reale / virtuale
>>>
informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
26 luglio 2005
Ripensando a una vecchia legge
Non è prassi abituale che un ministro racconti in prima persona le idee, le riflessioni e tutti i ripensamenti che costituiscono l’elemento essenziale per la nascita di una nuova legge. Livia Turco ha deciso di farlo.
> continua

10 giugno 2005
Lo specchio della tentazione antisemita
L’odio per gli ebrei è una catastrofe. Auschwitz sta lì a testimoniare questa che, per tutti/tutte noi rappresenta una “storia di famiglia“ (Jean-Francois Lyotard).
> continua

25 aprile 2005
Felici o disperate?
Nessuna di loro ha problemi economici, diciamo pure che si parla di donne ricche; ognuna di loro possiede una particolare bellezza, una casa di lusso in una cittadina della buona borghesia statunitense, una famiglia, o un marito, dei figli, un amante.
> continua

31 gennaio 2005
Se Charlotte Corday è un inutile temperino
Sacrificio d’artista: Frauen di Anselm Kiefer
Il 26 gennaio, presso l’Accademia di Francia a Roma si è inaugurata una grande esposizione dedicata ad Anselm Kiefer.
> continua

20 novembre 2004
Le democristiane
Istantanee di un percorso politico

Nell’incontro dello scorso 8 novembre presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, erano presenti - eccome! – in un pigiapigia inconsueto.
> continua

4 novembre 2004
Alice Ceresa: rarità di una "prosa micidiale"
La pubblicazione in una sorta di cofanetto de “La figlia prodiga e altre storie“ è stata l’occasione, assieme all’addetta culturale e all’ambasciatore svizzero da poco insediato a Roma, per riparlare del lavoro di Alice Ceresa, scrittrice d’origine ticinese scomparsa due anni fa.
> continua

11 settembre 2004
"Bellissime": un'altra storia italiana
Con Giovanna Gagliardo, ai tempi d’oro del femminismo, si tenne a battesimo (tra litigi e rappacificazioni, odi eterni e veloci amori) un collettivo (di donne) intorno alla libreria della Maddalena. Ognuna di noi lavorò a suo modo sulla scoperta della soggettività femminile.
> continua

29 luglio 2004
Ulisse e i tre amori di Sylvia B.
E’ probabile che l’egocentrico, arrogante, superbo, ingrato, elemosinante supergeniale autore dell’Ulisse, colui che ha cambiato la sorte del romanzo novecentesco, proverebbe un qualche sconcerto nel vedere che, nel centenario del Bloomsday, c’è un libro che non ruota soltanto intorno a lui.
> continua

22 luglio 2004
Torture, per non rimuovere lo scandalo
Pubblichiamo l'editoriale di "Leggendaria" e un intervento della direttrice Anna Maria Crispino, aggiungendo il sommario di articoli e autrici/autori che troverete sulla rivista, e l'articolo che al tema ha dedicato Ida Dominijanni sul "manifesto" del 20 luglio.
> continua

29 maggio 2004
Sandokan, il boss come linguaggio
e la tentazione della politica
Il nome è una garanzia: Nanni Balestrini. Garanzia di scrittura. Scrittura come linguaggio. Interpretazione. Lavoro. Traduzione di realtà.

> continua


6 maggio 2004
Il futuro alle spalle
Le profezie della prevenzione differita

Preveggenti, la redazione e le autrici dell’ultimo numero di DWF dedicato all’Algebra della prevenzione.

> continua

4 maggio 2004
Se il generale è una cattiva ragazza
Sorridente e carina la ragazza fa capolino sulla sinistra della foto, guarda l’obiettivo e alza i pollici, in segno di vittoria. Come una qualunque coetanea in giro per il mondo.

