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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
13 aprile 2006
Kristeva: tre donne di genio nel '900
contro il "femminismo di massa"

È stato un incontro appassionante quello che si è avuto a Roma con Julia Kristeva, festeggiata per la traduzione della sua trilogia dedicata al genio femminile.
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16 marzo 2006
Il Cavaliere scivola su donne e politica
ma lo sfidante Prodi non ne approfitta

Quando il gioco si fa duro... Ed eccoli lì, tutti con lo stesso nodo della cravatta (lo sottolinea il "Corriere della sera" in una dettagliata descrizione dell'abbigliamento di Berlusconi e Prodi), convenuti nel luogo stabilito per il duello
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18 febbraio 2006
Rossanda, o dell'ironia femminile
nel secolo delle passioni forti

A me sembra che nella “Ragazza del secolo scorso“ , Rossana Rossanda abbia vinto la scommessa di guardare alla storia senza aggiustarsela – diciamo - come due uova nel piatto.
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1 dicembre 2005
Se la radio parla un’altra lingua
Gli uomini alla radio parlano di donne. E il pubblico dei “radiotelefonisti” cambia volto. E’ successo nei giorni scorsi nel corso di due popolari e seguitissime trasmissioni radiofoniche
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25 novembre 2005
La trilogia del seno
Tre racconti brevi di densità straordinaria di Mahasweta Devi, nata a Dacca nel 1926, tra le più grandi scrittrici indiane, tradotta in tutto il mondo; un apparato critico di Gayatri Spivak
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30 ottobre 2005
Amore e guerra: fine di una parentela?
Che tra amore e odio, amore e morte, ci sia un legame che li fa apparire inseparabili, è una di quelle evidenze che sono rimaste per lungo tempo “invisibili”.

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13 ottobre 2005
Egoismo e persistenza: i saperi umani
chiamati in causa dalla vita quotidiana
“Essere egoisti a sufficienza/ è la parte ardua dell’amore/ avere la cieca persistenza/ di sconvolgere tutta un’esistenza/ solo per scopi personali./ Che faccia di bronzo senza eguali!”
La bella “ingenuità” di questa strofa (da Love )di Philip Larkin ha molto a che vedere con il convegno che a Cagliari ha affrontato - tra il 5 e l’8 dello scorso ottobre - le ardue questioni connesse a “I saperi umani e la consulenza filosofica”.

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13 settembre 2005
Il pasticcio del calcio italiano
e la provocazione del sindaco di Genova
Lo so, dovrei starne alla larga. Dal calcio, naturalmente. Perché è un pasticcio ormai inestricabile, perché il campionato è iniziato e i discorsi stanno a zero.

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25 agosto 2005
Leggere Virginia Woolf
con gli occhi di una donna di oggi
Canto del mondo reale. Virginia Woolf. La vita nella scrittura è un saggio di Liliana Rampello su Virginia Woolf, la più grande scrittrice inglese del '900. Ma è anche qualcosa di più.

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23 agosto 2005
Fare tv nel mondo arabo
Tra i reportage di Peter Arnett per Cnn della prima guerra del Golfo ai Media Free Zones (le aree franche dove fare tv satellitare in paesi pieni di diveti) c’è la rivoluzione mediatica imposta dall’avvento di Al Jazeera.

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26 luglio 2005
Ripensando a una vecchia legge
Non è prassi abituale che un ministro racconti in prima persona le idee, le riflessioni e tutti i ripensamenti che costituiscono l’elemento essenziale per la nascita di una nuova legge. Livia Turco ha deciso di farlo.
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10 giugno 2005
Lo specchio della tentazione antisemita
L’odio per gli ebrei è una catastrofe. Auschwitz sta lì a testimoniare questa che, per tutti/tutte noi rappresenta una “storia di famiglia“ (Jean-Francois Lyotard).
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25 aprile 2005
Felici o disperate?
Nessuna di loro ha problemi economici, diciamo pure che si parla di donne ricche; ognuna di loro possiede una particolare bellezza, una casa di lusso in una cittadina della buona borghesia statunitense, una famiglia, o un marito, dei figli, un amante.
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31 gennaio 2005
Se Charlotte Corday è un inutile temperino
Sacrificio d’artista: Frauen di Anselm Kiefer
Il 26 gennaio, presso l’Accademia di Francia a Roma si è inaugurata una grande esposizione dedicata ad Anselm Kiefer.
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20 novembre 2004
Le democristiane
Istantanee di un percorso politico

