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uomini e donne nella cronaca di tutti i giorni
19 maggio 2006
Chi gestisce i campi profughi?
La scorsa settimana l’organizzazione non governativa Save the Children ha pubblicato un rapporto sui campi profughi in Liberia, dove sono denunciati abusi a carico di donne e bambini
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5 aprile 2006
"Donne e uomini nello spazio pubblico: conflitto, relazione, linguaggio", seminario tenuto a Roma l'11 marzo 2006 per iniziativa di DeA, Fondazione Basso, Generi e Generazioni.
Contributi di Gabriella Bonacchi, Bianca Pomeranzi, Alberto Leiss
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5 marzo 2006
Le femministe sono tornate. Ma quali?
E i maschi stanno a guardare?

Un articolo di Bia Sarasini e l'invito al confronto "Donne e uomini nello spazio pubblico: conflitto, relazione, linguaggio" tenuto a Roma l'11 marzo 2006 per iniziativa di DeA, Fondazione Basso, Generi e Generazioni.
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23 agosto 2005
La moglie del Governatore. E le altre
C’è poco da stupirsi che nell’estate italiana avanzi sul proscenio Cristina Rosati, la moglie del governatore nella bufera Antonio Fazio
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10 giugno 2005
Come muore Desdemona?
Stage Beauty, bel film di Richard Eyre sul teatro della Restaurazione inglese, ruota intorno al quesito: “come muore Desdemona?”
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7 giugno 2005
Le buone madri e quelle cattive
Questo articolo è stato pubblicato sul "Foglio" nella rubrica "Biapolitica"
“Avevo paura di non farcela, di non riuscire a essere una buona madre.“. Non c’è mamma che non pensi (non abbia pensato) qualcosa del genere
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7 maggio 2005

Vite di provincia
La chiamano “coazione a rispondere”, ovvero la compulsività che spinge le donne a correre là dove si presentano indiscriminati bisogni.
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20 febbraio 2005

Chi eredita il pensiero della differenza
Non credo ci siano dubbi sul fatto che una delle principali questioni che riguarda oggi il pensiero femminista, sia quella della sua eredità

Il dibattito sul femminismo su Liberazione
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27 ottobre 2004

Un genitore che rimane solo
Un papà siciliano aveva chiesto al dirigente scolastico della scuola frequentata dai figli di conoscere l’andamento scolastico .

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14 settembre 2004

Un patto civile di solidarietà anche in Italia
Carla e Gina, Viola e Luigi, Marco e Matteo, Franco e Teresa sono volti, donne e uomini in carne e ossa che prestano le loro facce e le loro storie alla campagna di comunicazione promossa dai DS per sostenere, anche in Italia, il Patto Civile di Solidarietà, che è in discussione alla Camera.
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2 agosto 2004

Il romanzo di Veronica, anti-first lady
Alla Convention democratica di Boston è stata Hillary Clinton a dare, tra gli applausi e il tripudio delle delegate e dei delegati, la parola al marito, “the best president”: Bill.
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26 aprile 2004

La difficoltà maschile a essere normale
Non sappiamo quale sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma capiamo subito che è successo.
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16 marzo 2004
Quanto silenzio nella Babele dei femminismi
Pubblichiamo la relazione di Lea Melandri che ha aperto il seminario Femminismi di ieri e di oggi che si è tenuto il 6-7 marzo scorso alla Casa internazionale delle donne di Roma
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12 marzo 2004
Donne, informazione e “linguaggio corrente“
Luisa Muraro intervistata da Bia Sarasini sul numero di “Leggendaria“ dedicato allo “stato dell'arte dei femminismi“ torna sulla proposta di un ascolto della lingua del mondo che sta cambiando. Monica Luongo prende in esame il modo in cui l'informazione registra la differenza dei sessi e recensisce alcuni testi teorici del femminismo
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3 marzo 2004
L'Impero contro i matrimoni gay
Perché Bush parte in vantaggio
Per ragioni elettorali Bush propone il cambiamento della costituzione (cosa lunga e complicata in USA) per introdurre il principio del matrimonio unico valido: uomo e donna per un unione prolifica

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17 febbraio 2004
Questioni ereditarie
Trasmettere a chi è più giovane le scommesse e le battaglie del femminismo è compito che quasi sempre viene svolto all’interno degli ambiti universitari.

