storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
25 ottobre 2002
Avventure al supermercato
Il Supermercato è un analogo moderno delle paurose spedizioni di caccia preistoriche. E’ un posto dove si perdono almeno quaranta minuti cercando il caffè solubile istantaneo.
Sono in fila alla cassa rapida piena di fiducia perché ho, senza premeditazione, esattamente dodici articoli, il limite legale per la coda veloce
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6 ottobre 2002
La gaffe e la privacy
Poche righe in difesa della signora Veronica Lario Berlusconi. Sulla maggioranza dei quotidiani italiani di sabato 5 ottobre è stata data ampia enfasi alla notizia dell'ennesima gaffe del premier .Questa volta la vittima è stato il premier danese
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6 agosto 2002
Autorità di padre in figlia

Stefania Craxi, intervistata da “Sette”, difende appassionatamente e polemicamente la figura del padre. Amato e Martelli sono “traditori”, “Non si può – dice Stefania – fare politica senza sentimenti”. E se Margherita Boniver sceglie il sentimento della fedeltà?
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5 agosto 2002
Femminismo Spirito Santo dei no-global
Alla domanda di Piero Sansonetti sul perché "questo movimento (il movimento no-global, ndr.) ha al suo vertice poche donne" risponde Vittorio Agnoletto: "Sì, il problema c’è. E’ vero. Però questo è un movimento che ha preso moltissimo dal femminismo"
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> 22 novembre 2002

