storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
28 marzo 2004
Ma che ci fa un servizio d'ordine
(del segretario) al corteo per la pace?
Se un uomo o una donna va al corteo della pace, immagino io che ci vada in pace. La pace essendo una trama sostenuta dalle relazioni tra uomini e donne. E bambini. E animali (cani, generalmente).

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10 marzo 2004
Ecco le Italiane
Una storia fatta di storie (non senza qualche polemica)

Un secolo di Italiane con qualche assenza
Un buon lavoro. Soldi (pubblici) ben spesi. A cominciare dal titolo: Italiane.
Di storia delle donne se n'è scritta molto. Non solo all'estero: in Francia, negli Stati Uniti. Anche in Italia. Ma non mancano le polemiche: ne scrivono Chiaromonte, Paolozzi, Bonacchi.

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9 marzo 2004
Otto marzo 2004: le donne straperdono o stravincono?
A me sembra che nelle tante celebrazioni, canoniche e non, di questo Otto marzo – intanto: auguri a tutte da DeA – ci siano molte contraddizioni. O meglio, delle doppie verità. Che però non si combinano. E anzi, non si incontrano nemmeno. Il Presidente della Repubblica si preoccupa
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24 febbraio 2004
Lettera al mio amico dagli occhi gialli
Carissimo Puck,
la mia mamma adottiva mi ha detto che, qualche giorno fa, hai preferito andare nei Campi Elisi, dove l’amore è perenne e dove il dolore e la sofferenza non hanno diritto di entrare.
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17 febbraio 2004
Una lacrima per il corpo di Pantani
Al "mare d'inverno" è dedicata la più bella canzone di Enrico Ruggeri, resa immortale dalla voce naturalmente disperata di Loredana Bertè
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15 gennaio 2004
Laragazza
del quaderno

La sede dei Cobas era gelida. Come al solito. Confesso però che il clima di smantellamento ha sempre attratto i militanti. Senza distinzione di sesso. Penso che la metafora sia appropriata alla condizione di chi fa politica non istituzionale. Una condizione da rivoluzionari veri. Magari iniziata per sfuggire alle perfidie dell’Ochrànka
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5 dicembre 2003
Tra nostalgia e modernità
L'insostenibilità di chiamarsi Mussolini
Ha deciso per la “Libertà di azione”, Alessandra Mussolini. Questo il nome dell’associazione che ha deciso di fondare

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23 novembre 2003
Il nome di Laura e la sua libertà
Ringrazio innanzi tutto la famiglia Ingrao per avermi chiesto di essere qui oggi.
Io, che sono di un’altra generazione rispetto a Laura e a tanti di voi , ho scelto di provare a fare un raffronto
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20 novembre 2003
Gita alle Cinqueterre
Dal racconto del Padre, di una precisione impressionante, anche se vi risuonano tremiti di commozione, ho compreso che escludeva qualsiasi traccia di inquietudine
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17 novembre 2003
Caro Guerri, ma che c'entrano feti
e "marroncini" con il voto agli immigrati?
Su “Il Giornale” di sabato 8 novembre Giordano Bruno Guerri scrive un commento sulla proposta Fini del voto agli immigrati
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25 settembre 2003
Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"
13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi
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3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
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20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
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9 giugno 2003
Don DeLillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 28 aprile 2004


