storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
5 giugno 2004
Le "Italiane" fanno discutere
Un incontro a Roma il 10 giugno
Fa discutere l'iniziativa editoriale del ministero delle pari opportunità, che ha pubblicato e distribuito in edicola tre volumi di biografie di italiane. Su DeA intervengono Chiaromonte, Bonacchi, Paolozzi, Ruggieri, Leiss. E insieme alla Fondazione Basso si organizza un incontro pubblico per il 10 giugno
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9 maggio 2004
In famiglia
Mi sono trascinata, ecco sì questo è il verbo giusto, al funerale del vecchio signore. Cioé del nonno. Ci potevo scommettere, una bruciante certezza, che dietro al feretro non ci sarebbero stati la figlia e i nipoti.

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28 aprile 2004
Manifestiamo per gli ostaggi
Sono figli di mamma
Cortocircuiti linguistici, della politica e delle fazioni, intorno alla vicenda degli ostaggi italiani nelle mani delle “brigate verdi” irachene. Quasi nessuno resiste (il direttore di Repubblica compreso) alla tentazione del parallelo con il rapimento di Aldo Moro.
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28 marzo 2004
Ma che ci fa un servizio d'ordine
(del segretario) al corteo per la pace?
Se un uomo o una donna va al corteo della pace, immagino io che ci vada in pace. La pace essendo una trama sostenuta dalle relazioni tra uomini e donne. E bambini. E animali (cani, generalmente).

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10 marzo 2004
Ecco le Italiane
Una storia fatta di storie (non senza qualche polemica)

Un secolo di Italiane con qualche assenza
Un buon lavoro. Soldi (pubblici) ben spesi. A cominciare dal titolo: Italiane.
Di storia delle donne se n'è scritta molto. Non solo all'estero: in Francia, negli Stati Uniti. Anche in Italia. Ma non mancano le polemiche: ne scrivono Chiaromonte, Paolozzi, Bonacchi.

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9 marzo 2004
Otto marzo 2004: le donne straperdono o stravincono?
A me sembra che nelle tante celebrazioni, canoniche e non, di questo Otto marzo – intanto: auguri a tutte da DeA – ci siano molte contraddizioni. O meglio, delle doppie verità. Che però non si combinano. E anzi, non si incontrano nemmeno. Il Presidente della Repubblica si preoccupa
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24 febbraio 2004
Lettera al mio amico dagli occhi gialli
Carissimo Puck,
la mia mamma adottiva mi ha detto che, qualche giorno fa, hai preferito andare nei Campi Elisi, dove l’amore è perenne e dove il dolore e la sofferenza non hanno diritto di entrare.
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17 febbraio 2004
Una lacrima per il corpo di Pantani
Al "mare d'inverno" è dedicata la più bella canzone di Enrico Ruggeri, resa immortale dalla voce naturalmente disperata di Loredana Bertè
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15 gennaio 2004
Laragazza
del quaderno

La sede dei Cobas era gelida. Come al solito. Confesso però che il clima di smantellamento ha sempre attratto i militanti. Senza distinzione di sesso. Penso che la metafora sia appropriata alla condizione di chi fa politica non istituzionale. Una condizione da rivoluzionari veri. Magari iniziata per sfuggire alle perfidie dell’Ochrànka
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5 dicembre 2003
Tra nostalgia e modernità
L'insostenibilità di chiamarsi Mussolini
Ha deciso per la “Libertà di azione”, Alessandra Mussolini. Questo il nome dell’associazione che ha deciso di fondare

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23 novembre 2003
Il nome di Laura e la sua libertà
Ringrazio innanzi tutto la famiglia Ingrao per avermi chiesto di essere qui oggi.
Io, che sono di un’altra generazione rispetto a Laura e a tanti di voi , ho scelto di provare a fare un raffronto
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20 novembre 2003
Gita alle Cinqueterre
Dal racconto del Padre, di una precisione impressionante, anche se vi risuonano tremiti di commozione, ho compreso che escludeva qualsiasi traccia di inquietudine
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17 novembre 2003
Caro Guerri, ma che c'entrano feti
e "marroncini" con il voto agli immigrati?
Su “Il Giornale” di sabato 8 novembre Giordano Bruno Guerri scrive un commento sulla proposta Fini del voto agli immigrati
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25 settembre 2003
Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"
13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi
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3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
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20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
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9 giugno 2003
Don DeLillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 22 giugno 2004


Ancora su "Italiane": signore del privato
o inadatte all'interesse pubblico?

