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7marzo 2004
“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese

Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi.
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21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
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25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
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7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 30 marzo 2004


Liberiamo Gabor dal Grande Fratello
e costruiamo un Grande Impero Latino


Letture, visioni, profezie.

Sul sito di Repubblica trovo la storia di Gabor, il cucciolo Terranova che sta nella casa del Grande Fratello. La sua ex padrona lo rivendica: dice che l’ha venduto a due ragazzi credendo che lo tenessero per sé, e invece lo ha riscoperto in tv. Secondo lei soffre in quella situazione, senza un riferimento certo per le sue cure. Mediaset ammette che il cane è proprio lui, è stato acquistato da professionisti “procacciatori di animali per la scena”, e non lo restituirà. Non guardo mai (dopo averlo sbirciato la prima volta) il Grande Fratello. Starei dalla parte di un movimento – che sta già nascendo - per la liberazione di Gabor, "procacciato" per la tv con l’inganno (o quantomeno con una reticente omissione).

Il 20 marzo Alias, il settimanale culturale del “manifesto”, ricorda il massacro dei Tutsi attraverso varie opere presentate al Festival del cinema africano di Milano. Lo stesso giorno “Io Donna”, femminile del Corriere della Sera, dedica un servizio ai processi che si stanno svolgendo in Tanzania dieci anni dopo il genocidio, con il tentativo di salvare la memoria , fare giustizia, e lavorare per la riconciliazione. Esperienze simili a quella condotta in Sud Africa. Fotografie molto belle e toccanti, centrate sugli sguardi delle vittime sopravvissute, degli assassini, di chi cerca una via di mediazione. Nelle pagine immediatamente precedenti e successive donne bellissime reclamizzano, con i loro corpi generosamente scoperti, la biancheria intima di note case di moda. Rilucono i gioielli di Cartier. Più che fastidio da queste “bellezze” così distanti e promiscue traggo una sensazione di forza. Se sfogliamo i “maschili” che vanno riempiendo le edicole, ci intristiamo (noi uomini) vedendo i nudi femminili piuttosto volgari e i servizi sull’impotenza, il modo di mandare giù la pancia, e sul come soddisfare “lei” dopo la cena. C’è però la pubblicità di un nuovo arrivato (credo) , che si chiama “Monsieur”: in copertina una foto di Churchill con un titolo che propone di andare “a lezione da sir Winston” perché ha creato – immagino nonostante la vistosa pancetta - “un codice maschile che desta ancora oggi ammirazione e ha mostrato che il caposaldo di un uomo consiste nel privilegiare l’essere e non l’apparire”. Dunque c’è una speranza ontologica per la crisi dell’ex sesso forte (però bisogna saper vincere una guerra mondiale).

La sindrome delle “culle vuote” assumerà una dimensione globale? Il 24 marzo la Repubblica a pagina 18 titolava : “Il mondo in crisi di nascite. Italia, nel 2050 meno 8 milioni”. Uno studio americano dice che se nel ’90 nascevano 3,3 figli per donna nel mondo, oggi siamo al 2,6. “Appena sopra il fatidico 2,1 – scrive sgomento il giornalista - che fissa la soglia allarmante della “crescita zero””. Una parte di questo tasso di natalità “mai così fiacco” è purtroppo dovuta anche all’Aids nei paesi più poveri. Ma tutto il resto non andrebbe ascritto a una scelta delle donne, molto più saggia che inquietante?

Pare che si torni – altri studi made in Usa lo sostengono – alle classi scolastiche tutte di maschietti e femminucce. Gli esperti si affaticano a spiegare che ciò dipende dall’esigenza di riconoscere le differenze nel modo di apprendere e nella stessa costituzione del cervello umano (dell’uomo e della donna), e quindi dall’obiettivo di definire percorsi formativi sempre più attenti alle esigenze e vocazioni dei singoli individui e individue. Tutti però concordano nell’osservare che a soffrire di più nelle classi miste sono i piccoli e giovani maschi.

