storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
9 giugno 2003
Don De Lillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 20 luglio 2003


Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton

I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton e, come forse la ferrea legge dei media vuole, la quasi totalità dell’attenzione è stata data al capitolo riguardante il sexygate. Hillary, la ex first lady più famosa d’America, è stata titolata sempre (almeno da quotidiani e riviste italiane) per il suo commento alla scoperta del tradimento del marito: “quando Bill – dice più o meno il testo del librone – mi disse che tutte quelle voci su lui e Monica Lewinsky erano vere, mi misi a piangere e urlai, gli avrei messo le mani al collo”…
A lettura ultimata di “Hillary Rodham Clinton, la mia vita, la mia storia” qualche considerazione in più va fatta, a rischio di essere fin troppo politicamente corrette e sforzandosi di lasciare da parte l’enfasi guardona dei giornali. Oltre a essere la moglie di Bill, il bisteccone democratico che suona il sassofono e che, a leggere il curriculum della signora, senza di lei sarebbe andato avanti quantomeno con più lentezza di come è accaduto, apprendiamo in primis che Hillary è nata da quelle robuste famiglie “self made” che ci racconta la tradizione americana, cresciuta tra campi coltivati e torte di mele. Proprio lì, in una atmosfera che oscilla tra “I ponti di Madison County” e “Far from heaven”, la nostra ha la fortuna di entrare all’università negli anni Sessanta, oltre a tutto in una delle “Sette sorelle”, ovvero gli atenei statunitensi riservati alle donne. In poco tempo la giovane studentessa passa dalla sponda repubblicana a quella democratica, sostiene il Vietnam e l’abolizione della divisa del college e, vogliamo dirlo?, studia così tanto e così bene che giovanissima, viene invitata a far parte della commissione che a Washington costringerà il presidente Richard Nixon alle dimissioni. Da lì – tirandosi dietro anche Bill, a cui lei riconosce l’abilità di trascinatore di folle – la sua carriera professionale sarà sempre in ascesa, nonostante alcuni clamorosi fallimenti, come la riforma sanitaria da lei sostenuta e mai giunta in porto durante il mandato Clinton. Fino al seggio al Senato e, come dicono in molti, forse alla presidenza tra i prossimi due mandati.
Hillary mescola continuamente pubblico e privato: rivela serenamente di essersi rivolta a uno psicologo della coppia e averci portato anche suo marito, di essersi affidata al gruppo settimanale di preghiera che pratica regolarmente insieme ad alcune ex compagne di scuola, del sostegno nei giorni difficili di Cherie Blair, del disordine di sua figlia Chelsea. Sull’altro fronte sostiene la battaglia contro l’Aids con l’amico Mandela, quella per un welfare migliore nel suo paese contro gli squali del Congresso, e quella per una migliore assistenza all’infanzia indigente, oltre che per un più equilibrato sistema di tassazione.
Hillary è una politica così convinta della sua professione e delle sue competenze, che chi ha voluto cogliere in alcune confessioni intime punti di debolezza, è andato decisamente in fuorigioco. Come ha sottolineato Franca Chiaromonte in queste pagine virtuali a proposito del sindaco Veltroni, Hillary ha costruito la sua vita e la sua carriera “insieme”, usando come punti di forza la politica e il sentimento: ci vuole un bel coraggio – tanto per citare un esempio – a dire che, nonostante l’orrore per aver scoperto che suo marito faceva sesso sotto il tavolo dello Studio ovale, “sentivo comunque che volevo cambiare uomo, ma non il mio Presidente e che, Costituzione alla mano, quella vicenda non ha mai costituito materia di impeachment”.
Volendo dare una lettura psicoanalitica a queste affermazioni, potremmo dire che la senatrice fa uso costante della scissione, separando coscienza e pulsioni per meglio sopravvivere. La disciplina di Freud ne parla però a proposito dei disturbi di personalità: in questo caso si tratta invece di una prova di coraggio, che viene fuori da una signora che si è messa spesso alla prova e non si è mai sottratta alle pratiche di relazione.
In quanto donna, si sarebbe detto un po’ di tempo fa…

Monica Luongo







> da leggere
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Hillary Rodham Clinton, "La mia vita, la mia storia" Sperling & Kupfer 658 pagine, 19, 00 euro.