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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
LAmerica in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo unamabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti allazienda invece che discriminando le colleghe ? (così Giovanni Agnelli, allultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta). Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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Don De Lillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno daprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e unepoca, l epoca del tempo e del denaro come mi dice Don DeLillo, lautore di "Cosmpolis", il libro di cui Packer è leroe, il suo ultimo romanzo, il primo dopo l11 settembre.
Dopo libri di culto come "Underworld" e "Rumore bianco" questa volta lo scrittore di origine italiana ha scritto un libro asciutto, scarno, decisamente smilzo, che ha provocato qualche sconcerto nella critica americana. John Updike sul New Yorker lo definisce bellissimo, ma noioso, sull'International Herald Tribune Michiko Kakutani lo liquida senza pietà.
A me fa leffetto di un quadro di Bruegel, allinizio non vedi nulla, ti sembra pura superficie, poi non la smetti più di guardare i singoli particolari uno per uno e linsieme da superficie colorata ti appare per quello che è, un mondo. Non sembri un paragone fuori registro. Nel suo viaggio Packer incontra un bel numero di mostri postmoderni.
DeLillo lo incontro a Roma dove qualche sera fa ha letto un suo testo alla basilica Massenzio per il festival internazionale Letterature. E serio, attento. Lintervista comincia dallo scioglimento del mistero della data posta in apertura del libro. Ingannata dalluscita del libro nel 2003, quasi in contemporanea in Italia e negli Stati Uniti, perché, gli chiedo, lha datato allaprile 2000, voleva dare un effetto visionario, anticipare l11 settembre?:
"In effetti il libro era quasi finito l11 settembre" risponde. "Ma dopo il crollo delle torri mi sono interrotto, mi sono preso sei settimane di pausa per scrivere un saggio sugli attentati. Quando ho ripreso in mano Cosmopolis ho trovato che non cera niente da cambiare. Il libro è dedicato al mondo come era prima dell11settembre, agli avvenimenti del decennio precedente, alla frenesia finaziaria degli anni 9O".
A me sembra un racconto di distruzione e di dolore.
"In particolare racconto il desiderio di un uomo potente di provocare la propria distruzione".
Dove vede le radici di questa volontà di autodistruzione, che nelle sue descrizioni sembra coinvolgere tutta la città?
"Il mio personaggio è un giovane brillante, spietato e ricco. Quella mattina si sveglia con una strana suggestione di morte. Lui stesso si sente mortale. Non gli era mai successo. Si fa la traversata di New York, fa numerosi incontri, mentre è dal barbiere gli ritorna il ricordo del padre, morto giovanissimo. Per la prima volta dubita di se stesso, avverte che tutto ciò per cui ha lavorato è senza senso, cerca di accelerare il crollo, bruciando denaro nello yen. Leroe vive lintera sua vita in un viaggio lungo un giorno. Il futuro che fu entra nel presente, sottile come un foglio di carta. Ogni cosa è accelerata e in qualche strano modo deve morire".
A proposito delleroe di un giorno, di sicuro avrà pensato allUlisse di Joyce, allodissea di Leopold Bloom.
"Non ho potuto fare a meno di pensarci, ma non volevo scrivere un Ulisse contemporaneo. Tra laltro cè una coincidenza curiosa, una scena importante del mio romanzo è ambientata nella 47^ strada, proprio dove una volta cera il Molly Bloom Pub. Se ci fosse stato ancora, avrei scelto un altro posto".
Certo non potrebbero essere più differenti la carnale e accogliente Molly e le donne fredde e temibili che circondano il suo protagonista.
"A modo suo il miliardario rispetta le donne. Sono donne una guardia del corpo, la sua responsabile del settore finaziario, la sua teorica di fiducia, la personal trainer. E naturalmente cè la moglie".
Chiarisco. Non mi interessa se lui sia o meno rispettoso delle donne. Mi colpisce che le donne che incontra siano forti e distanti.
"Se appaiono così distanti è perché sono funzionali al tempo accelerato che mi sembrava il più adatto a quello che volevo raccontare. Sono uomini e donne che vanno e vengono, in flusso continuo. Sono brevi incontri che hanno il ritmo che questo romanzo richiedeva. Nella traversata di New York incontra la moglie tre volte. Al quarto e ultimo incontro quasi se ne innamora".
A un certo punto il giovane miliardario si spara a una mano. Perché conferisce al dolore fisico la dignità di unesperienza conoscitiva?
"E lunico modo per un uomo così clinicamente autoreferenziale per uscire da se stesso, vedere gli altri. A un certo punto della giornata vede un uomo che si dà fuoco per protesta. Per la prima volta sente unempatia per unaltra persona che si sacrifica per unidea".
Nei suoi libri lei ha sempre dato letture molto personali della storia americana recente. Packer passa quasi tutto il giorno sulla sua grande limousine, e davanti a lui succede di tutto: manifestazioni no global, performance, il funerale di un rapper, borse che crollano, topi che volano. E su tutto scorre una scritta: uno spettro si aggira per il mondo, lo spettro del capitalismo. Cè un senso? Nel descrivere questa New York-Cosmopolis voleva dire qualcosa a noi lettori?
"Naturalmente non cè nessun messaggio. E quello che avviene. Mi sembra che questa giornata di Packer sia lultimo giorno di unera particolare, tra la fine della guerra fredda e lattimo iniziale del terrorismo. Io non parlo né di politica né di violenza, ma del denaro che accelereva il tempo, di quella gran smania che aveva preso tutti negli anni 90, gli anni dellimpresa e delle celebrità, del capitale e delle tecnologie. Il tempo era più rapido. Poi un bel giorno, tra marzo e aprile del 2000, i mercati azionari sono crollati, il Nasdaq è caduto, e tutto è cambiato, tutto è finito in un giorno. Nel libro descrivo il mondo che cera prima".
Non le sembra che negli ultimi due anni tutto stia andando più in fretta? Le torri, due guerre, la nuova forma del mondo.
"E vero, gli avvenimenti sono precipitati, ma non la nostra percezione del tempo. Non è più cosi accelerata come gli anni novanta, quando era dominata dalla tecnologia e dal denaro, quando eri consapevole delle ore, dei minuti, dei secondi in giorni in cui poteva succedere tutto. Ora siamo in unepoca nuova, nelletà del terrore. E di nuovo visibile un conflitto tra passato e futuro, il passato del fondamentalismo, il futuro della tecnologia".
Bia Sarasini
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> da leggere
- Don DeLillo
Cosmpolis
Traduzione di Silvia Pareschi
Einaudi
184 pagine
16 Euro
> vai al sito Einaudi
- la recensione di John Updike
sul New Yorker
6 giugno 2003
> vai al sito
- la recensione di
Michiko Kakutani
Sull'International Heradl Tribune 29/3/2003
> vai al sito
- per informazioni sul
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