> continua

3 maggio 2004
Il "partire da sé" di Gad
(ovvero lavoro di cura e filosofia bantu)
Attento lettore di Via Dogana, il periodico della Libreria delle donne di Milano, Gad Lerner non si è lasciato sfuggire la ghiotta possibilità di trarne spunto, per operare uno scarto rispetto agli scomodi argomenti dell' attuale mainstream massmediatico
> continua

16 aprile 2004
Le parole di Olympe
e il sogno della Rivoluzione
"Parole parole parole", cantava un'indimenticabile Mina alla volta di un prolisso Alberto Lupo. Lui parlava mentre lei avrebbe voluto che passasse ai fatti.

> continua

30 marzo 2004
Liberiamo Gabor dal Grande Fratello
e costruiamo un Grande Impero Latino

Letture, visioni, profezie.
Sul sito di Repubblica trovo la storia di Gabor, il cucciolo Terranova che sta nella casa del Grande Fratello. La sua ex padrona lo rivendica.
> continua

7marzo 2004
“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese

Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi.
> continua

21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
> continua

25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
> continua

7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
> continua

30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

>
continua

21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
> continua

11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

> continua

26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
> continua

12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
> continua

23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
> continua

8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
> continua

26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
> continua

15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
> continua

7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
> continua

20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
>
continua

9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

> continua

4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
> continua

22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
> continua

2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
> continua

24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
> continua

15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
> continua

1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
> continua

> 23 agosto 2005


Fare tv nel mondo arabo

Tra i reportage di Peter Arnett per Cnn della prima guerra del Golfo ai Media Free Zones (le aree franche dove fare tv satellitare in paesi pieni di diveti) c’è la rivoluzione mediatica imposta dall’avvento di Al Jazeera. L’intero racconto attuale del mondo arabo e della battaglia antiterrorista perseguita da Stati Uniti e alleati passa per le news della rete satellitare del Qatar, che sin dai suoi albori ha suscitato simpatie e malumori sia nel mondo occidentale che in quello arabo. Un medium può fare propaganda ma non può sostituirsi a strategie politiche prese da un governo e così la libertà di espressione di cui Al Jazeera ha fatto la sua bandiera e il proposito di raccontare una opinione e il suo opposto vengono sovente interpretati come strumentalizzazioni dell’informazione.
A svolgere una analisi compiuta e molto interessante della nascita e del cammino della rete satellitare più famosa del mondo – e con lei la nuova storia degli ultimi vent’anni dell’emittenza nel mondo arabo – è Donatella Della Ratta con “Al Jazeera. Media e società arabe nel nuovo millennio”.
Per comprendere perché proprio alla rete del Qatar Bin Laden o i sequestratori iracheni inviino i loro videomessaggi, per conoscere i motivi di tanta indipendenza per una rete che vive in un paese dove spesso i diritti della libera informazione non vengono riconosciuti occorre risalire alle origini, a quando diventò volontà di alcuni paesi arabi combattere la concorrenza occidentale nel campo del broadcasting satellitare.
Circa a metà degli anni Ottanta, Egitto, Libano e Emirati arabi iniziarono a pensare alla creazione di canali che fossero improntati a riflettere nelle news come nel resto della loro programmazione un punto di vista “panarabo”, ovvero specchio del mondo che America e Europa si limitavano a raccontare con i loro occhi. Il modello, la scatola dentro cui inserire il panarabismo, sarebbe comunque rimasta quella occidentale, anche nella produzione delle soap. Su tutto l’imperativo categorico di non pestarsi mai i piedi, cioè non dire mai nulla contro nessuno dei fratelli arabi. Gli ostacoli riguardanti le capitalizzazioni e le leggi in materia di remittenza furono aggirate realizzando le redazioni delle tv all’estero, proprio in quell’Europa il cui punto di vista andava smantellato e costituendo società off shore con capitali delle ricchissime famiglie arabe che erano a capo dei singoli stati.