Racconti dopo Firenze
Movimenti e partiti, donne e uomini


Quarantamila iscritti ai 135 seminari (30 euro a iscrizione); settecentomila o chissà quanti nel serpentone della giornata del 9 novembre. Donne e uomini, ragazze e ragazzi nelle giornate del Fse. “Quarantamila boy-scout seduti a prendere appunti“ si meraviglia Vita Cosentino (Libreria delle Donne di Milano. Lei crede nella possibilità di una “autoriforma gentile“ della scuola).
Aggiungerà, subito dopo la stupefazione, che “veramente, del Sessantotto non è rimasto proprio nulla. E’ scomparsa l’aggressività maschile di allora“. Perdere aggressività guadagnando in tolleranza : è successo questo a Firenze ?
Certo, differenze tra i due movimenti ce ne sono. Francesco Rutelli aveva risposto che “il Sessantotto è lontano. Quel movimento aveva una formidabile dimensione collettiva, questo è un movimento di tantissimi individui“.
Gli da ragione (senza volerlo) Pulika Calzini (appassionato del disegno, era a Firenze con Hub, laboratorio sulle forme e comunicazione della politica). Per lui la forza del movimento sta appunto nell’essere “composto di individui, uomini e donne“. Già, ma queste donne sono davvero visibili oppure si sono ritagliate degli spazi a parte ? D’altronde, un conto è la visibilità femminile, un altro la presenza politica « femminista ». Mettiamo le mani avanti. In quelle giornate, seguire tutto sarebbe stato fisicamente impossibile. Maria Nadotti (Libera Università delle Donne di Milano, attenta ai linguaggi della cultura) ha partecipato ai momenti dedicati alla questione mediorientale e lì “ il pubblico era misto. Con una grande parte del pubblico davvero attiva. Ma sia nelle riunioni plenarie - 3500 persone - sia nei gruppi più ristretti, le donne mi davano la sensazione di proseguire in un lavoro iniziato molto prima di Firenze“.
Però, la questione della differenza tra i sessi no, non era messa a tema. “Non ci siamo neppure lontanamente. Né con i comportamenti maschili né con quelli femminili“.
In qualche modo, le fa eco Rossana Rossanda, quando scrive che « è rimasto a distanza, malgrado la presa di parola di molte donne, il femminismo ».
Di altro avviso, Giovanna Grignaffini (parlamentare Diesse, uno sguardo particolare sul cinema) : “La presenza di uomini e donne non era tematizzata o esibita perché ormai appartiene al senso comune. Siamo oltre. Nel parlare, nel discutere, non ho notato alcuna ghettizzazione. Nel corteo del 9, andando avanti e indietro, ho incontrato donne mescolate agli uomini oppure spezzoni con un forte segno di autonomia femminile. Certo, si ascoltavano molte parole diverse, comprese quelle un poco antiche dell’emancipazionismo delle greche e portoghesi“.
A Firenze e nel movimento uno degli inciampi sembra proprio l’uso delle parole. Uso che va sorvegliato perché il linguaggio è traditore. Non riesce a sorvegliarlo Piero Sansonetti quando va a pescare addirittura nelle armi di sterminio per dare corpo alla sua metafora : “Il Forum sociale di Firenze è una specie di carica nucleare che è stata introdotta dentro la casa della sinistra italiana. Può esplodere, può mandare tutto in pezzi. Oppure può diventare la fonte d’energia che alimenta la rigenerazione, la riscossa. Più o meno, nei vari partiti della sinistra, e nelle varie correnti, sono tutti convinti di questo. Però nessuno sa bene come si maneggia questa carica all’idrogeno“.
Sul serio il problema è nel rapporto tra sinistra e movimento? Maria Nadotti considera “secondaria l’operazione, che stanno facendo in tanti, di una rincorsa a prendersi dei meriti per il dialogo o l’apertura di credito al movimento. Quella è una casa dove abitano loro, i rappresentanti del centrosinistra o della sinistra, non io. Non è la mia casa“.
Nella casa del movimento, tuttavia, può succedere di ricadere nelle forme burocratiche del “coordinamento“, “direttivo“, “consiglio nazionale“. Nessuno scandalo. Organizzare il modo di ritrovarsi insieme, in tanti (“Eravamo la maggioranza del Paese » ha chiosato Vittorio Agnoletto) porta dritto a queste formule : rigide. E contemporaneamente sperimentate. Come i servizi d’ordine o i ribattezzati “servizi di autotutela“ che, per Calzini, hanno avuto un senso solo mediatico. Pure in assenza dei Black bloc. Lui, al contrario, avrebbe agognato “un po’ più di ironia, di creatività disobbediente“. Anche se questa “creatività disobbediente“, a fronte di settecentomila persone, non si sa mai dove va a parare.
E allora, meglio ascoltare i cori di ringraziamenti a Pisanu, Fassino, alle forze dell’ordine, ai portuali, ai bravi ragazzi che hanno collaborato alla riuscita della manifestazione.
Di una manifestazione nella quale la città di Firenze si è dimostrata straordinaria, ribatte Nadotti. “La giornata del 9 ha fatto saltare gli schemi non solo perché non si sono avuti incidenti ma per lo spirito ludico altissimo e per i gesti nuovi della gente, per il modo in cui ha accolto i manifestanti. Applausi di donne alle finestre. E gesti teneri“ come la rosa, infilata nei bandoni messi ai negozi per “difenderli“ con un foglietto scritto al computer : Questo è tutto il male che vi volevamo fare“.
Vita Cosentino sposta lo sguardo dalla sinistra per citare la rete delle Città vicine oppure delle Vicine di Casa di Mestre dove si producono, secondo lei, gesti di micropolitica. Non tutti ne riconoscono il valore. Soprattuttto chi è abituato a pensare il mondo come un maledetto universale per cui, dire uomo significa anche dire donna e lavoratore lavoratrice e immigrato immigrata. E via di questo passo.
Fare una nuova politica di uomini e di donne ? Ci crede Pulika Calzini e per questo ha paura che “tutto si risolva nella quantità, nel numero, mentre le relazioni si costruiscono nel micro e lì, nel piccolo, possono connettersi, trasformarsi in rete“.
E se Romano Prodi aveva letto nel movimento di Firenze la fine del pensiero unico o “più precisamente quel periodo tra l’87 e il 2001 segnato dalle certezze“, Calzini non è convinto da una simile periodizzazione. “Generazionalmente, le nostre date sono altre: l’11-9 –2001 e il 9-11- 1989. Ovvero il crollo delle Due Torri e, andando indietro, il crollo del Muro“. Chi ha queste date in testa, deve ancora ricostruire un tessuto e dare senso alla politica, senza “starci dentro a tutti i costi“.
Perciò, meglio usare la metafora dell’acqua, e scommettere sulla capacità di “infiltrazione fluida del movimento che tutela dai rischi di venire cooptati dai megapersonaggi, dai salvatori della patria. Fossero pure Sergio Cofferati“.
Dunque, no ai salvatori della patria. E neppure sulla guerra, dice Giovanna Grignaffini, bisogna limitarsi a dire no. L’incontro con Pietro Ingrao suggeriva proprio questo “fare politico diretto, primario, non in termini di rappresentanza“. Ma Pulika Calzini alle “complicate discussioni“, contrappone la sua ipotesi : incitare alla fuga, alla disobbedienza, assumendo “la posizione dei refusnik israeliani ». Insomma, stare fuori dalla guerra : sul piano generazionale e globale.

Letizia Paolozzi












> da leggere
Intervista a Francesco Rutelli di Paolo Franchi sul “Corriere della Sera“ dell'11 novembre 2002

Rossanda Rossanda sul “Manifesto“ del 19 novembre 2002

Piero Sansonetti sull''“Unità“ del 12 novembre 2002

Conversazione con Romano Prodi di Aldo Cazzullo su “La Stampa“ del 10 novembre 2002