rosa / nero
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uomini e donne nella cronaca di tutti i giorni
7 giugno 2005
Le buone madri e quelle cattive
Questo articolo è stato pubblicato sul "Foglio" nella rubrica "Biapolitica"
“Avevo paura di non farcela, di non riuscire a essere una buona madre.“. Non c’è mamma che non pensi (non abbia pensato) qualcosa del genere
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7 maggio 2005

Vite di provincia
La chiamano “coazione a rispondere”, ovvero la compulsività che spinge le donne a correre là dove si presentano indiscriminati bisogni.
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20 febbraio 2005

Chi eredita il pensiero della differenza
Non credo ci siano dubbi sul fatto che una delle principali questioni che riguarda oggi il pensiero femminista, sia quella della sua eredità

Il dibattito sul femminismo su Liberazione
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27 ottobre 2004

Un genitore che rimane solo
Un papà siciliano aveva chiesto al dirigente scolastico della scuola frequentata dai figli di conoscere l’andamento scolastico .

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14 settembre 2004

Un patto civile di solidarietà anche in Italia
Carla e Gina, Viola e Luigi, Marco e Matteo, Franco e Teresa sono volti, donne e uomini in carne e ossa che prestano le loro facce e le loro storie alla campagna di comunicazione promossa dai DS per sostenere, anche in Italia, il Patto Civile di Solidarietà, che è in discussione alla Camera.
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2 agosto 2004

Il romanzo di Veronica, anti-first lady
Alla Convention democratica di Boston è stata Hillary Clinton a dare, tra gli applausi e il tripudio delle delegate e dei delegati, la parola al marito, “the best president”: Bill.
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26 aprile 2004

La difficoltà maschile a essere normale
Non sappiamo quale sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma capiamo subito che è successo.
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16 marzo 2004
Quanto silenzio nella Babele dei femminismi
Pubblichiamo la relazione di Lea Melandri che ha aperto il seminario Femminismi di ieri e di oggi che si è tenuto il 6-7 marzo scorso alla Casa internazionale delle donne di Roma
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12 marzo 2004
Donne, informazione e “linguaggio corrente“
Luisa Muraro intervistata da Bia Sarasini sul numero di “Leggendaria“ dedicato allo “stato dell'arte dei femminismi“ torna sulla proposta di un ascolto della lingua del mondo che sta cambiando. Monica Luongo prende in esame il modo in cui l'informazione registra la differenza dei sessi e recensisce alcuni testi teorici del femminismo
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3 marzo 2004
L'Impero contro i matrimoni gay
Perché Bush parte in vantaggio
Per ragioni elettorali Bush propone il cambiamento della costituzione (cosa lunga e complicata in USA) per introdurre il principio del matrimonio unico valido: uomo e donna per un unione prolifica

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17 febbraio 2004
Questioni ereditarie
Trasmettere a chi è più giovane le scommesse e le battaglie del femminismo è compito che quasi sempre viene svolto all’interno degli ambiti universitari.

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6 febbraio 2004
Chi decide dell'inviolabilità del corpo femminile?
La proposta di una mutilazione genitale “dolce” si è chiusa con il no del Comitato di bioetica della Regione Toscana
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15 gennaio 2004
Bratz, la nuova regina di vinile
Ha l'ombelico costantemente scoperto, le scarpe con la zeppa e fattezze da adolescente. E come tutte
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11 dicembre 2003
Una foto senza volto
Lo scorso sei dicembre tutti i quotidiani italiani hanno dedicato ampio spazio al tradizionale Rapporto Censis,
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25 ottobre 2003
Aboliamo il Tribunale dei minori?
Sì, discutiamo la proposta Castelli

Il momento della abolizione dei Tribunali per i minorenni sembra vicino. La Commissione giustizia della Camera ha licenziato a fine luglio il testo, che in questi giorni è in discussione
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26 settembre 2003
Quanto mi deprime il governo Berlusconi
“Fumo, ho tre cani, amo la pastasciutta. Come la metto con il ministro Sirchia ?“ recitava una fulminante lettera a Paolo Mieli sul Corriere della Sera.
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24 agosto 2003
Un giudice di pace che mette la guerra
Alle volte i giornali riportano decisioni apparentemente coraggiose dei cosiddetti giudici di pace. Chi sono?.
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5 agosto
Veline e velone, una storia italiana
Non so chi sarà la Velona vincente, scrivo prima della conclusione. Ma non ha importanza.
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24 maggio 2003
Alceo e le strane leggi del tribunale per minori
Non è detto che una mamma ingegnere ed un papà farmacista
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18 gennaio 2003
Se la psicoanalisi entra in famiglia
Trovo affascinante questo viaggio nel tempo attraverso il quale la storica Elisabeth Roudinesco.
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19 dicembre 2002
Le donne di Termini Imerese dicono alla sinistra: hai dimenticato gli operai
Carissime e caro Alberto
Leggo il pezzo di Chiaromonte sulle donne di Termini Imerese