Il panarabismo satellitare avrebbe portato a una mobilitazione transnazionale del mondo arabo, salvaguardando al contempo le simpatie e le tradizioni regionali. Il risultato non è dei più consolanti. Scrive a proposito Della Ratta: “Ciò che finisce per pesare di più nello schema protocollare arabo non è la notiziabilità di un fatto, ma quanto più alto è il grado occupato nella gerarchia del potere dagli attori che vi prendono parte”: è così che i notiziari delle nuove tv arabe via sat (Lbc, Art, Orbit e Future tv, per citarne alcune) diventano interminabili con buona pace della notizia e del gradimento degli ascolti dei cittadini di quei paesi i cui capitali televisivi sono volati all’estero.
La scalata di Al Jazeera inizia a livello regionale nel 1996, grazie anche a una serie di fortuite coincidenze. Un anno dopo il golpe attuato contro suo padre, l’emiro del Qatar Sheikh Khalifa abolisce per decreto il ministero dell’Informazione (la rete aveva già mandato in onda un servizio-scandalo intervistando due leader all’opposizione del governo in carica in Bahrein, provocando la rottura diplomatica con quel paese) e stabilisce la creazione di un canale satellitare libero e indipendente. Nello stesso anno Orbit rompe il contratto con La Bbc per la rete all news in arabo e così la rete qatarense può assumere il meglio dei giornalisti specializzati nel settore; ultimo colpo di fortuna: il clamoroso autogol della rete francese Canal France International, che nel luglio del 1997 manda in onda per errore un film porno a tutti gli spettatori serviti da Arabsat. I francesi perdono le frequenze che vengono assegnate ad Al Jazeera.
Gli assi nella manica di chi ha diretto la rete non sono stati solo colpi di fortuna ovviamente. Intanto si rivela vincente la scelta di occuparsi solo di news e la lungimiranza di aver aperto numerose sedi regionali nei paesi arabi, così da conquistarsi anche un rete di testimoni e informatori su piazza (cosa che si rivela provvidenziale quando scoppia la seconda Intifada, dove non ci sono redazioni di tv e giornali stranieri). Inoltre lo slogan “l’opinione e l’opinione contraria” – che si riproduce nei notiziari e nei talk show – rende ad Al Jazeera una popolarità senza precedenti. I notiziari dal Golfo sono fatti da arabi e così dai territori occupati in Palestina; la sua tribuna si trasforma presto in una tribuna “satellitare”, perché servizi e scoop sono presi a prestito e citati da tutti i colleghi giornalisti della stampa mondiale. Ovviamente la fortuna della rete è anche l’oggetto dei bersagliamenti subìti: gli americani, ma anche gli Emirati arabi, accusano Al Jazeera di fare la propaganda ai terroristi, all’autorità palestinese non piacciono i servizi sui kamikaze a Tel Aviv. In realtà, sottolinea l’autrice del saggio, la fortuna della rete sta in una sua anomalia finanziaria di fondo: non dipendere da nessuno stato (il Qatar presta ad Al Jazeera il denaro fino a quando non avrà raggiunto la sua autonomia finanziaria) ed essere di fatto in un paese che non sposa la linea della rete. Oltre a ciò, avere nemici di quella levatura, comporta minori introiti pubblicitari, così che la rete più famosa del mondo si ritrova a essere povera.
Dopo l’11 settembre 2001 anche la storia delle emittenti arabe è cambiata. Molte sono i canali satellitari ritornati in patria per fare informazione ab origine e dare filo da torcere ad Al Jazeera; i giornalisti sono diventati embedded da una parte e dall’altra e la rete deve adattarsi ai tempi di una guerriglia lunga dove i punti di vista anche all’interno del mondo arabo sono molteplici e complessi. La rete manderà in onda un notiziario in inglese per la fine dell’anno, che non sarà – promettono i capi – una copia dell’esistente, ma avrà focus differenti per ogni continente, e ancora una canale di documentari e uno per bambini.
Un cambio totale di rotta? Non si può dire. In assenza di regole che garantiscano la continuità di una rete oltre i cambi di governo, Al Jazeera si adatterà ai tempi e alle mode, ma con buone probabilità di non perdere il suo smalto all news.

Monica Luongo









> da leggere

Donatella Della Ratta, Al Jazeera, Media e società arabe nel nuovo millennio, Bruno Mondadori, 264 pagine, 13,50 euro