storie / corsivi
>>>
racconti di persone, polemiche ad personam
26 gennaio 2003
Caro Amato, e se alla femminista
piacessero le “signorine discinte“?
Su alcuni argomenti, dispiace dirlo, ma anche Giuliano Amato, pur così intelligente, e ironico, e colto, e saggio e “sottile“, soffre di qualche goffaggine. Non si tratta del diritto, legittimo in politica, di cantarsele fuori dai denti, ma di un pregiudizio che fa velo al giudizio, pur critico
>
continua

24 novembre 2002
La sinistra unita omosessuale maschile
Umberto Ranieri, Fredric Michel, Joaqun Almunia, Wolfang Merkel, Peter Mandelson, Piero Fassino, Philip Gould, Franz Josef Lersch – Menze, Pierre Moscovici, Josè Luis Rodriguez Zapatero, Paolo Franchi, Achim Post, Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Paolo Garimberti, Antonio Polito, hanno discusso del “futuro della sinistra europea”, per iniziativa della Fondazione Italianieuropei.
>
continua

22 novembre 2002
Racconti dopo Firenze
Quarantamila iscritti ai 135 seminari (30 euro a iscrizione); settecentomila o chissà quanti nel serpentone della giornata del 9 novembre. Donne e uomini, ragazze e ragazzi nelle giornate del Fse. “Quarantamila boy-scout seduti a prendere appunti“ si meraviglia Vita Cosentino (Libreria delle Donne di Milano. Lei crede nella possibilità di una “autoriforma gentile“ della scuola)

>
continua

25 ottobre 2002
Avventure al supermercato
Il Supermercato è un analogo moderno delle paurose spedizioni di caccia preistoriche. E’ un posto dove si perdono almeno quaranta minuti cercando il caffè solubile istantaneo.
Sono in fila alla cassa rapida piena di fiducia perché ho, senza premeditazione, esattamente dodici articoli, il limite legale per la coda veloce
> continua