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6 febbraio 2004
Chi decide dell'inviolabilità del corpo femminile?
La proposta di una mutilazione genitale “dolce” si è chiusa con il no del Comitato di bioetica della Regione Toscana
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15 gennaio 2004
Bratz, la nuova regina di vinile
Ha l'ombelico costantemente scoperto, le scarpe con la zeppa e fattezze da adolescente. E come tutte
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11 dicembre 2003
Una foto senza volto
Lo scorso sei dicembre tutti i quotidiani italiani hanno dedicato ampio spazio al tradizionale Rapporto Censis,
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25 ottobre 2003
Aboliamo il Tribunale dei minori?
Sì, discutiamo la proposta Castelli

Il momento della abolizione dei Tribunali per i minorenni sembra vicino. La Commissione giustizia della Camera ha licenziato a fine luglio il testo, che in questi giorni è in discussione
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26 settembre 2003
Quanto mi deprime il governo Berlusconi
“Fumo, ho tre cani, amo la pastasciutta. Come la metto con il ministro Sirchia ?“ recitava una fulminante lettera a Paolo Mieli sul Corriere della Sera.
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24 agosto 2003
Un giudice di pace che mette la guerra
Alle volte i giornali riportano decisioni apparentemente coraggiose dei cosiddetti giudici di pace. Chi sono?.
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5 agosto
Veline e velone, una storia italiana
Non so chi sarà la Velona vincente, scrivo prima della conclusione. Ma non ha importanza.
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24 maggio 2003
Alceo e le strane leggi del tribunale per minori
Non è detto che una mamma ingegnere ed un papà farmacista
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18 gennaio 2003
Se la psicoanalisi entra in famiglia
Trovo affascinante questo viaggio nel tempo attraverso il quale la storica Elisabeth Roudinesco.
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19 dicembre 2002
Le donne di Termini Imerese dicono alla sinistra: hai dimenticato gli operai
Carissime e caro Alberto
Leggo il pezzo di Chiaromonte sulle donne di Termini Imerese

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8 dicembre 2002
Stato etico, giù le mani dal porno
Nella vicenda della pornotax, presentata e poi ritirata all’inizio della discussione sulla Finanziaria
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28 novembre 2002
Figli e schiaffi
Martedì 26 novembre Blob alle 20 circa su Raitre manda in onda uno spezzone di programma
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1 novembre 2002
Maestre nel sottosuolo
La natura può essere terribile. E terribilmente crudele. Di fronte alle immagini del lutto di San Giuliano
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> 16 giugno 2006


Rirtorna la violenza maschile
Che fare (tra uomini e donne)?