Manifestiamo per gli ostaggi
Sono figli di mamma

Cortocircuiti linguistici, della politica e delle fazioni, intorno alla vicenda degli ostaggi italiani nelle mani delle “brigate verdi” irachene. Quasi nessuno resiste (il direttore di Repubblica compreso) alla tentazione del parallelo con il rapimento di Aldo Moro. Ma che c’entrano il leader della Dc, il compromesso storico, e l’Italia degli anni ’70 nel vecchio mondo bipolare, con i “body-guard” travolti dall’inferno iracheno? Le ostentazioni linguistiche sulla “fermezza” di fronte al tentativo di “destabilizzare” il sistema politico italiano suonano sempre più vuote, tristemente ridicole, giacchè tutti ormai dicono o sottintendono che una qualche “trattativa” è dovuta.
Molto più credibile la lingua parlata dai familiari. “Sono tutti figli di mamma”, ha detto papà Stefio con il suo tricolore sempre in spalla. Altri parenti, con le bandiere della pace appese ai muretti di casa, hanno invitato a partecipare alla manifestazione del 29 a Roma. Del resto, l’appello di Antonella Agliana trasmesso da Al Jazeera, era diretto alle donne, mamme, figlie, sorelle, del mondo musulmano, anche perché – hanno scritto i giornali – il “messaggio di una donna” ha più potere di valicare le barriere dell’odio e della guerra.
Si dice: ma questo ruolo le donne lo detengono da duemila anni. E allora? Meglio un ruolo che fa leva su relazioni di vita che di morte.
Dunque non “ritiriamo le troupe” – lo vorrebbe con perverso acume giornalistico il direttore del Tempo - dal racconto della passione di quelle famiglie. Anzi mandiamole in forze alla manifestazione. Nel paese di Vespa, Berlusconi e Bonolis. Quanto al Primo maggio, Cgil Cisl e Uil, insieme alla questione di Melfi, e dell’Alitalia, potrebbero aggiungere la tutela dei diritti di una particolare categoria di lavoratori, detti “operatori del rischio”. Tanto per dimostrare che anche loro sanno dell’esistenza dei lavori atipici. Mentre i bombardieri volteggiano nel cielo di Falluja.

Bartleby




Perchè non vado alla manifestazione

Pubblichiamo un intervento di Loretta Peschi, che risponde all'appello di Barbara Bagli a partecipare alla manifestazione organizzata dalle famiglie degli ostaggi in Iraq

Vedo che in DeA avete affrontato la questione della manifestazione di oggi per gli ostaggi iracheni in Iraq.
Mi permetto di inviarvi una riflessione che sul tema
ho fatto ieri sera, a fronte dell'appello di un'amica a partecipare.
Loretta
 
