultura e di femminile (vedi le sue due ultime pubblicazioni “Libertà, uguaglianza, diversità”, Il Saggiatore, Milano 2002, titolo originale: “Pourron-nous vivre ensemble?”; La ricerca di sé: dialogo sul soggetto, Il Saggiatore Milano 2003).
Bisogna pensare il sociale all’interno di una dimensione che includa le categorie di politico, sociale e culturale ma soprattutto bisogna ricomporre, reintegrare e ricombinare gli elementi di una realtà smaterializzata attraverso il femminile.
In un’inchiesta condotta un paio di anni fa su un campione di giovani italiani veniva chiesto se si intendeva privilegiare la vita professionale o quella familiare. “Non vedo perché dovrei scegliere tra vite differenti, posso benissimo fare entrambe le cose”, avevano risposto le donne, mentre gli uomini erano entrati nel pallone dicendo che l’opzione era problematica, dimostrando così la loro difficoltà a fronte di quella che sembra essere una capacità tutta femminile: l’inclusione, il raggruppamento, la riunione, la sintesi, la ricomposizione
Aggiungerei un altro esempio -anche se tocca proprio la questione del velo al quale il sociologo si è opposto in nome della lotta alla ghettizzazione su base religiosa- Nelle strade di Parigi le donne islamiche hanno manifestato con il velo doppio, triplo o totale sul quale avevano applicato la coccarda tricolore della Francia, per dire che libertà di religione e Stato repubblicano possono convivere. Gli uomini facevano il servizio d’ordine, impedendo alle donne di parlare con i giornalisti.
Per Touraine però il futuro equilibrio sociale sta nella capacità di far saltare le categorie e esplodere i confini tra i paradigmi, per cui, dice esplicitamente, il genere femminile è destinato a scomparire.
Il rischio è allora quello di attribuire alle donne una funzione consolatoria, un ruolo nell’urgenza in cui il femminile, servita la nobile causa, scompare, autodistruggendosi. C’e il rischio di appiattire le differenze culturali e sessuali, di eliminare dalla storia la contraddizione e le opposizioni dialettiche.
Il divenire non si deve fermare, piuttosto deve moltiplicarsi, nelle diversità.

Veronic Algeri