Ancora su La Repubblica, del 26 marzo, leggo la lunga recensione, firmata da Franco Marcoaldi, della raccolta di saggi di Alexandre Kojève appena pubblicata da Adelphi (“Il silenzio della tirannide”, 267 pagg. 29,50 euro). Non cita quelli che ho trovato in un certo senso più attuali e intriganti. Nell’agosto del ’45 il filosofo che aveva teorizzato negli anni ’30 la “fine della storia” leggendo e rileggendo la Fenomenologia di Hegel a un uditorio parigino d’eccezione (Lacan, Bataille, Merleau-Ponty, Caillois, Klossowski, Queneau, Hannah Arendt…) e che sarebbe divenuto un “grand commis” della politica estera e economica francese, scrive un testo assai singolare. E’ un “progetto di una dottrina della politica francese” intitolato “l’Impero latino”. Kojève ha teorizzato la fine della teoria filosofica (dal 1806, quando Hegel vide passare Napoleone a cavallo e scrisse il suo capolavoro, “non è successo più nulla…”), è alla ricerca della “saggezza”, e ritiene che il saggio debba produrre consigli per la politica, per il potere. Nel mondo appena uscito dalla guerra gli stati nazionali contano sempre meno, e sorgono nuovi “imperi” (famiglie di nazioni unite da vari fattori, economici, militari, culturali, tra cui quello religioso). C’è un impero, anzi un “imperial-capitalismo” anglosassone (Usa e Regno Unito), protestante, e un “imperial-socialismo” sovietico (il campo dell’Urss), ortodosso. Per la Francia Kojève addita il compito egemonico di formare un “impero latino”, basato sull’unione tra Spagna, Francia e Italia, con le relative colonie. Una formazione “cattolica”, che si lega anche all’altra sponda del Mediterraneo e forse può risolvere il secolare conflitto con l’Islam. Una entità statale sopranazionale che più che sulla forza e la potenza militare, conterà su una “mentalità comune”, ereditata dalla Grecia, da Roma, dal Rinascimento, e dalla Chiesa Cattolica, che implica “un senso profondo della bellezza” e della “giusta misura”. Una capacità di “umanizzare” il tempo libero e liberato che sarà una risorsa preziosa dell’Occidente, in vista di una futura umanità universalmente emancipata da confini e conflitti nazionali e sociali. Kojève si domandava quale sarebbe stato il futuro della Germania, in bilico tra Est e Ovest, e non prevedeva una crisi dell’impero sovietico.
Le cose sono andate come sappiamo, ma oggi l’idea “latina” di Kojève acquista una singolare attualità: Aznar ha portato la Spagna – come Berlusconi l’Italia - in una posizione antistorica, mentre ora si profila la tendenza a un riequilibrio “mediterraneo” della costruzione europea che appare l’unico reale contrappeso agli eccessi unilateralistici dell’impero anglosassone. E’ la stessa tendenza che immagina un’attrazione e una mediazione nell’ambito europeo del conflitto arabo-israeliano, per evitare che si radicalizzi uno “scontro di civiltà” globale. Si potrebbe fantasticare a lungo sul tema (comprendendo l’ambizione egemonica del papato polacco verso ciò che resta dell’imperial-socialismo ortodosso: vedi l’intervista di Ruini al Corriere della Sera del 28 marzo. O anche il ruolo nuovo delle culture latine del Sud America e dei latini che stanno “colonizzando” gli Usa, nuovo spauracchio di Huntington). Resta da dire che “l’ultimo mondo nuovo” immaginato ironicamente da Kojève, nell’ambito di una brillante e virilmente malinconica lettura di “Bonjour tristesse”, oltre che di Queneau, è un mondo “nuovo perché completamente e definitivamente privo di uomini (nel senso di Malraux-Montherlant-Hemingway, per citare solo tre classici, lasciando da parte Omero e tutti gli altri)”. Non sarà un caso se Zapatero annuncia un governo per metà fatto da donne.

Ormai certe edicole assomigliano di più a piccole librerie, con cataste di volumi, romanzi, enciclopedie, cataloghi d'arte, annali di storia, impilati in bella vista. Forse i giornali stanno diventando un po’ noiosi, e la notizia più ghiotta appare l’affinità elettiva tra Carlotta e Edoardo, nel reportage amoroso di un certo Goethe. Mi sono gettato su una ponderosa antologia della poesia greca come se fosse un piccante tabloid, e ho (ri)scoperto Archiloco che in battaglia getta via il suo pesante scudo per salvarsi la pelle, così come l’elenco misogino dei tipi femminili descritti da Semonide, uno che dice: “il più gran male che Zeus fece è questo: le donne”. D’altra parte Saffo corregge: “Quale la cosa più bella sopra la terra bruna?…Io dico “ciò che si ama”. Sembra che Kojève, poco prima di morire, abbia conosciuto Rudi Dutschke – c’era appena stato il maggio del ’68 – e gli abbia detto: “La cosa più importante per te ora è imparare il greco”. La storia sta per finire, ma forse era appena cominciata.

Alberto Leiss








> da consultare

- La Repubblica

- Il Corriere della Sera

> da leggere

-
Alexandre Kojève, "Il silenzio della tirannide", Adelphi, pagg.267,euro 29,50.

- Poesia classica greca (volume in abbinamento con La Repubblica), pagg 691, euro 9,90