Il corpo femminile violato. Ci sembrò un’immagine sconfitta dalla politica delle donne. Adesso che la sessualità maschile violenta torna a scandire la cronaca quotidiana, come l’affrontiamo?
La prima risposta, “negazionista“, attribuisce il gesto dello stupro, di gruppo o famigliare, ai “nuovi barbari“. Giornalisti, politici, intellettuali, filosofi, calciatori, attori fanno quadrato: Che c’entro io con questi sciagurati?
Verissimo. Altrettanto vero che il mio compagno, fidanzato, amante, marito e mio figlio non è uno stupratore. Ci mancherebbe. Però le aggressioni si ripetono. E la follia omicida nei confronti del mio sesso. Ma si tratta, appunto, di follia.
E forse l’Istat esagera. Più di mezzo milione di donne avrebbe subito violenza sessuale o un tentativo di violenza. Soprattutto al Nord e nel nord-est. La casa è il luogo privilegiato perché a violentare sono soprattutto uomini conosciuti.
Si alza un altro coro per spiegare la tendenza all’aumento della violenza contro il corpo femminile: Non è vero che la violenza aumenta. A crescere è invece il numero di denunce. Sciocchezze. Le denunce sono sempre poche. Più del 90 % di donne tace per “paura“ o per “vergogna“.
Seguono altre spiegazioni tutte convincenti: i flussi migratori, la crisi della politica, l’autonomia femminile. Il perché di questa recrudescenza sta nelle cose che accadono, certo.
Dalla presenza degli immigrati, giovani maschi soli, alla fine delle organizzazioni politiche, alla difficoltà delle reti associative che funzionavano come mediazione per il sesso (troppo?) forte. E poi l’immaginario mediatico: cinema, televisione, videocassette tra hard e porno.
Segue la difficoltà degli adolescenti di fronte a una figura paterna sempre più debole, irresponsabile. Pare che stia scomparendo l’autorità del modello di riferimento. Il ragazzo cresce in un ambiente dove gli elementi della virilità e del machismo sono dominanti.
Certo, in un tessuto sociale diventato più fragile, le relazioni umane sono meno robuste. Ma più numerose. Basta andare in una di queste prime sere d’estate a Campo dei Fiori. Le ragazze, pancino all’aria e stivali a punta sotto la fascia della mini, stanno appoggiate alla moto: Caro il mio maschio, tra te e me non c’è differenza. Le pratiche violente degli uomini sarebbero spesso determinate dalla paura di quel comportamento.
Il numero delle uccise è impressionante: lei voleva abbandonare “il padre dei suoi figli“. Decidere, lavorare, vivere da sola. Il bravo tipo che fino a quel momento non aveva mai alzato la voce, si sente ferito. D’altronde, ha un’identità fragile a fronte di un sesso, quello femminile, oggi tanto volitivo.