Nell’incontro dello scorso 8 novembre presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, erano presenti - eccome! – in un pigiapigia inconsueto.
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4 novembre 2004
Alice Ceresa: rarità di una "prosa micidiale"
La pubblicazione in una sorta di cofanetto de “La figlia prodiga e altre storie“ è stata l’occasione, assieme all’addetta culturale e all’ambasciatore svizzero da poco insediato a Roma, per riparlare del lavoro di Alice Ceresa, scrittrice d’origine ticinese scomparsa due anni fa.
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11 settembre 2004
"Bellissime": un'altra storia italiana
Con Giovanna Gagliardo, ai tempi d’oro del femminismo, si tenne a battesimo (tra litigi e rappacificazioni, odi eterni e veloci amori) un collettivo (di donne) intorno alla libreria della Maddalena. Ognuna di noi lavorò a suo modo sulla scoperta della soggettività femminile.
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29 luglio 2004
Ulisse e i tre amori di Sylvia B.
E’ probabile che l’egocentrico, arrogante, superbo, ingrato, elemosinante supergeniale autore dell’Ulisse, colui che ha cambiato la sorte del romanzo novecentesco, proverebbe un qualche sconcerto nel vedere che, nel centenario del Bloomsday, c’è un libro che non ruota soltanto intorno a lui.
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22 luglio 2004
Torture, per non rimuovere lo scandalo
Pubblichiamo l'editoriale di "Leggendaria" e un intervento della direttrice Anna Maria Crispino, aggiungendo il sommario di articoli e autrici/autori che troverete sulla rivista, e l'articolo che al tema ha dedicato Ida Dominijanni sul "manifesto" del 20 luglio.
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29 maggio 2004
Sandokan, il boss come linguaggio
e la tentazione della politica
Il nome è una garanzia: Nanni Balestrini. Garanzia di scrittura. Scrittura come linguaggio. Interpretazione. Lavoro. Traduzione di realtà.

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6 maggio 2004
Il futuro alle spalle
Le profezie della prevenzione differita

Preveggenti, la redazione e le autrici dell’ultimo numero di DWF dedicato all’Algebra della prevenzione.

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4 maggio 2004
Se il generale è una cattiva ragazza
Sorridente e carina la ragazza fa capolino sulla sinistra della foto, guarda l’obiettivo e alza i pollici, in segno di vittoria. Come una qualunque coetanea in giro per il mondo.

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3 maggio 2004
Il "partire da sé" di Gad
(ovvero lavoro di cura e filosofia bantu)
Attento lettore di Via Dogana, il periodico della Libreria delle donne di Milano, Gad Lerner non si è lasciato sfuggire la ghiotta possibilità di trarne spunto, per operare uno scarto rispetto agli scomodi argomenti dell' attuale mainstream massmediatico
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16 aprile 2004
Le parole di Olympe
e il sogno della Rivoluzione
"Parole parole parole", cantava un'indimenticabile Mina alla volta di un prolisso Alberto Lupo. Lui parlava mentre lei avrebbe voluto che passasse ai fatti.

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30 marzo 2004
Liberiamo Gabor dal Grande Fratello
e costruiamo un Grande Impero Latino

Letture, visioni, profezie.
Sul sito di Repubblica trovo la storia di Gabor, il cucciolo Terranova che sta nella casa del Grande Fratello. La sua ex padrona lo rivendica.
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7marzo 2004
“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese

Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi.
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21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
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25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
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7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 31 maggio 2006