Convocare le avevamo convocate tutte, Letizia Paolozzi ed io, per "discutere" la discussione intorno a "Italiane", più volte ospitata in questo sito: curatrici, autrici, critiche e sostenitrici dell'iniziativa. Ed alcune di loro sono arrivate, senza contare due degli autori delle minibiografie dell'opera sovvenzionata dal Ministero per le Pari Opportunità. Le curatrici (Lucetta Scaraffia e Eugenia Roccella), innanzitutto. Ansiose di riprendere, in un'atmosfera (da tutti definita) più distesa, il discorso che in un'altra occasione si era bloccato sul piano - non del tutto produttivo - del confronto tra differenti idealità: sui compiti della storiografia in generale e della storia delle donne in particolare. Generose, sono anche accorse sostenitrici (Franca Chiaromonte) indirettamente coinvolte nella questione, magari per fastidio rispetto ad una conflittualità apparsa talora troppo astiosa. Qualcuna ha menzionato a questo proposito l'invidia femminile, fatale ostacolo all'intraprendere collettivo delle donne. Altre sono entrate più nel merito delle domande davvero non piccole sollevate - intanto - dal carattere istituzionale dell'opera. Così, Madel Crasta ha sottolineato l'impossibilità di ricorrere a vetusti criteri come una sempre più introvabile "oggettività", per legittimare libri che tuttavia pongono una problema, in quanto entrano nelle case di tutti, magari come unica fonte relativamente a temi controversi. Mentre Chiara Acciarini ha ribadito le ragioni di una interrogazione parlamentare, che ha sollevato più di un dubbio su di un 'operazione sottratta al vaglio di "una comunità scientifica da tempo autonomamente costituitasi" nel campo della storia delle donne. Sara Cabibbo, si è riferita al suo caso, di interessante "interfaccia" tra Società Italiana delle Storiche e Commissione per le Pari Opportunità, per segnalare il bilancio fallimentare di una editoria (quella della Commissione) paralizzata dalla inefficace imponenza delle sue troppe pubblicazioni. Ma è spettato ad altre ancora, storiche di professione, affrontare il vero nodo teorico/politico della questione: il rapporto delle donne italiane con lo spazio pubblico. Bene ha fatto la storica dell'età moderna (Marina Caffiero) a sottolineare la diversa sensibilità che oggi ci aiuta, proprio grazie alle innovazioni della modernistica, a cogliere gli scambi politici entro ambiti e attività tradizionalmente confinati nella rilevanza meramente socio-economica: dall'organizzazione di arti e mestieri di antico regime, fino ai complessi simbolismi di cerimoniali e festini. Tale sensibilità ci porta a scovare la potenza del femminile là dove essa veramente si è trovata ad operare: negli spazi ambigui delle relazioni tra mondo privato e mondo pubblico, tra gli slittamenti e i percorsi tortuosi che le donne ancora oggi continuano a scegliere come terreno ideale del loro agire. Così, anche una identità sommamente pubblica come quella, di "italiana", può trovarsi ad essere declinata come gesto o insieme di gesti che, più che alla retorica nazionale e patriottica, attengono agli ambiti - insieme pubblici e privati - dell'educazione dei sentimenti, del gusto e della memoria, ma anche del "tatto" sociale (Marina D'Amelia). Ed è proprio questa sensibilità, acquisita dalla storia delle donne come tratto caratteristico dei suoi conti con l'annalistica francese, che può infine riscattare da una storica irrilevanza figure (femminili) e comportanti (familiari) che la cultura tradizionale - alta nella Storia degli italiani di Giuliano Procacci, bassa nei corsivi di Pietrangelo Buttafuoco - relega nella dimensione dell'impensato, oppure nel falso riscatto del fascino o dell'irrazionale capriccio (Michela De Giorgio), quanto altrove viene da lunga pezza contabilizzato nella patrimonialità nazionale. Molto invocata negli interventi delle curatrici, la divulgazione, ha trovato infine un giusto rilievo nelle parole di Bia Sarasini. Non piccolo il problema - ha insistito Bia - qui risolto dal can can mediatico innescato dalle polemiche: che sia questa la via maestra per non accrescere le inutili giacenze accumulate, in vent'anni di attività dalla povera Commissione per le Pari Opportunità?