A Genova, viene violentata e uccisa l’insegnante di fitness mentre cercava di comprare coca. A Pescara, Alessio, ventidue anni, palestrato, lampada abbronzante, scooterone, pistola-giocattolo, regalo per i diciotto anni avuto dal padre, titolare di un noto ristorante, vorrebbe un sesso femminile sottomesso. Con altri tre seviziano una giovane donna: stupro di gruppo. L’avevano incontrata in un pub. Respinti, si sono vendicati.
Nei centri storici delle città, la morte sfiora una movida da quattro soldi. Al contrario, Jennifer Zacconi e il suo bambino sono stati sepolti vivi nel fango delle campagne veneziane.
Esistono strategie per proteggersi?
Non dobbiamo trovarci nel buio da sole.
Non dobbiamo lasciare la macchina in garage di notte.
Non dobbiamo andare a bere in un bar.
Non dobbiamo parlare di desiderio e magari fantasticare di portarsi a letto quel tipo lì, appena conosciuto. Meglio andare a letto da sole, con il coprifuoco.
Trent’anni fa avevamo detto: Riprendiamoci la notte. Abbiamo ritrovato Angelo Izzo, quello stesso del Circeo, con identiche modalità omicide.
Dopo la caduta del Muro, pensammo che l’ordine internazionale avrebbe retto. Nei Balcani, la macchina dello stupro etnico è entrata di nuovo in funzione. Anche nel paese delle Mille Colline, nelle guerre civili africane. Barbarie mescolata all’estetica eroica che celebra “l’invenzione della virilità moderna“ (George Mosse)?
Poi abbiamo scoperto il “femminicidio“ di Ciudad Juarez. Più di cinquecento donne morte: operaie di una città messicana al confine con gli Stati Uniti.
Esplode la vicenda di Marie Trintignant. C’era da aspettarselo nel mondo del rockettaro maledetto. Alcool, pasticche. Può succedere, sussurrano i fans di Noir Désir. Quando la passione è devastante vai a sapere quale sia il confine tra relazione intensa e annientamento distruttivo. Solo che la vittima dell’annientamento (fanno eccezione il carcere di Abu Graib e di Guantanamo) è sempre femminile.
Allora, la violenza non va considerata un has been. Di fronte a questa miseria sessuale e affettiva io, donna, non ho grandi scelte. Chiedo più vigilanti di quartiere; prendo le distanze da un sesso che non sa governarsi o lascio ai maschi l’onore della prova?
Di tutto questo si è discusso tra uomini e donne nel convegno di Asolo organizzato dall'associazione "Identità e differenza" di Spinea, e dalle sorelle Dorotee.
Grazie alle parole, tra molte e molti altri, di Adriana Sbrogiò, Lia Cigarini, Sara Gandini, Laura Colombo, Claudio Vedovati, Luisa Muraro, Carla Turola, Marco Deriu, Vita Cosentino, Elisabetta Marrano, Marco Cazzaniga, Beppe Pavan, Sandra De Perini, Marisa Gizzio, Stefano Ciccone, Lina Scalzo, Anna Di Salvo, Alberto Leiss, Suor Natalina, Suor Fabia Di Stasio, Gabriella Cimarosto, Gianni Ferronato, e ancora Franco, Tilde, Elisabetta, Ersilia, Andrea, Vanni...