Il doppio sì delle donne

Questa rubrica è uscita su Europa del 31 maggio 2006

La legge Biagi va cancellata, riformata, superata? Da mesi oramai è diventata una sorta di spartiacque simbolico tra destra e sinistra. O meglio, una parte della sinistra. Quella che le ha attribuito tutta la responsabilità dell’infelicità giovanile, e cioè del lavoro precario e insicuro. Chi ne ha studiato gli effetti pensa in realtà che sia sopravvalutata.
Marta Scordino, autrice di una ricerca sulla provincia di Roma, sostiene che questa riforma è sostanzialmente fallita perchè non ha aggiunto molto alle possibilità contrattuali che esistevano già (www.womenews.net). Aris Accornero dimostra, dati alla mano, che la precarietà percepita è superiore a quella rilevata. La ragione? Innanzitutto il fatto che il nuovo lavoro non è stato accompagnato da nuove tutele (L’Espresso).
Manca però, nel dibattito, un discorso sul lavoro, che cosa sia oggi, come venga vissuto da donne e uomini. A proporre questa “narrazione” ci hanno provato tre donne e due uomini (Cristina Borderias, Lia Cigarini, Adriana Nannicini, Christian Marazzi, Sergio Bologna) sull’ultimo numero dei Quaderni di via D o g a n a .
“Femminilizzazione del lavoro e post fordismo” il titolo, impegnativo, della tavola rotonda, svoltasi un anno fa a Barcellona, da cui ha origine il fascicolo. Al centro della riflessione il fatto che «le donne portano tutto al mercato, relazioni, maternità, sentimenti e affetti», come spiega Lia Cigarini. Ed è questo fatto «che rende visibile ciò che eccede il profitto e quindi rende possibile l’inizio di un cambiamento dell'organizzazione del lavoro». Insomma, le nuove forme del lavoro potrebbero trasformarsi in uno spazio nuovo di libertà e di autonomia? Le donne, che sono protagoniste di quel “doppio sì” (alla maternità e al lavoro) di cui parla Lia Cigarini, possono diventare le artefici del cambiamento? Esaltazione della differenza piuttosto che inclusione in un modello già dato? In realtà il panorama italiano è desolante: la quota delle lavoratrici è diminuita tra il 2004 e il 2005 e quarantamila donne al Sud hanno rinunciato a cercare un impiego (La Repubblica, 25 maggio).
Ugualmente possiamo dire, sostiene Letizia Paolozzi, che «la differenza femminile ha aperto un passaggio » (www.donnealtri.it). Un’opportunità per tutti. E per ripensare lotte e strategie politiche.
Il sì è doppio, abbiamo detto, ma il contratto “atipico”, la paura, la fuga dell’uomo, fanno sì che la maternità venga rimandata. Troppo. Quando l’orologio biologico scandisce il tempo, lavoro o non lavoro, si cerca il figlio. E spesso comincia l’angoscia. La gravidanza non arriva, ogni mestruazione è vissuta come un aborto non scelto.
Inizia il cammino della fecondazione assistita: esami, ecogafie, spermiogramma, ormoni, inseminazione, Fivet.
Nelle mani del medico che diventa, spesso, torturatore e stregone. Lisa Corva ha raccontato tutto questo in un romanzo spiritoso e autoironico, Confessioni di una aspirante madre (Sonzogno editore), da cui è nato un sito e un forum attraverso il quale molte donne si raccontano e si sostengono l'una con l’altra. Ecco il link: http://sonzogno.rcslibri.corriere.it/rcslibri/forum/madri.html.
Intanto, grazie a una deputatamamma della Rosa nel pugno e al neo presidente della camera, si è aperta una nursery a Montecitorio.Un esempio e un augurio.