  Cara Barbara,
in merito al tuo appello, vorrei condividere con te e con gli altri
destinatari una premessa e una riflessione.
La premessa: è dai tempi del Vietnam che partecipo a marce
della pace e manifestazioni contro le guerre. Per rimanere ai
tempi più recenti, dirò che dal 1995 ad oggi non ho mai mancato una manfestazione: Bosnia, Kosovo, Palestina, Afghanistan, Iraq 1, Iraq 2, ecc. ecc. Ho sottoscritto appelli, sventolato bandiere, partecipato anche a missioni di testimonianza di volontà di pace in loco (Iraq, dicembre 2002).
La riflessione: nell'ultimo ventennio le persone rapite in
contesti bellici nel sud del mondo sono state innumerevoli:
religiosi e religiose, operatori e operatrici umanitari; alcuni di
loro sono stati uccisi (tra gli ultimi, in Somalia e in Liberia: Starlin, Ileana Tonelli, due coniugi britannici, un medico francese), altri - per fortuna la maggioranza - sono stati riconsegnati alla libertà, con molta fatica, indicibile sofferenza e ansia per tutti.
Non sono mancati i casi in cui i rapitori pretendevano riconoscimenti politici, oltre che riscatti finanziari (caso recente: missionari rapiti in Uganda).
Ripeto: si trattava di missionari e di operatori umanitari. PER
NESSUNO, ASSOLUTAMENTE MAI NESSUNO, si sono
sollevate le ire le indignazioni i sensi patriottici che si stanno
sollevando per i tre cittadini italiani - che non mi sembra siano
operatori umanitari e ancor meno missionari - attualmente
ostaggi in Iraq. Il piccolo mondo della Cooperazione internazionale non ha mai preteso di suscitare la solidarietà della Nazione, meno che mai per far contenti i rapitori. Spesso si è avuta la collaborazione efficace delle ambasciate e, in taluni casi, persino dei servizi di informazione europei. Ma tutto con discrezione, senza schiamazzi, sia per senso di dignità, sia perché è noto che la riservatezza è indispensabile per ottenere il rilascio delle persone rapite.
Trovo che le modalità di coinvolgimento dello Stato e della
Nazione cui assistiamo in questo caso, siano del tutto
anomale e, per molti versi, incomprensibili prima ancora
che incondivisibili. I rapiti sono degli innocenti, certo, ma
degli innocenti perfettamente consapevoli dei rischi che
si corrono in Iraq (tanto che essi stessi sono delle guardie
del corpo!) e lautamente remunerati; non potrei quindi
attribuire tutta questa mobilitazione al fatto che siano
degli eroi o anche solo delle persone particolarmente
rappresentative di idealità e di solidarietà. Sono dei cittadini
italiani, certo. Tanto quanto gli altri.
Credo che sia compito degli organi dello Stato sostenere le
famiglie e i datori di lavoro di questi cittadini nel perseguirne
la liberazione insieme alla restituzione della salma.
Esattamente come si deve fare - e come ha fatto - per
qualsiasi cittadino.
Credo anche che gli organi dello Stato abbiano il dovere
di non cedere a ricatti. La presenza delle truppe italiane,
di tutte le truppe straniere in Iraq, è una follia cui occorre
mettere fine quanto prima per mille motivi, e lo abbiamo
detto e gridato infinite volte e, per quanto mi riguarda, continuerò a dirlo e a gridarlo; ma non lo si può fare per acconsentire a un gruppo di briganti, più o meno "politicizzato"; lo si deve fare in modo "politico", adoperandosi per l'individuazione e l'applicazione di soluzioni alternative che diano garanzie e prospettive.
Credo infine che i cittadini italiani farebbero meglio a non
giocare a nascondino con le parole: nella manifestazione
di domani la contraddizione, l'equivoco, sono intrinseci. Siamo
un popolo intelligente, diamine! Perché non chiedere invece
più chiarezza, magari quando la vicenda sarà (positivamente,
speriamo) conclusa?
E' sulla base di queste riflessioni che, pur nel grande rispetto
del valore della vita umana dei tre concittadini attualmente
rapiti in Iraq, e pur augurando loro un pronto e incruento rilascio, io non parteciperò alla "marcia della pace ad hoc" di domani.
Un abbraccio,

Loretta Peschi 
 

Ecco l'appello a cui risponde l'intervento di Loretta Peschi:

Chiediamo la pace giovedi' 29 aprile alle 17 in piazza San Pietro

Non possiamo farne a meno. Scendere in piazza giovedi' e'
dovere di ogni essere umano.
Non significa accettare un ricatto ma difendere in modo
deciso e partecipe la pace, per salvare la vita agli ostaggi e
fermare la spirale di morte e violenza.
E' fondamentale mostrare che il popolo italiano e' contrario
a questa guerra di puro interesse, che le decisioni del
governo sono distanti dal comune sentire. Vogliamo la pace,
gridiamolo forte.
Abbiamo l'occasione di decidere in prima persona il nostro
futuro, e' una buona occasione, non perdiamola.
E' necessario far sapere a quante piu' persone possibile
della manifestazione di Roma, stampa e tv sembrano essere
imbavagliate. Invia mail, telefona, manda sms, partecipa
con tutte le persone che conosci.
Non aspettare che qualcun altro lo faccia al tuo posto, c'e'
bisogno di tutti, davvero.

Barbara Bagli
[email protected]





> da leggere

"Il messaggio irricevibile", editoriale di Ezio Mauro su "la Repubblica" del 27 aprile 2004

" Ritirate le troupe", editoriale di Franco Bechis sul "Tempo" del 27 aprile 2004.

> l'intervento

Perchè non vado alla manifestazione
di Loretta Peschi