Letizia Paolozzi




Lo stupro non è reato?
A proposito di Padre Fedele

Care amiche e amici di Dea vi mando due miei articoli apparsi sul "Il Quotidiano della Calabria". Il primo dal titolo "Ma lo stupro è ancora un reato?" è stato pubblicato il 12.04.2006, il secondo con il titolo "Il riesame non assolve nè emette condanne" il 30.05.2006. Il secondo l'ho scritto in risposta a un gruppo di giovani che avevano scritto una lettera per proclamare l'innocenza del frate.
I due articoli fanno il punto a tutt'oggi della vicenda del frate che quanto prima ,hanno fatto sapere i suoi superiori,contrari i suoi avvocati, sarà mandato in Sardegna in attesa del processo.
Franca Fortunato

In questi mesi, di fronte ad alcune sentenze di giudici, sembra che in Italia non esista più il reato di stupro contro la persona. Tentativo, questo, di riportare in auge una cultura giuridica misogina che non riconosce l’inviolabilità del corpo femminile , nel mentre , la coscienza di sé, col superamento della vergogna, porta tante donne a denunciare la violenza subita( negli ultimi tre anni ,in Italia, si contano oltre 118 mila stupri, secondo i dati Istat). Mi riferisco alla sentenza della Corte d’appello di Roma che ha riconosciuto le attenuanti a due stupratori ,per violenza su quattordicenne, perché vivevano in un ambiente degradato, e alla sentenza della Terza sezione della Cassazione, che lo scorso 14 febbraio, ha stabilito che la violenza sessuale sarebbe meno grave se la minore non è <vergine>. Mi riferisco al caso di padre Fedele,accusato da una suora di violenza sessuale ripetuta, dove il Tribunale della libertà, da una parte, e un noto psichiatra e criminologo, dall’altra, hanno cercato di discreditare la suora per fare passare l’idea che non è credibile perché “ una squilibrata” e “una poco di buono”. In attesa che venga fissato il processo – come si ricorderà- il Tribunale della libertà è stato chiamato a pronunciarsi sul collaboratore di padre Fedele, Antonello Gaudio, e nel decidere la revoca degli arresti domiciliari – come ha scritto Angela Azzaro su “Liberazione” (08.04.2006) – lo ha fatto con un atto grave sia nel merito che nel metodo. Nel metodo perché avrebbe dovuto vagliare le esigenze cautelari, entrando poco nel merito dell’ accusa, mentre è stato di manica larga andando ben oltre il suo compito. Nel merito perché non solo si è espresso su una materia che non gli compete, ma ha anche preso di mira la credibilità della suora, accettando la testimonianza di una sola persona, contro quella di molte altre, che l’accuserebbe di avere avuto rapporti con altri uomini, di bere e di fare una vita dissoluta e soprattutto di essere depressa. La depressione – come ha sostenuto lo stesso pubblico ministero , sul cui parere la giudice per le indagini preliminari, Giusy Ferrucci, ha rigettato, per ben due volte, l’istanza di scarcerazione per padre Fedele – non è un’invenzione, esiste veramente, ma solo in quanto conseguenza del trauma subito. L’avvocata della suora, Marina Pasqua, ha definito l’atto del Tribunale della libertà <una pagina nera della giurisprudenza in materia di reati sessuali>. Insomma, la decisione di quel Tribunale non ha niente da invidiare alla sentenza della Corte d’appello di Roma e a quella della Terza sezione della Cassazione.
Se veniamo alla ricostruzione mediatica di questi mesi, questa non è stata da meno. Si è proceduto da una parte nell’esaltare le qualità dell’accusato, come se questo – come scrive l’Azzaro - potesse o possa avere qualcosa a che fare con la sua innocenza. Non è la prima volta che chi stupra è il cosiddetto uomo normale, il padre, il marito, l’amico, il vicino di casa tanto gentile e tanto onesto. L’innocenza, se c’è, va provata su un altro piano. Spesso, infatti, chi stupra è un uomo affermato socialmente, impegnato politicamente, dedito alla famiglia. I religiosi non sono diversi.
Dall’altra, invece – come hanno denunciato, su queste pagine, le donne del Centro “Roberta Lanzino” – si è fatto di tutto per screditare la suora. Niente si è detto del suo impegno di religiosa, pure testimoniato da tante e tanti. La sua bontà, la sua attenzione agli altri non valgono quanto quelle di padre Fedele. Si è parlato di lei come una “pazza”, una “pervertita” che
“ amava truccarsi e frequentare anche i locali”. Vorrei solo ricordare, a questo punto, che, grazie alle donne, lo stupro non è più un reato contro la morale ma contro la persona ed è su questo piano che va dimostrata, se esiste, l’innocenza dell’accusato. Per quanto riguarda la suora, so che gode delle necessarie relazioni, quella con la sua avvocata e con le sue consorelle, che l’aiuteranno ad affrontare, non solo, il processo giudiziario ma, anche, quello, più doloroso e più lungo, della ricostruzione dentro di sé dell’inviolabilità violata. A lei va tutta la mia simpatia e solidarietà, da donna a donna.

Padre Fedele è innocente?