Gabriella Bonacchi



Fondate le polemiche, ma fondata
anche un'iniziativa mediatica di successo

Di Italiane ho pensato subito, prima che arrivasse in edicola, che fosse un’interessante operazione di comunicazione. Non succede di frequente che un’impresa femminile, rivolta alle donne, proveniente da un Ministero di scarso se non nullo potere e conseguente scarso appeal nella comunicazione politica come le Pari opportunità, incontrino tanta attenzione. E mi sono chiesta chi fosse il genio della comunicazione che avesse creato l’intreccio interessante per i media. Che a mio giudizio consta di tre elementi. Uno riguarda il progetto dell’opera, ovvero la scelta del titolo, Italiane, suscita curiosità e identificazione. Poi due elementi costitutivi, la distribuzione gratuita in libreria legata ai quotidiani italiani, e avere affidato molti dei ritratti a giornalisti. Una delle curatrici, Lucetta Scaraffia, mi ha successivamente ricordato che tutti volumi della Pari Opportunità sono distribuiti gratuitamente. Ma Italiane si è inserito nel filone consolidato dei libri associati ai giornali e venduti in edicola, è apparso alle lettrici e ai lettori come una delle iniziative dei loro giornali. Per quanto riguarda i giornalisti, chi si occupa di comunicazione sa che non c’è mezzo migliore per garantirsi l’attenzione dei media che coinvolgerne i protagonisti nei propri progetti. Insomma, l’operazione è stata un successo, e questo ha determinato il tono delle polemiche successive.
In realtà c’è un altro elemento, quella che ha dato al tutto un sapore piccante. La politica, o meglio la divisione tra gli schieramenti, tra destra e sinistra. Che l’opera non sarebbe stata dissonante con gli orientamenti dell’attuale governo, c’era da aspettarselo. Era evidente che la scelta di affidare i testi ad autori di orientamento diverso, di destra e di sinistra, proponendo spesso l’incrocio con donne da raccontare dalle scelte opposte, è un tentativo di fronteggiare proprio questa difficoltà. Con risultati disomogenei, spesso più che discutibili. Con ritratti a volte molto centrati, altre volte largamente insoddisfacenti. Con vistose lacune. Michela Di Giorgio ha ricordato, nel dibattito, la penalizzazione delle biografie delle “cattoliche nubili”. Io tra le molte citerò l’assenza di Ilaria Alpi, stravagante se si considera che è stata fatta un’eccezione alla data limite per Maria Grazia Cutuli. Credo che le polemiche vanno considerate da questo punto di vista. Il pericolo che molte, e molti, hanno visto nell’avere accolto nell’opera ritratti di donne di destra come Luisa Ferida, non sarebbe probabilmente risultato così cogente se il progetto fosse stato messo in piedi da un governo di sinistra. Come ha puntualizzato Claudia Mancina. E dovrebbe essere chiaro che la polemica sulle parole di ringraziamento, per me inopportuno, della ministra, che hanno offeso molti e molte, fino a suscitare un’interrogazione parlamentare, appartengono tutte alla polemica politica. Più che legittima, ancor più in campagna elettorale, una polemica che io condivido. Anche se mi viene da pensare chein fondo le ministre, come i governi, passano. Sono convinta che la discussione su Italiane riguardi la dinamica fra opera con responsabilità istituzionali, come ha chiarito Madel Chrasta, già dell’ Enciclopedia Treccani, e una divulgazione a volte fin troppo “leggera”. Leggera come può essere il testo di una giornalista che affonda nellla quasi cronaca politica contemporanea, come è stato il caso di Pia Luisa Bianco con il discusso ritratto di Tina Anselmi. La stessa Bianco che ha scritto anche di Luciana Viviani, storica dirigente dell’Udi e del Pci, senza che nessuno l’abbia messa in discussione. Non vorrei generare equivoci. Non getto acqua sul fuoco. Non banalizzo. Mi interessa, interessa a DeA, interessava a Letizia Paolozzi, a Gabriella Bonacchi che hanno oroganizzato il dibattito, che la discussione trovasse un luogo di confronto senza anatemi reciproci. Mi interessa che nel terreno della storia contemporanea la storia delle donne entri nelle discussioni, anche sui temi scottanti del revisionismo, senza barriere. Anche nella storia delle donne è finito il tempo della trasversalità femminile.

Bia Sarasini





Polemiche fondate, ma fondata anche l'operazione medatica
di Bia Sarasini

> il dibattito

Articoli di Chiaromonte, Paolozzi, Bonacchi

> materiali

L'invito al confronto
del 10 giugno alla Fondazione Basso

L'interrogazione delle senatrici

Forse siete invidiose
di Anna Ruggieri

I sessi sono due ma la storia è una
di Alberto Leiss