rosa / nero
>>>
uomini e donne nella cronaca di tutti i giorni
24 maggio 2003
Alceo e le strane leggi del tribunale per minori
Non è detto che una mamma ingegnere ed un papà farmacista
> continua

18 gennaio 2003
Se la psicoanalisi entra in famiglia
Trovo affascinante questo viaggio nel tempo attraverso il quale la storica Elisabeth Roudinesco.
> continua

19 dicembre 2002
Le donne di Termini Imerese dicono alla sinistra: hai dimenticato gli operai
Carissime e caro Alberto
Leggo il pezzo di Chiaromonte sulle donne di Termini Imerese

>
continua

8 dicembre 2002
Stato etico, giù le mani dal porno
Nella vicenda della pornotax, presentata e poi ritirata all’inizio della discussione sulla Finanziaria
> continua

28 novembre 2002
Figli e schiaffi
Martedì 26 novembre Blob alle 20 circa su Raitre manda in onda uno spezzone di programma
> continua

1 novembre 2002
Maestre nel sottosuolo
La natura può essere terribile. E terribilmente crudele. Di fronte alle immagini del lutto di San Giuliano
> continua

> 5 agosto 2003


Veline e velone, una storia italiana

Non so chi sarà la Velona vincente, scrivo prima della conclusione. Ma non ha importanza. Tranne, ovviamente per la vincitrice, che non riceverà solo una corona simbolica, ma anche la bella cifra di 250.000 Euro.
Non ha importanza perché per più di un mese le abbiamo viste impazzare sugli schermi di Canale 5, ora le conosciamo bene, ogni sera sempre più moleste nei confronti di Teo Mammucari. E mentre cercavo di formarmi un’opinione, mentre ascoltavo e leggevo i commenti di signore infastidite dall’esibizione di loro coetanee, ( per tutte Natalia Aspesi su Repubblica del 12 giugno 2003) - mi è capitato di ascoltare il commento di un paio di ventenni (maschi): Però si divertono, dicevano, sbirciando con occhio distratto la tv.
Vuol dire, spiegavano condiscendenti alla mia richiesta di chiarire il loro pensiero, che non c’è l’ansia di riuscire, di arrivare che avevano le ragazze dell’anno scorso (ci si riferisce a Veline , il programma dell’estate scorsa che selezionò le veline attualmente in carica a Striscia la notizia) e che le rendeva così penose che non si potevano guardare o solo con vera cattiveria.
Queste – dicono sempre i miei illuminati ventenni- si divertono sul serio, si vede che non gliene frega niente di come le giudichi, non cercano di offrirti la parte migliore. Stanno lì perché le diverte starci. Non sono patetiche, patetiche erano le altre, le ragazze. Soprattutto quando capivi che in realtà non sarebbero così, ma che pensavano che era quello che dovevano fare in quella situazione.
Le velone, insomma, risultano gratuite, non in vendita, quindi spontanee, simpatiche. Nonostante il cospicuo premio in palio. Comunque non repellenti, almeno per ventenni che nella vulgata corrente dovrebbero relazionarsi al mondo femminile solo in quanto carne fresca.
E che sembrano invece aver guardato da molto distante, da un punto di vista del tutto astratto le appetitose ragazze che si proponevano di fare le veline. Posizione in realtà non insolita, per ragazzi di quell’età: come risulterebbe da intere puntate del Costanzo show dell’ultima fase, quello in versione reality, dedicate a sviscerare il mistero del desiderio più o meno assente dei maschi giovani. Con tutti i dubbi del caso, a proposito di reality e di show come specchio della realtà.
E’ che le veline erano lì perché cercavano un lavoro. Questo vuol dire che erano ragazze che volevano mettere se stesse al lavoro, come direbbero gli autori di "Elementi per una teoria della Jeune-Fille", un libretto che vale la pena di leggere?
Mettere al lavoro il proprio corpo, nelle forme in uso nella tv italiana italiana dai tempi della liberalizzazione. Sì insomma, da quando Berlusconi ruppe il sistema monoteistico della Rai, e fece scoprire agli italiani la libertà del consumo senza costrizioni.