Quando si dice “Prendere lucciole per lanterne”. E’ il caso della lettera pubblicata su questo giornale ( 28.05.2006), dal titolo “Quel loquace silenzio di padre Fedele” a firma di “un gruppo di giovani multireligiosi”,
i quali esordiscono con un “Innocente!”, scambiando la decisione del Tribunale del riesame di revoca degli arresti domiciliari per padre Fedele per un’assoluzione. Che cos’è e qual è il compito di tale Tribunale?
Come si legge sul sito criminologia.it: < Il Tribunale della libertà è un organo di garanzia del cittadino, estraneo ai tribunali ordinari e alle procure. Deve decidere se i motivi adottati dal Pubblico Ministero ( quindi da una procura) per l’arresto di un cittadino, giustificano l’arresto in quanto tale, ma non vogliono dire né assoluzione né condanna per l’imputato. Il Riesame può ritenere illogiche o infondate le motivazioni che hanno portato all’arresto ma ciò è a garanzia del cittadino e della libertà, e tale decisione non è affatto una pronuncia sulla sua innocenza o colpevolezza>.
Dunque, il Tribunale del riesame non ha e non poteva riconosce innocente padre Fedele, come vorrebbero fare credere i suoi “tifosi”. Per quanto riguarda le contraddizioni della suora, messi a base della decisione di scarcerazione , < è chiaro – si legge sul sito- che queste sono rilevate ai fini della giustificazione della misura cautelare dell’arresto e detenzione dell’imputato, ma non se è innocente o colpevole, perché questo lo stabilirà il giudice giudicante, attraverso il suo libero convincimento, che in quanto libero può liberamente prescindere da ogni altrui parere>.
A questo punto, mi sembra sia stata piuttosto incauta, da parte di quei “giovani”, l’assoluzione di padre Fedele, con motivazioni, tra l’altro, che nulla hanno a che fare con il reato di cui è accusato non solo dalla suora, una religiosa come lui, ma anche da altre donne. Ho trovato piuttosto arrogante il tono con cui nella lettera si indica il frate quale “campione della chiesa del terzo millennio”, visto che ancora le gravi accuse di violenza sessuale ripetuta non sono cadute, sono tutte in piedi. Non credo, affatto, che < Cosenza , la Calabria, l’Italia, il mondo intero è orgoglioso di lui> e non è accettabile liquidare, con spavalderia “il resto”, cioè le donne che lo accusano come < fumo, polvere, miseria che appartiene al mondo delle tenebre>.
Vorrei solo ricordare a questi “giovani multireligiosi” che , come ci dice chi si occupa di donne violentate, come il Centro “Roberta Lanzino” di Cosenza, che non a caso si è costituito parte civile nel processo contro il frate, gli stupratori non sono maniaci o devianti, ma in primo luogo mariti, conviventi, fidanzati o parenti stretti. Spesso chi stupra è un uomo affermato socialmente, professionisti, dirigenti, impiegati, professori, che pensano di poter agire in tutta impunità per via della loro posizione sociale. I religiosi non sono diversi. Capisco che questa è una verità scomoda, difficile da accettare, ma, purtroppo, è così. Gli stupratori sono uomini normali e non mostri.
Il frate la sua innocenza, se c’ è , la dovrà dimostrare in tribunale.
Ma,gli uomini religiosi non dovrebbero avere a cuore solo la verità? E il dubbio non è la forza del credente,come ripete sempre un mio amico sacerdote? Allora, “giovani multireligiosi”, placate i vostri ardori assolutori, sospendete il giudizio nel rispetto che dovete almeno a quella donna che vi ha messi al mondo, aspettate. C’è un tempo per la giustizia terrena, per quel che vale, e uno per quella divina che,si sa, non è di questo mondo .

Franca Fortunato





Riceviamo dalle amiche e amici di "Identità e differenza" questa sintesi del convegno di Asolo di cui ha scritto qui anche Letizia Paolozzi, che volentieri pubblichiamo:

Donne e Uomini - pratiche politiche delle relazioni di differenza
Potere e sessualità

