storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
24 novembre 2002
La sinistra unita omosessuale maschile
Umberto Ranieri, Fredric Michel, Joaqun Almunia, Wolfang Merkel, Peter Mandelson, Piero Fassino, Philip Gould, Franz Josef Lersch – Menze, Pierre Moscovici, Josè Luis Rodriguez Zapatero, Paolo Franchi, Achim Post, Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Paolo Garimberti, Antonio Polito, hanno discusso del “futuro della sinistra europea”, per iniziativa della Fondazione Italianieuropei.
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22 novembre 2002
Racconti dopo Firenze
Quarantamila iscritti ai 135 seminari (30 euro a iscrizione); settecentomila o chissà quanti nel serpentone della giornata del 9 novembre. Donne e uomini, ragazze e ragazzi nelle giornate del Fse. “Quarantamila boy-scout seduti a prendere appunti“ si meraviglia Vita Cosentino (Libreria delle Donne di Milano. Lei crede nella possibilità di una “autoriforma gentile“ della scuola)

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25 ottobre 2002
Avventure al supermercato
Il Supermercato è un analogo moderno delle paurose spedizioni di caccia preistoriche. E’ un posto dove si perdono almeno quaranta minuti cercando il caffè solubile istantaneo.
Sono in fila alla cassa rapida piena di fiducia perché ho, senza premeditazione, esattamente dodici articoli, il limite legale per la coda veloce
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> 26 gennaio 2003

Caro Amato, e se alla femminista
piacessero le “signorine discinte“?

Su alcuni argomenti, dispiace dirlo, ma anche Giuliano Amato, pur così intelligente, e ironico, e colto, e saggio e “sottile“, soffre di qualche goffaggine. Non si tratta del diritto, legittimo in politica, di cantarsele fuori dai denti, ma di un pregiudizio che fa velo al giudizio, pur critico. E anche polemico.
La dichiarazione del vicepresidente della Commissione europea, riferendosi alla Rai, era questa : “Non capisco perché dalle sette del mattino a notte fonda si alternino sugli schermi televisivi graziosissime signorine discinte. Rimpiango quelle femministe di un tempo che di fronte a cose di questo genere difendevano l’immagine della donna e ne combattevano la reificazione ". E via insistendo : “Mi piacerebbe che qualche femminista anche oggi gridasse allo scandalo“.
Metterò le mani avanti. Ritengo che ogni graziosissima signorina abbia, nel terzo Millennio, magari grazie alle femministe d’antan, conquistato l’autonomia anche di mostrarsi discinta, se questo è il suo desiderio. Se a questo denudarsi corrisponde la sua voglia di vincere.
Seconda chiosa: se Amato vuole dare battaglia sulle “graziosissime discinte“ perché non lo fa lui in prima persona ? Quando difese il “cittadino embrione“ non è che domandò al Socialismo europeo di scendere al suo fianco.
Terza chiosa : non sa, l’ex premier, che “le femministe“ è un termine plurale tanto generico quanto sballato ? Ognuna di quelle donne aveva nome e cognome, idee simili, diverse e anche opposte. Mica eravamo nell’armonioso Ulivo, dove, notoriamente, tutti la pensano allo stesso modo.
Infine : perché dovrebbe essere compito della femminista “gridare allo scandalo“ ? E se magari la femminista di oggi fosse uscita dal seminato e per senso estetico del bello si mettesse a battere le mani di fronte alle “graziosissime discinte“?
A meno che l’idea non sia di appaltare alle femministe il corpo femminile (da coprire). Ma, gentile dottor Amato, spero non sia sua intenzione chiederci di trasformarci da “femministe di un tempo“ in talebane dell’oggi.

Letizia Paolozzi




> 27 gennaio 2003

La tv di Catena

Nella fascia televisiva della terza serata di Raitre si sperimenta la tv verità. Non quella del prime time ricca di figuranti pagati che scimmiottano risse da interno familiare, ma la testimonianza in prima persona della signora Catena Militello.
Età indefinibile, inequivocabile accento siciliano, capello cotonato, occhiali spessi e camicetta anni Settanta che farebbe la felicità di Dolce & Gabbana, la signora Militello racconta alla telecamera di stare scontando la pena dell’ergastolo per aver fatto fuori il postino del suo quartiere: racconta la donna che l’uomo bussò alla sua porta e grossolanamente le fece offerte sessuali – “voleva il mio corpo”, dice Militello attaggiando al bocca a un gesto convenzionale non proprio elegante, “e la mia mente?” “Vedremo”, fu la risposta fatale che causò all’uomo la morte da 29 colpi di uncinetto -. La signora ammette poi di essere andata senza troppi turbamenti al ristorante siculo-cinese e lì di essere stata incastrata dall’appuntato di turno. Una testimonianza sic et sempliciter, come sulla stessa rete si è visto solo in Un giorno in pretura.
Catena Militello è in realtà una creatura di Emanuela Grimalda, che con Antonio Albanese e Nicola Rignanese conduce Non c’è problema, tentativo inusuale di fare intrattenimento, nel senso letterale di suscitare risa, amarezza, disagio, affetti. Dopo anni di assenza dalla tv Albanese vi irrompe, anche se di notte, con potenza e intelligenza disarmanti. Difficile così il compito dell’attrice di ricavarsi uno spazio compiuto accanto al gigante: ci riesce egregiamente, muovendosi tra i panni della conduttrice innamorata dell’economista allievo di Tremonti, della signora veneta che ha sposato il piccolo imprenditore leghista il cui figlio parla come lo spot di Calvin Klein, della valletta Dolly, zuccherosa con bambolosi boccoli e che ogni tanto timidamente chiede se è giunta l’ora di parlare un po’ di paillettes o di fare gli occhi dolci al cantante ospite.
Dunque, la questione non è giudicare le donne che scelgono liberamente di spogliarsi per fare strada in tv: interessa in questo caso di vedere se c’è uno spazio di creatività femminile che trovi uno strapuntino tra la signore dei salotti, le lettere dei postini, i passi delle veline: Emanuela Grimalda mostra simbolicamente i muscoli e chiama su di sé l’attenzione della telecamera.


Monica Luongo











> da leggere
Le affermazioni di Amato sono state riportate dal “Corriere della Sera“ del 23 gennaio 2003

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> altri sguardi

La tv di Catena
di Monica Luongo

>da vedere
Il programma “Non c'è problema“ va in onda su Raitre il lunedì, mercoledì, venerdì alle 23.35 e domenica alle ore 20.00