Non che mancassero gli antecedenti, come ricorda il libro di Candida Morvillo, La repubblica delle veline. Ma le vallette – mute - non erano un corpo al lavoro, erano decorazione. Da questo punto di vista tutto risulta più comprensibile. Anche il corso di formazione per "figuranti dello spettacolo" finanziato per 1milione 280.000 Euro dalla regione Campania che ha provocato un putiferio politico.
Se si tratta di lavoro, occorre saperlo fare, ha argomentato irritata l’assessore al lavoro Adriana Buffardi: "Anche per le vallette la stabilità aiuta a dare dignità al proprio lavoro, a non essere soggette a ricatti di ogni genere, difendendosi meglio anche dallo sfruttamento dell'immagine femminile così diffuso in televisione".
Mentre il governatore Bassolino intervistato dal Corriere della sera ha ammesso: ''Diciamo la verità, non è che questo fosse il migliore dei progetti possibili. Però adesso c’è, esiste. E sarebbe il caso di esaminare finalmente l’intera vicenda senza moralismi, veri o falsi che siano''.
Lo stesso Teo Mammucari, intervistato dal "Mattino" di Napoli, sentenzia "Che, si insegna a fare le veline? Ma che facciano una scuola di teatro".
Ma chi sono le veline? Perché sono così svillaneggiate? Ragazze che lavorano? Ragazze che inseguono un sogno di emancipazione a investimento limitato? Cioè niente studio, niente impegno forsennato, ma semplicemente esistere? Ragazze invidiatissime, prima di tutto dagli uomini? Ragazze desideratissime, un oggetto del desiderio così poco oscuro che tutti le additano al pubblico disprezzo (vedi il furore di Gabriele Muccino in "Ricordati di me") .
"Buona soltanto a consumare la Jeune-Fille è nello stesso tempo il più lussuoso dei beni di consumo attualmente in circolazione" scrivono quelli di Tiqqun, il collettivo francese che ha scritto il libretto che citavo.
Non è che coincidano, veline e Jeune-Fille. Quest’ultima è una categoria più ampia, non ha un sesso ed è sempre più giovane, come registra la copertina di Sette di questa settimana, dedicata alle tredicenni.
Difficile avere una visione coerente di una vicenda composta da elementi così disparati. Le veline, figura femminile della tv italiana che per definizione non sa fare nulla di particolare: le veline ballicchiano, canticchiano, sono simpatiche, punto.
Così le ha volute il loro inventore, Antonio Ricci: una cinica messa in scena di un consolidata tradizione di donne in tv. Ci sono poi le aspiranti veline, che partecipano a concorsi di tutti i tipi senza risparmiarsi, alla ricerca della buona occasione, e le ragazzine che delle veline fanno il loro modello estetico e di comportamento. E poi il pubblico che le guarda e che si guarda guardarle, in un cerchio di rimandi che non risponde a nessuna delle domande. Che al centro ci sia il vuoto, è un’idea più che fondata. Il vuoto delle veline? Il vuoto di tutti, direi
Di sicuro c’è un’esasperazione di quell’aspetto del femminile che "esagera nel genere placcato oro", come scriveva Luce Irigaray in Speculum. Una speciale forma di passività di chi esiste per farsi guardare/consumare. Non stupisce che scateni tanta aggressività, tanta misoginia.
E le ragazzine trionfanti di se stesse e del loro corpo?. Le piccole dee che portano in giro il loro delizioso pancino, sono forse abbagliate dal potere che rappresentano. Il potere del sesso, del sesso femminile. Che se lo godano, verrebbe da dire. Sempre che non si illudano di esserlo sul serio, la dea. Non senza le velone.

Bia Sarasini






> da consultare
-
Natalia Aspesi su "Repubblica"
Non sfruttate le velone
-Corriere della sera
Il caso del "corso per veline a Napoli
-il manifesto
Ancora sul caso Napoli
-La Repubblica
Intervista a Antonio Ricci
-Il Mattino
Intervista a Teo Mammuccari

> da leggere
-
Candida Morvillo
La repubblica delle veline
Rizzoli
270 pagine
12 euro

-Tiqqun
Elementi per una teoria
della Jeune_Fille
Bollati Boringhieri
168 pagine
9,50 euro