Franca Fossati



Il sesso nel pallone

Questa rubrica è uscita su Europa del 24 maggio 2006

Tra quaranta e sessanta mila: questo il numero delle prostitute che, secondo il Consiglio di Europa, arriveranno da tutto il continente per i mondiali di calcio. Si parla di aree attrezzate, a luci rosse s’intende, intorno agli stadi delle 12 città tedesche dove si svolgeranno le partite, di “cabine di prestazione” prefabbricate, di parcheggi per clienti che garantiscano l’anonimato. A Berlino pare sia nato un mega bordello di oltre 3 mila metri quadri che può accogliere fino a 650 clienti. “Comprare il sesso non è uno sport” è lo slogan della petizione che chiede ai paesi partecipanti ai mondiali, alla Fifa, al governo tedesco di “respingere il legame tra il calcio e il commercio sessuale” (www.giovaniemissione.it). In realtà il binomio calcio-sesso è un classico che viene rilanciato in occasione di ogni mondiale. Non a caso Nino Materi su Il Giornale (23 maggio) ci ricorda che il film “Moana e Cicciolina al Mundial”, del 1978, è una pellicola cult che ancora oggi detiene un record di incassi nella categoria porno.
Ma la preoccupazione di molte Ong, del Consiglio nazionale delle donne tedesche e dello stesso Parlamento europeo non è l’incremento della prostituzione in quanto tale, ma piuttosto il prevedibile aumento della tratta e della prostituzione forzata. “Cartellino rosso alla prostituzione forzata” è lo slogan di una campagna lanciata in Germania. Tra i sostenitori dell’iniziativa Amnesty International, che sollecita gli stati europei a firmare la Convenzione contro la tratta di esseri umani e mette in guardia dal ricorrere a soluzioni unicamente repressive. Le vittime della tratta non devono essere espulse o rimpatriate “senza prima aver offerto loro concreta assistenza medica, psicologica e legale”. E, soprattutto, l’aiuto alle ‘nuove schiave’, sottoposte a minacce e ricatti di ogni tipo, non va subordinato alla delazione dei trafficanti (www.amnesty.it). Questa, per altro, è la filosofia già contenuta nella legge Turco-Napolitano sull’immigrazione (art.18), la prima in Europa a prevedere interventi specifici riguardo alle straniere vittime della tratta. Ce lo ricorda Pia Covre, del Comitato per i diritti civili delle prostitute, intervistata dal Paese delle donne. La Covre, però, dà tutt’altra lettura dell’allarme lanciato dalle Ong. Teme infatti che venga strumentalizzato dagli abolizionisti per vanificare i diritti conquistati dalle sex worker tedesche. Infatti, dal 2001, in Germania, la prostituzione scelta liberamente è riconosciuta come lavoro legale, anche per le straniere con permesso di soggiorno. Covre sostiene che “come per tutti i lavori legali e regolati è molto più difficile che si crei un mercato nero parallelo”(www.womenews.net).
Mercato del sesso legale o clandestino, per i tifosi occidentali, che non pare abbiano troppi scrupoli, ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. Ma per gli islamici, invece? Basti pensare che a Colonia il mega cartellone pubblicitario che reclamizzava una casa di appuntamenti, associando al pallone l’immagine di una bella ragazza ignuda e le bandiere delle 32 nazioni che partecipano ai mondiali, ha sollevato vibranti proteste delle comunità islamiche. Sul manifesto oggi le bandiere sono solo 30, quella irachena e quella iraniana sono state coperte da due grandi macchie nere. (www.haisentito.it).

Franca Fossati



La Maddalena, l'amore debole
e la gang del bosco


Questa rubrica è uscita il 16 maggio 2006 su Europa

Il 19 maggio debutterà in tutto il mondo il film tratto dal Codice da Vinci di Dan Brown. Una produzione da 125 milioni di dollari; un lancio pubblicitario che si affida, oltre che alle più roventi polemiche, soprattutto ai quaranta e passa milioni di copie del romanzo vendute. E’ stato già detto e scritto di tutto. Intellettuali cattolici hanno proposto di boicottare il film. Per il cardinal Ruini quel libro “contesta il cuore della fede”. Barbara Nicolisi, della Catholic Academy for Comunication Arts Professionals, propone di andare tutti in massa, la sera della prima, a vedere il cartone animato “La Gang del bosco” (www. politicaonline.net/forum/). Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma, su Avvenire, (9 maggio), invita al boicottaggio organizzato, con accompagnamento di “un’opera di informazione, dibattiti e incontri divulgativi”. Anche gli ortodossi greci hanno stampato migliaia di depliant contro “il Codice delle frottole” (La repubblica, 16 maggio). Negli Usa cattolici ed evangelici organizzano insieme azioni di contropropaganda: “si tratta -aveva scritto il New York Times qualche settimana fa- di una mobilitazione di uomini e mezzi davvero straordinaria”. In India, ci informa l’agenzia Reuters, una influente organizzazione musulmana ha promesso di aiutare i gruppi cristiani nella protesta, se le autorità non vieteranno la proiezione del film. Secondo lo storico Franco Cardini, (Avvenire, 13 maggio) il libro di Dan Brown ha come pilastro “l’endiadi femminismo e anticattolicesimo”. Sul presunto femminismo del Codice, (un “femminismo New Age da streghe che-son-tornate” aveva scritto La Padania il 9 maggio), insistono in molti. Se fosse davvero lì la ragione di questo boom editoriale, ci sarebbe molto da riflettere. E una riflessione di questa natura ci viene proposta da Luisa Muraro su Vanity Fair del 6 maggio (ma la si può leggere anche su www.libreriadelledonne.it). Il Codice Da Vinci è “un romanzone pseudoerudito confezionato con ingredienti di moda” scrive la filosofa, ma “al suo enorme successo ha contribuito qualcosa di vero e importante, la scoperta che la storia del cristianesimo e della Chiesa è percorsa da una contraddizione mai risolta fra l’ispirazione religiosa profondamente femminile e la prevalenza schiacciante del sesso maschile”. E’ il sesso, dice anche Scaraffia, ma con intenzioni opposte a quelle di Muraro, la ragione del successo del libro: “oggi la battaglia più dura contro la Chiesa riguarda le sue posizioni sull’etica sessuale” (Avvenire). Non c’è dubbio che stravolga le nostre “radici” culturali anche solo immaginare che Gesù si sia sposato con Marya di Magdala, la Maddalena, che sia stata lei la prediletta su tutti e che la sua discendenza sia stata occultata nei secoli da un gigantesco complotto di chierici.
La domanda è: come mai questa storia è tanto piaciuta? Vuol dire che alla ricerca di un’ombra di senso al disagio che tanti avvertono, credenti e non credenti, di fronte alla pervicace sordità della gerarchia cattolica ( e più in generale dei custodi delle diverse tradizioni religiose) alla parola femminile, ci si è accontentati di un fantathriller, per altro neppure ben scritto?
E’ pur vero che Maria Maddalena mai avrebbe definito “delitto abominevole” l’aborto e “amore debole” un amore non codificato dal matrimonio.