> 7 febbraio 2003

Annamaria Rodari, ortodossa libertaria

21 gennaio 2003 : funerale di Annamaria Rodari. Se vogliamo stare ai rimandi tra morte e nascita ci sarebbe il 21 gennaio del 1921 che tenne a battesimo il Pci. Annamaria avrebbe apprezzato quel rimando. E le sarebbe piaciuta la cerimonia. Aperta dal classico Keith Jarrett del Concerto di Colonia. Chiusa da “Bella ciao“ e “Bandiera rossa“. Il tutto nel cortile della federazione milanese dei Comunisti italiani.
Lì si tesse il lutto. Con un funerale a metà tra affare privato e racconto pubblico. Buona cosa in tempi secolarizzati in cui non si sa dove e come e quando piangere una morte. Il funerale laico mette i brividi per il vuoto che ti propone. Quello di Annamaria, invece, offre una tela strutturata, un’organizzazione del lutto : tra le bandiere dell’Anpi, le nostalgie di una qualche Internazionale, i ritmi folk presi in prestito da Nashville che si risucchiano “il comunismo e la libertà“.
Intanto, piove sui partigiani, sui politici delusi o che ancora si illudono, sui militanti, borghesi, giornalisti, femministe.
C’è il “politico“ e c’è il “personale“ a questo funerale. Del primo parlano la segretaria dei Comunisti italiani e Armando Cossutta : “Annamaria, donna libera e d’avanguardia“la definisce Cossutta. Del “personale“ Silvia Lipschitz, che con Annamaria aveva scambiato amicizia e convivenza.
Nel necrologio il figlio Masolino (anche lui dei Comunisti italiani e di Emergency, nato dal matrimonio di Annamaria con Michelangelo Notarianni) rivendica “non fiori ma opere di pace“. La figlia Susanna (nata dal matrimonio con Aldo Tortorella) protegge le sue rose bianche vicino alla bara.
Un funerale particolare, si capisce. Adatto all’ “Anna“. Nata a Varese nel 1925, affezionata all’“Armando“ e al Cip Cip (storico locale femminista milanese) ; alla Resistenza (fu staffetta partigiana) e alle relazioni con le donne della Libreria di Milano. In lei andavano insieme apertura mentale e comunismo ultradisciplinato ; antifascismo, whisky e disprezzo per “la terza via“. Così come hanno convissuto le sigarette e la bombola d’ossigeno. Nell’ultimo periodo non riesce a respirare, però non si sognerebbe di smettere di fumare.
Dal Pci (al quale si iscrive nel ’45) se ne va nei primi anni Sessanta. Si considera (e sicuramente lo era) perseguitata e vittima. Ma per ragioni esistenziali. Tira tardi, porta i pantaloni, si muove con troppa autonomia. Eppure, dal Partito uscirà in polemica con i primi cenni di antistalinismo che percorrono i comunisti. Annamaria di quei timidi sussulti liberali non vuole saperne.
A un certo punto, nella grande confusione del Sessantotto antiautoritario, va a infilarsi tra i marxisti-leninisti di Servire il popolo. Per dimostrare quanto sia seria la sua militanza si mette a firmare il giornale La Nuova Unità (che titola a tutta pagina Lunga vita al compagno Brandirali) come Annamaria Tortorella. D’altronde, sta conducendo la sua lotta politica con il revisionismo dei comunisti. E con l’ex marito chiamato a dirigere L’Unità di Milano.
Nell’89, si apre quello che D’Alema avrebbe chiamato “lo psicodramma“ per il cambio di nome del Pci. La lingua degli iscritti ancora una volta (sarà l’ultima) batte sulla parola comunismo. Annamaria riprende la tessera. Ma va a iscriversi alla sezione Teresa Noce. Di sole donne. Anche qui, regge poco : lei e la sezione. Vince il richiamo della foresta : non si può stare senza un partito, senza Il Partito.
All’addio tra Pds e Rifondazione, opta per il Prc, sponda milanese- cossuttiana. A quella sponda rimarrà aggrappata anche dopo, di fronte al bisticcio Cossutta-Bertinotti . Una compagna fedele, che ha bisogno di mantenere, comunque, la sua fede. “Era decisamente di sinistra, rivoluzionaria oserei dire, ma del tutto impermeabile alle ideologie, anche se alcuni impazzimenti non le mancarono“ (Valentino Parlato sul “manifesto“).
Anche al femminismo Annamaria è fedele. Dall’inizio. Certo, le discussioni teoriche non la coinvolgono. Però è tra le fondatrici del Circolo della Rosa. Ne fa una questione di socialità e di cura dei rapporti. Non vuole tagli, lacerazioni tra donne. Forse l’assenza di conflitti, di rancori, le sarà venuta dal buon carattere. Oppure, avrà attinto il coraggio di non essere meschina. dall’esperienza di staffetta partigiana ?
Ortodossa e libertaria, delle tante sue vite la preferita è stata, sicuramente, quella di giornalista. Cronista all’Unità di Genova. Poi a Milano sera, Paese Sera, Tempo Illustrato, Abc. Teleradio Milano 2, prima televisione libera di area comunista. Dagli anni Novanta, Liberazione. E di recente La Rinascita di Cossutta. Rimestando nei giornali della sinistra. Li considera (e per lei sono stati) luoghi di libertà. Come funzionaria di partito Annamaria non avrebbe retto un giorno.
Battezzerà i ragazzi delle “magliette a strisce“ quelli che scendevano in piazza contro il governo Tambroni. Il pezzo di Maria Rosa Calderoni (su Liberazione, 21 gennaio 2003) descrive la passione di Annamaria per il chiuso delle redazioni, per la titolazione, per le notizie. A scrivere tre cartelle impiega venti minuti. E sono tre cartelle dense di attenzione per la realtà.
Prima donna inviata al Giro d’Italia ; per Paese Sera segue il processo Eichmann. Arrivata alla pensione, la depressione potrebbe travolgerla se non fosse per Cossutta che la porta a Roma, a lavorare per Liberazione. Con il bastone e la tosse, ma felice.
Il suo modo di fare giornalismo lo mette a disposizione anche delle donne. Dirige “Fluttuaria : segni di autonomia nell’esperienza delle donne“ (uscito tra il 1987 e il 1994). Poi “Grattacielo“. Così descrive la vicenda Ida Faré (che l’ha ricordata alla Libreria delle donne di Milano) :
“Il giornale Grattacielo lo abbiamo fatto insieme tra il 1980 e il 1981. Ne sono usciti pochi numeri, sei, se non sbaglio, ma è stato, per me e per te, il giornale più bello delle nostre vite. Il sottotitolo era “occhi di donna sul mondo“, volevamo guardare il mondo politico che sempre ci ha appassionato, svelando qualcosa che solo gli occhi delle donne potevano cogliere, insomma un mondo visto e pensato e criticato e scritto a modo nostro…
Noi eravamo un gruppo di allora giovani signore, alcune come te, io, Tiziana Maiolo, Clelia Pallotta provenivano da giornali di sinistra, altre erano alle prime armi e proprio sotto la tua guida si sperimentavano con la scrittura (Rosella, Francesca, Annina…). Due brave fotografe, Mici e Paola, davano volti e immagini alle nostre parole.
La rivista era edita da una cooperativa di nome Antizarina, costituita da giornaliste milanesi appartenenti alle più varie testate (il nome Antizarina lo avevi voluto tu in omaggio al tuo passato comunista ancora leggermente filosovietico)…
La redazione era nella sede di Alfabeta, ci lavoravamo ore e ore, si mangiava insieme a mezzogiorno (l’amaro Averna dopo il caffé, mi ci hai abituato tu, ricordi, Anna ?), si tagliava, si cuciva, si rimediava, rattoppava, confezionava i pezzi di quel giornale, come un vestito. I pezzi giungevano di qua e di là, dalle giornaliste di Repubblica, dal carcere, dalle prime sperimentali interviste scritte dalle nostre amiche, dal romanzo a puntate di Bibi Tomasi..
Un’avventura che conducevamo insieme, ma lo sguardo sapiente e leggero era il tuo, eri tu la regina. Abbiamo ballato una sola estate, ma è stata uuna danza irripetibile, e tu che hai lavorato per così tanti anni e per così tanti giornali, l’hai sempre portata come si dice in palmo di mano, o a sgabello dei tuoi piedi…
Anche ora risuona in me quella tua bella voce, la grana calda della tua voce, intrisa del fumo delle sigarette, un po’ lontana, pronta a cadere in ogni tentazione, perché tu in giovinezza avevi fatto la staffetta partigiana, e un giorno mi avevi detto che da lì, da quella prima esperienza di libertà, avevi attinto forza per venire a capo di tutti i tuoi amori e di tutti i tuoi dolori. Ora so che per te partire per un’avventura qualsiasi, purché fosse di libertà e in odore di quel comunismo di cui non potevi fare a meno, era una cosa spontanea, che faceva luccicare i tuoi occhietti obliqui, un po’ così“.
Da quella prima esperienza di libertà Annamaria Rodari attinse. E cosa più probabile, le riuscì di reinventarsi la vita.

Letizia Paolozzi










> da leggere
"
il manifesto" del 21 gennaio 2003

"Liberazione" del 21 gennaio 2003

> vai al sito
La libreria delle donne di Milano