Il 10-11 giugno si è tenuto il Convegno annuale che l’Associazione “Identità e Differenza” di Spinea (Venezia) organizza nella accogliente casa delle Suore Maestre di S. Dorotea di Asolo (Treviso). Si è trattato della dodicesima edizione di un evento che raccoglie sempre più adesioni e partecipazione. Erano presenti uomini, donne laiche e religiose, in tutto 65 persone provenienti da tutta Italia. E’ stato il quinto convegno sul filo conduttore: Donne e Uomini – Pratiche politiche delle relazioni di Differenza.
Il Convegno di Asolo è divenuto anche uno degli appuntamenti delle “Città Vicine”, una rete ormai consolidata di relazioni tra gruppi, associazioni e singole persone che si riconoscono nella pratica politica della differenza. Sono intervenuti donne e uomini di: Uomini in Cammino di Pinerolo, Gruppo Uomini e Casa delle donne di Viareggio, di Verona, di Parma, Gruppo Maschile plurale di Roma, La Merlettaia di Foggia, Le Vicine di casa di Mestre, Gruppo donne di Catanzaro, Donne e uomini di Milano, Roma, Bologna, ecc.
Il tema di quest’anno “POTERE e SESSUALITÀ” ha permesso uno scambio molto ricco, che si è articolato su piani diversi, ma strettamente collegati: quello narrativo dell’esperienza personale, quello teorico, quello dell’analisi e dell’azione politica.
L’introduzione ai lavori è stata presentata da Adriana Sbrogiò, che ha anche parlato del metodo di scambio adottato da donne e uomini nel laboratorio di ricerca dell’Associazione: la formulazione di una serie di domande a cui ognuno/a ha cercato di rispondere, partendo dalla propria esperienza, con la fiducia di venire ascoltato/a con attenzione, rispetto e amicizia. Inoltre Adriana ha sottolineato alcune problematiche emerse dai contributi del laboratorio. Due sono quelle poi riprese maggiormente nel dibattito:
1) L’ingovernabilità del corpo maschile. Adriana dice “…ci sono tanti uomini che finiscono col dare sfogo alla repressione commettendo svariate forme di violenza che vanno da quella fisica (di solito verso una persona più debole) a quella psicologica (minacce e rapporti di forza, a partire dai rapporti familiari), fino addirittura ad uccidere e a far scoppiare le guerre. Ecco, da tempo ho una mia convinzione che, essendo forse non giusta e anche esagerata, ho provato ritegno ad esprimere: penso che la causa prima e fondamentale delle guerre sia proprio l’ingovernabilità del corpo maschile. Sia per chi le comanda sia per chi sceglie di parteciparvi.”
2) I lati “oscuri” nei rapporti privati tra donne e uomini. Dice Adriana, riferendosi soprattutto a comportamenti femminili compiacenti o complici: “sono certa che tali comportamenti ritardano i tempi dell’affermazione della libertà femminile nel mondo. Perchè anche la scelta che si compie nel privato ha influenza sulla parola pubblica; e con il comportamento si trasmette, comunque, se c’è o non c’è libertà femminile nei rapporti e nelle relazioni. Molte volte mi sono chiesta come si possa continuare a mantenere alti il senso guadagnato e la realtà della libertà femminile e contemporaneamente continuare a lavorare con quelle donne che in qualche modo rimangono “consapevolmente” assoggettate al potere maschile, ma che governano quotidianamente gli uomini sul piano emotivo-affettivo-sessuale. Il potere femminile occulto lo chiama una nostra amica.”
E’ stata quindi l’analisi politica, la lettura del “contingente”, che ha fatto da catalizzatore di tutti i discorsi. Moltissimi interventi hanno messo in primo piano quello che ci viene ormai quotidianamente trasmesso dalla cronaca: la sequenza ininterrotta di donne violentate, uccise, torturate e la rappresentazione mediatica che ne consegue. Questa evidenza interpella le donne, ma soprattutto gli uomini, soprattutto quelli, presenti ad Asolo, che da molti anni lavorano a de-strutturare gli stereotipi maschili del patriarcato e accolgono l’autonomia e la libertà femminile come un’occasione di libertà e di creatività anche per sè.
Che fare dunque? Molte donne intervenute hanno chiesto esplicitamente agli uomini di attivarsi, anche pubblicamente, per trasmettere agli altri uomini, soprattutto ai giovani, la loro raggiunta consapevolezza dell’autonomia e dell’autorità delle donne e il loro sentimento di inviolabilità del corpo femminile. Sono state avanzate diverse proposte, anche da parte maschile: andare nelle scuole, parlare con i ragazzi, ma anche con gli insegnanti maschi. Parlare pubblicamente di sé e del loro percorso, della loro raggiunta consapevolezza, scrivendo articoli e testi da raccogliere in un libro. Utilizzare le trasmissioni televisive disposte ad ospitarli.