Franca Fossati



Ex patriarchi uccidono

Questa rubrica è stata pubblicata su Europa il 10 maggio 06

Bella, generosa, libera: così viene descritta Luciana Biggi, uccisa nei vicoli del centro storico di Genova il 28 aprile. Principale sospettato l’ex fidanzato (Il Secolo XIX). Jennifer Zacconi, vent’anni, incinta di nove mesi, è stata picchiata, semistrangolata e sepolta viva dal padre del bambino che stava per nascere. A Olmo di Martellago (Venezia) nella notte tra il 29 e il 30 aprile (tutti i particolari su Corriere della sera, 8 maggio). Corinne Rey-Bellet, svizzera, aveva 33 anni, un bambino di due, un altro in arrivo, aveva vinto la medaglia d’argento nella discesa libera ai mondiali di St. Moritz. E’ stata uccisa il 30 aprile, insieme alla madre e al fratello, dall’ex marito da cui si era appena separata. Anche l’assassino si è ucciso. Patrizia Silvestri, romana, è stata trovata decapitata sulla via Casilina il 3 maggio. Sospettato di averla uccisa e di averle tagliata la testa, l’ex marito (Il Messaggero). Sempre il 3 maggio, Darin Omar, libica, 27 anni, è stata strangolata per strada, a Milano, dal marito. Poona Rani, 18 anni, indiana, è stata uccisa il 5 maggio sera, in provincia di Verona, dal comproprietario della casa in cui viveva con la madre. Anche quest’ultima è stata ferita.
In una settimana 6 donne uccise da mariti, amanti, fidanzati: questo ci racconta la cronaca nera di casa nostra. Una parte di queste storie, altrimenti disperse nelle pagine interne dei giornali, sono raccolte su Il Foglio, nell’edizione antologica del lunedì.
Non ho mai amato il femminismo lagnoso che si legittima con l’oppressione e la violenza subita dalle donne, ma una sequenza come questa agghiaccia. E obbliga a ricordare che la lotta tra i sessi non si civilizza con la modernità e il crescere della libertà femminile. Anzi. Può sempre tornare a essere cruenta. E definitiva.
Eppure “il patriarcato è finito, non ha più il credito femminile ed è finito”. Così inizia un documento della Libreria delle donne del 1996, che è diventato una pietra miliare del femminismo italiano. Lo cita Luisa Muraro nella lezione magistrale per il Festival della Filosofia di Roma, anticipata da Il Manifesto (5 maggio). “La sottrazione del credito –spiega la filosofa- fa sì che il dominio cessi di essere vero, e c’è, implicitamente, il passaggio a un altro ordine di rapporti, dove il credito liberamente dato (la fiducia, l’autorità) conta più del potere”. Penso anch’io che il patriarcato sia (quasi) finito, ma il suo rovinare non è meno pericoloso della sua fase trionfante. Lo vediamo nella cronaca, ma anche nelle vicende parlamentari e quirinalizie di questi giorni. Assolutamente incruente, per fortuna, ma così povere di prestigio e autorevolezza. C’è un vuoto della parola maschile che non riesce a essere colmato. Prendiamone atto. Il tentativo dei radicali di proporre le primarie per il Quirinale è fallito prima di cominciare. Troppo velleitario, troppo propagandistico. Purtroppo. E l’unica campagna dal basso per una candidatura femminile fuori dalle “rose”date, quella per Lidia Menapace, è rimasta sul Web (www.nonviolenti.org; www.womenews.net). Centinaia le firme su internet , ma fragilissimi gli argomenti. E’ donna, ha preso parte alla resistenza, è pacifista e antimilitarista. Troppo poco, troppo datato. Tanto più nei giorni in cui tanti italiani e italiane piangono i caduti di Nassiriya e di Kabul riconoscendo loro la stessa intenzione, nobile e generosa, dei volontari non violenti.

