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21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
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25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
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7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 7 marzo 2004


“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese


Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi. E accende gli animi. Per la verità il problema in Italia non si pone (non come si “impone“ in Francia) e tuttavia se ne discute con un’animosità che non manca di stupirmi (fino a ieri nessuno ne parlava e anche del burka - che le afgane continuano a indossare, nonostante la “guerra liberatrice“ di Bush – chi se ne ricorda più?).
Così capita che viene a Roma Shirin Ebadi, premio Nobel, avvocata iraniana attivista nel movimento per i diritti civili, e in un dibattito alla Casa Internazionale delle donne, una femminista le chiede: Che possiamo fare noi donne occidentali per voi? Lei risponde: Mobilitarvi contro la legge assurda che si sta discutendo in Francia. E la platea ammutolisce. Nessuno applaude, anzi si leva un brusio di disapprovazione che mette a disagio le organizzatrici. La faccenda finisce lì.
Però poi vado a un dibattito organizzato dall’Associazione Donna Città di Roma. Si tratta di un incontro con la giornalista turca Yasemin Taskin, corrispondente del quotidiano Sabah, appena eletta vice-presidente dell’Associazione Stampa Estera. E’ una giovane donna, simpatica e energica. Ci racconta del suo amore per l’Italia, nato sui libri. Anche se la sua prima lettura, ci confessa, fu abbastanza traumatizzante. “Ero piccola e mi regalarono un classico, <Cuore> : piansi tanto… un’esperienza terribile. Non lo darò mai ai miei figli”.
Ci racconta poi della borsa di studio con cui è venuta a Roma, dell’iscrizione all’accademia di Arte Drammatica dove ha studiato regia con Andrea Camilleri e poi ancora di nuovo torna a parlarci della Turchia, del voto conquistato nel 1930, della parità di diritti fra uomini e donne ottenuta nel 1869 e di quel “matriarcato segreto“ così simile al “matriarcato“ siciliano di cui Sciascia tanto si lamentava. Infine, inevitabilmente, arriviamo a discutere del velo. La sua posizione è molto chiara e precisa.
“Le donne”, dice, “hanno fatto i primi passi verso la libertà togliendosi il velo.” D’accordo. Ma è giusto vietarlo a scuola per legge? “E’ una questione di principio: la laicità va difesa. E inoltre è un simbolo politico. La Turchia è uno stato laico. Non dimenticate che l’Islam da noi è arrivato tardi ed è moderato, tollerante”.
D’accordo. Questo è il punto di vista di una donna turca, che ha una storia di battaglie - vinte - contro il velo e che giustamente va fiera di questo passato. Ma in Francia, le chiedo, è utile immaginare una legge che penalizzerebbe soltanto le donne (quelle duemila ragazze, su due milioni di allieve, che verrebbero espulse e che diventerebbero, come ha detto Shirin Ebadi “prede più facili” per la famiglia e per il fondamentalismo)?
Non sarebbe meglio sostituire al “femminismo dei principi“ (come l’ha chiamato Pierre Tevanian su Le Monde Diplomatique) un “femminismo della responsabilità“, più attento ai bisogni reali delle donne che a un’astratta emancipazione imposta per legge? E a questo punto il pubblico, proprio come alla Casa Internazionale delle Donne, prima ammutolisce e poi insorge.
No, nessun dubbio è ammesso. E anche chi prova ad argomentare lo fa in un modo alquanto fantasioso. C’è chi sostiene, ad esempio, che, dopo l’approvazione della legge, le ragazze mussulmane che non portano il velo non verranno più importunate per strada dai fondamentalisti. Ma la legge riguarda solo la scuola pubblica. E le ragazze, per strada, presumibilmente continueranno a essere importunate. Qual è dunque l’utilità vera, effettiva, della legge? Ma il dibattito è impossibile. Non con Yasemin Taskin, che è pronta a discutere e sostenere le sue posizioni, ma proprio con le donne italiane. Peccato. Perché, a mio parere, è proprio di un dibattito che abbiamo bisogno e non dell’affermazione indiscutibile di un principio.

Maria Rosa Cutrufelli







> da consultare

- opinioni sulla legge francese

- Sul velo una laicità “troppo ostentata“
di Letizia Paolozzi