La posta in gioco è altissima. Oltre all’orrore della violenza in sé, c’è una reazione sociale del tutto inadeguata che fa pensare ad una rimozione culturale dell’accadimento della libertà femminile, come se si volesse negare o ridurre il femminismo storico. Bisogna quindi ripartire da questo nostro presente e riformulare la questione con un linguaggio adeguato al nuovo modo di stare in relazione di differenza tra donne e uomini. Una nuova apertura di orizzonte richiede un lavoro simbolico sulle parole, bisogna “rifare il disegno man mano che le cose capitano”.
Un’altra raccomandazione rivolta agli uomini è quella di interrogarsi e far interrogare i loro simili sulla figura degli uomini violenti, come fecero le donne che si interrogarono su alcune figure femminili, ora “vinte” dalla consapevolezza: la figura dell’isterica, la figura dell’invidiosa, ecc.
E’ stato evidenziato che manchiamo ancora, donne e uomini, di un’adeguata presa di coscienza e di comprensione sul nesso tra potere e sessualità. Molti uomini hanno raggiunto indubbiamente un ascolto di sé molto profondo, ma rimane il problema che uomini e donne hanno a che fare con un mondo costruito su una autorappresentazione maschile, che è tuttora in una fase critica e contraddittoria: il potere è impotente in quanto incapace di risolvere i problemi ed è aggressivo e violento in quanto riduce l’altro ad oggetto di possesso e di dominio.
Anche da questo nasce la diffidenza e il rifiuto di molte donne del concetto di potere e della stessa parola. Preferiscono, per decidere e agire, l’energia del desiderio e dell’autorità riconosciuta.
Molti uomini sono intervenuti parlando dei loro percorsi di consapevolezza. Alcuni hanno fatto esperienza in gruppi di soli uomini, altri in gruppi misti. Ne è emerso un forte bisogno di uscire dagli stereotipi e dalle rappresentazioni patriarcali per andare verso un disegno ricco e complesso della virilità. Non sono mancate prese di distanza dalla formulazione, portata peraltro anche da alcuni uomini, di una sessualità maschile da “domare” con un’altra “virtù” maschile: il controllo razionale su di sé. Infatti la sessualità non si riduce all’impulso fisico, ma è anche desiderio di incontro con l’altra/o e trova nella relazione la possibilità di esprimere la complessità delle dimensioni sessuali. Anche alcune donne hanno messo l’accento su sogni e desideri, piuttosto che sulla necessità del controllo, guardando, da una parte ad una ormai consolidata e incontrovertibile autonomia femminile e dall’altra ad una fiducia nei nuovi soggetti maschili che di questa autonomia tengono conto.
I racconti di alcuni uomini hanno sottolineato l’importanza che le donne e il loro sapere hanno avuto nella loro personale maturazione e presa di coscienza. In ogni caso, hanno mostrato di cominciare ad affrontare anche degli aspetti di sé non piacevoli e non legati all’idea di potenza. Sono state affrontate emozioni come la paura, soprattutto la paura dell’abbandono e del rifiuto. E ancora: il sentimento di precarietà sessuale e l’incertezza corporea. “Bisogna avere il coraggio di affrontare il mistero di sé e dell’altro”.
Ancora una volta bisogna guardare alle relazioni private, tra donne e uomini e bisogna che gli uomini accettino fino in fondo l’autonomia femminile. In altre parole che accettino la differenza come un bene anche per sé e che non ne abbiano paura (...fino al punto di uccidere una donna per uccidere la differenza…)
Quasi da tutte e tutti è venuto il desiderio di continuare nello scambio tra donne e uomini, per ridisegnare la relazione di differenza. Perché possa avvenire realmente questo scambio occorre saper agire fino in fondo il conflitto inevitabile che si riscontra nella relazione. E’ emerso anche un prezioso conflitto generazionale che nei discorsi ha trovato vie di comunicazione, ma che ancora fatica ad agire una modalità politica che porti ad un comune simbolico.
Questo vuol dire mettere in gioco continuamente e consapevolmente autorità e disparità, per non cadere nel rischio di rincorrere il mito di una rassicurante, ma non reale reciprocità.

CT.AS.MC. - “Identità e Differenza” – Spinea 13.06.06








> da leggere


A proposito di Padre Fedele: il reato di stupro e la presunzione di innocenza
di Franca Fortunato

Potere e sessualità
Una sintesi del convegno di Asolo del 10 e 11 giugno 2006