Franca Fossati






Candidate senza forza

Questa rubrica è stata pubblicata su Europa il 3 maggio 2006

“Il potere è donna. All’estero”, questo il titolo di un’intera pagina de Il Tempo lunedì 1 maggio. Segue riassunto delle leader in giro per il mondo e magro bilancio di casa nostra. Nonostante il miglioramento in Parlamento (www.arcidonna.org). Sta succedendo che:quanto più diventa ‘sentire comune’ la necessità di una qualificata presenza femminile nelle istituzioni più alte, (il fatto che sia un tema agitato anche dai giornali più conservatori lo conferma), tanto più nella pratica essa si allontana. Ne fa testo l’elezione dei presidenti delle camere. Candidati decisi a tavolino da una cerchia ristretta, avvertimenti e ricatti nell’assurdo teatrino delle votazioni, ma nemmeno evocato, né a sinistra né a destra, il nome di una signora. Non parliamo poi del Quirinale. I giochi sono appena cominciati, ma si capisce che saranno maschi. Nei blog e sui siti delle donne (www.womenews.net, www.usciamodalsilenzio.it) si continuano a nominare possibili candidate, ma sono prese di posizione che non ottengono particolare attenzione. Neppure da parte delle donne già impegnate in politica. Nel prossimo governo Prodi si annuncia una buona presenza di ministre (sette, otto, nove?), anche loro decise rigorosamente dalle segreterie dei partiti in sanguinosa concorrenza tra loro. Con scarso o nullo ruolo delle fragili lobbies femminili. E’ più forte “la fedeltà al partito politico di riferimento? Forse le donne si sentono più sicure se agiscono in relazione con dirigenti maschi, capigruppo, capicorrente, capi spirituali e politici?” si chiedono Letizia Paolozzi e Franca Chiaromonte nella relazione presentata all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 aprile (www.donnealtri.it.). D’altronde la legge elettorale a liste bloccate aveva tagliato fuori chiunque avesse tentato di rompere gli equilibri già dati. Chiaromonte e Paolozzi non a caso, nella loro relazione, insistono sulla necessità di tornare al maggioritario e alle primarie. Ma leggi elettorali, egoismi maschili, gruppi dirigenti inamovibili non bastano a spiegare lo scarso protagonismo femminile. Le donne del ceto politico fanno fatica a darsi forza l’una con l’altra. E’un dato evidente. E non solo in Italia, visto che ben 143 socialiste francesi hanno pensato bene di sconfessare ‘in quanto donne’ la loro compagna Ségolène Royal che vuole sfidare Sarkozy per la presidenza della repubblica. Un esempio di “autolesionismo femminile”? (Maria Laura Rodotà, Corriere della sera, 27 aprile).O più semplicemente un tipico caso di invidia e gelosia? “Insinuarlo è antifemminista”, dice Rodotà, “ma ammetterlo è onesto”. Se questa è la reazione di fronte al possibile successo di una compagna, non c’è da stupirsi dell’acidità femminile verso le avversarie. Per esempio, a fronte di Ritanna Armeni che riconosce lo sforzo di Stefania Prestigiacomo sulle ‘quote rosa’, c’è Graziella Mascia (anche lei Prc) che, come numerose parlamentari di centro sinistra, non è disposta a concederle nemmeno l’onore delle armi (vedi Liberazione del 14 aprile). Per non parlare di Maria Novella Oppo che, celebrando sull’Unità del 30 aprile il rigore di Rita Levi Montalcini nell’elezione del presidente del senato, conclude così la sua nota: “da ieri il paese ha un motivo in più per esserle grato e per capire la distanza che c’è tra una donna e una Santanchè”. Non c’è neppure la comunità di genere con la nemica.

Franca Fossati