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8 dicembre 2002
Stato etico, giù le mani dal porno
Nella vicenda della pornotax, presentata e poi ritirata all’inizio della discussione sulla Finanziaria
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28 novembre 2002
Figli e schiaffi
Martedì 26 novembre Blob alle 20 circa su Raitre manda in onda uno spezzone di programma
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1 novembre 2002
Maestre nel sottosuolo
La natura può essere terribile. E terribilmente crudele. Di fronte alle immagini del lutto di San Giuliano
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> 10 giugno 2005


Come muore Desdemona?

Stage Beauty, bel film di Richard Eyre sul teatro della Restaurazione inglese, ruota intorno al quesito: “come muore Desdemona?”
Lo percorrono piccanti inquietudini su equivoci e agnizioni legate ai giochi teatrali (o meno) travesti, del resto secolarmente noti da Plauto in poi. Con la non piccola differenza che l’epoca tiene effettivamente a battesimo i primi passi femminili sulle tavole del palcoscenico: certo tutt’altro che sacre ma fin lì ben tabuizzate per il sesso femminile. Sempre in questo tempo, si schiudono le porte di un’altra casella nello scacchiere simbolico maschile. Alla metà del XVII secolo comincia infatti a poter vivere con i proventi dei suoi playdramas Aphra Behn, sulla cui tomba Virginia Woolf ci invitava ancora alla fine degli anni 20 del secolo scorso a deporre fiori, in omaggio a colei che ha “guadagnato a tutte le donne il diritto a “parlare la loro mente” (Woolf dice proprio così: speak their minds). Le inquietudini non sono dunque solo un vezzo della finzione barocca cara ai francesi o all’Arcadia italiana. Nell’Inghilterra, che ha già tagliato la testa al re e ha fatto la sua “glorious revolution”, si avanzano nuovi soggetti, non tutti castigati dalla cappa nera e dalle trine d’acciaio dei puritani. E’ dunque maturo il tempo perché i protagonisti (un lui maschio che recita in vesti femminili, lei la prima donna ad apparire in pubblico, ben descritti nel logo del film dal genere – intraducibile in italiano – dei loro possessivi : She was the first of her kind, he the last of his) si pongano il problema fisico e metafisico della modernità: “come muore Desdemona?” Come muore un soggetto tradizionalmente destinato ad arredare più che a costruire lo spazio della rappresentazione? Come muore cioè qualcuno sulla soglia di “dire la sua mente” con gesti e parole che non siano la semplice incarnazione del desiderio maschile ?
Ecco il busillis che né la celebrata stage beauty al maschile Ned Kynaston, né la croccante Maria, sartina promossa sul campo a Tersicore incarnata, riescono a risolvere con gli espedienti di una ancorché raffinata e secolare tradizione. Bisognerà che scocchi, nel gran finale, la scintilla dell’eros tra i due, perché il pubblico apprenda come muore Desdemona, tra le braccia di un Othello ultrarealista e contemporaneo. E’ curioso come sia più la furia omicida di lui che non la carnale resistenza di lei a renderne credibile la morte. Come se l’interrogativo (“come muore Desdemona?”) uscito dalla porta principale con l’”incarnazione” del femminile nel corpo dell’attrice, rientri dalla finestra con un rapido spostamento del riflettore: lo spot torna ad illuminare un maschile che – pur fuori dai gangheri - tiene saldamente in mano le fila della storia. E lei? Desdemona continua a restare, nelle sue sontuose carni da palcoscenico, singolarmente fuori fuoco. L’impressione è che, pur avendo ormai scoperto come “non muore ” (non muore cioè come una stage beauty al maschile) si continui a non sapere come muore veramente Desdemona. Credo abbia dunque ragione Rosetta Stella, alla quale ho confidato la mia inquietudine e che ha pensato bene di accrescerla con un ulteriore spostamento dell’interrogazione: “Non sapendosi mortale come la immagina Othello, e non vedendosi morire come la fa morire Shakespeare, Desdemona finisce forse – ha (maliziosamente ma anche molto seriamente) suggerito - per credersi immortale…”
Domando allora ( e mi domando): tutto questo avviene dentro o fuori lo spazio della rappresentazione? Oltre gli inganni del discorso, senza il bacio di Othello, chi mai sarà in grado di rendere mortale ( e dunque davvero viva) Desdemona,?

Gabriella Bonacchi





> da vedere

"Stage Beauty", di Richard Eyre